domenica 23 giugno 2013

Dialoghi interiori (dalla via degli abati)

viaggio lento

Restare soli con se stessi è dura. Come guardarsi allo specchio dopo tantissimo tempo e osservare la persona che si è diventati. Spesso è molto diversa da quella che ci aspettavamo, curva e polverosa, piegata dal peso del tempo e della vita.
La cosa buona è che questo personaggio ha tante cose da dirci, sulla vita, sul cammino, su chi siamo veramente, su quanto ci siamo allontanati da noi stessi  e su cosa potremmo fare per recuperare. Sono diverse le reazioni che si hanno durante il confronto: incredulità, curiosità, delusione, entusiasmo, anche rabbia. Bisogna accogliere con attenzione le parole del nostro Io, accettando di ascoltare anche ciò che ci dà fastidio. Tapparsi le orecchie, coprirsi gli occhi per tornare ad indossare la solita vecchia maschera è l'opzione più facile, ma come tutte le cose scomode e false, non durerà.
Durante il cammino, quindi, mi sono confrontato con la mia coscienza, che ho evitato per parecchio tempo. Quando viaggi da solo non si può evitare di ascoltare i propri pensieri. Il dialogo interiore è stato lungo e intenso, a volte teso, altre volte più dolce. Ho scoperto che molte rinunce che ho scelto di compiere nella mia vita, per quanto siano valide, non sono "mie". Molti egoismi che mi caratterizzano invece, anche quelli non sono miei, ma sono piuttosto frutto di condizionamenti. Ho scoperto che devo compiere ulteriori sacrifici, strapparmi ulteriori maschere e costumi di dosso, per poter essere finalmente lui, cioè me stesso. Ora so che, se voglio, posso raggiungere il mio personale equilibrio, ma ci sono delle prove, delle sfide e altri cambiamenti difficili da superare. Ostacoli come la reputazione, l'orgoglio, l'invidia, la stima, le aspettative, la disapprovazione o l'approvazione degli altri, tutte cose fittizie. Immagino che queste siano le lotte interiori che tutti noi dobbiamo affrontare quando siamo davanti ad un bivio o quando ci capita, per l'appunto, di rimanere soli con noi stessi a riflettere sulla nostra vita.
E' per questo motivo che durante il cammino solitario ho sentito spesso la necessità di stare in compagnia. Una compagnia per non dover continuare ad ascoltare la scomodità di certi pensieri, il ronzio fastidioso di certe idee inoppugnabili le quali, se messe in pratica, mi costringerebbero a fare ciò che temo di più (che tutti temiamo di più) nella vita: tirarmi su le maniche, lavorare sodo, sudare, darmi da fare, per progettare e alla fine vivere il mio cambiamento personale, la mia rivoluzione, e cambiare vita. Si dice che solo cambiando interiormente è possibile diventare individui migliori, capaci veramente di avere un impatto sul mondo. Se tanti individui  riprendessero in mano la propria vita, tornassero a essere autentici e a fare il più possibile ciò che desiderano davvero, la società che conosciamo oggi, con i suoi problemi e i suoi mali, potrebbe diventare un triste ricordo del passato; prenderebbe una nuova forma, la forma che gli daranno i suoi nuovi cittadini, dopo che avranno effettuato il loro personale cammino interiore.


slow travelAlla fine del sentiero, finita l'esperienza "mistica", senti sempre che una grande trasformazione è avvenuta dentro la tua anima. Forse non riuscirò mai a compiere quel passo importante, forse è impossibile essere autentici al 100 %. La nostra cultura ci plasma, ci dà forma, ci modella, come birilli tutti uguali, tutti preimpostati, senza righe storte, senza difetti, pena l'essere scartati. Dalla cultura dipendono il modo in cui parliamo (lingua e accento), la religione che professiamo, la dieta alimentare che seguiamo, la simpatia nei confronti di certi animali piuttosto che di altri, la maniera in cui ci vestiamo e camminiamo, la passione verso uno sport o una squadra sportiva piuttosto che un'altra, il carattere che abbiamo... Uscire dalla cultura e provare a muoverci al di fuori di essa per essere davvero noi stessi è una sfida difficilissima. Ma è ciò che mi è stato chiesto durante quel duro confronto solitario. E' ciò che devo fare se voglio essere il più coerente possibile con i valori e gli ideali che ho scelto di seguire. Bisogna provarci, bisogna sforzarsi, è l'unico modo per non diventare come vorrebbero gli altri.... L'obiettivo è essere il più possibile unici ed autentici, perché così è sempre stato, se ci si vuole salvare.


