sabato 22 dicembre 2012

Domande dei lettori

Pubblichiamo il messaggio che ci ha inviato Mirko. Lo pubblichiamo per intero sperando di poter risolvere quei dubbi che tormentano spesso tutti gli aspiranti viaggiatori lenti.

viaggio senza spendere soldi

Viaggiare senza soldi: si può davvero fare? 

Ciao ho visto il vostro video su youtube e sono rimasto molto commosso.
 Avete realizzato uno dei miei più grandi desideri. Penso spesso ad un'esperienza del genere ma mi manca il coraggio per affrontarla, non è facile andare oltre i limiti che ci prefissiamo e oltre le paure.
 Volevo chiedere il vostro aiuto per affrontare un viaggio di questo tipo facendovi alcune domande se mi permettete... Siete davvero partiti senza soldi? E' possibile percorrere cosi tanti km solo con l'autostop? Come facevate per dormire e per mangiare? Conoscete altre lingue oltre l'italiano? Come facevate a chiedere alla gente di potervi ospitare in cambio di qualcosa? E' cosi facile trovare gente disposta ad aiutarvi?
Purtroppo non è facile per me credere che tutte queste cose siano possibili, forse per colpa della mia ignoranza, visto che ho sempre vissuto qui. Ho 19 anni, sono molto giovane ma nonostante tutto desidero con tutto me stesso partire da solo per un esperienza del genere! Mi dispiace farvi il terzo grado ma penso che nessuno meglio di voi sia in grado di darmi qualche consiglio vi prego di aiutarmi ve ne sarei più che grato, grazie! Tanti saluti.
Mirko.

Siamo davvero partiti senza soldi?  

In realtà no, avevamo parecchi soldi nel nostro portafogli (un centinaio di euro ciascuno). Se non ci fossimo portati dietro del denaro, carte di credito comprese, le nostre rispettive mamme non ci avrebbero permesso di partire. Tuttavia non li abbiamo mai usati. Non abbiamo speso una sola lira durante tutto il percorso del viaggio. Anzi siamo tornati con qualche moneta in più.

In mezzo alla strada
Attesa in autostop

E' possibile percorrere cosi tanti km in autostop

Sì, è possibile percorrere parecchi km e, volendo, si può anche fare il giro del mondo in autostop (molti l'hanno fatto o lo stanno facendo in questo stesso momento!).  Ci vogliono una buona dose di coraggio, fortuna e soprattutto tanta tanta pazienza. Si può tentare anche il barca-stop per raggiungere, ad esempio, il Marocco dalla costa sud della Spagna o la costa Britannica dalla Francia. Ovviamente è una cosa più complicata, e per alcuni paesi c'è bisogno di passaporti e visti. Scriveremo prestissimo un post con consigli e tattiche per fare l'autostop. Su internet ci sono tanti esempi di viaggi alternativi in autostop che potrebbero ispirarvi. Fare l'autostop è sicuro, anche se i film dell'orrore lo ritraggono come un sistema di viaggio molto pericoloso. Ovviamente, come in tutte le cose, ci va prudenza.


Come abbiamo fatto per dormire e per mangiare

wwoofing
wwoof
Per dormire e mangiare abbiamo fatto quasi sempre una forma di w.w.o.o.f., ovvero dato una mano alle fattorie ecologiche locali in cambio di vitto e alloggio gratuiti. Esempi di lavoro sono: raccolta frutta, vendemmia, pascolo degli animali, costruzione di recinti ecc ecc. Nel nostro blog ne abbiamo parlato diffusamente.  Per altre domande vi rimandiamo a questo articolo con le domande più frequenti (qui) sul wwoofing. Abbiamo anche fatto raccolta di cibo nei mercati, dumpster diving, raccolta naturale e più raramente baratto.

cibo recuperato
Dumpster Diving, raccolta del cibo invenduto


E' meglio conoscere altre lingue oltre l'italiano

Beh, certo! Noi conosciamo bene l'inglese e lo spagnolo, e questo ci ha aiutato moltissimo. Viaggiare in Francia è stato più difficile perché l'idioma francese è più ostico. Particolarmente complicato è il momento in cui si viaggia in autostop e bisogna saper comunicare al meglio le coordinate della destinazione. Il linguaggio dei segni, un po' di simpatia e saper sorridere aiutano moltissimo. Parlare altre lingue aiuta, ma non è necessario Le lingue, dopotutto, s'imparano viaggiando!

viaggiare con lentezza
Roby fa amicizia con un cagnolino francese


E' cosi facile trovare gente disposta ad aiutarvi?

