martedì 28 marzo 2017

La cascina piemontese che aspira a diventare un Kibbutz autosufficiente

Alla ricerca dell'indipendenza

ecovillaggio
Una classica cascina piemontese sta per diventare una comunità di travellers.


Nelle case di chi vive, per scelta, una vita 
fuori dagli schemi


Oggi vi racconto una delle esperienze di ospitalità più interessanti vissute finora in Italia. Un anno fa, infatti, feci visita a Marco, un signore alto, snello e perennemente abbronzato, che vive da solo a Dorzano (Piemonte), in una grande proprietà acquistata da pochi anni. Marco è italiano di origine, ma sudafricano di fatto e questo ci tiene a sottolinearlo. Ha vissuto la maggior parte della sua vita in Africa dove ha imparato l’inglese nativo e l'afrikaans, idioma autoctono parlato in Namibia e Sudafrica. I genitori piemontesi si erano trasferiti lì, probabilmente per motivi di lavoro. Marco però non ne ha voluto sapere di tornare in Italia quando tutta la famiglia ne ha avuto l’occasione: ha scelto piuttosto di vivere e lavorare nel continente nero, dove il suo cuore ha messo radici. Tuttavia, ha sempre colto l'occasione di girare il mondo: Giamaica, Thailandia, Israele, China, Sudafrica, Cuba, Sudamerica, sembra non esserci luogo dove non sia stato. 
Oggi, però, Marco è tornato nel Bel Paese. E’ stato suo figlio, Misha, ad ispirarlo affinché tornasse, per intraprendere quello che è senza dubbio un progetto ambizioso e coraggioso: convertire una vecchia cascina piemontese in una comunità off the grid, ovvero fuori dalle reti del sistema.

Genitore anomalo o saggio?


Il porticato che conduce al giardino.
Ricordo molto bene uno dei discorsi che io e Marco iniziammo poco prima di metterci a tavola. Un discorso sui motivi delle sue scelte.
 -Tutto questo lo faccio per Misha-. Mi confessò. -Non voglio assolutamente vedere mio figlio lavorare in un ufficio, schiavo di qualche azienda o in debito con qualche banca. Sto realizzando questo progetto affinché possa essere libero dal denaro e dal lavoro stipendiato. Non voglio che abbia padroni, né capi-.
Marco mi disse che la maggior parte delle persone svolge lavori ottusi, malpagati, monotoni e dalla dubbia utilità sociale solo per arrivare a fine mese. Non era la prima volta che ascoltavo un discorso simile, per molti aspetti condivisibile. Era la prima volta, però, che lo sentivo pronunciato da un padre di famiglia. La maggior parte dei genitori, infatti, si sente realizzata quando vede i propri figli collocati all'interno del sistema lavorativo tradizionale. A volte non ha importanza il tipo di lavoro svolto tanto quanto il fatto di portare a casa dei soldi ed essere, finalmente, indipendenti.

-Tutti vogliono che i figli diventino indipendenti- aggiunse Marco- ma questo è un paradosso! E' proprio quando trovano il classico impiego che smettono di essere indipendenti: ogni giorno devono puntarsi la sveglia per andare in ufficio dove trascorrono la maggior parte della loro giornata eseguendo pedissequamente compiti monotoni assegnati dal datore di lavoro. Lo faranno per tutta la vita finché non diventano vecchi. Più che libertà mi sembra schiavitù camuffata con la parola indipendenza. Non capisco come gli altri genitori possano accettarlo. Preferisco mantenere mio figlio per tutta la vita. L’ho fatto nascere perché faccia esperienza del mondo e della vita, non perché sia messo a servizio dell'economia e del capitale-.

la village
Marco, ex-imprenditore, viaggiatore, e ora anche host su workaway

Il progetto dell'autosufficienza


C'è parecchio spazio per l'ospitalità.
Marco, in realtà, non ha nessuna intenzione di mantenere suo figlio, ma di lasciargli piuttosto risorse e mezzi affinché diventi autosufficiente: sta realizzando infatti un percorso di cambiamento per offrire a Misha e a tutti quelli che vorranno partecipare alle attività della cascina un’alternativa di vita. Lo scopo è raggiungere la libertà grazie al frutto del proprio lavoro. Anche se Marco non ha mai sentito parlare di decrescita e downshifting, tutto ciò che fa rientra proprio nella filosofia improntata alla semplicità volontaria e al minimalismo applicati alla vita quotidiana. Lavorare meno, dunque, per vivere di più. Secondo Marco, alla comunità basterebbero poche migliaia di euro all’anno per vivere in tutta serenità. La cascina è aperta a chi voglia sperimentare uno stile di vita off-grid, dove ci si alimenta con verdure fresche colte direttamente dall’orto biologico, consumando le uova delle galline della cascina che scorrazzano libere e altri prodotti di scambio con i contadini del posto. Nessun prodotto chimico, né fertilizzante, verrà usato per l’irrigazione e la coltivazione delle piante. Il compost è naturale e fornito apposta dagli animali residenti. L’acqua proviene dal pozzo della cascina, infine, per il riscaldamento, ci sarà da fare economia della legna procurata con la potatura delle piante e degli alberi.

