domenica 18 ottobre 2015

Il viaggio contro la depressione.

Per qualcuno viaggiare significa visitare monumenti, musei e dormire in spiagge, hotel e comodi alberghi. Per altri significa fare esperienza di culture e nazioni nuove, anche se è difficile, in un mondo sempre più omologato, vivere stili di vita davvero diversi. Per me, viaggiare, è molto di più: è la soluzione a tutti i problemi del mondo. Forse questa è un esagerazione, ma prima di storcere il naso e prendermi per pazzo, leggete ciò che ho da dire. Non c'è tempo, né spazio, per parlare in un solo post di "tutti i problemi del mondo" perciò, oggi, vorrei affrontarne uno in particolare: quello della depressione. Vorrei offrire, attraverso la condivisione delle mie esperienze, un nuovo punto di vista che potrebbe essere utile soprattutto per i giovani coetanei. 

viaggiare cura

Gioventù in crisi


giovani in depressioneL'argomento di oggi è senz'altro complesso. Non avendo studiato psicologia, e non avendo laurea di alcun tipo, comprendo quanto questa ambiziosa ricerca possa sembrare presuntuosa. E' tuttavia l'insieme delle conclusioni a cui sono arrivato basandomi sulle mie esperienze di vita e di viaggio, e che sono felice di condividere. E' un genere di informazioni che non viene insegnato nelle scuole, o per altre "vie" ufficiali (e più in basso proverò a spiegare perché). 
Nel corso del tempo ho ricevuto diverse e-mail da parte di ragazzi e ragazze che si sono confidati con me parlandomi dei loro problemi, soprattutto del senso di malessere che provano oggi, all'interno di questa società, e motivo per il quale vorrebbero partire. Nelle e-mail si parla di depressioneperdita di senso e anche sfiducia nel prossimo; c'è chi si laurea e non trova lavoro, chi smette di studiare, tanto il lavoro non si trova, chi il lavoro ce l'ha ma non è ciò che lo/la appassiona, chi aspetta che la crisi finisca e quindi rimane in attesa "che qualcosa di magico accada", chi, infine, non crede più in nulla. 

Giovani che si arrendono, si chiudono in casa o nei centri sociali, oppure cercano di riempire quel vuoto esistenziale in maniera spesso inappropriata, come leggiamo nei quotidiani: droga, alcool, sballo in discoteca, vandalismi negli stadi o durante le manifestazioni pubbliche, cattive frequentazioni, bullismo, prostituzione volontaria, tendenza al suicidio, aggregazione a gruppi mistici o sette, e altre tipologie di comportamenti aberranti, contro-produttivi, antisociali. Sembra che il mondo, soprattutto quello dei giovani, sia davvero in profonda crisi!

Una buona e una cattiva notizia


viaggiare soli


Ebbene, per gli aspiranti viaggiatori che vogliono fuggire da tutto questo, ho una buona notizia da darvi ma anche una cattiva. Cominciando da quella cattiva, un po' contraddittoria rispetto alle premesse iniziali: i problemi della vita non si risolvono semplicemente preparando i bagagli e partendo, soprattutto se non si ha un progetto in testa ben preciso. A volte viaggiare è solo un modo vigliacco per fuggire dai problemi: così non si combattono, né si risolvono. Quando torni a casa, o anche qualora decidi di non tornare a casa, rimangono sempre lì, dentro di te. Prima di compiere un viaggio all'estero è bene capire cosa ci affligge: insomma, un viaggio "interiore" deve venire prima di quello "esteriore".  

la cura del viaggio

Veniamo alla buona notizia: il viaggio è un ottimo investimento per la nostra vita, una cura preventiva per la nostra salute, fisica e psicologica. Le vite di molte persone infatti sono cambiate dopo aver viaggiato. Quando vivevo in città e avevo un lavoro, ero depresso. Mi sentivo incastrato in un mondo che non capivo, un mondo fatto di regole che non condividevo, che non avevo scelto e che sentivo di non poter influenzare. Poi sono partito: l'esposizione a nuovi ambienti, incarichi, relazioni, attività, ruoli, responsabilità e senso di appartenenza, non mi hanno lasciato nemmeno il tempo di ricordarmi cosa fosse la depressione. Questi ruoli e queste attività a cui mi dedico in viaggio mi fanno sentire utile (per capire di quali attività sto parlando vi rimando alla lettura degli altri post di questo blog).

Perdita di identità


depressione
Chi sono io?
Ho compreso presto che la depressione è soprattutto la mancanza di uno scopo o di un ruolo all'interno della nostra tribù, o società, e quindi, in ultima analisi, la perdita dell'idea che abbiamo di noi.  A volte il ruolo ce l'abbiamo ma non lo sentiamo nostro, quindi ogni giorno vestiamo i panni di un personaggio che non vorremmo essere, in un posto dove non vorremmo stare.
Se vogliamo riacquistare la nostra identità e riprendere in mano la nostra vita, possiamo provare a viaggiare: il viaggio infatti è un'ottimo strumento per conoscere possibili alternative agli stili di vita dominanti e ampliare il nostro bagaglio di conoscenze. Quando viaggiamo acquisiamo tantissime informazioni nuove che, in seguito, potremo utilizzare per risolvere problemi lungo il percorso della nostra vita. Tutto questo ci aiuta a ritrovare noi stessi e rinforzare la nostra autostima
Per quanto difficili possano essere le circostanze in cui viviamo, per quanto ostica possa essere la natura a volte, quando viaggiamo comprendiamo che il mondo è davvero pieno di opportunità. Ci sono tantissimi progetti che si possono realizzare, tantissime amicizie da scoprire! Tantissime musiche da comporre, libri da leggere, amori da vivere, animali da conoscere, paesaggi da salvaguardare, mondi e confini da varcare, stelle e galassie da scoprire, culture interessanti in cui immergersi,  giochi e sfide da affrontare, cambiamenti da mettere in atto, esplorazioni e avventure da vivere!