 Sì, è molto più facile di quello che si pensa. La maggior parte delle persone è propensa a dare una mano agli sconosciuti. Accogliere in macchina un autostoppista è un'ottima occasione per compiere una buona azione o condividere con qualcuno un lungo viaggio che altrimenti sarebbe solitario e noioso. Per essere caricati in macchina è necessario sorridere e non apparire troppo trasandati. Un look da turista aiuta molto.

autostop al casello
Look trasandato, ma alla fine c'è sempre qualcuno che ti aiuta



Opportunisti e scrocconi. 

Passiamo ad un'altra questione: ottenere qualcosa gratis è immorale? Un commentatore (nostro caro amico) ci scrive:


"Siete veramente orgogliosi di come si è svolto il vostro viaggio?
Mi spiego; l'avete fatto a costo 0...ma a costo 0 vostro, perché chi vi ha portato, in autostop, fino in Spagna i costi li ha avuti! La vostra permanenza in una comune agricola è abbastanza inattaccabile, quindi non dirò niente! Ti dico questo perché ieri alcuni ne parlavano come una cosa super (e in parte hanno ragione) mentre per me c'era qualcosa che strideva e volevo sapere da voi cosa ne pensate, appunto, sul fatto che i vostri costi, "sono stati sostenuti da altre persone..."
I nostri costi non sono stati sostenuti da altre persone. Gli autisti che ci hanno accolto a bordo del loro veicolo non hanno mai dovuto pagare niente per noi, il costo del loro viaggio è sempre rimasto uguale. Se proprio vogliamo fare i pignoli possiamo dire che il peso dei nostri corpi e dei nostri zaini può aver rallentato di poco le prestazioni del mezzo ma ci sembra una cosa talmente stupida da pensare... 
Sì, è vero, la questione posta dal nostro amico è più profonda. Ricevere qualcosa di gratis è immorale? Talvolta, fermi in qualche autogrill o bar di città, qualcuno degli autisti ha voluto offrirci del cibo da mangiare, cosa che abbiamo sempre accettato volentieri. Si tratta di una cortesia che non ci ha mai fatto sentire in colpa perché è stata una loro decisione. Fermarsi per offrirci un passaggio o qualsiasi altra cosa è stato un gesto dettato dalla loro volontà, non c'è alcun motivo per cui sentirsi in colpa. Capiamo che fare l'autostop può essere visto un po' come elemosinare. In realtà non lo è. Un elemosinante riceve dei soldi attraverso uno scambio passivo. L'autostop invece è uno scambio speciale fra persone che si incontrano, si conoscono, si parlano, a volte diventano anche amiche. E' molto diverso dall'elemosina o dai freddi accordi monetari che effettuiamo ogni giorno. Ancora oggi, siamo in contatto con molte persone che ci hanno accolti nelle loro auto. Molti di loro avrebbero dovuto percorrere tantissimi km da soli. Avrebbero svolto un viaggio lunghissimo e solitario (soprattutto i camionisti). Noi gli abbiamo fatto compagnia. Se siamo bravi e simpatici, il conducente ci guadagna qualche risata, si lascia ispirare dalle nostre storie, riceve un po' d'incoraggiamento nei confronti dei suoi sogni e progetti futuri. Noi ci guadagniamo il passaggio in macchina, l'amicizia di una persona del posto, la conoscenza della sua storia e della sua cultura. Alcuni di loro ci hanno anche ospitato nella loro casa, spontaneamente, senza che ne facessimo richiesta. Tutto ciò è stato fantastico. In cambio della loro ospitalità ci siamo offerti di cucinare, pulire la casa, aggiustare cose, sorvegliare sugli animali domestici o fare compagnia ai figli senza che ce lo chiedessero. Cerchiamo di non approfittare mai dell'ospitalità e degli aiuti della gente e siamo pronti a ricambiare il favore o l'aiuto ricevuto non appena possibile. Se non riusciamo a ricambiare con i nostri autisti lo faremo con altre persone in futuro.

Il pensiero che molti condividono oggi è che il pasto gratis non esiste. Però proviamo a pensare a tutte le cose che abbiamo gratis nella vita. Se fossimo costretti a rifiutare tutto ciò che abbiamo gratis, perché ci sembra immorale, quanto difficile diventerebbe la nostra vita? Ecco alcune delle cose gratuite che diamo per scontato nella vita di tutti i giorni: quando siamo piccoli i nostri genitori ci danno da mangiare e ci pagano gli studi. Se siamo vittime di incidenti stradali o se la nostra casa va a fuoco i volontari della croce rossa e i vigili del fuoco ci soccorrono (rischiando la propria vita) senza avere nulla in cambio. C'è un'infinita lista di associazioni onlus, che utilizzano i loro soldi ed il loro tempo per migliorare le condizioni di vita degli altri gratis. Tutta questa solidarietà però va contro il modo di pensare di chi critica questa filosofia dell'aiuto disinteressato. Tutte le cose che ci vengono donate gratuitamente dovrebbero forse essere rifiutate? Finché ci comportiamo in maniera onesta con gli altri, durante la nostra vacanza-avventura, così come durante la vita di tutti i giorni e finché non stiamo approfittando dell'aiuto degli altri spropositatamente, non avremo alcun problema di coscienza e non faremo alcun danno a nessuno. Possiamo restituire tutto ciò che abbiamo ricevuto in tantissime possibili maniere e non necessariamente con l'utilizzo dei soldi.
Ritornando all'autostop, come abbiamo già scritto, il 90 % per cento dei posti in auto è "vacante". Se condividessimo questi posti vuoti assieme ad altre persone ci sarebbero meno macchine in giro, meno traffico, meno stress, meno inquinamento, infine più rapporti autentici.
Sensi di colpa per aver fatto autostop? Neanche un po'.


Speriamo di aver risolto qualche dubbio e nel frattempo ne approfittiamo per fare a tutti voi i nostri migliori auguri. Buone feste e... che possiate realizzare i vostri sogni e soddisfare la vostra sete di avventura!

viaggio lento
Simone & Roberta

sabato 15 dicembre 2012

Viaggiare... con gusto!


torta di fragoleOggi si parla di... cibo & viaggi!
Per l'occasione vi proponiamo un'intervista molto interessante con Elisa & Andrea due ragazzi fiorentini che hanno da poco inaugurato il loro primo blog interamente dedicato ai viaggi e al cibo. "Il Gusto di Viaggiare" è uno spazio in cui si raccontano esperienze ed avventure alimentari low-cost in giro per l'Italia (e non solo). Visitatelo perchè vi farà venire l'acquolina in bocca, oltre alla voglia di viaggiare! (Le immagini sono state gentilmente concesse da Elisa e Andrea e sono di loro proprietà). Ecco qui l'intervista:

Elisa ed Andrea, parlateci un po' di voi.
Pur trovandoci così bene insieme, noi due abbiamo un vissuto molto diverso. Entrambi fiorentini, io (Elisa) ho 25 anni, mi sono laureata un anno e mezzo fa in Scienze Naturali e dal primo anno di università ho praticamente sempre lavorato come babysitter. Dopo aver preso la laurea triennale ho continuato per un altro anno gli studi, con l’intento di specializzarmi. Adesso però sono in pausa, per lo meno fino a quando non troverò un lavoro stabile che mi permetta di mantenermi da sola. Dopodiché si vedrà! Andrea invece ha 30 anni ed è artista da sempre: scrive e compone canzoni, ha fondato un gruppo folk-rock che esiste e fa concerti in tutta Italia ormai da 10 anni, insegna propedeutica musicale e chitarra a bambini e ragazzi. Oltre a questo, sa lavorare la ceramica e costruisce violini. Se io ho una mente estremamente cinica e razionale, lui è un perfetto sognatore.


Avete da poco aperto un blog dedicato al cibo e al viaggio. Una bellissima iniziativa che
ci mette molto appetito! Da cosa nasce questa idea?