Simone


giovedì 20 giugno 2013

La diritta via smarrita. (Via degli abati).

viaggio lento

Il cammino, metafora della vita.
Già...
L'ultimo cammino che ho intrapreso è stato metafora di un insuccesso. Camminavo a lungo e in largo e non scorgevo mai la fine. Senza bussola, senza mappa, senza strumenti, senza sapere se fosse la via giusta. Ho dovuto ritirarmi e tornare indietro, stanco e distrutto. E' stata una sconfitta? Sicuramente. Ma senza sconfitta non c'è crescita. Se non mi fossi mosso dal divano, se non mi fossi allontanato da casa, se non avessi messo in atto i miei piani, non avrei mai avuto la possibilità di mettere alla prova le mie capacità, di imparare dai miei errori, quindi di diventare più resiliente alle sfide. In particolare le mie parole, quelle riguardanti intenzioni, progetti, desideri, avrebbero perso il loro valore, la loro credibilità.
Ho scelto un sentiero sbagliato, che mi ha portato dritto verso un bosco di montagna. Mi sono perso nella natura, lontano dalla meta che mi ero prefissato. A proposito di metafore, quante volte ci capita di smarrirci nella vita vera? Abbiamo un traguardo da raggiungere, ci impegniamo molto, ci facciamo prendere dall'entusiasmo, aspettiamo tanto il giorno dell'arrivo, poi un ostacolo imprevisto, un avvenimento inatteso, un contrattempo, un inciampo, o forse una preparazione inadeguata, ci impediscono di completare l'opera.
cammino
Forse dovrei imparare a non pensare troppo al traguardo, durante il viaggio così come nella vita vera. Dovrei vivere la giornata, senza farmi troppe illusioni, cogliendo il bello di ogni momento, senza chiedere di più. Quando ci facciamo delle aspettative e queste non si realizzano, è facile cadere preda della frustrazione, della delusione, della depressione, della disperazione, del disinganno. Ne siamo tutti vittima oggi. Dopotutto il bosco della montagna è stato un tesoro inaspettato, ma preso dall'ansia, non sono riuscito a godermelo.

camminoL'importante, si sa, è non mollare mai, continuare a camminare anche quando le speranze sembrano svanire, qualsiasi cammino stiamo percorrendo. Proprio come ho fatto io quando, in mezzo al bosco, ho cominciato a dubitare della strada.
Quanti km mancano al traguardo? Quanto mi sono allontanato dalla partenza? Perché non ho portato con me una mappa? E l'acqua? Ho una scorta sufficiente d'acqua? La forza ed il fiato vengono meno, la fiducia scarseggia. Ad un certo punto del percorso mi sono fermato e ho pronunciato, dentro di me, le parole più difficili della mia vita: mi sono perso. Non so quanto abbia camminato, certamente parecchio. Fermo, ammutolito, incredulo, comincio un'analisi introspettiva. Provo a incolpare qualcun altro (il comune, le guide forestali, i volontari locali che segnano i sentieri, ecc...). Di solito, per giustificare un insuccesso, tutti noi cerchiamo di responsabilizzare gli altri. Ma non è umile, non è corretto. Se mi trovo in mezzo al nulla è perché io, inguaribile amante dell'avventura, non ho fatto abbastanza per evitare che ciò accadesse. Forse avrei dovuto procurarmi una mappa... Sono convinto che dobbiamo assumerci le responsabilità per almeno il 90% delle volte in cui le cose ci vanno storte. La colpa è (quasi) sempre nostra, non di qualcun altro. Se cammino per crescere, devo ricercare le cause reali del fallimento, senza mistificazioni, altrimenti non imparo nulla e continuo a commettere gli stessi errori. Mancanza di umiltà, mancanza di preparazione tecnica, eccessiva sicurezza di sé, negligenza, ecc ecc. E' su questo che lavorerò in futuro.
Intanto mi godo il paesaggio. Non è quello che volevo raggiungere, ma anche questo è il bello di viaggiare (con lentezza). Quassù mi sono arricchito di una ricchezza nuova, inaspettata e imprevista. Si chiama serendipità credo...

