giovedì 20 giugno 2013

La diritta via smarrita. (Via degli abati).

viaggio lento

Il cammino, metafora della vita.
Già...
L'ultimo cammino che ho intrapreso è stato metafora di un insuccesso. Camminavo a lungo e in largo e non scorgevo mai la fine. Senza bussola, senza mappa, senza strumenti, senza sapere se fosse la via giusta. Ho dovuto ritirarmi e tornare indietro, stanco e distrutto. E' stata una sconfitta? Sicuramente. Ma senza sconfitta non c'è crescita. Se non mi fossi mosso dal divano, se non mi fossi allontanato da casa, se non avessi messo in atto i miei piani, non avrei mai avuto la possibilità di mettere alla prova le mie capacità, di imparare dai miei errori, quindi di diventare più resiliente alle sfide. In particolare le mie parole, quelle riguardanti intenzioni, progetti, desideri, avrebbero perso il loro valore, la loro credibilità.
Ho scelto un sentiero sbagliato, che mi ha portato dritto verso un bosco di montagna. Mi sono perso nella natura, lontano dalla meta che mi ero prefissato. A proposito di metafore, quante volte ci capita di smarrirci nella vita vera? Abbiamo un traguardo da raggiungere, ci impegniamo molto, ci facciamo prendere dall'entusiasmo, aspettiamo tanto il giorno dell'arrivo, poi un ostacolo imprevisto, un avvenimento inatteso, un contrattempo, un inciampo, o forse una preparazione inadeguata, ci impediscono di completare l'opera.
cammino
Forse dovrei imparare a non pensare troppo al traguardo, durante il viaggio così come nella vita vera. Dovrei vivere la giornata, senza farmi troppe illusioni, cogliendo il bello di ogni momento, senza chiedere di più. Quando ci facciamo delle aspettative e queste non si realizzano, è facile cadere preda della frustrazione, della delusione, della depressione, della disperazione, del disinganno. Ne siamo tutti vittima oggi. Dopotutto il bosco della montagna è stato un tesoro inaspettato, ma preso dall'ansia, non sono riuscito a godermelo.

camminoL'importante, si sa, è non mollare mai, continuare a camminare anche quando le speranze sembrano svanire, qualsiasi cammino stiamo percorrendo. Proprio come ho fatto io quando, in mezzo al bosco, ho cominciato a dubitare della strada.
Quanti km mancano al traguardo? Quanto mi sono allontanato dalla partenza? Perché non ho portato con me una mappa? E l'acqua? Ho una scorta sufficiente d'acqua? La forza ed il fiato vengono meno, la fiducia scarseggia. Ad un certo punto del percorso mi sono fermato e ho pronunciato, dentro di me, le parole più difficili della mia vita: mi sono perso. Non so quanto abbia camminato, certamente parecchio. Fermo, ammutolito, incredulo, comincio un'analisi introspettiva. Provo a incolpare qualcun altro (il comune, le guide forestali, i volontari locali che segnano i sentieri, ecc...). Di solito, per giustificare un insuccesso, tutti noi cerchiamo di responsabilizzare gli altri. Ma non è umile, non è corretto. Se mi trovo in mezzo al nulla è perché io, inguaribile amante dell'avventura, non ho fatto abbastanza per evitare che ciò accadesse. Forse avrei dovuto procurarmi una mappa... Sono convinto che dobbiamo assumerci le responsabilità per almeno il 90% delle volte in cui le cose ci vanno storte. La colpa è (quasi) sempre nostra, non di qualcun altro. Se cammino per crescere, devo ricercare le cause reali del fallimento, senza mistificazioni, altrimenti non imparo nulla e continuo a commettere gli stessi errori. Mancanza di umiltà, mancanza di preparazione tecnica, eccessiva sicurezza di sé, negligenza, ecc ecc. E' su questo che lavorerò in futuro.
Intanto mi godo il paesaggio. Non è quello che volevo raggiungere, ma anche questo è il bello di viaggiare (con lentezza). Quassù mi sono arricchito di una ricchezza nuova, inaspettata e imprevista. Si chiama serendipità credo...

cammino


slow travel


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