sabato 23 novembre 2013

Nomade e slow: intervista ad Alessandro Paudice

 Un viaggiatore lento italiano


viaggiare con lentezza


Si definisce un camminante e un osservatore nomade, amante della strada e quindi della vita. Un vagabondo che pensa quotidianamente di poter e di dover partire per vedere luoghi nuovi. Alessandro è un giovane slow traveller, sempre in partenza verso nuove mete, preso da un raptus di entusiasmo e saggezza che lo portano ad esplorare il mondo per soddisfare la sua sete di cultura, saperi, di natura e di popoli. Ha già pubblicato 3 libri, 2 dei quali dedicati naturalmente al viaggio. Ora, tra le altre cose, si dedica ad un progetto chiamato “Travelling Slowly” fatto di fotografie scattate da lui durante i suoi viaggi on the road. Non è un progetto fotografico, bensì un inno al viaggiare lento, con rispetto per la natura e per le culture.

slow travelDa cosa nasce la tua passione per i viaggi?


E' inspiegabile. Ho sempre avvertito dentro di me la consapevolezza di essere venuto al mondo per camminare instancabilmente. Più che una passione, è una necessità, uno stile di vita. 


Quando hai iniziato a viaggiare? 


Ho iniziato a prendere un treno da solo all'età di 13 anni, per raggiungere un amico che trascorreva le vacanze con la sua famiglia nel sud Italia. Fino ai 18, ho esplorato e vagabondato con amici e da solo, i luoghi e le città più interessanti del Bel Paese, per poi iniziare in lungo e in largo, da ovest ad est, a girovagare per la vecchia Europa, facendo anche delle esperienze di vita in Inghilterra, in Spagna e in Portogallo. Intorno ai 22 anni, sono partito, esplorando e approfondendo per un po' di tempo il mio amore per l'America Latina, ripreso poi negli anni successivi, mettendo nel frattempo qualche "bandierina" anche in Asia e in Africa.

slow travel Qual è il posto in cui hai viaggiato che ti ha maggiormente colpito?

Ripeto e ammetto di avere un'amore particolare per l'America Latina, specialmente per l'Argentina. Adoro molto quei luoghi, la loro musica, i loro colori, il loro vivere lento. Ma ogni paese che ho vissuto e visto finora, ben 36, mi ha lasciato tanto, dandomi la possibilità di essere ricco come sono oggi. 

Dove ti trovi in questo momento?

Sono nella mia città a ricaricare un po' le energie per il prossimo viaggio, la strada mi attende.

Come si sente un italiano all'estero? Trovi difficile comunicare con gli stranieri (a livello linguistico e relazionale)?


Preciso di non sentirmi Italiano. Sono Napoletano, ma non è un discorso discriminatorio o campanilistico, mi spiego. Credo molto nel senso di appartenenza di un popolo, e dò molta importanza alla storia territoriale e alle radici di un luogo, e non credo molto alle barriere politiche stabilite dai governi, difatti come viaggiatore e nomade vivo le frontiere come formalità burocratiche, ma avverto però, molto le sensazioni e le similitudini dei luoghi e quindi per questo, devo confessare, di sentirmi molto più a mio agio in un qualsiasi angolo di America Latina o in un suk del Marocco, piuttosto che in una qualsiasi piazza di Torino o in una strada di Bolzano. Mi piace vederla così e credo che sia giusto, proprio perchè amo le culture vere ed autentiche del mondo, che non hanno bandiere o territori stabiliti o gusti globalizzati. Spero di non essere frainteso. Adoro l'Italia da Nord a Sud, credo che sia tra le nazioni più belle al mondo, ma l'appartenenza è tutta un'altra cosa. Comunque ritornando alla domanda, credo che l'essere straniero in terra estera prescinda dalla nazionalità o dall'appartenenza, penso che sia un discorso molto soggettivo. Sentirsi cittadino del mondo è un passepartout, l'amore per la strada abbatte tutte le barriere, poi naturalmente ci sono delle lingue più difficili di altre e popoli più o meno chiusi, ma ripeto dipende molto dal soggetto in viaggio.

Consiglieresti ai tuoi coetanei di viaggiare all'estero?


Naturalmente! Da sempre mi imbatto nell'invogliare chi mi circonda ad uscire dal proprio guscio e attraversare le frontiere. Ma non siamo tutti uguali e molte persone hanno paura di perdere quelle poche sicurezze che hanno. Così si accontentano di fare 1 o 2 settimane di vacanza in un anno, se gli va bene, e al ritorno semmai sentirsi anche dei viaggiatori... Non voglio essere polemico, ma viaggiare è una cosa seria e vivere una vita dedicata al viaggio lo è ancora di più.

slow travelCosa ne pensano i tuoi amici/parenti dei tuoi viaggi?


Ad essere sincero non me ne frega molto. Alcuni forse se ne sono fatti una ragione, altri semmai continuano a rosicare...

Cosa significa per te "viaggiare con lentezza"?


Prima di tutto è uno stile di vita. E' ritornare al passato. Proprio per questo il mio progetto "Travelling Slowly" è in bianco e nero, per rievocare qualcosa di antico. Non bisogna però solo ritornare a viaggiare con lentezza, ma anche cercare di vivere lentamente i propri giorni. Credo infatti, che entrambe le cose siano indispensabili e servano per curare la quotidiana follia malata del caos e del consumo. Adoro il viaggiare lento, mi fa assaporare pienamente il paesaggio. Amo camminare, viaggiare in bus o in treno, ma soprattutto in nave. Quest'ultima mi da un senso di libertà infinita.

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Potresti dare dei consigli ai lettori per viaggiare a lungo e spendere poco?


Avere un grande spirito di adattamento e scrollarsi subito di dosso all'arrivo in un paese estero, la faccia di straniero. Mischiarsi quanto prima tra la gente del luogo, cambiando i dollari o l'euro in moneta locale, prendendo autobus, corriere, facendo l'autostop, dimenticandosi delle proprie abitudini, mangiando per strada e camminando tanto a piedi.


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Progetti per il futuro?


Non mi piace pensare al futuro, ma credo che a gennaio ritornerò in Asia.

Per saperne di più sul suo progetto, visitate questa pagina: http://www.youtube.com/user/CaminanteIncansable

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