cammino


slow travel


Altri articoli simili:

La via francigena
Mortara, una tappa della via francigena in Italia

lunedì 10 giugno 2013

La via degli Abati - Pellegrinaggio solitario da Bobbio a Pontremoli.

viaggio lento

Intraprendere un cammino a piedi che dura vari giorni è senza dubbio una sfida con se stessi. La via degli Abati è uno dei percorsi più significativi e "lenti" dove testare il proprio spirito avventuriero. Un antico percorso verso Roma, frequentato da pellegrini, viandanti, ciclisti, podisti, viaggiatori, gente con l'anima in spalla.

cammino

Cosa spinge tantissime persone a compiere una camminata di 125 km, un percorso lungo e faticoso, con oltre 5000 metri di dislivello complessivo? Prima di tutto la natura: i monti, i boschi, i fiumi, i sentieri, cibo per lo spirito; poi ci sono la storia e la cultura del luogo che hanno ancora una forte influenza sui viandanti che intraprendono (anche con la mente) fantastiche avventure di percorsi medievali; l'aria è pura e incontaminata, ottima medicina per disintossicarsi dall'inquinamento urbano; infine ci si mette in viaggio, si dice, anche per dialogare con Dio, per ritrovare la fede nella propria religione, l'energia e lo spirito per rinnovarsi e ripensare alla propria vita.

Domani partirò per Bobbio (PC) per affrontare questo cammino e trovare nuove ispirazioni. A volte la forza e l'energia che servono per cambiare e per crescere (per diventare cioè individui migliori) si esauriscono. Serve un nuovo viaggio per riempire la tanica di entusiasmo e tornare a casa più forti di prima. Serve un nuovo viaggio per testare la resistenza e la resilienza, non solo fisica, ma anche interiore. Quanto sono capace di resistere da solo, in compagnia del mio "io"? E' importante saper bastare a se stessi, perché nella compagnia degli altri non sempre si trovano le risposte giuste.
Voglio vivere un'esperienza, il più possibile spirituale, per diventare un migliore compagno, amico, collega, cittadino, per trovare l'equilibrio giusto fra "me" e "gli altri".

Per intraprendere al meglio questo viaggio ho deciso di seguire alcune regole, indispensabili se voglio disintossicarmi dalla vita di città:
mappa dell'italia

1) L'approccio del viaggio è quello di spendere meno soldi possibile (come sempre per chi mi conosce).
2) Dormirò fuori di notte: la vista delle stelle mi ricorderà quanto siano piccoli ed insignificanti i problemi che ci opprimono tutti i giorni. La lunigiana ha il pregio di essere la zona più buia d'Italia: le foto dal satellite mostrano un buco nero proprio nell'area geografica che visiterò (vedi foto affianco). Queste permette a chi ama contemplare il cielo, di godere del panorama stellato più bello d'Italia!
3) Mangerò cibo frugale
4) Viaggerò a piedi, il mezzo di trasporto più ecologico e salutare del mondo. 
5) Non utilizzerò computer e internet. Queste tecnologie, a lungo andare, creano dipendenza e spesso ci rendono pigri nel pensiero. C'è solo una compagnia della quale non mi priverò: quella dei grandi pensatori del presente e del passato, sotto forma di libri (forse mi faranno sentire meno solo e mi permetteranno di compiere un doppio viaggio). 

viaggio lentoUn viaggio per disintossicarmi (dal cibo commerciale, dall'aria inquinata, dalla routine, dalla gente in preda alla frenesia della città). Alla fine del percorso incontrerò la mia compagna di viaggi Roberta e proseguirò insieme a lei per una nuova avventura. Abbiamo infatti intenzione di tornare a fare un po' di w.w.o.o.f.ing, ovvero volontariato presso villaggi o eco-comunità locali. In questo modo conosceremo la gente del posto, li aiuteremo nelle loro attività giornaliere ed impareremo qualcosina in più sulla vita in mezzo alla natura. Termineremo il viaggio con un bel bagno al mare (in Liguria o in Toscana), come battesimo per l'ennesima avventura che sta per concludersi e per l'inizio di una nuova. Siamo anche aperti a cambiamenti di programma. Fa parte del nostro spirito di viaggio!  Se vi interessa saperne di più contattateci. ;-)

Il cammino: