sabato 31 dicembre 2016

Scuola libertaria: cercasi insegnante

EDUCARE LE NUOVE GENERAZIONI CON METODI ALTERNATIVI


homeschoolingCari viaggiatori lenti (e non)
vi inoltriamo il messaggio che ci ha mandato Silvia, rappresentante di una scuola lenta in Toscana. Speriamo che la cosa possa interessare a qualcuna/o di voi o che possiate essere d'aiuto a questa iniziativa davvero interessante; questo annuncio potrebbe essere importante per chi è alla ricerca di una scuola alternativa per i propri figli o per chi vorrebbe insegnare in un posto simile. Si raccomanda la massima diffusione.

IL MESSAGGIO DI SILVIA

Ciao a tutti, siete grandi! Complimenti! 
Ho pensato di scrivere a voi per la mia ricerca. Forse la prima cosa che mi ha colpito è il vostro logo, molto simile al nostro! Voi viaggiate con lentezza e noi Scuola con lentezza!

Ho bisogno di aiuto!
Siamo una scuola parentale a Montalcino in Prov. di Siena e stiamo cercando una nuova/o insegnante/ accompagnatrice/ accompagnatore per le elementari per l'anno 2017/2018. La ricerca è veramente difficile, tanti insegnanti ci contattano ma dopo una visita sono spaventati dal fatto che i bambini fanno molta outdoor education e per tante altre ragioni che vi lascio immaginare. Ho pensato che magari potreste fare girare la nostra richiesta ai vostri contatti o in qualche modo sul vostro sito, ve ne saremo grati. 

La scuola va avanti grazie anche a molti volontari viaggiatori che passano in Toscana e si fermano per un po'. Accettiamo qualsiasi tipo di aiuto! Tutti hanno qualcosa da insegnare. Non avrei mai pensato che sarebbe stata così difficile la nostra ricerca.

homeschooling
AAA cercasi insegnante per una scuola libertaria

Un po' di info su di noi:

“Passione e condivisione di valori, liberano energie verso una direzione e un sentire comune, perché i bambini abbiano i piedi per terra per scoprire, toccare, amare e, davanti a loro, un cielo aperto di cui meravigliarsi insieme. Passo dopo passo, prendere la propria strada sicuri che un ascolto e uno sguardo sarà sempre pronto per loro...”

Da queste riflessioni nasce il nostro progetto della nuova scuola.

Dal 2011 al 2015 abbiamo avuto la prima esperienza di scuolina, una scuola che avesse come priorità il benessere dei bambini, il rispetto delle loro emozioni, l'ascolto e la condivisione reciproca nonché l'autonomia anche dei più piccini che -lasciati fare e sperimentare da soli- potessero crescere con i propri personali talenti e difficoltà. Per varie ragioni e dinamiche interne all'associazione, la scuolina ha chiuso e dopo un anno di riflessioni e scambi, si riparte da settembre 2016 con una scuola chiamata ”Poggio d'oro” sul medesimo territorio (in particolare un poggio da cui prende il nome) con una nuova associazione, tante nuove persone ed energie, memori degli errori passati che ci hanno insegnato tanto e arricchiti dalle esperienze reciproche condivise. Il territorio è quello di Montalcino (SI), poco fuori dal paese, in aperta campagna dove la natura è piena di boschi in cui avventurarsi, vigne da ammirare e scoprire, animali rifugiati ovunque e soprattutto suoni che vibrano nell'anima di ognuno, fanno da cornice alla nostra struttura, una casa dall'idea familiare, con tanto spazio intorno in cui i bambini possano sperimentare la loro libertà di imparare e di vivere.

Ma partiamo dall'inizio...

Imparare deve essere una delle gioie più grandi della vita. Crediamo che l'innata curiosità e capacità d'apprendere dell'uomo siano una sete da stimolare e nutrire il più possibile. E' grave che la maggior parte dei bambini in età scolare odi la scuola e che i ricordi della maggior parte di noi legati alla scuola siano di fatica e ansia. Imparare deve essere bello!
Tutto poi nasce però da ciò che io chiamo "esigenza punk", la necessità impellente: l'esser diventati genitori ed essersi dunque trovati a pensare con ansia e preoccupazione al futuro di queste piccole stupende creature.
Così, con un gruppo di amici provenienti da luoghi ed esperienze le più diverse, ora sul territorio per restarci insieme ai propri figli, abbiamo dato vita all'Associazione per riflettere, formarsi e agire in campo educativo. Siamo consapevoli che oggi viviamo in una società complessa e che per svolgere al meglio il compito di genitori e di educatori siano necessari strumenti e conoscenze più raffinate rispetto a ciò che era sufficiente fino a qualche tempo fa.
Crediamo inoltre che un'importante crisi di cui oggi si parla molto poco ma che contribuisce alla ben più vistosa crisi dei valori del mondo contemporaneo sia quella educativa. Trascurare i bambini e non offrire un'educazione di qualità significa fare una violenza ai più piccoli, non pensare al nostro futuro e costruire una generazione di uomini e donne che non saranno in grado di affrontare le sfide della vita. Con queste intenzioni abbiamo deciso di attivare sul territorio di Montalcino la possibilità di incontro e scambio con esperti ed educatori, in modo affrontare al meglio il delicato periodo che è l'infanzia.
educazione alternativa
Maria Montessori, famosa per essere il volto
delle vecchie mille lire
I modelli principali che ci hanno stimolato e da cui traiamo ispirazione sono quello di Maria Montessori, Rudolf Steiner, Glenn Doman, Reggio Children e le Scuole Internazionali.

Oltre alle attività di sensibilizzazione e di divulgazione in merito alla necessità di un'educazione di qualità ci siamo prefissi l'obiettivo di dar vita sul nostro territorio a una struttura educativa che accompagni in modo completo, rispettoso e gioioso i bambini nel loro sviluppo. Nella nostra scuola abbiamo fatto sperimentare con grande successo uno stare insieme di qualità e a questo punto siamo in grado di offrire un servizio efficace e strutturato a quei genitori che avvertono questa esigenza.

Ci avvaliamo della collaborazione di molte altre persone, volontari, amici, genitori, contadini, insegnanti, formatori, pedagogisti, artisti ecc. Il metodo utilizzato si basa sull’integrazione di diversi approcci esistenti. Il metodo Montessori è quello da da cui prendiamo l’organizzazione dell’ambiente, i materiali, la personalizzazione dei programmi, la libertà di essere e non di fare. Le esperienze che proponiamo vengono però anche da altre collaborazioni, come quella con lo staff degli Istituti per il Raggiungimento del Potenziale Umano fondati da Glenn Doman, e dall’esempio delle scuole di campagna nate nel Nord Europa che promuovono il contatto del bambino con la Natura. Abbiamo preso contatto per iniziare una collaborazione di confronto pedagogico con l’esperienza emiliana di Reggio Children. Sappiamo infine quanto sia importante l’Arte e la possibilità di esprimersi per i bambini. Non trascureremo infine le lingue, fondamentali per sentirsi cittadini del mondo.

Paghiamo l'affitto di un immobile e tutti gli altri compiti sono svolti in forma volontaria dai genitori. Non riceviamo aiuto economico da nessuno e nonostante questo le nostre rette (380 euro mensili) sono inferiori di altre scuole alternative (esempio quelle Steineriane). Una delle prime evidenze a cui ci siamo trovati di fronte è stata la convinzione che i primi e privilegiati educatori dei bambini debbano essere i genitori: inutile avere metodi educativi sofisticatissimi se poi la famiglia è assente.

