giovedì 28 maggio 2015

Pane e Pomodoro

casa in bioedilizia
 
Il treno regionale che da Diamante (Calabria) ci porta alla stazione di Potenza (Basilicata) è... Lento! Non so se appostarmi sul lato destro del vagone per ammirare le montagne e gli antichi paesini che si affacciano sulla costa, o a sinistra, per ammirare il mar Tirreno, vasto, che luccica e riflette i raggi del sole sulle isole, le spiagge e i promontori della Calabria. Vince il fascino dei villaggi medievali, ancora oggi abitati da chissà quali anime fortunate. Con la mente inizio un secondo viaggio, un viaggio mentale: come si vive lassù? Quali storie, quali braccia, quali menti, quali sogni hanno portato alla realizzazione di queste bellezze misteriose, sospese nel tempo e nella cima di quei colli?


La Calabria è piena di paesini caratteristici e misteriosi che si mimetizzano con le rocce dei monti. 
Nella foto: Melito Porto Salvo (RC), Calabria
Mi chiedo se fra quelle case di pietra qualcuno abbia bisogno di una mano -solita scusa per me, per andare a viverci, senza soldi, senza fare rumore: il mio aiuto in cambio di vitto e alloggio, in una nuova comunità, una nuova, temporanea, famiglia. Forse questi paesani non hanno bisogno di aiuto, forse gli stranieri non sono benvenuti. Potrebbero rovinare l'armonia del posto; potrebbero andarsene in giro a rivelarne i segreti, i tesori, le bellezze misteriose che questi abitanti custodiscono gelosamente da secoli...

Ahimè, quello che faccio attraverso i miei racconti è proprio questo: scoprire tesori e rivelare agli altri che esistono. Eppure, forse, dovrebbero rimanere nascosti, per evitare che vengano deturpati dal turismo, dalla massificazione, dall'industrializzazione, dall'antropizzazione. Ci sono ancora, per fortuna, tante bellezze incorrotte, ed è bene che rimangano tali. 


Sperimentare la vita del pastore


Alla stazione di Potenza è sera, e lì incontriamo Beppe. Senza fare troppe domande ci facciamo portare nella sua dimora in mezzo al bosco, al buio, lasciando che sia la mattina a svelare il nuovo scenario bucolico.

vivere senza soldi


Pane e Pomodoro è il nome della fattoria. Un nome che richiama la semplicità. Scopriamo che ci sono due case di legno, legno di abeti importati dalla Norvegia. Vi sono poche suppellettili al suo interno, solo lo stretto necessario. Le stanze e le camere sono vuote, per scelta. Al centro dell'ingresso c'è un focolare, lì siamo invitati a sederci per la colazione, per terra, perché non ci sono né tavoli né sedie. Beppe è un falegname, potrebbe costruirsi tutti i mobili che vuole, ma ama la semplicità, una semplicità declinata quasi a vita tribale: prepariamo il fuoco con le mani, ci scaldiamo con la legna raccolta a mano; mangiamo attorno al fuoco, riempiamo il vuoto dato dall'assenza del televisore ascoltando le storie di Beppe; siamo a 1000m sul livello del mare, nel silenzio più assoluto della boscaglia.

vivere senza soldi

Sono qui con la solita formula del wwoof. Di giorno lavoriamo molto, sempre, ma al giusto ritmo. Mentre noi scaviamo una buca per creare una vasca destinata a diventare bancale per l'orto, Irina, giovane compagna di Beppe, si prende cura del coltivo, strappando l'erbaccia con le mani. È giunta qui come aiutante, ma sembra aver trovato in Pane e Pomodoro la serenità, i mezzi e i luoghi per condurre una vita appartata e naturale, fra meditazione e cura degli animali. Ogni tanto, a turno, portiamo al pascolo le capre e le pecore di Beppe, accompagnati dalla cagnolina Babù, che ci segue fedelmente, finché non scompare fra le distese dei campi lucani.