viaggiare con lentezzaDal primo giorno in cui ci siamo frequentati, abbiamo deciso di passare il tempo insieme nel modo che a noi pareva il più costruttivo: “girellando”. Non diciamo “viaggiando” perché spesso i nostri spostamenti si limitano a gite fuori porta nei pressi di Firenze, ma diciamo che è più di un anno che cerchiamo di sfruttare ogni giornata di sole disponibile per allontanarci dalla città. Questo “errare” (nel senso di vagare) ci ha portati a mangiare nei modi e nei posti più svariati: dalla piazzola di sosta lungo la statale per bloccare i crampi, alla cena a lume di lanterna e fornellino nella piazzola del campeggio; dallo scoglio appuntito, al prato in riva alla laguna. Alcune volte abbiamo mangiato male, e ci può stare se si va a tentoni. Ma altre abbiamo mangiato incredibilmente ed insospettabilmente bene. E, soprattutto, abbiamo mangiato BENE con POCO. Il “poco”, per chi magari sta risparmiando i soldi della vacanza da un anno, è un concetto fondamentale: una cena lussuosa in meno può voler dire 3 giorni di campeggio in più! Al terzo colpo di fortuna avuto, Andrea ha buttato lì l’idea di scrivere un blog in cui parlare (recensire è una parola troppo grossa per le nostre competenze) di questi locali, di queste “soluzioni dell’ultimo minuto”, per consigliarle a chiunque avesse voglia di leggerci. Detto fatto: mentre lui continuava a ragionarne in via ipotetica, io, che in quel periodo avevo abbastanza tempo a disposizione, ho cominciato a lavorare da sola per costruire lo scheletro, la base di partenza del nostro “Il Gusto di Viaggiare”. Dopo circa un mese, non senza un po’ di vergogna (non mi sono mai ritenuta una brava scrittrice) gli ho presentato il prodotto preconfezionato: un blog semplice nel linguaggio e nelle pretese, con l’unico intento di consigliare qualche posto (a parer nostro) meritevole di una visita, attraverso le parole che useremmo parlando con un amico. Posti popolari (passateci il termine) adatti a tutte le tasche ed a tutti i palati. Ed è così che è nato il nostro progetto.

Da cosa nasce la vostra passione per i viaggi?
viaggio lento
Elisa: io non sono nata come un’amante dei viaggi, e ne ho scoperto la bellezza solo a 20 anni compiuti. L’illuminazione l’ho avuta conoscendo persone che il mondo lo avevano girato in lungo ed in largo. Ho ammirato la loro conoscenza, la loro apertura mentale e la loro freschezza.. e lì ho capito che viaggiare non poteva fare altro che accrescermi.
Andrea: osservare il mondo dal finestrino, è come guardare un film. Ti trovi poi catapultato in altri ritmi, in altri luoghi che hanno profumi, sapori, colori, luci diverse da quelli a cui sei
abituato.
La voglia di conoscere e conoscersi anche di fronte alle difficoltà, la solidarietà delle persone che puoi aver incontrato durante il cammino in alta montagna, tutto questo riporta a galla quella che io amo definire “la dimensione umana della vita”.

Qual è il vostro piatto preferito? E quello che avete gustato in viaggio?
Elisa: a me piace tutto ciò che ha a che fare con il tartufo: pasta, carne, formaggi.. potrei farne indigestione. Fra i piatti assaggiati in viaggio, i vincenti sono stati a pari merito i “pici originali senesi” conditi con pesto mischiato al ragù (abbinamento mai provato ma assolutamente vincente) e a frittura di totani in cartoccio mangiata a Porto Santo Stefano, in uno di quei furgoncini che sostano nelle piazze: in assoluto la più buona che abbia mai mangiato!
Andrea: il pollo fritto col tondone! Il tondone non so se è una cosa prettamente fiorentina, credo di sì. Si sfruttano gli avanzi dell’uovo e, allungandoli con acqua e farina, si fanno tipo delle schiacciatine che fritte sono una meraviglia!
Dunque, un cibo gustato in viaggio.... cavolo si! La schiacciata de La Casa del Prosciutto di Vicchio! Una cosa paradisiaca...

Diteci un posto ed un piatto che non avete ancora "assaggiato" e che vorreste provare?
pic nicElisa: può sembrare banale ma nessuno di noi due è mai stato a Parigi, città che mi sembra di conoscere ed amare già da ora, non so perché. E’ una specie di sesto senso. Vorrei quindi andarci a breve, e sperimentare i famosi croissant francesi che già ho mangiato in Corsica e che, immagino, nell’entroterra siano ancora più buoni.
Da poco tempo poi, ho scoperto un nuovo interesse per l’Asia, paese che non mi aveva mai attirato particolarmente. Ma sto leggendo un libro che ne parla, mi sono imbattuta in alcuni documentari, e per questo mi sta piano piano crescendo la voglia di andarci. Come prima meta sceglierei il Nepal, anche se non so esattamente cosa potrei trovare da mangiare lì. 
Andrea: mi piacerebbe andare in una baita di montagna, lontano da tutto, con il camino acceso e un lettino in un cantuccio, una lampadina piccina picciò e un libro d’avventure da leggere. Vorrei tanto poter assaggiare un pesce al forno o alla griglia, ma sono terrorizzato dalle lische!!! Però.. mai dire mai!