Scuole... sì, al plurale. Perché il progetto non è legato solo alla necessità pur innegabile di dover "mettere" i bambini piccoli da qualche parte in attesa della scuola pubblica mentre i genitori lavorano. No, il progetto è a lungo termine.

Al momento abbiamo la Scuola d'Infanzia (3-6 anni) e la Scuola Elementare (6-11 anni) ma in cantiere sono anche la Scuola Media (11-13 anni). L'idea ovviamente contempla anche il Campus Superiore (13-18 anni) ma qui si sconfina nel sogno.

Un abbraccio grande grande a tutti voi


Altri post sulla scuola libertaria:

venerdì 16 dicembre 2016

5000 km di avventure con Blablacar

Bla bla car banner

bla bla car trip
Firenze - Brehan, prima parte del nostro viaggio, 1542 km
Quando nel 2006 il francese Vincent Caron cedette a Frédéric Mazzella il sito Covoiturage.fr probabilmente non immaginava che nel giro di 10 anni e dopo aver cambiato il nome nel più facilmente pronunciabile BlaBlaCar, la sua creatura avrebbe raggiunto un valore di 1,4 miliardi di euro e più di 20 milioni di utenti in 19 paesi. BlaBlaCar infatti è oggi, come molti probabilmente già sanno, la più grande piattaforma web di carpooling o, per dirlo nella sua lingua madre, di covoiturage, ovvero di condivisione di tragitti in auto.


bla bla car banner


Si tratta di una forma di sharing economy eticamente e legalmente meno controversa rispetto ad Uber o Airbnb, perché permette a chi offre i passaggi di abbattere i costi del viaggio, ma non di lucrare. I vantaggi del carpooling però non finiscono qui, tra i principali altri vantaggi: si riducono le emissioni di Co2 pro-capite e si conoscono sempre persone nuove. Da bravi viaggiatori all’insegna dell’ecologia e dell’economia, a Novembre e Dicembre di quest’anno, io e la mia ragazza Rita, già utilizzatori di Blablacar come passeggeri, abbiamo deciso di passare 40 giorni in Francia cercando di condividere più tragitti possibile, indossando per la prima volta i panni di conducenti.

La bauliera


Rita e la bauliera quasi piena
Non appena decisa la data di partenza ci siamo cimentati nella pubblicazione dell’annuncio in modo da proporci online il prima possibile. Bisognava comunicare tappe, numero di passeggeri che si era in grado di prendere a bordo, la dimensione del bagaglio per ogni passeggero e soprattutto i prezzi per le singole tratte. Per la nostra tratta Firenze - Torino abbiamo proposto: stop intermedi Lucca e Genova e numero di compagni di viaggio 3, il massimo. Per quanto riguardava i prezzi delle tratte ci siamo fidati di quelli suggeriti da Blablacar. Pochi click e l’annuncio era pubblicato.
La sera stessa ci ha contattato Maria e il giorno dopo ha prenotato il proprio posto Danilo, poi il silenzio fino al giorno della partenza.
Non eravamo riusciti a riempire l’auto: il nostro viaggio ecologico-economico non iniziava come avevamo sperato.
Arrivato il giorno della partenza io e Rita ci siamo trovati davanti alla sua Grande Punto, ognuno con il proprio bagaglio e uno zainetto. Abbiamo aperto la bauliera e dentro ci abbiamo trovato il primo grande limite del covoiturage: bisogna partire leggeri se si vuole poter prendere a bordo altri viaggiatori.
Senza dirci niente abbiamo entrambi ringraziato il cielo di non aver ricevuto la prenotazione per un terzo passeggero, non sarebbe bastato lo spazio per il suo bagaglio, e siamo partiti. A Pisa abbiamo preso a bordo i nostri compagni di viaggio
Maria e Danilo, 34 e 26 anni, lei artigiana che vive in una comune, lui dottorando in ingegneria della finanza. Una compagnia estremamente eterogenea, che proprio per questo motivo si è rivelata spunto di molte conversazioni e molte scoperte. Voi ad esempio lo sapevate perché gli exit poll -soprattutto in USA e Gran Bretagna- sono poco affidabili? Noi grazie a Danilo (all'indomani dell'inaspettata vittoria di Trump) lo sappiamo ma purtroppo non è questo il luogo e il momento per parlarne.

La condivisione delle spese


Il pagamento del viaggio viene fatto dai passeggeri direttamente online al momento della prenotazione e il denaro viene poi trasferito al conducente entro una settimana. Dopo essere partiti alle 9,00 da Firenze, alle ore 15,00 il nostro primo tragitto come conducenti Blablacar si poteva quindi dire concluso piacevolmente e senza imprevisti, se non fosse stato per un piccolo incidente di percorso successo 4 ore prima: Rita aveva ricevuto un SMS dalla madre che le faceva notare, laconicamente, che si era “scordata la patente a casa”. Mi aspettavano quindi migliaia di chilometri di strada e Blablacar come unico guidatore.


bla bla car



Se i conti non tornano


Dopo due giorni di sosta a Torino per visitare un amico è arrivato per noi il momento di ripartire ed attraversare tutta la Francia, la meta finale infatti sarebbe stata Brehan, in Bretagna. Trattandosi di un viaggio di 1200 km , avevamo previsto di fermarci una notte a Tours. L’annuncio per questo viaggio lo avevamo pubblicato non appena partiti per Torino. Si è rivelato molto facile trovare passeggeri da una delle fermate intermedie, Chambery fino a Tours, ma molto meno da Torino a Chambery: una tratta molto breve, ma estremamente costosa perché prevedeva il pagamento di oltre 45 euro per attraversare il traforo del Frejus. Anche questa volta ci eravamo fidati dei prezzi suggeriti da Blablacar che ci aveva consigliato di pubblicare un prezzo di 11 euro per la prima parte di viaggio. In questo caso il carpooling non è stata una scelta economicamente felice. Se avessimo avuto più flessibilità infatti avremmo potuto varcare il confine al Moncenisio, perdendo un paio d’ore, ma risparmiando i costi del tunnel. Avendo appuntamento alle 11 con altri passeggeri, allungare troppo il viaggio non era possibile. La sera prima di partire comunque abbiamo ricevuto la prenotazione di 2 posti da parte di Bruno, proprio per la tratta da Torino a Chambery e siamo riusciti così ad ammortizzare un po’ i costi. Col senno di poi ci siamo resi conto che avremmo dovuto impostare un prezzo più alto per il tratto che prevedeva l’attraversamento del Frejus, visto che i tempi non ci permettevano strade alternative. Magra consolazione, avuta strada facendo: il passo del Moncenisio era chiuso per neve e anche avendo avuto più flessibilità non ci saremmo potuti risparmiare la gabella di 45 euro per attraversare il confine.