terapia del viaggio
"Per me, viaggiare, è molto di più:  è la soluzione a tutti i problemi del mondo"
Ci sono persone che ci attendono in ogni angolo di questo pianeta: alcune potrebbero avere bisogno di noi, altre potrebbero insegnarci qualcosa di speciale, qualcosa di nuovo che non avremmo mai immaginato!
Se questo entusiasmo per la scoperta venisse trasmesso ai ragazzi fin dai primi giorni di scuola, depressione e altri problemi comuni per quest'epoca, sarebbero storia del passato. Nessun giovane cercherebbe sollievo nella droga o nell'alcool, né in cose materiali o altri status simbol, né sarebbe disposto a farsi sottomettere da guru o leader politici! E tuttavia, si può trasmettere questo entusiasmo solo in un modo: portando i ragazzi in giro per il mondo, facendogli toccare con mano le cose che si insegnano, anziché segregandoli in un aula stantia o esponendoli alla cultura soltanto attraverso i libri.

Scuole in crisi


scuole alternative
[A proposito di scuole potresti leggere anche:
1 La scuola libertaria
2 avviare una scuola libertaria
3 Urupia

4 homeschooling a caltanissetta]

Nell'introduzione al post ho scritto che molte di queste cose non vengono insegnate nelle scuole per due semplici motivi: il primo è che spesso le scuole non sono in grado di accogliere e incorporare valori emergenti, né mettere in pratica nuovi metodi. Anzi, come la storia insegna, talvolta li ostacolano. Se da una parte si insegna ai ragazzi a pensare ed avere una mente "aperta e scientifica", dall'altra si ridicolizzano o respingono tutte le iniziative che discordano con le pratiche tradizionali o che mettono seriamente in discussione lo status quo. Lo sanno bene gli innovatori del passato che, nei più svariati campi accademici, si sono spesso ritrovati a combattere resistenze ed ostilità da parte dei loro mentori e colleghi.
 Il secondo motivo è "la trasmissione culturale": i giovani vengono educati in modo che i loro comportamenti e i loro modi di pensare soddisfino bisogni e finalità della cultura dominante. In un sistema capitalistico, dove l'economia è fondata sui consumi -e la finalità è la crescita del PIL- è necessario influenzare gli individui a comprare, possedere e desiderare sempre più cose, anche superflue. Per questo motivo, negli ambienti scolastici tutto è incentrato sul voto, sulla competizione e sul prestigio della carriera, grazie alla quale diventeremo ottimi schiavi e ottimi consumatori. L'obiettivo delle scuole è principalmente quello di sfornare specialisti da inserire nel mercato del lavoro, invece che liberi pensatori. D'altronde cervelli pensanti costituiscono sempre un grosso pericolo per chi sta al potere.

Scuola libertaria
Leggi questo post sulla scuola libertaria

Il viaggio: una scuola alternativa


bivioIl viaggio è un'università alternativa. Viaggiare significa uscire dalla "scatola chiusa" e vedere cosa c'è al di fuori di essa: la società, la culture, il sistema in cui viviamo rappresentano questa scatola dentro la quale siamo intrappolati (consapevolmente o no). Sfidare la cultura dominante che, con i suoi valori e la sua propaganda, influenza pesantemente il nostro modo di pensare e di vivere, non è affatto semplice, anzi è anche pericoloso: la scatola è la nostra zona comfort, lì ci sono tutte le nostre sicurezze. Al di fuori di essa non sappiamo cosa ci attende.
Nonostante ciò, la mia storia e le storie di viaggiatori che leggo sul web sono prove che la terapia del viaggio funziona. Questi giovani, non solo guariscono dalla depressione, ma acquisiscono anche un senso alto di solidarietà, fiducia nel prossimo, una forte consapevolezza del legame che ci unisce con la natura e il pianeta. Al ritorno dai loro viaggi partoriscono spesso idee innovative e dimostrano di saper vedere oltre la realtà apparente. Dobbiamo far viaggiare i ragazzi, dare loro una missione, farli sentire utili: più sono esposti alle potenzialità e all'offerta della vita, meno possibilità ci saranno che contraggano questo malefico senso di vuoto. Perché un giovane depresso è come un recipiente vuoto: il mondo, là fuori, è la sola fonte con la quale egli può, attraverso le esperienze, riempire la sua anima.

viaggiare cura

P.s: Se ti va, puoi guardare questo modesto documentario di viaggio, realizzato con pochi mezzi, e con l'obiettivo di mostrare modi di viaggiare e di vivere alternativi. E' una playlist divisa in 22 mini-episodi, ma sotto puoi vedere la versione integrale, senza interruzioni. Se condividi la filosofia di ciò che hai letto, considera anche la possibilità di darci una mano e aiutarci a crescere.