pascolo

Durante il pranzo, Beppe mi confida il suo sogno, che a me sembra una  sfida difficile: raggiungere la completa autosufficienza. Un giorno il mondo potrebbe essere sconvolto da guerre, cataclismi o da catastrofi ecologiche; quando quel giorno verrà, il nostro host vuole farsi trovare pronto: dovrà avere tutte le capacità, tutte le risorse, tutto l'occorrente per essere autosufficiente.

wwoof
"Cinque persone", mi dice, "aiutami a trovare almeno cinque persone, ben motivate, che vivano qui a lungo termine, e ti dimostrerò che si può essere completamente indipendenti."
Più siamo, aggiunge Beppe, più sarà facile. "Ci faremo i vestiti da soli, i formaggi, la carne, le verdure, gli utensili, avremo energia autoprodotta, non avremo bollette da pagare, vivremo in maniera semplice, come si viveva una volta".

wwoof
Gli animali della fattoria


È un sogno possibile? Per Giuseppe sì. Adesso si trova a metà strada: possiede animali, pecore per la lana, capre per il latte, maiali per la carne, galline per le uova, c'è un pozzo per l'acqua, alberi da frutta, api per il miele, un paesaggio naturale, fiabesco, per soddisfare l'anima, lontano dalla civiltà. 
L'autosufficienza, però, non può raggiungerla da solo: c'è bisogno di qualcuno, con le sue stesse visioni, la sua voglia di cambiare e di lavorare in maniera onesta, e di essere libero. Magari è qualcuno di voi che legge questo post, che si immedesima nel suo personaggio e condivide il suo stesso sogno... In tal caso potreste fargli visita, per pochi giorni o per qualche settimana; chissà che troviate qui, in questo posto di montagna, qualcosa di più che una semplice amicizia nelle terre verdi della Basilicata.

wwoofing


Guarda il video su questa esperienza:

venerdì 22 maggio 2015

L'Arcipelago Sagarote

Una comunità alternativa in Calabria


ecovillaggi

In un mondo sempre più omologato e frenetico, in un paese come l'Italia, che si è spento, si è lasciato andare alla corruzione, all'apatia, alla disillusione, al lassismo, si sono sparsi un po' ovunque, come macchie di un morbillo, piccoli baluardi di resistenza. Resistenza non solo intesa come lotta al fascismo, ma anche come lotta al consumismo, alla frenesia, all'individualismo, alla competitività, ai valori vuoti che dominano questa società. Questo morbillo di resistenze è ancora debole, ma potenzialmente contagioso, e forse, si spera, porterà al cambiamento, al risveglio di nuove coscienze, visioni, entusiasmi.

Diamante, Calabria
L'isola di Cirella
Uno di questi baluardi si trova in Calabria, in un paese sul mare che è Diamante, di nome e di fatto. Qualche chilometro più a nord, seguendo il lungomare e oltre, si sale su per una collina, fino ad arrivare ad una casa di tre piani, ricoperta di frasi ispirate e murales colorati: la casa dell'Arcipelago Sagarote

comunità intenzionali
La casa

Un terreno collinare boschivo è lasciato crescere selvaggio tutt'attorno (una perfetta "zona 5" per chi mastica permacultura) ma ci sono anche orti, viti e ulivi; infine c'è la vista mozzafiato del mare, e dell'isola di Cirella, che d'inverno torna ad essere abitata dai suoi legittimi proprietari: i gabbiani.

comunità alternative
Una comunità creativa



In questa casa vi abitano tre residenti permanenti, più due asinelle, due cani, galline, e diversi gatti che scorrono liberi. Ci sono poi i visitatori, i volontari, e altra gente di passaggio, ciascuno con una propria storia e background, ma tutti entusiasti di prendere parte ad un affascinante esperimento: quello di vivere in comunità.

wwoofing
Il wwoofer
C'è chi resiste pochi giorni, chi rimane mesi, chi invece non riesce più a fare a meno dell'estasi di stare insieme, ma soprattutto, di vivere in mezzo alla natura.

viaggio lento
Una passeggiata con gli asinelli
L'Arcipelago Sagarote, è un'associazione venuta al mondo nel 2007 per andare controcorrente, non solo perché controcorrente vuol dire distinguersi, per non essere omologati, ma anche per dimostrare che ci sono altri modi per concepire la vita, la società, i sogni, il lavoro.

passeggiata con l'asino

Ogni mattina dopo la colazione, i volontari (spesso wwoofers) vanno giù al campo, per occuparsi dell'orto sinergico, guidati dall'occhio attento di Carlo, che si prende cura anche di due bellissime asinelle e di Ugo, un terzo asinello, introdotto apposta per l'accoppiamento. Poi c'è Sergio, residente temporaneo che si occupa della cucina e Luciana che, assieme a Carlo e Io-Io, hanno fondato l'Arcipelago e organizzano gli eventi della comunità.

orti sinergici

Le storie che si sono susseguite all'interno della casa sono tantissime: storie divertenti, tristi, commoventi, ispirevoli. Dall'Arcipelago Sagarote sono iniziate le avventure lente di molti viaggiatori in cammino, fra cui il cantastorie Biagio e l'asina Genoveffa del sito omonimo viaggiolento.it. Molti altri camminatori, pellegrini, esploratori, wwoofers, hanno attraccato la propria barca al porto di Sagarote, per prendere fiato e staccare dalla città o per ripartire alla ricerca di futuro e altre terre: immaginatevi il via vai di un albergo, solo che questo ha un'anima e offre vera ospitalità, perché slegata da fini economici, perché fatta di rapporti autentici e ognuno può lasciare una traccia di sé.

comunità intenzionale
Vivere in comunità
Come in tutte le famiglie e le convivenze, i rapporti e le relazioni all'interno dell'Arcipelago non sono perfette, ma sono sulla buona strada per una vita serena: i residenti hanno tempo, e tutt'attorno a loro c'è bellezza: dall'immensità del mare azzurro che sovrasta l'orizzonte, fino al contorno di monti e colline che si tinge di rosso quando il sole tramonta. Una poesia non scritta, ma vissuta, tutti i giorni, a cominciare dal canto mattutino dei passeri, fino agli sguardi dolci delle asinelle, dallo spumeggiare delle onde sulla spiaggia, fino all'arrivo delle prime brume crepuscolari. Uno stile di vita davvero affascinante che potrebbe diventare anche vostro, se avete del tempo per farci una visita, o magari viverci, offrendo il vostro aiuto come volontari.

Basta contattare Luciana e Carlo
o visitare il sito


eco-villaggiL'arcipelago cerca di vivere coerentemente con i propri valori e obiettivi, in un contesto rurale, occupandosi della terra e cercando di ristabilire un equilibrio armonico tra l'uomo e l'ambiente; cerca inoltre di occuparsi di agricoltura sociale, inteso come luogo di aggregazione in cui diverse forze, quelle degli ugual-abili e dei divers-abili convivono e cooperano in maniera naturale e lieve.



GUARDA IL VIDEO sull'arcipelago Sagarote:


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A caccia di Nuraghi
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Funtaneddas

lunedì 11 maggio 2015

Un mondo di tribù ed ecovillaggi.

ecovillaggi

Dalla tribù alla famiglia mononucleare

Per centinaia di migliaia di anni, gli uomini hanno sempre vissuto all'interno di piccole comunità, tribù o famiglie allargate. Solo in tempi recenti, a partire dalla prima e dalla seconda rivoluzione industriale la famiglia è diventata mononucleare, forse proprio per adattarsi meglio ai valori, alle funzioni e agli ordini della società capitalista. Oggi però è sempre più crescente il bisogno di riconnettersi con la natura e vivere insieme, creando piccoli o grandi gruppi per condividere risorse e lavorare con un obiettivo comune. Ovunque in Italia, come nel resto del mondo, stanno sbocciando eco-villaggi, comunità intenzionali, nuove tribù o clan, in un processo che potrebbe dar vita ad una realtà sempre più variegata; ciascuno di queste grandi famiglie si differenzia dalle altre nei costumi, nella cultura, nei ritmi, negli spazi, nei valori, nei modi di apparire, nel linguaggio e nelle finalità. Alcuni cercano l'autosufficienza, altri vogliono vivere impattando il meno possibile sull'ambiente, altri ancora si dedicano alla spiritualità.