La sorpresa


Quando siamo arrivati in Francia due cose ci hanno ben presto colpito: i prezzi del gasolio sensibilmente inferiori a quelli italiani e l’esistenza di appositi parcheggi per il covoiturage, ovvero aree di sosta create per l’incontro tra passeggeri e conducenti. Infatti, come ci ha poco dopo spiegato Emilien, uno dei viaggiatori che abbiamo caricato a Chambery, in Francia la condivisione di viaggi in auto è molto incentivata ed esiste una forte partnership tra Blablacar e lo stato. Emilien, 24 anni, è uno studente di scienze politiche a Chambery e musicista di un enorme collettivo di musicisti (i Tarace Boulba, ndr) a Tours, si è rivelato un piacevolissimo compagno durante quei 600 chilometri di autostrade.

autostop in francia
L'indicazione di un'area di sosta per il covoiturage
La sorpresa più grande ce l’ha però riservata Sara, che aveva prenotato due posti per questo tragitto. Sara, 18 anni, si è rivelata infatti essere il signor Ahmet, 50 anni, che viaggiava con la madre. Ahmet è Marocchino, ha vissuto 26 anni in Italia, ma negli ultimi 10 anni ha vissuto in Francia. Per noi, nelle molte conversazioni in auto, è stato un fantastico interprete e critico dei diversi stili di vita e di governo nei due paesi.
Dovete sapere inoltre che proprio la sera prima a Torino, avevo avuto un radicale e repentino ripensamento: avevo deciso che andare in Francia non era la scelta giusta, per quei 40 giorni saremmo dovuti invece andare in Marocco (paese di cui sono innamorato, ndr), e provare a vivere in una delle sue città: sarebbe stato più caldo, più economico e più esotico. Per fortuna però Rita mi ha dissuaso e il Marocco, con “Sara” a bordo, ha deciso quindi di venire da noi. Il motivo per cui Ahmet appare con un nome ed un’età diversa sul sito Blablacar? Alla fine tra tutte le belle conversazioni ci siamo scordati di chiederglielo.

Prenderla con filosofia


Dopo una notte di sosta a Tours, siamo ripartiti la mattina alle 7,00: appuntamenti Blablacar con Sylvain e Nordin. Il primo preso a bordo ad un centro commerciale nella periferia, non lontano da dove avevamo dormito, il secondo recuperato con 15  minuti di ritardo al parking minute della stazione di Tours. I parking minute sono parcheggi a sosta brevissima e gratuita, usati dai carpooler francesi per incontrarsi. Appena arrivati all'appuntamento non sapevamo se sentirci in colpa o preoccuparci: Nardin, nel suo paltò nero, spiccava all’interno dell’area di sosta per la sua aria cupa (e intirizzita). Il giovane attore e insegnante di teatro per bambini ci ha poi spiegato che doveva partire il giorno prima, ma purtroppo il conducente con cui aveva fissato l'accordo lo aveva lasciato a piedi a mezz'ora dalla partenza: non avendoci visti arrivare aveva quindi pensato ad un deja-vu. La stesso tipo di disavventura era stata raccontata il giorno prima da Ahmet, che era stato "lasciato a piedi" a Chambery, ma né il marocchino né il francese ci sono apparsi eccessivamente frustrati per l’accaduto. Evidentemente, nell'uso quotidiano del covoiturage, questo tipo di episodi sono abbastanza frequenti da costringerti a prenderli con filosofia.

Le “Vide de la France”


Le quasi 4 ore di viaggio da Tours a Brehan sono trascorse senza imprevisti, ma anche senza grandi conversazioni. La stanchezza e la voglia di arrivare alla meta iniziavano a farsi sentire. Inoltre non eravamo certo resi più loquaci dal cielo grigio e la pioggia fine, lungo 350 km di niente. Fatto salvo l’attraversamento  di Rennes per lasciare Nordine e  Sylvain e prendere a bordo Cecile e il suo ragazzo, la strada per arrivare in Bretagna è un’enorme distesa di prati, foreste ed animali allo stato brado. Proprio questi ultimi hanno catturato la nostra attenzione per tutto il tragitto: in Italia ormai non se ne vedono molti di allevamenti all'aperto, mentre in Francia ci è stato difficile percorrere più di qualche chilometro senza incrociarne almeno uno.
La Francia è infatti il primo produttore di carne in Europa, ma i suoi allevamenti, al contrario di quelli italiani, sono per lo più estensivi o semi-estensivi, caratterizzati da piccole gestioni familiari. Questo è possibile anche grazie alla bassa densità di popolazione della Francia, che è in media di 117 abitanti per km quadrato, contro i 203 dell’Italia. Nella “Diagonal du Vide” (la “diagonale del vuoto”), un’ampia fascia obliqua che percorre la Francia da Metz a Bayonne e che noi abbiamo attraversato nel tratto da Clemont-Ferrand a Tours, per ogni chilometro quadrato ci vivono addirittura meno di 30 persone. Proprio in queste sterminate assenze di esseri umani ed urbanizzazione trovano posto grandi spazi incolti, interrotti solo raramente da qualche bosco e  punteggiati costantemente da mucche, pecore e cavalli che pascolano all'aperto. Sotto un cielo che diventava sempre più grigio a mano a mano che ci addentravamo in Bretagna, il verdissimo vuoto della Francia ci ha riempito gli occhi fino alla nostra meta.

Uno dei moltissimi pascoli che abbiamo incontrato sulla nostra strada

Un bilancio


Alle 14,00 di Sabato 12 Novembre siamo finalmente arrivati a Brehan, dove ci aspettavano Patricia e Robert, che ci avrebbero ospitati per 2 settimane di workaway (quest'avventura ve la racconterò in un altro post).
In queste 18 ore di guida abbiamo percorso 1600 km, conosciuto 11 persone, emesso nell’aria 330 kg di CO2, speso 333 euro ed incassato 191 euro di rimborsi Blablacar. Arrivare da Firenze a Brehan ci è quindi costato circa 70 euro a testa. Per dare un’idea Flixbus, la più grande compagnia di autobus low-cost in Europa, con lo stesso budget ci avrebbe portato solo fino a Lione in circa 12 ore.
Certo, guidare per così tante ore è stato stancante, come lo è stato entrare, e a volte perdersi, nelle varie città per prendere a bordo gli altri viaggiatori. Inoltre, come ho già avuto modo di raccontare, i vari appuntamenti Blablacar limitano molto la flessibilità durante il tragitto e comportano un po’ di stress per arrivare in orario.
Tutti questi aspetti negativi sono però ampiamente ripagati non solo dal risparmio economico, ma anche dai tanti incontri e dalle tante interessanti conversazioni. Onestamente in 3 giorni di viaggio all'estero quante volte vi è capitato di conoscere ben 11 persone?

Inoltre, penso che sia giusto rendere a Blablacar e al covoiturage un altro grande merito: passando così tante ore in auto insieme tra sconosciuti, conversando, confrontandosi e anche sopportandosi a vicenda, ci si allena a fare una cosa che con i modi e i tempi del ventunesimo secolo cercano di farci dimenticare: si impara a stare insieme.


In viaggio con mamma e papà: Family adventure

Viaggiare in capo al mondo con la famiglia e realizzare un sogno


Sono passati ormai più di 2 mesi da quando la famiglia Durand - William, Gaëlle ei loro 3 figli, Yohan, 8 anni, Chloe, 4 e Eleanor, 1, hanno lasciato la loro fattoria di Ariège, nel sud della Francia.
Dopo la Lettonia, la Turchia e la Giordania, si parte per lo Sri Lanka! E il viaggio non finisce qui: hanno intenzione di fare del workaway per ancora un altro anno in Asia, attraversando l'Indonesia, la Malaysia, la Thailandia, la Cambogia, il Vietnam, il Taiwan, le Filippine, la Cina e il Giappone. Ma cosa ha potuto spingere una famiglia intera – in apparenza del tutto normale – a partire per un viaggio dall'altra parte del mondo con 3 bambini piccoli? Incuriositi, volevamo saperne di più e loro si sono dimostrati disponibili a rispondere alle nostre domande.

Parlateci un po' dei vostri piani. Qual è l’obiettivo?


Abbiamo sempre desiderato fare un viaggio lungo, importante, scoprire altre culture. Ma non sapevamo come, perché nei viaggi precedenti abbiamo sempre avuto l'impressione di vedere la punta dell’iceberg, senza mai riuscire ad andare oltre i soliti scambi superficiali. Ci voleva un approccio diverso. Oltre al desiderio di viaggiare, avevamo un sogno comune: costruire una fattoria autosufficiente con un forno per fare il pane all'interno. Lo scopo del nostro viaggio è di acquisire le conoscenze necessarie e, al ritorno, realizzare il nostro desiderio.

