venerdì 4 gennaio 2013

Catene

autostop
Alexander Supertramp, dal film INTO THE WILD

Quante volte ci sentiamo dire: "Se avessi soldi partirei per un viaggio, ma purtroppo non ne ho". Partendo dal presupposto che chi lo afferma sia davvero interessato a partire per un bel viaggio, lungo e avventuroso, vorremmo controbattere con forza che no, la mancanza di soldi non è una valida scusa per restarsene a casa. Non stiamo per proporvi una serie di prestiti agevolati, né una lista di offerte last-minute o di voli low-cost. In giro ci sono tante occasioni che vi permettono di viaggiare a prezzi stracciati e questo basta per dimostrare quanto sia economico esplorare il mondo oggi. Tuttavia pubblicizzare le agenzie di viaggio low-cost per farvi viaggiare turisticamente sarebbe per noi una grossa contraddizione. Il turismo, concepito come un modo per trascorrere il tempo libero lontano dal lavoro, non ha niente a che vedere con il vero viaggiare e non è altro che una forma di consumo fine a se stesso: "gli oggetti" che si comprano e si consumano nel turismo sono gli ambienti naturali, i parchi, le città, i musei, gli alberghi ed altri luoghi progettati appositamente per questo consumo. Quanto c'è di autentico e quanto ci si arricchisce viaggiando in questa maniera lo lasciamo decidere agli aspiranti esploratori del mondo. Stabilito che per noi viaggiare significa invece partire per andare a conoscere in profondità terre e culture straniere, per arricchirsi di nuovi incontri speciali, sperimentare cambiamenti e vivere vite diverse, vogliamo affermare che per tutto questo i soldi non servono. Per dimostrarvelo potremmo rifarci alla nostra personale esperienza di vivere e viaggiare senza spendere denaro. Siamo però consapevoli che ciò che è stato possibile per noi potrebbe non esserlo per tutti. Diciamo allora che i soldi sono necessari, ma molto meno di quanto pensiamo. Se vogliamo viaggiare a lungo termine e in maniera economica, dobbiamo darci da fare per mettere da parte abbastanza soldi per le necessità primarie, quindi pochissimi soldi, perché per vivere bene basta poco. Non scherziamo affatto quando affermiamo che con meno di 10.000 euro a disposizione potremmo riuscire a vivere e viaggiare bene per tutto il resto della nostra vita. Se non lo facciamo non è perché ci mancano i soldi ma piuttosto perché alcuni condizionamenti ci tengono ancorati "al porto sicuro" della nostra casa e delle nostre sicurezze. Pensiamo che questo sia un problema generale e che quello dei soldi sia la classica scusa dietro cui nascondersi... Tutti noi infatti sogniamo di partire, di vivere una grande avventura, ma qualcosa ci frena. Vivere freneticamente in un'enorme città, grigia e inquinata, immersi nel traffico delle auto, in balia dello stress e della monotonia, non è certo una vita desiderabile, eppure queste sono le acque in cui naviga la maggior parte delle persone. Nelle nostre vite prevalgono spese e debiti da pagare e i momenti di soddisfazione spesso sono pochi. Dunque perché viviamo così? Quali sono le invisibili catene che ci trattengono dal realizzare i nostri veri sogni? Se mollassimo il lavoro per viaggiare e metterci alla ricerca di altre realtà verremmo forse puniti da qualcuno? C'è qualcosa che ci vieta di mollare l’università per partire con lo zaino in spalla verso nuovi mondi sconosciuti? Certamente no, anche se un prezzo da pagare c'è. Se partissimo e lasciassimo casa e scuola, spezzeremmo  il cuore di mamma e papà, renderemmo tristi i nonni, gli amici e i colleghi probabilmente non approverebbero. Deludere i genitori, che ci hanno allevati fin dalla nascita e che hanno fatto il possibile per noi, è sempre motivo di grande sofferenza, nonché il primo grande ostacolo da superare. Anche andare contro le aspettative dei compagni o dei colleghi di lavoro è una questione delicata: quando si esce dal coro, quando si imboccano strade nuove, quando si pensa e si vive in maniera diversa, quando si tenta di essere unici ed originali nel mondo, il pericolo di rimanere soli e di essere discriminati è sempre in agguato. Alcune amicizie potrebbero rivelarsi talmente ostili al punto da mettere in atto una serie di calunnie, discriminazioni e dispetti nei nostri confronti.