permacultura
Luciano Furcas, permacultore sardo, incontra un membro dell'Ashram di Ostuni 
In generale questo bisogno di rivolgersi alla natura e alla comunità è senza dubbio la reazione dell'individuo di fronte all'abisso psicologico che la nostra società ha creato, un vuoto esistenziale dato dalla disgregazione dei valori familiari, dalla perdita di senso percepito nelle cose che facciamo tutti i giorni, dalla mancanza di libertà, dall'alienazione delle relazioni, dall'ingiustificabile competizione quotidiana.  La famiglia, che è ancora considerata la prima fonte dove poter attingere cure, educazione, riconoscimenti sociali, responsabilità, stabilità, è stata pesantemente minata dal sistema economico monetario: mamma e papà devono entrambi lavorare, dunque chi ha più tempo per stare con i bambini? I genitori costantemente sotto stress per pagare bollette, spese mediche, assicurative, scolastiche e domestiche sempre più care, devono affidare le cure parentali ad altre persone su base mercenaria; anche il controllo del cibo, così come il tempo, i ritmi, i gusti sono manipolati e gestiti dall'economia secondo le necessità di mercato. I giovani della mia generazione, spesso nolenti, sono costretti a lasciare il loro paese, per andare dove ci sono soldi e lavoro. Molte famiglie, dunque, si disgregano.

casa di paglia

Ritornare a vivere insieme

Il co-housing, l'eco-villaggio e altre forme di condivisione sono una possibile risposta al bisogno di appartenenza e socialità, di condivisione e mutuo aiuto; l'idea è anche quella di ritrovare il tempo necessario per vivere, per dedicarsi alle proprie passioni e stare vicino alle persone che si amano e con le quali si condividono valori e ideali; infine ci si unisce in un progetto comunitario anche per gestire la produzione di cibo, di energia, di sogni, nelle modalità, nei tempi, nelle forme più adeguate agli scopi della comunità.

wwoof

Nei prossimi anni gli eco-villaggi potrebbero diventare numerosi e funzionare come sistemi indipendenti (dal punto di vista alimentare ed energetico, ma anche dal punto di vista culturale), potrebbero essere in simbiosi con l'ambiente naturale che li circonda, e in aperta comunicazione con le altre comunità. Una fitta rete di ecovillaggi esiste già, i suoi nodi stanno crescendo di numero e le realtà stanno diventando via via più complesse, magari fino a portare alla nascita di una nuova forma di civiltà, a misura d'uomo, il più possibile in armonia con la natura. È solo un sogno? Forse, ma a me sembrano germogli di una nuova possibile società, alternativa a quella attuale che al momento ci sta portando davanti ad un baratro.

Ecovillaggi creativi, fra utopia e fantasia.

ecovillaggio
Quando si parla di eco-villaggi alcuni pensano a parole come utopia e fantasia. La parola fantasia mi piace, ne trovo infatti moltissima nei posti che visito e in cui vengo ospitato. Talvolta, per l'appunto, mi sembra di essere all'interno di un film, o meglio ancora, di una fiaba. Non c'è limite alla fantasia e alla creatività delle persone. 
La parola utopia invece mi indispettisce un po'. Essa allude a qualcosa di perfetto e immutabile, quindi qualcosa che non può esistere: niente in natura rimane costante nel tempo. Le persone che si occupano di cambiamento ed eco-villaggi non hanno alcuna pretesa di raggiungere la perfezione, né sono convinti che i frutti dei loro sforzi saranno immutabili per sempre. D'altra parte le comunità intenzionali sono mondi imperfetti, pieni di problemi (di natura economica, ecologica, sociale); sono tentativi e alcuni falliscono... Tuttavia, lo stile di vita che ho sperimentato all'interno di alcuni di questi è a mio avviso migliore rispetto a quello attuale, almeno in termini di qualità della vita, di organizzazione, di relazioni. In fondo lo scopo di queste iniziative è proprio questo: migliorare e migliorarsi costantemente.