ecovillaggio in piemonte

Una comunità per viaggiatori lenti


Iniziato a Marzo del 2016, Marco ha chiamato il suo progetto La village definendo la sua casa come una fattoria biologica autosufficiente, alternativa e non commerciale. La comunità che Marco intende realizzare si ispira al modello dei Kibbutz israeliani che lui stesso aveva già sperimentato nei suoi viaggi, molti anni fa. Ciascun partecipante volontario lavora in base alle proprie capacità ed esperienze in cambio di vitto e alloggio. Prima del mio passaggio alcune ragazze russe, inglesi e ungheresi avevano già fatto visita e sostenuto le attività della casa offrendo il loro aiuto volontario.  

Vissi con Marco un paio di settimane, lavorando duramente tutte le mattine. Il suo progetto, allora, era appena cominciato: insieme abbiamo costruito un lungo recinto per lasciare alle galline più spazio per essere libere. Un’altra volontaria dalla toscana si occupava dell’orto biologico, già molto produttivo. Un’infinità di altri lavori di ristrutturazione si sarebbero presto avviati con l’aiuto di nuovi volontari internazionali. -Ogni cosa a suo tempo-, mi disse Marco. -Non c’è fretta!-.

D'altronde, tutte le cose più belle e durature di questo mondo, si realizzano sempre con lentezza.

wwoofers
Volontari internazionali della cascina di Marco
P.s: per conoscere Marco e la sua comunità devi essere iscritto ad Helpx o Workaway e cercarlo nella lista degli host. Per maggiori info sugli scambi alla pari clicca qui

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domenica 26 marzo 2017

L'ecovillaggio di Tamera in Portogallo.

Amore libero, permacultura e reddito condiviso

eco-villaggi
l'ecovillaggio di Tamera

170 persone, 330 ettari


L’ecovillaggio di Tamera è situato nel sud del Portogallo tra Faro e Lisbona ed è nato nel 1995 da un gruppo di persone provenienti dalla comunità tedesca Zegg che fu fondata nel 1978. I fondatori sono un gruppo di attivisti che cercano di capire l’origine dei conflitti tra gli esseri umani e che si propongono di creare un nuovo modello di società basata sui principi della non-violenza e della cooperazione tra esseri viventi e natura.
Fin dalla nascita del progetto si è resa presto nota la necessità di prendersi cura delle relazioni umane e la consapevolezza che esse devono essere poste al centro del lavoro comunitario: finché ci saranno conflitti all’interno delle relazioni quotidiane, specialmente tra uomini e donne, sarà impossibile costruire un ambiente di pace. Nasce quindi il concetto di amore libero sviluppato dalle due comunità: un amore libero da paure e gelosie, basato su una comunicazione aperta e onesta. Il concetto di pace non si ferma però alla pace tra esseri umani ma si estende anche agli animali, ai vegetali, alla natura in generale, concentrandosi sul nostro ruolo rispetto a quest’ultima.
Dopo l’esperimento di Zegg, i membri della comunità decidono di cercare di acquisire una terra a sud con l’idea di restaurare un ecosistema e mettere in pratica le loro idee di permacultura, con il fine di dimostrare come sia possibile ridare vita a zone che si stanno desertificando a causa di un forte sfruttamento da parte dell’uomo: impiegheranno alcuni anni prima di trovare quella che poi diventerà Tamera.

L’ecovillaggio di Tamera è oggi un centro di ricerca in campo ecologico, tecnico, spirituale e sociale mondialmente riconosciuto.

Ecco la mappa del territorio di Tamera, con la forma di un volatile, simbolo di libertà:




I fondatori:


Dr Dieter Duhm: psicoanalista, storico d’arte, leader del movimento studentesco in Germania nel 1968, visionario e responsabile del dipartimento d’Arte e Salute a Tamera.

Sabine Lichtenfels: ambasciatrice della pace, ricercatrice, teologa e autrice, responsabile della Global Love School e della ricerca spirituale a Tamera.



