giovedì 27 ottobre 2011

Quanto costa "viaggiare senza soldi"?

I costi del viaggio senza soldi

viaggiare gratis
Il nostro viaggio senza utilizzare denaro, riassuno in un disegno di Roby

Buongiorno gente! In questi giorni ci siamo ritrovati a passeggiare per le vie della nostra bellissima città, Rivoli, dove entrambi siamo nati. Camminavamo nella piazza principale quando, davanti ad un'agenzia di turismo, abbiamo visto un cartello pubblicitario che ci ha fatto sorridere. Diceva "Viaggia a Lisbona, 6 giorni a partire da 680 euro". La pubblicità è proprio al centro della vetrina e l'inserto mostra le foto degli stessi posti in cui abbiamo viaggiato noi per una settimana esatta, senza  però spendere nulla. Ci siamo guardati sorridendo e ci siamo sentiti orgogliosi. In realtà, dopo aver riflettuto un po', abbiamo frenato subito il nostro entusiasmo: infatti, per mantenerci a Lisbona, qualcosa l'abbiamo dovuto pagare, cioè 5 ore al giorno di volontariato per la famiglia che ci ha ospitato. Un'idea non certo praticabile per chi cerca una vacanza relax dal lavoro! Se però consideriamo che moltissime persone guadagnano 680 euro dopo due-tre settimane di lavoro  full-time, possiamo dedurre che Lisbona a noi è costata molto meno fatica! Inoltre, in una vacanza tradizionale difficilmente si vivono esperienze di scambio culturale come quelle vissute da noi. Abbiamo conosciuto gente di Lisbona, vissuto, pranzato, discusso assieme a loro. La signora di casa ci ha insegnato tutto ciò che poteva sulla vita del portoghese, la sua cucina, la situazione politica, la cultura, la sua lingua. Però, dobbiamo ammettere che si è trattato di una situazione di limitata libertà perché non utilizzando soldi, non siamo mai stati completamente liberi di girare come volevamo, né comprare e degustare le prelibatezze dei negozi locali. E poi dovevamo seguire le regole della famiglia, tornare a casa in precisi orari, rispettare le varie norme di convivenza ecc. ecc. Da questo punto di vista il turista gode di maggiore libertà, infatti viene servito e riverito in ogni circostanza -fin tanto che abbia soldi da spendere-, mentre il vero viaggiatore deve in qualche modo accettare il fatto di essere entrato in un mondo nuovo, diverso, fatto di regole, limitazioni, differenze, sorprese buone e cattive. Resta sempre il fatto che il turista deve lavorare e faticare molto di più (per soldi), rispetto a chi sceglie di lavorare con un sistema differente (nel nostro caso il baratto). Il costo economico del prodotto-viaggio è molto più alto di quello che la natura stessa della sua azione richiederebbe. I soldi non sono sempre la via più comoda e conveniente per ottenere qualcosa.

Un esperimento per mandare un messaggio

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Lentezza vs Frenesia
Il nostro esperimento ha voluto lanciare un messaggio, sullo sfondo di un mondo che è diventato molto materialista, consumista, individualista e sembra che il denaro sia diventato una divinità assoluta. Vorremmo incoraggiare la gente a vivere una vita più sobria: essere meno dipendenti dal denaro significa, secondo noi, essere più liberi; è anche un modo per contrastare gli effetti di un capitalismo spietato, incoraggiando la riduzione degli acquisti inutili, la diminuzione degli sprechi, dei rifiuti, quindi dell'inquinamento e dello sfruttamento delle risorse umane e ambientali. Un'economia che si basa sul PIL e tiene tutti incatenati col "debito" non potrà mai migliorare le nostre vite né creare condizioni di giustizia. Da un po' di tempo si sta parlando di decrescita felice, che è un'interessante provocazione: secondo il movimento decrescente il PIL non calcola il benessere sociale ma solo quello finanziario, (quindi di banche, banchieri, corporazioni, azionisti, assicurazioni, ecc.) Forse, a pensarci bene, "la crescita" andrebbe addirittura fermata, a giudicare dai danni che si generano in nome di questa mentalità, e tenendo anche conto del fatto che in un pianeta "finito" le risorse non sono infinite, ergo non si può crescere all'infinito. 

