lunedì 11 maggio 2015

Un mondo di tribù ed ecovillaggi.

ecovillaggi

Dalla tribù alla famiglia mononucleare

Per centinaia di migliaia di anni, gli uomini hanno sempre vissuto all'interno di piccole comunità, tribù o famiglie allargate. Solo in tempi recenti, a partire dalla prima e dalla seconda rivoluzione industriale la famiglia è diventata mononucleare, forse proprio per adattarsi meglio ai valori, alle funzioni e agli ordini della società capitalista. Oggi però è sempre più crescente il bisogno di riconnettersi con la natura e vivere insieme, creando piccoli o grandi gruppi per condividere risorse e lavorare con un obiettivo comune. Ovunque in Italia, come nel resto del mondo, stanno sbocciando eco-villaggi, comunità intenzionali, nuove tribù o clan, in un processo che potrebbe dar vita ad una realtà sempre più variegata; ciascuno di queste grandi famiglie si differenzia dalle altre nei costumi, nella cultura, nei ritmi, negli spazi, nei valori, nei modi di apparire, nel linguaggio e nelle finalità. Alcuni cercano l'autosufficienza, altri vogliono vivere impattando il meno possibile sull'ambiente, altri ancora si dedicano alla spiritualità.

permacultura
Luciano Furcas, permacultore sardo, incontra un membro dell'Ashram di Ostuni 
In generale questo bisogno di rivolgersi alla natura e alla comunità è senza dubbio la reazione dell'individuo di fronte all'abisso psicologico che la nostra società ha creato, un vuoto esistenziale dato dalla disgregazione dei valori familiari, dalla perdita di senso percepito nelle cose che facciamo tutti i giorni, dalla mancanza di libertà, dall'alienazione delle relazioni, dall'ingiustificabile competizione quotidiana.  La famiglia, che è ancora considerata la prima fonte dove poter attingere cure, educazione, riconoscimenti sociali, responsabilità, stabilità, è stata pesantemente minata dal sistema economico monetario: mamma e papà devono entrambi lavorare, dunque chi ha più tempo per stare con i bambini? I genitori costantemente sotto stress per pagare bollette, spese mediche, assicurative, scolastiche e domestiche sempre più care, devono affidare le cure parentali ad altre persone su base mercenaria; anche il controllo del cibo, così come il tempo, i ritmi, i gusti sono manipolati e gestiti dall'economia secondo le necessità di mercato. I giovani della mia generazione, spesso nolenti, sono costretti a lasciare il loro paese, per andare dove ci sono soldi e lavoro. Molte famiglie, dunque, si disgregano.

casa di paglia

Ritornare a vivere insieme

Il co-housing, l'eco-villaggio e altre forme di condivisione sono una possibile risposta al bisogno di appartenenza e socialità, di condivisione e mutuo aiuto; l'idea è anche quella di ritrovare il tempo necessario per vivere, per dedicarsi alle proprie passioni e stare vicino alle persone che si amano e con le quali si condividono valori e ideali; infine ci si unisce in un progetto comunitario anche per gestire la produzione di cibo, di energia, di sogni, nelle modalità, nei tempi, nelle forme più adeguate agli scopi della comunità.

wwoof

Nei prossimi anni gli eco-villaggi potrebbero diventare numerosi e funzionare come sistemi indipendenti (dal punto di vista alimentare ed energetico, ma anche dal punto di vista culturale), potrebbero essere in simbiosi con l'ambiente naturale che li circonda, e in aperta comunicazione con le altre comunità. Una fitta rete di ecovillaggi esiste già, i suoi nodi stanno crescendo di numero e le realtà stanno diventando via via più complesse, magari fino a portare alla nascita di una nuova forma di civiltà, a misura d'uomo, il più possibile in armonia con la natura. È solo un sogno? Forse, ma a me sembrano germogli di una nuova possibile società, alternativa a quella attuale che al momento ci sta portando davanti ad un baratro.