Che cosa significa per voi viaggiare con lentezza?
Per noi “viaggiare con lentezza” significa niente pacchetti all-inclusive, niente piscine di acqua tarocca, niente smania di arrivare, nessuna prenotazione, solo il desiderio di potersi godere il cammino. I paesi, vicini o lontani che siano, si esplorano percorrendo le strade statali, dormendo in tenda immersi nel profumo di una pineta, si scoprono fermandosi a “discorrere” con il proprietario del campeggio che ti spiega quanto è stata dura farlo ingranare e quanto è difficile gestire la siccità, oppure assaggiando il salume di casa o il formaggio caratteristico. Ci si accorge così che i dialetti sono tantissimi, che i paesaggi cambiano di chilometro in chilometro, che la storia e le tradizioni ancora vivono, se le si cercano nel posto e nel modo giusti.
La nostra Toscana la stiamo conoscendo proprio così. Abbiamo smesso di considerarla noiosa o scontata, oppure troppo vicina (molte persone considerano motivo di vanto l’andare a farsi la settimana di relax nel paese tropicale, mentre per me è inconcepibile aver visto Honolulu senza aver prima visitato Volterra!). Abbiamo avuto la fortuna di nascere in una regione invidiata dal mondo... perché sminuirla?

Le "regole" della lentezza valgono anche per quanto riguarda la cucina?
Assolutamente sì. Il cibo è parte integrante del viaggio, è manifestazione della storia e delle tradizioni di un posto, e per questo va inserito nel percorso con la giusta tempistica ed il giusto rispetto. E poi, il momento del pasto è anche l’occasione in cui fermarsi e rielaborare ciò che si è visto, scambiarsi impressioni, ed amalgamare il tutto.

"Siamo ciò che mangiamo". Qual è la vostra posizione filosofica?
Bella domanda! Noi, nel nostro piccolo, tentiamo di variare la nostra alimentazione il più possibile, odiamo gli allevamenti intensivi e cerchiamo di mangiare cibi sani. Non siamo vegetariani, ma rispettiamo chi fa questa scelta, anche se a volte ci fa un po’ ridere chi lo fa più per immagine che per etica. E poi ci sono quelli che nel giro di un mese si riducono pelle e ossa perché fanno le diete fai-da-te e per compensare si fanno dei panini enormi con salsiccia e maionese perché non ne possono più!
Esiste molta superficialità anche in ambito alimentare a nostro avviso. Per cui, coerentemente con noi stessi, tentiamo di mangiare ciò che ci piace, ma sempre senza eccedere in nulla e con un occhio di riguardo ai prodotti biologici.

Cosa ne pensate del turismo moderno?
Come abbiamo già detto, esiste sempre di più la tendenza a competere su chi fa il viaggio più
lontano e stravagante. Viaggi che poi magari uno non può nemmeno permettersi. Ormai visitare paesi tropicali o fare il safari in Africa è diventato uno status symbol. Le persone vogliono mostrarsi, così, comprensive e solidali, gente di mondo aperta alla diversità e alle culture straniere.. ma è solo un artefizio. Amare ed essere interessati al mondo che ci circonda non significa farsi fotografare abbracciati ai bambini del villaggio Kenyota in cui si alloggia.. quello è solo un alibi.

Ci potreste dare alcuni consigli per "assaporare in profondità" la cucina di un posto,
quando si è in viaggio?
In viaggio non deve esistere la frase “non mi piace”: ad esempio, se generalmente si odia il pesce, è possibile trovare, nel luogo che si sta visitando, la varietà particolare cucinata in un modo caratteristico, che ci fa perdere la testa. Quindi nessun preconcetto, nessun pregiudizio, assaggiate e sperimentate tutto. E diffidate dei locali tutti lustrini e tavoli eleganti, perché solitamente sono specchietti per le allodole. Meglio rivolgersi alla gente del posto, cercare la loro bottega di fiducia, acquistare un po’ di prodotti tipici e mangiarseli sdraiati su un prato (tempo permettendo ovviamente!).