sogniSono queste (e molte altre) le catene mentali che ci impediscono di vivere la grande avventura della nostra vita, catene talmente forti da costringere molti di noi a rinunciare al proprio sogno (che può essere quello di viaggiare, ma non solo...). Però dovrebbe essere chiaro ai genitori, agli amici e ai parenti, che non siamo nati per vivere le vite che loro vorrebbero. Non siamo costretti a seguire i percorsi che la società, attraverso illusioni mediatiche, false promesse e ricatti subconsci (quello della pensione), ci consiglia “caldamente” di intraprendere. Ciascuno di noi vive per seguire il proprio destino, il proprio cammino personale, il proprio sogno. Solo i giovani che si metteranno in marcia per inseguire i propri sogni e per raggiungere nuove frontiere inesplorate saranno in grado di cambiare la nostra società. Avere la possibilità di scegliere liberamente i sentieri della propria vita, piuttosto che percorrerli ciecamente, per inerzia, è una fortuna immensa. Ci sono bambini che nascono in contesti poveri e totalitari e lavorano 12 ore al giorno per fabbricare scarpe o scavare buche nel terreno; privati della loro infanzia, non hanno alcuna possibilità di frequentare scuole o scegliere il futuro giusto per loro. Potete stare certi che se per un secondo si liberassero dalle catene che li tengono inchiodati nei tunnel di carbone, scapperebbero via senza pensarci due volte. Anche noi siamo schiavi come loro, abbiamo pochi giorni all'anno di libertà, una routine fissa da seguire tutti i giorni e tutta una serie di obblighi che talvolta rendono frustrante la nostra esistenza. Seppure viviamo in condizioni meno miserevoli rispetto a loro, il nostro approccio con la schiavitù è molto diverso: invece che lamentarci ci troviamo spesso a ringraziare il padrone per "il posto fisso", quel lavoro sicuro che svolgeremo per il resto della nostra vita, che ci ucciderà lentamente, perché saremo come uccelli in una gabbia, imprigionati nella routine, spesso senza possibilità di crescita. Anche le manifestazioni in piazza portano il segno di quest'irrazionalità: tanti lavoratori rimasti a casa, chiedono di poter tornare a lavorare nei loro ambienti di lavoro, il più delle volte malsani e tossici, solo perché tenuti sotto scacco dalle banche, dai governi e dagli aguzzini che li priverebbero delle cose fondamentali: un tetto sotto cui riposare, l'energia per scaldarsi, del buon cibo e la possibilità di vivere una vita dignitosa. Non è affatto inappropriato parlare di ricatto e schiavitù. Purtroppo siamo stati culturalmente programmati a questa schiavitù volontaria e al consumismo. Se fossimo in grado di trascendere questa forza culturale invisibile, probabilmente le lotte nelle piazze avrebbero un'altra forma e altri obiettivi: si protesterebbe per la diminuzione delle ore lavorative, la distribuzione equa del lavoro per eliminare la disoccupazione, l'eliminazione delle disuguaglianze, dei lavori monotoni e pericolosi, l'accesso alle risorse della terra, della cultura, del cibo, dell'energia uguale per tutti. Spesso facciamo l'errore di confrontare le nostre vite con quelle dei poveri del terzo mondo, motivo per il quale ci accontentiamo delle vite che abbiamo. Ma accontentarsi significa rinunciare ad un cammino, ad un percorso che potrebbe condurci verso una condizione di maggiore benessere e libertà. Ogni conquista raggiunta dovrebbe essere considerata la prima di un'infinita lista, non l'ultima. Chi si mette in cammino sarà sempre più avanti rispetto a chi rimane fermo e immobile.

Dunque, non sono soldi ciò di cui abbiamo bisogno per viaggiare, ma tempo e coraggio. Tempo per ritornare a pensare, osservare, studiare, amare, creare, vivere. Coraggio per sopportare il peso degli ostacoli, della fatica, delle calunnie, degli errori che probabilmente faremo e delle paure che scaturiranno ogni volta che metteremo in pratica la nostra libertà, ovvero ogni volta che compieremo una scelta coraggiosa e controcorrente. Il tempo che abbiamo a disposizione è un dono prezioso, una ricchezza effimera e sfuggevole che non torna più indietro. Se perdiamo soldi durante un gioco d'azzardo possiamo sperare di recuperarli vincendo alla prossima mano, o tornando a lavorare in ufficio per coprire il debito. Ma il tempo, se lo perdiamo, non si può più recuperare. La nostra gioventù se ne va, gli anni migliori si consumano in fretta, per questo motivo dobbiamo impegnarci per stare bene ed essere felici invece che occuparci di attività monotone ed insalubri, con il solo scopo di fare soldi per pagare le bollette o costruire intorno a noi sfarzose prigioni dorate...
Comprendere tutto questo è molto difficile. Il contesto sociale in cui viviamo oggi non ci permette di poter concepire l'esistenza di altri modi di vivere che si basano su modi diversi di rapportarsi, diverse finalità, diversi strumenti. Lasciamo al Viaggio che intraprenderanno i lettori il compito di aprire loro gli occhi e risvegliare in loro una consapevolezza nuova: la consapevolezza che cambiare e vivere altrimenti è possibile, e che i soldi, qualunque cosa si desidera fare, non sono il problema principale: le catene sono dentro di noi, i veri ostacoli sono nella nostra testa.

VCL