Ecovillaggi creativi, fra utopia e fantasia.

ecovillaggio
Quando si parla di eco-villaggi alcuni pensano a parole come utopia e fantasia. La parola fantasia mi piace, ne trovo infatti moltissima nei posti che visito e in cui vengo ospitato. Talvolta, per l'appunto, mi sembra di essere all'interno di un film, o meglio ancora, di una fiaba. Non c'è limite alla fantasia e alla creatività delle persone. 
La parola utopia invece mi indispettisce un po'. Essa allude a qualcosa di perfetto e immutabile, quindi qualcosa che non può esistere: niente in natura rimane costante nel tempo. Le persone che si occupano di cambiamento ed eco-villaggi non hanno alcuna pretesa di raggiungere la perfezione, né sono convinti che i frutti dei loro sforzi saranno immutabili per sempre. D'altra parte le comunità intenzionali sono mondi imperfetti, pieni di problemi (di natura economica, ecologica, sociale); sono tentativi e alcuni falliscono... Tuttavia, lo stile di vita che ho sperimentato all'interno di alcuni di questi è a mio avviso migliore rispetto a quello attuale, almeno in termini di qualità della vita, di organizzazione, di relazioni. In fondo lo scopo di queste iniziative è proprio questo: migliorare e migliorarsi costantemente.

Esperimenti sociali


ecovillaggi
Case in bioedilizia
A me piace vedere gli eco-villaggi e le tribù moderne come esperimenti sociali: dal loro successo o dal loro insuccesso possiamo trarre conclusioni, ispirarci, magari ricavare spunti per progettare stili di vita e culture sempre più ricche, produttive e interessanti.
Se questo sogno di una società comunitarista dovesse avverarsi, quella di avventurarsi fra una realtà e l'altra, come faccio io, potrebbe diventare uno stile di vita nuovo,  che consiste in una specie di pellegrinaggio da un villaggio all'altro, da una tribù all'altra: un' esplorazione affascinante, come quella che fanno gli antropologi moderni quando vanno a vivere fra gli aborigeni; per studiarli devono immergersi nella loro cultura, integrarsi con loro in tutti gli aspetti quotidiani, per comprenderli meglio, e dunque, per comprendere meglio anche se stessi. 

tribù
Radunarsi intorno ad un fuoco, formando un cerchio, è un sistema tipico utilizzato dalla maggior parte delle comunità intenzionali, soprattutto per discutere sugli avvenimenti della giornata o prendere insieme delle decisioni. 

Da un eco-villaggio all'altro

Si può intraprendere questo tipo di viaggio non solo per vivere una grande avventura o per studiare da vicino gli uomini e le culture del mondo, ma anche per mettersi alla ricerca di un posto che alla fine possiamo chiamare casa. Al termine di un lungo viaggio, dopo aver esplorato, vissuto, toccato con mano e assaporato una miriade di posti e culture, il ventaglio di scelte e possibilità si fa più vasto; questa vasta gamma di opzioni può aiutarci a chiarire le idee su ciò che siamo e ciò che cerchiamo. Può anche confonderci e rendere difficile la scelta finale: molti esploratori infatti non riescono a smettere di viaggiare, sopraffatti da tante bellezze differenti e perciò indecisi sul posto dove vivere. Alcuni, alla fine, si arrendono, e mettono radici in un luogo, sforzandosi di credere che sia quello il migliore. Altri invece fanno del viaggio la propria casa (nomadi). La verità è che davvero tutti i posti della terra sono fantastici, ciascuno con le proprie caratteristiche. Solo una vita semi-nomade potrebbe consentirci di vivere appieno il maggior numero possibile di bellezze. E forse, chissà, in futuro saremo tutti transumanti: contemplatori del mondo a tempo indeterminato.

GUARDA LA NOSTRA ESPERIENZA IN UN ECOVILLAGGIO ITALIANO:
        


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