Partire da noi stessi

Per capire se sia realizzabile o no un piano di fuga dall'attuale sistema, bisognerebbe partire innanzitutto da noi stessi: ad un certo punto della nostra vita potrebbe davvero non essere più necessario, se lo volessimo, uno stipendio o un lavoro fisso. Dipende dalla nostra volontà, dalla presenza e il numero di persone vicine a noi che sostengono tali idee e vogliono promuovere o far parte di tali progetti. Dipende, soprattutto, dal nostro attaccamento al consumo.
Noi crediamo in un mondo in cui molto presto, grazie alla tecnologia e alla distribuzione intelligente delle risorse, la maggior parte delle cose più importanti per la nostra vita potrebbero diventare gratuite e la maggior parte del lavoro consisterà in attività creative e stimolanti per il nostro intelletto. Fenomeni sociali come Couchsurfing, Wwoofing, Zerorelativo, Carsharing, Cohousing & Eco-villaggi, Downshifting, Freeganesimo, houseswapping, sono i primi timidi passi che ci fanno pensare ad una società migliore basata sulla condivisione (sharing economy) anziché sulla competizione e la corsa al profitto. Fin quando questo cambiamento non diventerà parte integrante del nostro modo di pensare e di vivere dovremo cercare di favorire le condizioni affinché si avveri questa rivoluzione, cominciando a fare scelte consapevoli nei nostri acquisti, imparando a distinguere l'utile dal superfluo e a rifiutare tutto ciò che crea sprechi, disuguaglianze e ingiustizie. Per quanto piccole possano sembrare, le  nostre azioni e scelte quotidiane possono davvero fare la differenza e cambiare il mondo, a poco a poco, lentamente.

Non è impossibile

Se vivere senza soldi fosse impossibile, il nostro esperimento sarebbe già fallito da un pezzo o non avrebbe mai potuto cominciare. Non nascondiamo che si è trattato di un'esperienza per certi aspetti radicale (fare l'autostop è stato duro a volte) però abbiamo pur sempre dimostrato che si può... Nonostante la mancanza di soldi, non ci siamo mai fatti mancare le necessità quotidiane, ma soprattutto non siamo stati privati della cosa più importante, senza la quale esperienze del genere non avrebbero senso: l'opportunità per essere liberi e felici ogni giorno! Non ci siamo mai sentiti poveri, lo siamo stati relativamente (abbiamo sempre avuto amici, casa e cibo sotto i nostri denti).

In mezzo ai due estremi -quello della vita completamente libera dal denaro che abbiamo sperimentato noi e quello della vita fortemente dipendente dai soldi- c'è la solita buona via di mezzo: rifacendoci alle strategie del downshifting, più riusciamo a ridurre i nostri bisogni, più riusciremo a diminuire il nostro bisogno di lavorare per soldi, guadagnandoci in tempo libero. Tempo che potremo poi dedicare a noi stessi, ai nostri sogni, ai nostri progetti (che siano viaggi o altre passioni). Uomini emancipati in questo senso, possono creare le premesse per una società migliore. 


ARS LONGA VITA BREVIS

Una piccola nota per concludere. Abbiamo sogni e passioni a cui abbiamo deciso di dare priorità. Scommettiamo che tutti quanti ne conservano un paio nel cassetto e magari non sempre coincidono con la corsa al posto di lavoro, la carriera e la possessione di beni materiali... La nostra esistenza in fondo è breve, come diceva Seneca nel suo De Brevitate Vitae. Perché sprecarla schiavi delle cose e delle possessioni materiali, quando ci sono esperienze e sogni da vivere, tanta arte e scienza da scoprire, tanti viaggi da compiere? Cosa abbiamo da perdere che sia più importante dei nostri sogni e della nostra libertà? Il tempo è il dono più prezioso che abbiamo e non ci verrà restituito indietro. Quindi, CARPE DIEM. 

Simone&Roberta