venerdì 7 dicembre 2012

Cammino, dunque sono.

viaggiare con lentezza

"Perchè l'uomo sente ancora il bisogno di camminare lentamente all'epoca della velocità tecnologica? Perchè preferisce spostarsi a piedi per viaggiare, quando ci sono treni, aerei e automobili veloci?".


Sempre più persone oggi scelgono di viaggiare a piedi. Camminiamo perché è bello, salutare, ecologico, avventuroso, ma anche perché spinti da qualcosa di più profondo ed esistenziale. La modernità infatti ci spinge a vivere talmente di fretta che il tempo per rimanere soli ad ascoltare noi stessi è pochissimo. Altrettanto raro è fermarsi per osservare in maniera critica tutto ciò che ci circonda. L'unica lente con cui osserviamo il mondo e a cui affidiamo il nostro giudizio è quella della massa omologata. Come una pecora rincorre il gregge, così noi inseguiamo pedissequamente questa massa uniforme di persone, senza possibilità di poterci fermare un attimo per pensare, per fare altro, per capire se ciò che facciamo sia giusto o sbagliato. Fermarsi d'altronde significa rimanere fuori dal gruppo, e questa è una delle paure più grandi del nostro secolo. Restare soli ci spaventa a tal punto che, pur di evitare la solitudine, preferiamo cattive compagnie. Ne deriva un grosso ricatto psicologico, che porta ad una costante e programmata disillusione (individuale e collettiva). In questo contesto rallentare è fortemente sconsigliato e gli spazi per coltivare sogni diventano sempre più rari.
Corriamo dunque per restare al passo, o per arrivare primi, dove però non si sa. Senza dubbio è necessario essere veloci, per questo ci siamo circondati di servizi ed oggetti che ci permettono di muoverci in maniera tale: i treni espresso, le auto da corsa, gli aerei, i fast-food, i fax, i cellulari, i computer, i forni a microonde, le lavastoviglie ecc ecc. Al tempo della società frenetica dei consumi, persino l'amore è un bisogno che si può appagare in fretta: grazie allo speed-dating bastano circa tre minuti per un incontro amoroso. E come oggi gli sms eliminano la distanza tra due amanti, così un secolo prima faceva la lenta corrispondenza cartacea: prima di ricevere un messaggio scritto a mano si doveva pazientare per molto tempo ma forse era proprio questa lenta attesa che rendeva più intenso e più dolce il momento della lettura, laddove oggi gli sms e la messaggistica istantanea l'hanno reso insipido.

Insomma, grazie alla tecnologia, tutto si ottiene in maniera rapida e immediata. Si dice che lo scopo sia quello di risparmiare tempo. Ma dove va a finire tutto questo tempo risparmiato? Lo vediamo disperdersi nelle code interminabili del traffico per dirigerci al lavoro, negli impegni e negli appuntamenti coatti che ci servono per portare a casa lo stipendio; i nostri soldi li utilizziamo per comprare apparecchiature tecnologiche, macchine superveloci ed efficienti che però diventano obsolete così in fretta da renderci sempre più reperibili al lavoro poiché dobbiamo tornare a guadagnare denaro per comprarne altre! Dunque non è vero che la tecnologia rende la nostra vita più semplice, al contrario, la complica, la rende più frenetica. A causa della tecnologia (soprattutto dell'uso che ne facciamo) viviamo anche delle vite piuttosto sedentarie. Il corpo, al quale basta premere il pulsante di un telecomando per divertirsi, accendere un microonde per cucinare, digitare una tastiera per lavorare, schiacciare un pedale per spostarsi velocemente da un posto all'altro, entra in uno stato di torpore, e così fa il cervello, che si auto-programma per gestire i comandi più semplici. Se poi non abbiamo più tempo per occuparci di arte, di musica, di pittura, di filosofia, di cose creative (poiché queste attività non fanno profitto) è chiaro che al nostro cervello non viene data una vera possibilità di "crescere" e svilupparsi.

viaggiare con lentezza


E' anche per queste ragioni che la gente consapevole vuole tornare a camminare. Quando si cammina succede qualcosa di fantastico: si prova fatica. Non è masochismo, è piuttosto la condicio-sine-qua-non per sentirsi vivi, appagati e soddisfatti dopo un lungo percorso compiuto con le proprie forze. La fatica ci accende, rinvigorisce il nostro corpo e stimola l'attività delle nostre sinapsi. Ma non è tutto. Avete mai notato quanto sia buona l'acqua che si beve da una fontana dopo una lunga e faticosa camminata? Vi siete mai accorti della gustosità di una semplice mela, cibo frugale, dopo diverse ore di astinenza e di attività fisica? Non si può provare gusto, ne piacere, senza la vera fame, ma essa sopraggiunge solo dopo aver provato un po' di sana fatica. Vivere nel torpore toglie gusto e sapore ad ogni cosa, porta alla noia, all'apatia e al vuoto. Anche per questo sentiamo il bisogno di camminare: per ritrovare lungo la via il gusto semplice di ogni cosa, per riacquistare il proprio ritmo e allontanarsi dalla frenesia che non ci permette di ragionare bene. Ogni essere umano ha bisogno di tempo e di calma, per riflettere e per godere, per riposare e per lavorare, per viaggiare e per amare. Dentro di noi si celano meravigliose opportunità ma è solo intraprendendo un cammino con il giusto passo che possiamo far nascere dentro di noi i pensieri migliori, i progetti migliori, le idee migliori, e diventare quindi individui migliori. In una società che corre così veloce, non c'è maniera più efficace per compiere una rivoluzione se non vivendo con lentezza. Ebbene sì, camminare è un'arma pericolosamente sovversiva. Più sovversiva di una manifestazione in piazza, più problematica di uno sciopero sindacale. E' per questo che le televisioni non si impegnano molto per convincerci a camminare o andare in bicicletta. Ci dicono semmai di comprare un automobile. Anzi di comprarne due.  Per smettere di farci pensare, studiare, programmare, agire, vivere. Per lasciarci ingolfati nel traffico, preoccupati dal mutuo, dai debiti, dalle spese, asfissiati dallo smog, stregati dai consumi...


guardare l'infinito

-Se la gente si sedesse a guardare le stelle ogni notte, scommetto che vivrebbe in maniera molto differente.
 -E come?.
-Beh, quando guardi l'infinito capisci che ci sono cose molto più importanti di quelle che la gente fa tutti i giorni".


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