Esperimenti sociali


ecovillaggi
Case in bioedilizia
A me piace vedere gli eco-villaggi e le tribù moderne come esperimenti sociali: dal loro successo o dal loro insuccesso possiamo trarre conclusioni, ispirarci, magari ricavare spunti per progettare stili di vita e culture sempre più ricche, produttive e interessanti.
Se questo sogno di una società comunitarista dovesse avverarsi, quella di avventurarsi fra una realtà e l'altra, come faccio io, potrebbe diventare uno stile di vita nuovo,  che consiste in una specie di pellegrinaggio da un villaggio all'altro, da una tribù all'altra: un' esplorazione affascinante, come quella che fanno gli antropologi moderni quando vanno a vivere fra gli aborigeni; per studiarli devono immergersi nella loro cultura, integrarsi con loro in tutti gli aspetti quotidiani, per comprenderli meglio, e dunque, per comprendere meglio anche se stessi. 

tribù
Radunarsi intorno ad un fuoco, formando un cerchio, è un sistema tipico utilizzato dalla maggior parte delle comunità intenzionali, soprattutto per discutere sugli avvenimenti della giornata o prendere insieme delle decisioni. 

Da un eco-villaggio all'altro

Si può intraprendere questo tipo di viaggio non solo per vivere una grande avventura o per studiare da vicino gli uomini e le culture del mondo, ma anche per mettersi alla ricerca di un posto che alla fine possiamo chiamare casa. Al termine di un lungo viaggio, dopo aver esplorato, vissuto, toccato con mano e assaporato una miriade di posti e culture, il ventaglio di scelte e possibilità si fa più vasto; questa vasta gamma di opzioni può aiutarci a chiarire le idee su ciò che siamo e ciò che cerchiamo. Può anche confonderci e rendere difficile la scelta finale: molti esploratori infatti non riescono a smettere di viaggiare, sopraffatti da tante bellezze differenti e perciò indecisi sul posto dove vivere. Alcuni, alla fine, si arrendono, e mettono radici in un luogo, sforzandosi di credere che sia quello il migliore. Altri invece fanno del viaggio la propria casa (nomadi). La verità è che davvero tutti i posti della terra sono fantastici, ciascuno con le proprie caratteristiche. Solo una vita semi-nomade potrebbe consentirci di vivere appieno il maggior numero possibile di bellezze. E forse, chissà, in futuro saremo tutti transumanti: contemplatori del mondo a tempo indeterminato.

GUARDA LA NOSTRA ESPERIENZA IN UN ECOVILLAGGIO ITALIANO:
        


Leggi l'articolo sugli ego-villaggi.
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domenica 10 maggio 2015

Autostop: Odissea 2015

Bello, sì, ma c'è da aspettare...


Riflessioni dopo due giornate di autostop per raggiungere Cosenza.