L’aspetto sociale e l’amore libero a Tamera


Le attività comunitarie a Tamera sono centrate sulla costruzione di rapporti umani, con il desiderio di vivere una nuova forma d’amore, di relazione e di sessualità che permetta a ciascuno di essere veramente se stesso e d’esprimere il proprio amore.
Le relazioni e la sessualità sono un campo di ricerca e di sperimentazione in questo eco-villaggio.
secondo la filosofia di Tamera “ci sarà pace sulla Terra il giorno in cui smetteremo di farci la guerra in amore”: il dramma attuale della nostra società è quello dell’amore, il nostro mondo è costruito su una base di violenza, conflitti, guerre che ci rendono diffidenti e che ci impediscono di esprimere il nostro amore e ci rendono violenti, ci fanno soffrire.
L’umanità soffre di una carenza d’amore. La presa di coscienza di questi aspetti ha spinto i membri della comunità a fare ricerca sulla guarigione dalle sofferenze umane e su come esprimere l’Amore Intero che risiede dentro ognuno di noi, riconoscendo le nostre sofferenze e autorizzandoci ad amare. L’amore non può essere diretto solo verso una persona, ma ciò non significa che dobbiamo sempre avere una pluralità di partners o cambiare partner con frequenza: significa piuttosto che possiamo sentire attrazione verso diverse persone e provare diverse forme d’amore verso più persone, e che se noi lo sentiamo, lo sente anche l’altra persona. L’amore libero e la coppia non si escludono mutualmente ma si completano. L'amore libero è visto come una terza via.
Esso si basa su una comunicazione autentica e non violenta in cui ognuno è libero di esprimere i propri sentimenti ed i propri bisogni, che porta a maggiore comprensione e maggior rispetto dell’altro. Il supporto della comunità aiuta a creare una struttura in cui la fiducia e la solidarietà sono libere di fiorire.
Ai fondatori di Tamera e Zegg appare essenziale poter offrire spazi comunitari dove creare delle assemblee in cui sia possibile lavorare su queste problematiche facendo in modo che ognuno sia libero di esprimere i propri sentimenti dinanzi al gruppo. Le assemblee sono guidate da un facilitatore che aiuta le persone a riformulare i loro pensieri e le orienta nel cammino verso la liberazione.
I membri di Tamera sperimentano in questa sfera, ammettendo che non è un percorso facile ma che porta ad autenticità, guarigione, pace e compassione. Per maggiori informazioni a proposito, vi invito ad esplorare le ulteriori risorse presenti sul loro sito web.

L’acqua e l’agricoltura a Tamera



L’acqua è un elemento preso in grande considerazione dalla comunità.
L'acqua è fonte di vita, di purificazione, custode di ricordi.

A livello ecologico, al fine di restaurare l’ecosistema molto arido di Tamera, esperti paesaggisti della permacultura hanno studiato il terreno per creare diversi bacini di ritenzione idrica. Così facendo, Tamera ha ridato vita ad un ecosistema vegetale e animale e possiede l’acqua necessaria per l’uso quotidiano (docce, stoviglie ecc.)

Quando si assiste alla perdita di vegetazione ed alla desertificazione, la terra perde la sua capacità di assorbire l’acqua: quando piove, le acque piovane lavano il terreno invece di penetrare. La creazione di bacini nei punti giusti permette progressivamente di raccogliere le acque piovane e quindi la creazione di piccoli laghi artificiali che incoraggiano la crescita graduale della vegetazione, che permette di nuovo la ritenzione dell’acqua.

Diventa allora possibile piantare alberi e coltivare con il fine di fornire una parte dell’alimentazione agli abitanti locali.

Potete osservare nella foto seguente la differenza paesaggistica all’inaugurazione di Tamera, nel 2007 e nel 2011.

ecovillaggi


A Tamera incontrerete solo servizi igienici a secco, in quanto l’acqua, tanto preziosa, è utilizzata solo laddove necessario e il compost dei servizi igienici può essere utilizzato come fertilizzante per il terreno.

In basso, la foto delle toilette:

Tamera
Servizi igienici a secco

L’educazione a Tamera


TameraL’educazione è un aspetto molto importante a Tamera.

Il Global Campus e la Scuola Terra Nova.

Tamera è un campus per tutti, in cui i membri della comunità propongono vari corsi relativi a permacultura, amore libero, energie rinnovabili e così via.

Gli stessi corsi sono proposti anche all’esterno per far conoscere gli ideali della comunità e far nascere nuove iniziative simili.