Mettersi in viaggio con 3 bambini è stato uno stimolo o un vincolo? Non è un po’ complicato?


Viaggiare con 3 bambini cambia un po’ le cose. Bisogna fare i conti con la fatica, il caldo, il trasporto. Ovviamente ci sono momenti difficili, ma fortunatamente vengono ampiamente ripagati dalle numerose e preziose opportunità di scambio e condivisione che quest’esperienza ci offre.
Quest’idea ci ballava in testa già da prima della loro nascita. La loro presenza ci ha dato un ulteriore impulso a passare all’azione. Alla loro età, non ci sono barriere tra le persone. I giochi dei bambini sono universali perché il linguaggio è ancora secondario. Si possono creare forti legami con persone da ogni provenienza e questo permette loro di vedere il mondo da un’altra prospettiva, lontana da statistiche e televisione. Un mondo in cui una famiglia può realizzare i propri sogni, sapendo che c'è sempre qualcuno, ovunque ci si trovi, pronto ad aprirti la porta per il puro piacere di condividere.

Laboratorio di bioedilizia 

Come vi siete preparati per il viaggio?


Temevamo di non trovare aziende agricole disposte a ospitare una famiglia con bambini. Abbiamo inviato alcune email in Turchia, un paese che eravamo sicuri di attraversare. Con nostra grande sorpresa abbiamo ricevuto ben 5 risposte, e tutti si dichiaravano felicissimi di poterci accoglierci. Da quel momento in poi, abbiamo capito che il nostro era un progetto fattibile.
Durante i 12 mesi di pianificazione del viaggio, abbiamo seguito la logica geografica. Per scegliere le aziende agricole, ci siamo fidati principalmente al nostro intuito e delle impressioni che provenivano dagli annunci e dagli scambi di e-mail. Anche la posizione geografica e il fatto di trovare aziende agricole diverse tra loro, hanno avuto il loro peso.

Avete già prestato la vostra opera in quattro aziende diverse. Come è andata?


Ogni esperienza è stata unica, ma tutte avevano due cose in comune: i proprietari ci hanno accolto a braccia aperte e noi tutti, inclusi i bambini, abbiamo imparato molto da loro.
In Lettonia, da Thomas, Liga e i loro 3 figli, abbiamo fatto permacultura, costruendo una cucina di legno all'aperto, mungendo le capre e facendo il formaggio. Che esperienza incredibile!
In Turchia, da Nyhal, Ceyhal ei loro 2 figli, abbiamo imparato l'omeopatia, la bioedilizia e la permacultura. Tutte cose a immagine e somiglianza del loro paese: generoso e con il cuore in mano.
Da July e Jafar, nel deserto del Wadi Rum, abbiamo contribuito alla costruzione di una diga per l’irrigazione e abbiamo dormito sotto le stelle.
Nel nord della Giordania, da Muhammad, abbiamo ammirato le città di Gerico e Gerusalemme dai lucernari della sua casa. Lì, abbiamo contribuito a costruire un luogo di relax e ci siamo occupati della conservazione delle palme da dattero. 
In tutte le aziende, abbiamo organizzato laboratori di panificazione e creazione di lievito naturale. Siamo anche ripartiti con 2 kg di sementi antichi, non ibridi e non sterili, che stiamo distribuendo ad altri agricoltori a ogni nuova tappa.

“Nel deserto è stato bellissimo, è andato tutto bene. Ho visto come si cuoce il pane nella sabbia. A casa provo a farlo anch’io” ha detto Yohan. 

Gli scambi culturali sono stati all'altezza delle vostre aspettative?


In termini di scambi umani e di apprendimento, siamo rimasti strabiliati. Oltre a creare forti legami con i nostri ospiti, abbiamo anche conosciuto altri volontari, alcuni dei quali si sono già prenotati per aiutarci a costruire la nostra fattoria, quando faremo ritorno in Francia!

Fino a oggi che cosa avete imparato?


All'inizio arrivavamo con un programma in mente sul da farsi... ma poi abbiamo cambiato atteggiamento perché nulla è davvero prevedibile. Adesso viviamo più alla giornata e improvvisiamo a seconda della situazione.
Soprattutto, prendere esempio dalle persone che, nonostante la mancanza di risorse, hanno deciso di realizzare i propri sogni, ha rafforzato in noi l'idea di perseguire i nostri. Non tutto dipende dai soldi. Faremo tesoro di tutto ciò che ci ha ispirato lungo il cammino.

Lavoro di squadra

Che consigli dareste alle famiglie che desiderano partire per un viaggio lungo come il vostro?


Pianificare in anticipo e con cura i vari spostamenti. Prima di partire, è importante intrattenere una corrispondenza con gli ospiti, via e-mail o altro, al fine di evitare ogni malinteso. Bisogna prendere in considerazione le necessità dei bambini e scegliere i luoghi più adatti. Personalmente, abbiamo preferito aziende che non erano troppo lontane tra loro, e abbiamo evitato le comunità. Un ultimo consiglio: fate volontariato piuttosto che turismo. Ma questa è la nostra esperienza. Ogni famiglia è diversa. 

Ringraziamo questi grandi avventurieri per seminare tanta energia positiva in tutto il mondo! Che il raccolto possa essere abbondante, quando tornerete a casa!


Seguite il loro blog o la loro pagina Facebook.

martedì 13 dicembre 2016

Hospitality Club

La testimonianza di Alessandra, viaggiatrice e host di Hospitality Club


Un'alternativa a couchsurfing

Il web è pieno di esempi di viaggiatori che si guadagnano da vivere raccontando o filmando i propri viaggi e vendendo i loro racconti e filmati come documentari o articoli; io conosco un modo diverso per viaggiare ma anche per ospitare. Grazie a questo modo ho anche "trovato lavoro" semplicemente restando a casa. Sì, proprio così, restando a casa.

Da tempo sono iscritta a hospitalityclub che, per chi non lo conoscesse, è il cugino di couchsurfing.

alternative a couchsurfing

Hospitalityclub è usato meno dai giovani e più dai "vecchi" viaggiatori. All'interno del sito non troverai chat, incontri e cose di questo genere. Il sito è molto semplice da usare. Scegli il luogo dove vuoi andare, leggi il profilo e i feedback delle persone che ospitano in quel luogo, infine invii la richiesta. Semplice e diretto. Per altre informazioni vi rimando alla pagina delle domande più frequenti, creata appositamente per gli aspiranti membri (qui)

Qualche anno fa, aprendo la posta elettronica, leggo la mia prima richiesta di ospitalità da parte di una signora tedesca che vive in Sicilia ed è in tour verso la Puglia. Vuole spezzare il viaggio e quindi fermarsi da me in Basilicata. Accetto la sua richiesta: è così che conosco Sybille, un'intraprendente donna tedesca che tanti anni fa ha deciso di trasferirsi in Italia, aprendo nel frattempo un negozio in Germania, una bottega di vini e degustazioni di prodotti tipici del sud Italia (il negozio, però, è gestito dai suoi figli). Al momento dell'ospitalità Sybille mi rivela che si sta dirigendo in Puglia proprio per acquistare nuovi vini pregiati. Si dà il caso che anche io ho aperto da pochissimo un laboratorio di conserve sott'olio. Piccole leccornie in vasetto tipiche e atipiche della Basilicata. Lei è una delle mie prime clienti! Oltre ad aver conosciuto una persona interessante e amabilissima ho trovato anche un nuovo acquirente (e questo lo devo grazie a hospitalityclub!). Da qualche tempo, quindi, la mia passione per l'ospitalità è diventato anche un lavoro: molti viaggiatori vengono apposta da me per degustare i prodotti tipici regionali e portarsi a casa qualche souvenir gastronomico.
Si ospita però soprattutto per passione: ciò che nasce dalla relazione e dall'incontro è sempre una sorpresa, ogni volta diversa. Ospitare, dopotutto, è un po' come viaggiare: accogliendo il mondo a casa propria sono tante le persone interessanti che si possono conoscere e lo scambio culturale che può nascere. In conclusione, se vi piace viaggiare e conoscere la gente del posto, oppure se vi piace l'idea di ospitare viaggiatori da tutto il mondo vi consiglio di entrare nel circuito di hospitalityclub: meno affollato del couchsurfing, frequentato da viaggiatori genuini e, soprattutto, libero da interessi commerciali.