Avete qualche nuovo progetto di viaggio per il futuro?
Se riuscissimo veramente ad andare a Parigi, ci toglieremmo entrambi un grande sfizio. Ma è tutto in divenire quindi… chissà! Sicuramente però qualche uscita del fine settimana non mancherà!

Vi andrebbe di scrivere un messaggio per le persone che leggeranno questo post?
Viaggiate! E fatelo nel modo che vi permette al meglio di conoscere un posto: nessun preconcetto, mente sgombra, cuore aperto. Parlate con la gente del luogo, attraversate le città a piedi piuttosto che servendovi dei mezzi, non fossilizzatevi sul numero delle stelle del vostro campeggio/albergo. In tutto ciò che fate, quando siete in un paese nuovo, rispettate l’autenticità di ciò che vi circonda. Non alterate niente, non macchiate con la vostra presenza l’atmosfera, limitatevi ad osservare ed assorbire.
Ed appuntatevi ciò che vedete: un diario, scritto come voi vi sentite di scriverlo, ha forse più forza di una serie di foto. Rievoca gli stati d’animo che si sono provati durante il cammino. Ed è uno strumento prezioso per analizzare noi stessi. Detto questo.. Buon viaggio (ed appetito) a tutti!

Per contattare Elisa & Andrea:
ilgustodiviaggiare@gmail.com
http://ilgustodiviaggiare.wordpress.com/

domenica 9 dicembre 2012

Markos.it, un sito per appassionati di viaggi.

markos.it

Questo mese siamo stati consigliati in prima pagina dal sito di Markos.it.


"Mi chiamo Marco e gestisco il web www.markos.it che comprende, tra l’altro, anche la sezione di Quaderni di viaggio.
Ogni mese segnalo nella mia home page un sito che vale la pena di visitare.
Per il mese di dicembre la scelta e’ caduta sul vostro web “Viaggiare con lentezza” che ho trovato ben fatto e pieno di utilissime informazioni.

  Potete vedere la segnalazione relativa al sito del mese all’indirizzo www.markos.it"
Markos.it è un ottimo sito, arricchito da tantissime informazioni, racconti, foto e consigli utili per viaggiare. Per veri viaggiatori e non. Fateci un salto, ne vale la pena!

Markos.it - Lungo le strade del mondo



venerdì 7 dicembre 2012

Cammino, dunque sono.

viaggiare con lentezza

"Perchè l'uomo sente ancora il bisogno di camminare lentamente all'epoca della velocità tecnologica? Perchè preferisce spostarsi a piedi per viaggiare, quando ci sono treni, aerei e automobili veloci?".


Sempre più persone oggi scelgono di viaggiare a piedi. Camminiamo perché è bello, salutare, ecologico, avventuroso, ma anche perché spinti da qualcosa di più profondo ed esistenziale. La modernità infatti ci spinge a vivere talmente di fretta che il tempo per rimanere soli ad ascoltare noi stessi è pochissimo. Altrettanto raro è fermarsi per osservare in maniera critica tutto ciò che ci circonda. L'unica lente con cui osserviamo il mondo e a cui affidiamo il nostro giudizio è quella della massa omologata. Come una pecora rincorre il gregge, così noi inseguiamo pedissequamente questa massa uniforme di persone, senza possibilità di poterci fermare un attimo per pensare, per fare altro, per capire se ciò che facciamo sia giusto o sbagliato. Fermarsi d'altronde significa rimanere fuori dal gruppo, e questa è una delle paure più grandi del nostro secolo. Restare soli ci spaventa a tal punto che, pur di evitare la solitudine, preferiamo cattive compagnie. Ne deriva un grosso ricatto psicologico, che porta ad una costante e programmata disillusione (individuale e collettiva). In questo contesto rallentare è fortemente sconsigliato e gli spazi per coltivare sogni diventano sempre più rari.
Corriamo dunque per restare al passo, o per arrivare primi, dove però non si sa. Senza dubbio è necessario essere veloci, per questo ci siamo circondati di servizi ed oggetti che ci permettono di muoverci in maniera tale: i treni espresso, le auto da corsa, gli aerei, i fast-food, i fax, i cellulari, i computer, i forni a microonde, le lavastoviglie ecc ecc. Al tempo della società frenetica dei consumi, persino l'amore è un bisogno che si può appagare in fretta: grazie allo speed-dating bastano circa tre minuti per un incontro amoroso. E come oggi gli sms eliminano la distanza tra due amanti, così un secolo prima faceva la lenta corrispondenza cartacea: prima di ricevere un messaggio scritto a mano si doveva pazientare per molto tempo ma forse era proprio questa lenta attesa che rendeva più intenso e più dolce il momento della lettura, laddove oggi gli sms e la messaggistica istantanea l'hanno reso insipido.