Tamera


Escola da Esperança


I bambini, che incarnano la nuova generazione, sono educati secondo modelli di una nuova pedagogia.

educazione libertaria
Scuola libertaria
Una delle peculiarità di Tamera è permettere ai bambini di vivere insieme nello stesso territorio, sotto la supervisione di un educatore. A partire dai 6 anni, se lo desiderano, possono unirsi al campus in cui vivono collettivamente e ricevono un’educazione quotidiana. Sono liberi di visitare i loro genitori quando vogliono e i genitori possono fare lo stesso.

La scuola di Tamera è molto attiva a livello politico in favore della pace e spesso i bambini organizzano dei soggiorni/scambi all’estero al fine di condividere un’esperienza con scuole o gruppi di bambini che vivono una quotidianità molto diversa dalla loro.

https://www.youtube.com/watch?v=XDerGT5wskU

La ricerca dell’autosufficienza


TameraL’autosufficienza alimentare si esprime con la volontà di produrre all’interno della comunità i beni consumati. La produzione agricola è ampia, anche se non copre interamente i bisogni della comunità e dei visitatori.

Un’esperienza interessante è stata realizzata nel centro solare, dove hanno cercato di nutrire 60 persone esclusivamente con prodotti locali per un periodo di tempo.

L’energia utilizzata per la cucina era interamente solare, a base di biogas prodotto in loco.

L’esperienza ha permesso loro di usare le erbe aromatiche in modo creativo e creare nuove ricette gustose. Un’altra cosa interessante dell’esperienza è che hanno esplorato i loro bisogni, per esempio nello scoprire a che ora del giorno avevano voglia di cioccolato, zucchero, caffè ed altri alimenti con i quali potessero avere un rapporto emozionale.

Qui sotto si possono vedere le foto della cucina solare, centro di sperimentazione dell’autosufficienza alimentare.

Tamera
Cucina solare
Tamera
Autosufficienza alimentare

La costruzione ed il progetto PIER


case naturali
A Tamera è possibile osservare diversi tipi di costruzione: dal caravan, alla yurta, alle abitazioni di terra, paglia e legna.

Il governo portoghese ostacola però la costruzione di nuove abitazioni ma per affrontare il problema, Tamera ha deciso di proporre al governo un nuovo modello legislativo riguardante le infrastrutture di tipo naturale che preservano l’ambiente.

È il progetto PIER (Plano de Intervenção em Espaço Rural) che, se si riuscisse a realizzare, può rappresentare un esempio di buona pratica per i numerosi eco-villaggi che si trovano ad affrontare le stesse difficoltà burocratiche.

L’organizzazione finanziaria


ecovillaggiL'aspetto finanziario è basato su fiducia, trasparenza, mutuo supporto e partecipazione responsabile.
La comunità è regolarmente informata circa i bisogni della stessa e le decisioni vengono prese collettivamente durante le assemblee. Ci sono investimenti privati finalizzati allo sviluppo di progetti da parte di piccoli gruppi e progetti collettivi a cui partecipa l’intera comunità.

L’obiettivo di Tamera è quello di poter soddisfare i bisogni di tutti i membri della comunità, ma poiché ancora non si è raggiunto tale risultato, molti membri della comunità in inverno lavorano per avere le risorse necessarie per sviluppare i progetti della comunità. Le decisioni circa la divisione dei ruoli e del lavoro sono prese collettivamente, su base volontaria. Certe persone hanno bisogno di restare a Tamera tutto l’anno mentre altre hanno la possibilità di lavorare all’interno o all’esterno della comunità. La maggior parte dei membri di Tamera sono co-workers cioè persone che lavorano per la comunità in cambio di vitto e alloggio.

Tamera riesce a coprire la maggior parte delle proprie spese grazie ai visitatori, i corsi e la vendita di libri, ma anche grazie a donazioni e prestiti offerti da amici della comunità. Infrastrutture, imprese e associazioni a Tamera sono gestite infatti in modo cooperativo.


bioedilizia
Progetto erbe medicinali e culinarie


vestiti alternativi
Negozio di vestiti di seconda mano e riciclo tessuti.

ecovillaggio
Il centro culturale: luogo d’incontro, bar, giochi, serate a tema. Niente di meglio per terminare la giornata!

Lavorare insieme nella gioia e nella connessione con l’altro per ottenere grandi risultati!

La grande hall di Tamera, costruzione in terriccio, legno e paglia che può accogliere centinaia di persone!

luogo di meditazione
Il cerchio di pietre, luogo di meditazione e contatto con le forze della natura.

Per maggiori informazioni e per visitare questo eco-villaggio, vi rimandiamo al loro sito web:
ecovillaggi
"La grazia ti porterà a casa".
Articolo originale tradotto da:


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