A meno che si abbia tutto il tempo di questo mondo, nessuna fretta di arrivare, e soprattutto, un buon senso dell'umorismo, fare autostop, in coppia con un altro uomo, potrebbe non essere una buona idea. Premesso che faccio autostop da quando avevo 21 anni, premesso che lo ritengo ancora il miglior modo per viaggiare e spostarsi in giro (per queste ragioni), premesso che se non fosse stato per un passaggio in autostop non sarei mai nato (è così che si sono conosciuti i miei genitori) e premesso che siamo in Italia, c'è da ammettere, purtroppo, che non funziona sempre. O meglio: funziona sempre ma solo se, per l'appunto, si è disposti ad aspettare, ore e ore, talvolta giornate intere (sicuramente questo è uno degli aspetti più "lenti"). A volte neanche giornate intere bastano: è necessario trovare un riparo, poi ritentare il giorno successivo.
Prima o poi, sicuramente, qualcuno che ti carica in macchina si trova, che sia un hippie, un prete o una suora, un pazzo uscito dal manicomio, o il tizio ricercato dalla polizia (per la cronaca, tutti i tizi sopracitati ci hanno dato un passaggio, tutti tranne, stranamente, preti e suore, che la domenica di Pasqua -giorno in cui ci siamo spostati in autostop- ci sono passati davanti, in processione, senza fermarsi per compiere la buona azione).
viaggiare senza spendere soldi
Il signor Vincenzo ci aiuta a raggiungere Matera
 e ci mostra la locandina del suo film
Comunque è solo una questione di tempo perché prima o poi il buon samaritano -quello vero- passa per la strada e, se il braccio teso e il pollice in su non sono ancora andati in necrosi, ti vede e si ferma, anche solo per portarti avanti di mezzo chilometro. Sarà contenta una nostra lettrice, Paola, che dice: "Ho girato l'Europa in autostop per un anno intero. Alcune volte non ha funzionato, per dormire mi sono dovuta accontentare della strada. Secondo me dovete raccontarle meglio queste esperienze, non è sempre rose e fiori". Ha ragione: l'esperienza dell'autostop è come una rosa, bella ma piena di spine. Soprattutto quando si hanno quasi 30 anni, si è in due, con la barba incolta, capelli da Macaco e sorriso ebete, l'unico che ti riesce bene quando ti sforzi di essere allegro dopo ore di attesa.
Quando cerchi di vivere senza soldi, vuoi per amore verso la libertà, o per ostilità nei confronti del sistema, oppure per un senso di avventura e improvvisazione, stai uscendo dalla dimensione dell'ordinario e stai entrando dentro lo straordinario: gli individui che ti caricano in macchina e che ti ospitano nelle loro case sono personaggi stravaganti, fuori dal comune. I posti che visiti hanno qualcosa di fiabesco, così come le situazioni di cui si fa esperienza, talvolta sembrano scene di un fantasy o un film d'avventura. Anche il tempo si comporta in modo strano, rallenta, si ferma. È facile perderne la cognizione: sparisce il lunedì, sparisce la domenica, i giorni di vacanza e i giorni di festa perdono senso. Perché tutti i giorni spesi in viaggio sono una vacanza e una festa, se vogliamo.
viaggiare senza spendere soldi
Villa san Giovanni, andando verso
 Reggio Calabria.
La gente "normale", invece, non è disposta ad accoglierti in macchina; l'autostop non fa parte della cultura, solo pochissime persone sono in grado di agire e pensare fuori dagli schemi. Il condizionamento consiste anche nella paura, provocata in gran parte dai mass media. Dunque, inutile fare appello al buon senso e alla solidarietà: se pensi che un passaggio gratuito ti sia dovuto, sei nel torto! Non bisogna mai prendersela con gli autisti che ti sfrecciano davanti senza darti una mano. Ho tanti amici autostoppisti che giudicano queste persone ogni volta che queste si rifiutano di aiutarli. Loro danno per scontato un aiuto, ma in questa parte di mondo le cose non possono, almeno non ancora, funzionare così.
Bisogna piuttosto sperare che in macchina ci sia un pazzo come te, un sognatore come te, un viaggiatore che ha viaggiato come stai viaggiando tu, uno con qualche buona ragione per dimostrarsi solidale nei confronti di un ragazzo con lo zaino in spalla: solitamente il buon samaritano ha fatto autostop quando era giovane e ora restituisce il favore, oppure ha visto "Into The Wild", oppure crede nel Karma, oppure...
Beh, credo che se il mondo fosse più sano, i pazzi e l'autostop sarebbero la norma. Tutto ciò che invece è considerato normale oggi, come ad esempio vivere per lavorare -e non viceversa, sarebbe giudicato pazzesco.


Guarda i due video sull'autostop (tratti dal documentario ITALIA CON LENTEZZA):