domenica 23 settembre 2012

Liguria con lentezza: Il Passo del Bacio.

roberta panero

cartina liguria
Il parco naturale di Portofino è una delle più belle macchie mediterranee d'Italia. Ciò che lo rende ancora più affascinante è la sua fitta rete di percorsi escursionistici. Camminare, qui, è l'unica maniera per spostarsi e poter esplorare le sue zone più belle. Niente treni, niente macchine, solo natura. Racconteremo questa avventura con un pizzico d'orgoglio perchè, nonostante la paura e l'ansia che abbiamo provato in certi momenti, siamo riusciti ad uscire da un sentiero di montagna estremamente difficile e tortuoso. 


I sentieri di montagna sono sempre un'incognita ed alcuni di essi devono essere affrontati con una guida, come il percorso di questo racconto. Nella piazzola di San Rocco il cartello sulla via descrive tutti i possibili tragitti, chiarendone la posizione, la durata e la difficoltà. Tante sono le cose da vedere ma non tutto può essere esplorato. Allora lanciamo i dadi per terra e lasciamo che sia il Caso a decidere dove andare. Vince il tragitto dei due cerchi rossi.
Sarà bello perchè godremo costantemente della vista del mare, sarà intrigante perchè ci si insedieremo nel bel mezzo della natura, anche se il cartello ammonisce: "Percorso MOLTO IMPEGNATIVO, camminata di due ore e mezza".

camogli

Due o tre ore di camminata non ci spaventano, anzi è proprio ciò che cerchiamo, anche se il caldo soffocante non è molto invitante e anche l'idea di marciare sotto il sole cocente rappresenta un deterrente non indifferente. Alla lettura del cartello, inoltre, abbiamo la sensazione che quella non sia la strada giusta da percorrere ma ignoriamo i presagi di sventura e cominciamo a camminare, fiduciosi, seguendo un lungo tragitto che combacia con la linea costiera. Alla nostra destra c'è il mare, al lato sinistro del sentiero la roccia impervia. Lasciamo che siano le foto a descrivere la bellezza del panorama.
slow life

C'è un primo bivio pochi metri più avanti. Una scala lunghissima scende verso il mare. Sono migliaia di gradini scolpiti sulla roccia che conducono fino a Punta Chiappa. Questa meta tuttavia non ci convince per cui proseguiamo dritti (chi le avrebbe risalite poi tutte quelle scale?).
Nel bel mezzo della boscaglia l'incontro con un cucciolo di cinghiale suscita in noi molta meraviglia, così proviamo a seguirlo, ignorando che i suoi genitori potrebbero trovarsi nei paraggi; alla fine scompare nella fitta boscaglia bofonchiando un grugnito.
Abbiamo proseguito fino ad arrivare ai bunker militari.

viaggiare con lentezza

Le postazioni anti-aeree della seconda guerra mondiale si affacciano sul mare sporgendo dalla punta più estrema della  roccia. Gli spazi interni sono visitabili, anche se un po' claustrofobici e sinistri; il panorama di cui si gode dalle "batterie" doveva essere in grado di sollevare il morale dei soldati durante la loro vedetta. Sicuramente ha sollevato il nostro, dopo tanto scarpinare. Da lassù, grazie ad un cielo limpido, abbiamo ammirato i rilievi ed i contorni delle Alpi Marittime, la macchia  mediterranea della Costa Ligure, le città marinare. Le barche sfrecciano avanti e indietro, tradendo il loro passaggio con la striscia di spuma bianca dei motori, un po' come fanno gli aerei nel cielo, con le striscie delle loro "scie chimiche". Non c'è ambiente che si salvi, nella quale l'uomo non lasci un segno indelebile del suo passaggio. Le impronte dei nostri piedi però scompaiono in fretta sulla via: il vento passa e con un soffio le cancella.

slow travel

In basso, non si vede nessuna spiaggia sabbiosa, solo rocce e scogli che spuntano fuori dall'acqua; qui gli amanti della solitudine  si dedicano alla pesca, ai tuffi o semplicemente trovano uno spazio privato per denudarsi e abbronzarsi in santa pace. Più avanti gli antichi tracciati in selciato si perdono tra i grovigli del bosco di montagna, la terra battuta scompare lasciando l'escursionista perplesso sul da farsi. Per fortuna il simbolo dei due cerchi rossi appare spesso lungo la via consentendoci di intuire la giusta direzione. Ad un certo punto del cammino rimaniamo completamente isolati in mezzo alla natura selvaggia.

viaggi a piedi in liguria

 Abbiamo assaporato molto questo momento, sospesi tra mare, cielo e terra, distanti da qualsiasi forma di civiltà. Pochi elementi a fare da sottofondo musicale: il suono fragoroso delle onde, il canto gioioso di un gabbiano, i silenzi del cielo terso e i sussurri del vento. E noi, umili spettatori, con il nostro respiro affannato, le goccioline  di sudore che evaporano nell'aria, la speranza e l'inquietudine nel cuore. Dopo le batterie, il sentiero scende dolcemente per un breve tratto, poi ricomincia la salita. Si risale lungo il crinale dove si incontrano una serie di dislivelli impegnativi. E cominciano i guai.