Insomma, grazie alla tecnologia, tutto si ottiene in maniera rapida e immediata. Si dice che lo scopo sia quello di risparmiare tempo. Ma dove va a finire tutto questo tempo risparmiato? Lo vediamo disperdersi nelle code interminabili del traffico per dirigerci al lavoro, negli impegni e negli appuntamenti coatti che ci servono per portare a casa lo stipendio; i nostri soldi li utilizziamo per comprare apparecchiature tecnologiche, macchine superveloci ed efficienti che però diventano obsolete così in fretta da renderci sempre più reperibili al lavoro poiché dobbiamo tornare a guadagnare denaro per comprarne altre! Dunque non è vero che la tecnologia rende la nostra vita più semplice, al contrario, la complica, la rende più frenetica. A causa della tecnologia (soprattutto dell'uso che ne facciamo) viviamo anche delle vite piuttosto sedentarie. Il corpo, al quale basta premere il pulsante di un telecomando per divertirsi, accendere un microonde per cucinare, digitare una tastiera per lavorare, schiacciare un pedale per spostarsi velocemente da un posto all'altro, entra in uno stato di torpore, e così fa il cervello, che si auto-programma per gestire i comandi più semplici. Se poi non abbiamo più tempo per occuparci di arte, di musica, di pittura, di filosofia, di cose creative (poiché queste attività non fanno profitto) è chiaro che al nostro cervello non viene data una vera possibilità di "crescere" e svilupparsi.

viaggiare con lentezza


E' anche per queste ragioni che la gente consapevole vuole tornare a camminare. Quando si cammina succede qualcosa di fantastico: si prova fatica. Non è masochismo, è piuttosto la condicio-sine-qua-non per sentirsi vivi, appagati e soddisfatti dopo un lungo percorso compiuto con le proprie forze. La fatica ci accende, rinvigorisce il nostro corpo e stimola l'attività delle nostre sinapsi. Ma non è tutto. Avete mai notato quanto sia buona l'acqua che si beve da una fontana dopo una lunga e faticosa camminata? Vi siete mai accorti della gustosità di una semplice mela, cibo frugale, dopo diverse ore di astinenza e di attività fisica? Non si può provare gusto, ne piacere, senza la vera fame, ma essa sopraggiunge solo dopo aver provato un po' di sana fatica. Vivere nel torpore toglie gusto e sapore ad ogni cosa, porta alla noia, all'apatia e al vuoto. Anche per questo sentiamo il bisogno di camminare: per ritrovare lungo la via il gusto semplice di ogni cosa, per riacquistare il proprio ritmo e allontanarsi dalla frenesia che non ci permette di ragionare bene. Ogni essere umano ha bisogno di tempo e di calma, per riflettere e per godere, per riposare e per lavorare, per viaggiare e per amare. Dentro di noi si celano meravigliose opportunità ma è solo intraprendendo un cammino con il giusto passo che possiamo far nascere dentro di noi i pensieri migliori, i progetti migliori, le idee migliori, e diventare quindi individui migliori. In una società che corre così veloce, non c'è maniera più efficace per compiere una rivoluzione se non vivendo con lentezza. Ebbene sì, camminare è un'arma pericolosamente sovversiva. Più sovversiva di una manifestazione in piazza, più problematica di uno sciopero sindacale. E' per questo che le televisioni non si impegnano molto per convincerci a camminare o andare in bicicletta. Ci dicono semmai di comprare un automobile. Anzi di comprarne due.  Per smettere di farci pensare, studiare, programmare, agire, vivere. Per lasciarci ingolfati nel traffico, preoccupati dal mutuo, dai debiti, dalle spese, asfissiati dallo smog, stregati dai consumi...


guardare l'infinito

-Se la gente si sedesse a guardare le stelle ogni notte, scommetto che vivrebbe in maniera molto differente.
 -E come?.
-Beh, quando guardi l'infinito capisci che ci sono cose molto più importanti di quelle che la gente fa tutti i giorni".


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