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lunedì 12 dicembre 2016

In cammino da Dana a Petra

viaggiare slow
Questo post è parte del progetto Digital Nomad in collaborazione con National Geographic Traveller.

Chi non risica non rosica.

I miei piedi e le mie caviglie mi stavano avvisando senza mezzi termini che avevo abbondantemente superato il mio limite consentito di resistenza fisica. Entro la fine del secondo giorno di escursione sarei già arrivato a coprire circa 40 km su sentieri scoscesi, scalato oltre i 1000 metri di altezza sul livello del mare in almeno tre occasioni prima di scendere a fondovalle e camminare lungo letti di fiumi prosciugati e attraverso stretti canyon.

viaggiare slow

Era la promessa di un premio che mi spronava a proseguire, camminando e cadendo, per ben tre giorni e 60 km di tragitto. Andavamo da Dana a Petra, un tragitto considerato come uno dei più bei percorsi escursionistici del Medio-Oriente e come parte del Percorso Abraham che si snoda per 1000 km attraverso Israele, la Giordania e la Turchia (la sezione siriana è tristemente inaccessibile per il momento). Benché la nostra escursione fosse la versione breve del classico percorso di 6 giorni, lo stavamo ulteriormente concentrando in tre lunghi giorni.

viaggiare slow

Quando seppi che questo percorso avrebbe fatto parte del nostro itinerario in Giordania, mi sentii elettrizzato sapendo che sarei entrato in Petra passando dalla porta posteriore. Ciò che non potevo immaginare erano le gratificazioni che avrei sperimentato lungo il tragitto.
Condotti dalla nostra guida Murad Arslan della Terhaal Adventures, iniziammo con una prima giornata relativamente semplice partendo dalla cima della valle di Dana, circondata dalle case di pietra per lo più abbandonate dell'Era Ottomana del villaggio di Dana. Camminammo verso Feynan Eco Lodge, distante 14 Km dal fondo della valle. Il nostro percorso seguiva i contorni di tutta la valle del fiume scendendo ripidamente dapprima dinanzi al margine tortuoso del corso del fiume prosciugato poi, dopo un ulteriore dislivello di circa 1000 metri, cambiava la vegetazione, da uno scenario di arido deserto agli alberi di oleandro e di ginepro del territorio sudanese.

viaggiare slow

Se il nostro primo giorno è stato un piacevole inizio, il secondo fu al contrario molto più impegnativo. Partimmo da Abu Sakakeen e ci arrampicammo da una valle alla cima di una montagna per ben due volte, su percorsi ampiamente inesplorati che avremmo trovato con molta difficoltà senza la guida. Partimmo più tardi di quanto Murad sperasse e mentre camminavamo ci spronava di continuo, sempre più consapevole della distanza che avremmo dovuto coprire prima del tramonto.

viaggiare slow

Lo spettacolo di Wadi Araba, parte della grande Valle di Rift, era una irresistibile distrazione e volli fermarmi per ammirare alle mie spalle il panorama che si stendeva per molte miglia ad occidente, molto al di là del confine israeliano. Murad puntò verso zone oscure sul lato più distante della valle, terre irrigate sui Kibbutzin di Israele. La prima cosa che vedemmo fu uno stormo di uccelli,  poi, un paio di falconi migranti ci sorvolò e fece due giri intorno alle cime montuose.

viaggiare slow
Un percorso lento e insolito da Dana a Petra

viaggiare slow


Nel corso di tutta l'escursione di quel giorno, durata 10 ore, abbiamo incontrato solo quattro persone: un gruppo di cacciatori che ci salutò calorosamente prima di scomparire nella boscaglia con i fucili in braccio. Al tramonto eravamo ancora distanti dal nostro campo di appoggio e percorremmo gli ultimi due chilometri in un'oscurità color pece, arrivando al campo base allestito dai nostri ospiti beduini nel remoto Shkaret Umseid bel oltre il previsto. La zuppa di lenticchie e il pollo grigliato che ci avevano preparato meritarono pienamente quella notte di viaggio.

viaggiare slow


L'ultimo giorno fu enormemente più facile benché a quel punto i nostri piedi e le nostre gambe doloranti percepivano ogni metro come un chilometro. La Piccola Petra fu il luogo dove ci fermammo per mangiare. Questo sito Nabateano poteva essere privo della grandezza e dello splendore del sito maggiore di Petra, ma era un luogo altrettanto importante per la storia di Petra. E' qui che i visitatori della città antica erano ospitati (pochi erano gli autorizzati ad entrare nella capitale Nabateana), ed era nella Piccola Petra che si svolgevano la maggior parte degli scambi. Ci sono delle facciate finemente scolpite e, nonostante sia gratuito visitarla, non vi abbiamo visto più di 10 visitatori durante un'ora e più di sosta.

viaggiare slow

viaggiare slow

 La Piccola Petra e Petra distano circa 8 km di camminata, prima percorsa lungo una strada polverosa e poi su e giù in una serie di ripidi corridoi. In questo tratto finale, fummo accolti da un forte vento, particolarmente inopportuno visto che alcuni pezzi del tragitto si inerpicavano lungo dei cornicioni angusti scavati nella montagna, con la vista sull'orlo di un precipizio che ho provato a tenere il più possibile lontano dai miei pensieri. Murad ci spiegò quanto fosse più precario il sentiero fino a quando non furono fatte delle migliorie nel 2013; gli fummo grati di non averlo saputo prima di arrivarci. La nostra escursione passò per il sito di Petra attraversando il Monastero e al prima cosa che colpì il nostro sguardo fu la famosa facciata. Mi accovacciai con Murad gustando un succo di frutta prima di scendere insieme verso il centro di Petra, sentendomi serenamente compiaciuto per i nostri sforzi mentre lasciavamo che una manciata di visitatori ci superasse sul dorso dei loro muli.

viaggiare slow
Petra, sito archeologico della Giordania

Articolo originale tratto da Hiking from Dana to Petra
Tradotto da Laura Rossetti

venerdì 9 dicembre 2016

L'età non conta

Non importa la tua età, viaggiare non ha limiti

viaggiatori over
Pubblicato sulla nostra pagina FB.

L’età è solo un numero, giusto? Lo si sente dire ovunque si vada. E sì, l’età è solo un numero. Ma quanti di voi ci credono davvero?

Qui a Workaway (organizzazione mondiale di volontariato e scambi alla pari) abbiamo un’età complessiva di 345 anni (ce lo siamo inventato, ma avete capite cosa vogliamo dire) e abbiamo nuove storie di viaggio ogni giorno. E per noi l’età è davvero solo un numero, dormiamo negli ostelli con persone venti anni più giovani di noi, incontriamo persone 20 anni più vecchie di noi (e maledettamente più sagge di noi) e ci imbattiamo in persone con incredibili storie di disabilità.
Ma chi siamo noi per parlare?

