domenica 10 maggio 2015

Autostop: Odissea 2015

Bello, sì, ma c'è da aspettare...


Riflessioni dopo due giornate di autostop per raggiungere Cosenza.

A meno che si abbia tutto il tempo di questo mondo, nessuna fretta di arrivare, e soprattutto, un buon senso dell'umorismo, fare autostop, in coppia con un altro uomo, potrebbe non essere una buona idea. Premesso che faccio autostop da quando avevo 21 anni, premesso che lo ritengo ancora il miglior modo per viaggiare e spostarsi in giro (per queste ragioni), premesso che se non fosse stato per un passaggio in autostop non sarei mai nato (è così che si sono conosciuti i miei genitori) e premesso che siamo in Italia, c'è da ammettere, purtroppo, che non funziona sempre. O meglio: funziona sempre ma solo se, per l'appunto, si è disposti ad aspettare, ore e ore, talvolta giornate intere (sicuramente questo è uno degli aspetti più "lenti"). A volte neanche giornate intere bastano: è necessario trovare un riparo, poi ritentare il giorno successivo.
Prima o poi, sicuramente, qualcuno che ti carica in macchina si trova, che sia un hippie, un prete o una suora, un pazzo uscito dal manicomio, o il tizio ricercato dalla polizia (per la cronaca, tutti i tizi sopracitati ci hanno dato un passaggio, tutti tranne, stranamente, preti e suore, che la domenica di Pasqua -giorno in cui ci siamo spostati in autostop- ci sono passati davanti, in processione, senza fermarsi per compiere la buona azione).
viaggiare senza spendere soldi
Il signor Vincenzo ci aiuta a raggiungere Matera
 e ci mostra la locandina del suo film
Comunque è solo una questione di tempo perché prima o poi il buon samaritano -quello vero- passa per la strada e, se il braccio teso e il pollice in su non sono ancora andati in necrosi, ti vede e si ferma, anche solo per portarti avanti di mezzo chilometro. Sarà contenta una nostra lettrice, Paola, che dice: "Ho girato l'Europa in autostop per un anno intero. Alcune volte non ha funzionato, per dormire mi sono dovuta accontentare della strada. Secondo me dovete raccontarle meglio queste esperienze, non è sempre rose e fiori". Ha ragione: l'esperienza dell'autostop è come una rosa, bella ma piena di spine. Soprattutto quando si hanno quasi 30 anni, si è in due, con la barba incolta, capelli da Macaco e sorriso ebete, l'unico che ti riesce bene quando ti sforzi di essere allegro dopo ore di attesa.
Quando cerchi di vivere senza soldi, vuoi per amore verso la libertà, o per ostilità nei confronti del sistema, oppure per un senso di avventura e improvvisazione, stai uscendo dalla dimensione dell'ordinario e stai entrando dentro lo straordinario: gli individui che ti caricano in macchina e che ti ospitano nelle loro case sono personaggi stravaganti, fuori dal comune. I posti che visiti hanno qualcosa di fiabesco, così come le situazioni di cui si fa esperienza, talvolta sembrano scene di un fantasy o un film d'avventura. Anche il tempo si comporta in modo strano, rallenta, si ferma. È facile perderne la cognizione: sparisce il lunedì, sparisce la domenica, i giorni di vacanza e i giorni di festa perdono senso. Perché tutti i giorni spesi in viaggio sono una vacanza e una festa, se vogliamo.
viaggiare senza spendere soldi
Villa san Giovanni, andando verso
 Reggio Calabria.
La gente "normale", invece, non è disposta ad accoglierti in macchina; l'autostop non fa parte della cultura, solo pochissime persone sono in grado di agire e pensare fuori dagli schemi. Il condizionamento consiste anche nella paura, provocata in gran parte dai mass media. Dunque, inutile fare appello al buon senso e alla solidarietà: se pensi che un passaggio gratuito ti sia dovuto, sei nel torto! Non bisogna mai prendersela con gli autisti che ti sfrecciano davanti senza darti una mano. Ho tanti amici autostoppisti che giudicano queste persone ogni volta che queste si rifiutano di aiutarli. Loro danno per scontato un aiuto, ma in questa parte di mondo le cose non possono, almeno non ancora, funzionare così.
Bisogna piuttosto sperare che in macchina ci sia un pazzo come te, un sognatore come te, un viaggiatore che ha viaggiato come stai viaggiando tu, uno con qualche buona ragione per dimostrarsi solidale nei confronti di un ragazzo con lo zaino in spalla: solitamente il buon samaritano ha fatto autostop quando era giovane e ora restituisce il favore, oppure ha visto "Into The Wild", oppure crede nel Karma, oppure...
Beh, credo che se il mondo fosse più sano, i pazzi e l'autostop sarebbero la norma. Tutto ciò che invece è considerato normale oggi, come ad esempio vivere per lavorare -e non viceversa, sarebbe giudicato pazzesco.


Guarda i due video sull'autostop (tratti dal documentario ITALIA CON LENTEZZA):