camminare in liguria
Un tratto del passo del bacio
Uno strapiombo si affaccia a picco sul mare, subito a lato del sentiero: lo si può attraversare solo con l'ausilio di catene. Col fiato sospeso osserviamo la bellezza spietata della montagna ed esitiamo. Il precipizio sembra impegnativo ma lo affrontiamo lentamente. Le vertigini non facilitano le cose e le gambe tremano mentre facciamo i conti con le nostre paure. In situazioni del genere  ci va coraggio felino e magari anche qualche vita in più... come i gatti.
Il primo strapiombo è superato. Sarà sicuramente l'ultimo, pensiamo. Ed invece subito dopo il secondo. Ce n'è un terzo più avanti: la fine di un incubo è il preludio di un altro.
Si tratta di una serie di dirupi, quasi tutti sotto il sole, con le catene per appigliarsi che scottano. Ogni volta che affrontiamo un'arrampicata ci illudiamo di essere vicini alla meta, ma basta guardare l'orizzonte a est per capire che la nostra destinazione è ancora tremendamente lontana. Due, forse tre versanti di montagna ci separano dal più vicino centro abitato (che è San Fruttuoso).  Ci incoraggiamo a vicenda.

"Metti un piede lì, e poi lì. Ce l'hai quasi fatta! Ora tocca a me!".

via delle catene
In questa foto un'anziana signora affronta la via delle catene, nel cammino chiamato il passo del bacio. 
Parole per infondere fiducia e coraggio, parole che però non nascondono le nostre preoccupazioni. Chi l'avrebbe mai detto che sarebbe stato così impegnativo?
Mentre ci si arrampica, si è concentrati sulla via da raggiungere ma può capitare che un piede scivoli o un appiglio si stacchi dalla parete, e allora è facile perdere l’equilibrio e trovarsi soggetti alla dura legge di gravità. Il pensiero di queste cose, accompagnato dal rammarico di non avere con noi un'attrezzatura adeguata, non ha fatto che alimentare pensieri bui nella nostra testa. Tornare indietro ci è sembrato stupido dal momento che avevamo percorso già due ore di cammino. La nostra meta dev'essere vicina, pensiamo. Ma ci sbagliamo sempre. Stravolti dalla  paura più che dalla fatica, dobbiamo ammettere di aver pensato, anche più di una volta, ai soccorsi alpini: un elicottero potrebbe venire a salvarci.  L'orgoglio deve aver alimentato il nostro spirito delle ultime gocce di benzina rimanenti. Stringiamo i denti e proseguiamo finché avvistiamo un anfratto ombroso nel bel mezzo del sentiero. Pomodori crudi e pesche succose ci aiutano a ripristinare i sali minerali e gli zuccheri necessari per il nostro corpo. Il riposo, l'ombra e il cibo ci aiutano a recuperare i sensi. Abbiamo speso quel momento accasciati al suolo, nel silenzio pendente della montagna, tremanti forse, cercando di capire dove abbiamo sbagliato.



Il Passo del Bacio

Così si chiama questa traversata. Un toponimo che deriva da una leggenda d'amore, la versione ligure del "Romeo e Giulietta" di Shakespeare.

"Un ragazzo e una ragazza si amavano alla follia ma il loro amore era osteggiato dalle ricche famiglie di entrambi, le quali erano in lotta tra loro. Si dice che in una calda giornata i due fanciulli si diedero appuntamento in una delle vette del promontorio di Portofino. Dopo un ultimo bacio d'addio si gettarono nel vuoto. Un gesto estremo per sfuggire all'egoismo dei loro genitori". 

Verremo a sapere di questa storia solo più tardi, nel comfort delle nostre case. Tuttavia non sappiamo se sia vera. E' certo che l'amore può spingere a grandi pazzie. E' talmente forte, a volte, da sconfiggere qualsiasi paura, anche quella più ancestrale di cadere giù da un burrone. Può anche aiutare due giovani in difficoltà a ritrovare la forza per continuare un'arrampicata difficile ignorando l'altitudine. Si va avanti, si lotta, si fatica e si soffre, non tanto per un istinto egoista di sopravvivenza, quanto piuttosto per le persone che amiamo. Senza questo carburante, forse, saremmo completamente spacciati.
Poco tempo dopo, mentre continuiamo a rimanere accasciati per terra, voci di viandanti attirano la nostra attenzione ed alimentano le nostre speranze. Sono rumori di passi vicini e sospiri affannati, che ci inseguono lentamente. Gli accenti sembrano stranieri. Si tratta di un bel colpo di fortuna, un incontro lungo la via che ci aiuterà ad affrontare e terminare questo percorso difficoltoso.
Ma questa storia ve la raccontiamo nel prossimo post! Nel frattempo ricordatevi di scegliere bene i percorsi ed i sentieri di montagna da affrontare, potreste andare incontro a imprevisti, ostacoli e seri pericoli, proprio come è successo a noi! :(

TO BE CONTINUED.


Tutti i racconti dell'avventura lenta in Liguria:

viaggio lentoLa costa del Levanto
Nervi
Il vecchio e il mare
Camogli
Camogli 2
Una dura salita
Il passo del bacio
San Fruttuoso

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