Lasciamo che questi viaggiatori parlino per noi, queste persone ci mostrano che il cielo è il limite e come trovino sempre il modo per girare il mondo.


Keith Wright - 95 anni


anziani in viaggio
Keith Wright a 95 anni è “il più anziano backpacker” del mondo

Keith Wright, un pensionato del Queensland, ha cominciato a viaggiare da solo all’età di 85 anni. Il suo primo viaggio fu un giro della Turchia in autobus. Da allora ha viaggiato per il mondo con un budget ristretto, risparmiando denaro negli anni per i voli e gli ostelli. “Ho viste cose che la maggior parte dei turisti non hanno visto perché cammino per le strade secondarie e prendo treni o autobus fino alle città vicine per trascorrere la giornata”, dice. Keith sembra proprio il ragazzo che fa per noi! Dormire in ostelli con budget super limitato a 95 anni!Che tipo!

Cory Lee 


viaggiare con disabilità
Cory Lee gira il mondo sulla sedia a rotelle

L’obiettivo di Cory è quello di visitare ogni continente, persino l’Antartide, sulla sua sedia a rotelle.

Dopo la diagnosi di atrofia muscolare spinale all’età di 2 anni, Cory, che ora ne ha 26, ha sempre vissuto sulla sedia a rotelle. Tuttavia, non permette che questo gli impedisca di viaggiare per il mondo e ha addirittura avviato il suo blog personale sui pro e i contro del viaggiare con una disabilità, con tantissimi consigli per altri viaggiatori su sedia a rotelle. Cory è un’ispirazione continua per il mondo dei blogger e uno dei più talentuosi scrittori là fuori!

Karen Edwards


viaggiare con bambini piccoli
Una neonata di 10 settimane gira il mondo per 10 mesi

Quando hai 9 mesi di maternità, perché non viaggiare per il mondo con il tuo bambino appena nato? Karen Edwards, 31 anni, e il suo compagno Shaun Bayes di Londra hanno fatto esattamente questo! Dopo aver preparato uno zaino, la famiglia ha messo via il resto delle proprie cose, venduto la propria auto e dato in affitto la propria casa a Londra! Hanno viaggiato attraverso l’Asia, l’Australia e la Nuova Zelanda per 10 mesi durante il loro congedo dal lavoro. “Prima che rimanessi incinta io e Shaun eravamo dei backpacker convinti e tutti hanno pensato che fossimo matti quando abbiamo detto che avremmo portato con noi Esmé dopo il suo arrivo” dice Karen. Forse abbiamo trovato la backpacker più giovane del mondo?

Tony Giles


disabilità
Tony Giles non vedente e sordo all’80 % da entrambe le orecchie

Tony ha messo piede in tutti e sette i continenti del pianeta, ha raggiunto il suo obiettivo di visitare tutti i 50 stati U.S.A., attraversato il circolo polare artico, visitato tutti gli stati sudamericani e le dieci province canadesi. È totalmente cieco e sordo all’80% da entrambe le orecchie senza i suoi apparecchi acustici e, inoltre, ha subito un trapianto di reni nel dicembre del 2008. Ha scritto diversi libri sulle sue avventure in giro per il mondo e ha un suo sito web.
I libri rappresentano dei diari di viaggio sulle osservazioni e le esperienze di una persona non vedente durante i suoi viaggi in giro per il mondo. Ora, davvero pensiamo di non avere più scuse per non viaggiare!?

Megan


viaggiatori con malattie diagnostiche
Una donna visita le sette meraviglie del mondo dopo la diagnosi di cancro

L’anno scorso Megan, 31 anni, è caduta mentre si arrampicava nello Yosemite National Park. Subito dopo è stata colpita mentre guidava una Vespa. E ancora, poco tempo dopo, le è stato diagnosticato un cancro alla pelle. Tutto nello stesso mese. È stato allora che ha realizzato che non ci sarebbe stato momento migliore di quello per completare la sua lista di cose da fare prima di morire e visitare tutte le sette meraviglie del mondo, in soli 13 giorni! ”Tutti quanti hanno un’unica possibilità di vivere la vita che vogliono vivere” ha detto Megan “È solo questione di ascoltare se stessi.”

Che storie d’ispirazione! Nonostante capiamo che viaggiare non sia possibile per chiunque al mondo, non importa che sia per l’età, disabilità, soldi o altro, pensiamo che quelli che REALMENTE lo desiderano possono trovare il modo. Perciò, ragazzi, continuate a viaggiare!

Tratto da:
Tradotto da:
Laura Muzi

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Con lo zaino in spalla a tutte le età!

mercoledì 7 dicembre 2016

Come fare autostop

Mini guida all'autostop


Che si tratti di un passaggio giusto fino al negozio di quartiere, oppure ai quattro angoli del globo e comunque per ogni evenienza, serve sempre del buon senso nella follia dell'autostoppismo. Viaggiare con degli sconosciuti può diventare pericoloso, quindi, se si vuole che l'esperienza resti divertente e memorabile, servono preparazione, istinto e conoscenza delle regole.

Parte 1 di 3 - Preparazione


come fare autostop

1. Investire in una buona mappa: una cartina dettagliata è sempre una buona spesa; in alternativa, carte gratuite di qualità accettabile si possono reperire presso gli alberghi, gli aeroporti, le stazioni e gli uffici turistici. Anche i punti di accoglienza che si trovano nei vari Stati e lungo le superstrade dispongono di buone mappe della rete stradale, ma di solito le migliori cartine viarie gratuite si reperiscono presso le compagnie di auto a noleggio.
- servono mappe che indichino i numeri delle strade, le aree di sosta e le stazioni di rifornimento;
- una buona mappa produce una buona impressione nei confronti di chi guida, presentandovi come persone serie e preparate.

autostop

2. Saper trovare un buon punto per fare autostop: in prossimità delle uscite autostradali il traffico è generalmente lento e ci sono spazi dove accostare e caricare un passeggero. Anche i cartelli stradali ed i semafori offrono buone possibilità, perché essi consentono al conducente di osservarvi e prendere una decisione con più calma.
- accertarsi di essere sul lato della città e sulla carreggiata rivolti nella direzione in cui si vuole andare; se si viaggia verso ovest, ad esempio, conviene spostarsi sul lato occidentale della città;
- scegliere in rettilineo (700 metri in ciascuna direzione), meglio se in salita, così da esser visibili per lungo tempo.
- cercare un tratto di strada dove la velocità non supera gli 80 km all'ora, accertandosi che le auto procedano nella direzione giusta;
- scegliere un posto ben illuminato, non solo per la sicurezza, ma anche per farsi vedere meglio.

autostop

3. Viaggare leggeri ma con scorte per piú giorni: meno peso ci si porta dietro e meglio si viaggia; é meglio evitare le valigie ed i sacchi per la spazzatura, optando piuttosto per uno zaino. Portate il necessario per un'escursione di tre giorni, nel caso vi bagniate e non troviate un passaggio. Prevedete inoltre di avere:
- almeno due contenitori per l'acqua;
- integratori alimentari;
- protezione solare e contro gli insetti;
- sacco a pelo ed una piccola tenda;
- una giacca di scorta ed una mantellina od un poncho per la pioggia, calze di ricambio, mutandoni e canotta a manica lunga, un cappello e stivali;
- caricabatterie per il telefono, se necessario;
- non portare oggetti che abbiano un valore affettivo;
- eventualmente, uno spray al peperoncino, soprattutto per le donne, ma tenendo a mente che in alcuni paesi si tratta di un prodotto illegale;

come fare autostop

4. Preparare, magari, un cartello: dimostrerá che prendete il vostro viaggio sul serio ed avete una percorso od una meta definiti; per scrivere il cartello, usate un pennarello nero indelebile su di un cartoncino: siate concisi e scrivete in maiuscolo, cosí da rendere il testo facile e comodo da leggere.
- scrivere il nome di una grande cittá che si trova nella direzione in cui viaggiate, come LONDRA, PARIGI, NYC, puó essere una buona idea; mantenetevi entro un raggio tra i 30 e gli 80 km;
- indicare una distanza, intorno ai 20 km, é un'altra valida possibilitá. Molte persone guidano all'incirca per questa distanza;
-  un cartello spiritoso puó attirare meglio l'attenzione; se avete spazio, provate ad inserire qualche battuta, come "Abbracci gratis", "Mi piacciono i tacos" o "Non morde".

come fare autostop

5. Conoscere la legge: le norme sull'autostop cambiano di posto in posto; la pratica é, ad esempio, legale in 50 stati in America, ma le modalitá sono diverse per ciascuno stato. In linea di massima, bisogna evitare le superstrade.

come fare autostop

6. Digitalizzare tutti i documenti: scannerizzare la carta di identitá ed il passaporto, in caso di viaggi internazionali, ed inviarseli per posta elettronica, in modo che sia possibile stamparne una copia in biblioteca qualora vadano perduti. Se si tratta del passaporto, bisognerá presentare la copia in ambasciata e seguire la procedura per il rilascio del nuovo documento;
- prima della partenza, procurarsi il numero dell'assistenza per la carta di credito: in caso di smarrimento, chiamarlo subito per bloccare la carta e richiederne una sostitutiva ad un indirizzo dove siete certi di riceverla, come l'ambasciata.

come fare autostop

7. Prepararsi economicamente: occorre avere sempre del denaro di riserva ed una polizza di viaggio in quanto gli imprevisti sono sempre dietro l'angolo ed un'assicurazione é di grande aiuto in questi casi. Anche il denaro di scorta é utile per trovare cibo e riparo qualora si rimanga bloccati in un posto piú a lungo del previsto.

autostop

8. Attenzione al meteo: la pioggia non accresce le probabilità di ricevere un passaggio, soprattutto quando si è inzuppati; la neve, al contrario, offre migliori speranze; la gente, infatti, non si preoccupa di qualche fiocco di neve, facile da spazzare via dalle fodere, mentre la pioggia tende a penetrare nei sedili.
- in caso di pioggia, un poncho facile da ritirare od un ombrello possono rassicurare i conducenti sul fatto che i sedili della loro auto non verranno inzuppati;
- la scelta migliore è quella di attendere la fine del temporale, se ve n'è  il tempo, in un posto caldo come una trattoria, un caffè, una biblioteca, ecc..

Parte 2 di 3 - sicurezza


come fare autostop

1. Scegliere quali passaggi accettare: consente oltretutto di viaggiare piú rapidamente, in quanto spostarsi per 50 km scendendo presso un distributore o ad un'area di sosta risulta piú vantaggioso che percorrere 100 km ma trovarsi poi in un punto poco idoneo per proseguire in autostop.
- se dopo due ore si é ancora in attesa di un passaggio su una via principale, significa che ci si trova sulla strada o sulla carreggiata sbagliata;
- non accettare mai passaggi da persone che non sembrano sobrie; sono ancora in  molti a bere e poi guidare, nonostante questo sia spesso illegale;
- non vergognarsi a interrogare il conducente per conoscerlo meglio; chiedere dove stia andando e per quale motivo puó aiutare ad accertarne le intenzioni.

autostop

2. Non accettare qualunque passaggio: anche in casi disperati la sicurezza viene prima di tutto. Se avete un cattivo presentimento, non salite a bordo di un'auto neppure se é la prima a fermarsi dopo ore. Non vale la pena rischiare, meglio attendere l'auto successiva e fare sempre attenzione a:
- auto sporche o puzzolenti, segno che chi le guida é poco attento a se stesso e quindi pure agli altri;
- bottiglie e lattine a bordo, soprattutto se vuote e di alcolici, perché potrebbero indicare che il conducente non é sobrio;
- auto con molte persone a bordo, che potrebbero quindi essere in vantaggio se volessero approfittare di voi;
- le persone che fissano con insistenza o che evitano il contatto visivo spesso nascondono qualcosa;
- persone arrabbiate, aggressive o impazienti che, oltre a rendere meno piacevole il viaggio, guidano solitamente in modo poco sicuro.

come fare autostop

3. Fidarsi dell'istinto e saper rinunciare: se non vi sentite a vostro agio con chi si ferma, anche a viaggio iniziato, non esitate a rifiutare decisamente il passaggio; se siete già saliti a bordo, chiedete di scendere alla prima area di sosta e, se questo non funziona, usate qualcuna delle seguenti scuse:
- "mi spiace, ma speravo di arrivare piú lontano."
- "oh no, ho dimenticato una cosa in cittá! Grazie del passaggio, ma devo tornare indietro."
- "ohi, non mi sento bene", cercando di sembrare nauseato. In genere la gente non vuole che le si vomiti in macchina.

come fare autostop

4. Restare in contatto con gli amici e la famiglia: prima di partire, é bene informare parenti e amici sulla destinazione e sulla durata del viaggio; in questo modo, se qualcosa dovesse andare storto e state via piú a lungo del previsto, potranno avvisare la polizia e mandare qualcuno a cercarvi.
- prima di salire in un'auto, puó essere utile inviare un messaggio con il numero di targa ad un amico, cosí da facilitare le ricerche della polizia qualora scompariste;
- una volta a bordo, chiamate magari un amico dicendo dove siete; in questo modo, se anche il conducente avesse cattive intenzioni sarebbe più restio a metterle in atto.

come fare autostop

5. Non fare l'autostop di notte: non solo perché le strade sono piú pericolose, ma anche perché la minore visibilitá vi renderebbe piú facile venire investiti da un'auto che caricati a bordo. Inoltre, la gente tende a commettere piú crimini approfittando della copertura che la notte offre, quindi é meglio cercare un posto dove campeggiare od un motel.

come fare autostop

6. Tenere sempre il bagaglio con se': se lo si mette nel bagagliaio, il guidatore potrebbe portarselo via quando scendete dall'auto, lasciandovi senza mezzi per un certo tempo.
- tenere su di se' gli oggetti preziosi, come portafogli e telefono; in questo modo, si disporrá di denaro e mezzi di comunicazione anche se il bagaglio viene perso;

come fare autostop

7. Farsi accompagnare da un amico se si é una femmina oppure alle prime armi: viaggiare in coppia é generalmente più sicuro, soprattutto per le femmine e se ci si accompagna ad amici che hanno giá fatto simili esperienze; in questo modo ci si sentirà più tranquilli ed al riparo dagli errori. Un amico aiuterà anche a superare i momenti di noia e frustrazione.
- per contro, alcuni sostengono che é più difficile ottenere un passaggio se si é in compagnia.

Parte 3 di 3 - Aspetto e comportamento.


come fare autostop

1. Sorridere ed essere accattivanti: dato che ci può volere molto tempo prima di ricevere un passaggio, tanto vale approfittarne per fare qualcosa di allegro, come cantare, ascoltare musica o suonare la chitarra; conviene invece evitare di restarsene seduti o leggere un libro per non sembrare annoiati o scontrosi e non distrarvi dalle occasioni di ricevere un passaggio. Evitare anche di fumare, bere, drogarsi o cose simili, dato che non tutti sono di ampie vedute su queste cose e si ridurrebbero di conseguenza le possibilitá di ricevere un passaggio.
- se qualcuno vi grida contro o vi fa gesti volgari, non rispondete, ma sorridete e fate finta di nulla;
- se iniziate a innervosirvi, prendetevi 15-20 minuti di pausa in un caffé oppure fatevi un pisolino; le persone che sembrano irritabili vengono prese a bordo meno volentieri;
- fare qualcosa di divertente mentre si aspetta, come musica, giocoleria o danza, vi rende piú visibili e curiosi, aumentando cosí le probabilitá di ottenere un passaggio;
- tenere le braccia incrociate o le mani nelle tasche fa apparire annoiati e scontrosi; é meglio sorridere, fare un cenno con la mano e salutare.

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2. Mantenere un aspetto pulito e presentabile: vale tanto per il corpo quanto per gli abiti; un aspetto trascurato vi fará apparire come un senza tetto od un carcerato in fuga piuttosto che come un viaggiatore e le persone non offrono in genere un passaggio ai senza tetto ed agli evasi.
- presentarsi sempre pettinati e rasati di fresco;
- indossate abiti puliti, senza strappi o stropicciature.

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3. Vestirsi come i locali: le persone amano chi si comporta come loro; se vi trovate in un quartiere operaio, indossate jeans e camicia di flanella mentre una camicia con il colletto é adatta se vi trovate tra impiegati.

come fare autostop

4. Capire quali abiti evitare: a partire da indumenti sporchi, strappati, scoloriti o stropicciati che vi farebbero apparire come senza tetto od evasi in fuga, con poche speranze di ottenere un passaggio; é anche meglio non indossare occhiali da sole perché impediscono il contatto visivo e potrebbero suggerire che stiate nascondendo qualcosa.
- abiti scuri danno un aspetto intimidatorio e rendono le persone piú difficili da vedere, al contrario dei vestiti chiari e colorati;
- i capelli troppo corti vengono spesso associati a prigioni e sanatori, da cui le persone potrebbero pensare stiate fuggendo, soprattutto se vestite abiti stropicciati;
- barba e capelli lunghi danno invece un'idea di sporcizia.

come fare autostop

5. Essere attenti e rispettosi degli altri autostoppisti: quando ne incontrate, provate a conversarci e magari, se viaggiate nella stessa direzione, a fare un tratto di strada insieme, dato che viaggiare in gruppo é più sicuro; se invece hanno altre destinazioni, fatevi da parte ed aspettate il vostro turno.
- gli altri autostoppisti possono dare molti consigli su come viaggiare ed informazioni sulla zona dove vi trovate;

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6.  Cordialità: dovendo trascorrere un certo tempo in auto, nessuno desidera trovarsi imprigionato in un silenzio imbarazzante; a molti guidatori non dispiace parlare ed alcuni inizieranno pure a conversare con voi, chiedendovi del vostro viaggio, di dove andate,ecc.. Non siate quindi imbarazzati nel fare anche voi domande, ma riducendo al minimo le questioni personali, almeno prima di aver preso confidenza con il guidatore.
- se si viaggia un un paese straniero, conviene studiarne un poco la lingua per poter sostenere la conversazione, dal momento che molte persone offrono passaggi proprio per avere compagnia;
- una conversazione brillante puó anche far guadagnare un pranzo gratis, un passaggio piú lungo od informazioni utili; peró, se anche si accetta il pranzo, non bisogna mai chiederlo. Usate il buon senso, ad ogni modo;
- evitare argomenti delicati, quali politica, razza o religione, in quanto potrebbero portare la conversazione su toni affatto amichevoli.


7. Pianificare le fermate: puó convenire parlare di dove verrete lasciati giá all'inizio del viaggio, chiedendo che sia un posto sicuro, ad esempio un distributore; conviene pure che sia un posto ai limiti della cittá, perché é difficile fare autostop in centro.
- le aree di sosta dei camion sono validi posti dove fermarsi con buone probabilitá di rifornirsi e trovare un nuovo passaggio.


Consigli:

- attraversare gli Stati Uniti richiede da 4 a 6 giorni e ci si muove più rapidamente da ovest ad est che viceversa;
- avvantaggiarsi delle vacanze potrebbe avere anche controindicazioni: è vero che ci sono più auto lungo le strade, ma in genere sono anche più cariche di persone;
- alcune buone mappe da cercare: negli Stati Uniti, la guida Rand McNally la si trova nelle aree di sosta per camionisti; nel Regno Unito, la Ordinance Survey Map, pur non essendo una base cartografica, é comunque migliore che la carta nazionale A5 e puó essere ritirata gratis nelle biblioteche;
- siate sempre cortesi con chi si ferma per darvi un passaggio e ricordate di ringraziare; puó capitare che qualcuno vi offra un omaggio, in tal caso accettatelo;
- molte persone sono piú propense a offrire un passaggio a chi sta già camminando lungo la via; peró non abbandonate un posto favorevole, dove le auto possano fermarsi, che vi garantisce di per se' maggiori possibilità che non il camminare in una zona poco adatta per l'autostop;
- nel Regno Unito ed in gran parte d'Europa, simpatizzate con un camionista e fatevi regalare una carta tachigrafica usata; mostrandola agli altri camionisti in transito, penseranno che siete un collega ed avrete maggiori probabilità di ottenere un passaggio;
- il "pollice dell'autostoppista" non viene riconosciuto in alcune parti dell'Asia; nella Corea del Sud si tenda piuttosto il braccio, con il palmo rivolto in basso, per poi fare cenno per chiedere di avvicinarsi;
- auto con bambini a bordo, camper e  località turistiche offrono minori probabilità di ottenere un passaggio;
- nella maggior parte dei paesi europei, èé consentito fare autostop sulle strade secondarie, ma non sulle superstrade od in autostrada;
- una radio CB portatile, od altro sistema di comunicazione amatoriale, puó diventare il vostro migliore amico;
-in alcuni paesi è necessario familiarizzare con il sistema numerico delle targhe. Per esempio, in Francia, ogni numero di targa corrisponde a una città precisa o ad un dipartimento. Se state cercando di raggiungere Parigi, uno stemma a destra con il numero "75" è la targa che state cercando. Per altre info clicca qui.

Avvertenze:

- non fare autostop vicino ad un'auto in panne, per non attirare l'attenzione della polizia o del proprietario; inoltre, molte persone vi rifiuteranno il passaggio dopo aver scoperto che l'auto non è vostra;
- attenzione alla polizia: anche se la pratica è legale, potrebbero fermarvi per un controllo;
- non fare autostop di notte, salvo in zone ben illuminate, o nei giorni di paga, quando potreste essere raccolti da autisti ubriachi;
- salire in auto con uno sconosciuto è sempre un rischio; prudenza e buon senso sono di aiuto, ma non bastano a proteggere dai malintenzionati;
- non posizionarsi in zone dove gli autisti devono fare attenzione alla strada, come incroci o zone dove giocano i bambini;
- in alcuni paesi, ad esempio in Iran, il pollice alzato puó essere scambiato per un insulto;
- posizionarsi sulle superstrade é pericoloso; si puó valutare se la rampa di accesso sia più sicura rispetto alla carreggiata principale;
- per le donne che viaggiano da sole, i rischi sono maggiori; se possibile, è meglio muoversi in compagnia;
- mettere in conto le lunghe attese, soprattutto se ci si trova in un punto sfavorevole, dove ci possono volere 2 o 3 ore, o pure giorni, prima di trovare un passaggio; valutare quindi la possibilità di incamminarsi o prendere un taxi per spostarsi in una zona migliore;
- ricordare che l'autostop non é consentito ovunque.
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Tratto da:
http://www.wikihow.com/Hitchhike
Traduzione di Roberto Degano


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