giovedì 28 gennaio 2016

Viaggio lento in Cappadocia, Turchia (II parte).

viaggio in turchia

"Era il 26 dello scorso giugno quando con alcuni amici decisi di raggiungere la Cappadocia in autostop da Gaziantep, città del sud della Turchia, dove vivevo al momento, svolgendo il Servizio Volontario Europeo per l’associazione turca "Gaziantep Egitim ve Gençlik Dernegi" e grazie all’associazione italiana d’invio ScambieuropeiL’idea iniziale era quella di partire e tornare in autostop, con un folto gruppo di persone (circa 15), separandoci per macchine durante il tragitto, come avevamo già fatto altre volte, e dandoci quindi un meeting-point finale: Nevsehir. Come è facile che capiti quando si tenta l’impresa di un viaggio in autostop “di gruppo”, qualcosa andrà storto e perderemo presto il resto della squadra. La rivedremo, poi, soltanto una volta rientrati a casa, a Gaziantep. Non avrebbe potuto andare meglio, perché da quell’imprevisto nascerà una grande avventura". Questa è la seconda parte del viaggio lento di Valentina Locatelli. Non perdetevela!


Una volta raggiunto il nord della Turchia ci rendiamo subito conto di quanto sia difficile fare l'autostop qui, almeno rispetto ai territori meridionali, dove non fai in tempo ad alzare il pollice che ci sono già almeno 3 camion che rallentano ed un auto che ti fa i fari! Dunque siamo costretti a camminare. Camminiamo, camminiamo, camminiamo, ma nessuno sembra minimamente intenzionato a fermarsi. Poco male, ci diciamo, la meta non è poi così lontana: nella peggiore delle ipotesi ci arriveremo a piedi. Dopo qualche ora di cammino, quando ormai siamo determinati a raggiungere Goreme a piedi e mancano pochi chilometri, un’auto minuscola si ferma. Non ha bagagliaio per caricare gli zaini, ma saliamo lo stesso e in qualche modo facciamo combaciare -come il miglior incastro di tetris - teste, zaini, gambe, braccia e ci stringiamo in quel veicolo dell’anteguerra. Facciamo solo pochi chilometri in quella scomoda, scomodissima situazione, quando intravediamo quello che ci sembra un monolite. 

- Pardon, Dur! - esclama il mio amico seduto nel sedile anteriore, spaventando l’autista. Nonostante ciò capisce che cosa ha catturato il nostro interesse, fa una pazza inversione di marcia e ci porta in uno spiazzo fuori dalle strade principali; ci invita a scendere, a scattare qualche fotografia. Sciogliamo, non senza fatica, l’incastro perfetto con cui siamo entrati nell’auto e con le gambe tremanti rotoliamo fuori: la vista che ci si para davanti mi fa lacrimare gli occhi per l'emozione. 

autostop
Qualche secondo dopo, l’autista ci mette fretta, ci invita a rientrare per portarci a Goreme. Come può capire lui - che ci è abituato - quello che stiamo provando noi ora? Io ho bisogno di contemplare tutta quella maestosità che mi si para davanti, ho bisogno di tempo per assaporarla, per assimilare un’immagine così imponente che mi incute timore. Gli diciamo che può andare, che continueremo a piedi. Ci guarda dubbioso, in effetti siamo in una piazzola in mezzo al nulla. Ribadiamo che può andare. Dalla nostra piazzola vediamo che una stradina scoscesa scende e si avventura in mezzo alla vallata e in mezzo a una distesa infinita di monoliti, conducendo ai primi camini delle fate. Sì, proseguiremo a piedi, abbiamo delle buone scarpe! Tra una discesa, una salita e qualche ruzzolone ci mettiamo ad esplorare, a scoprire, ci sembra d’essere bambini in un parco giochi: ci infiliamo nelle caverne, ci perdiamo di vista, risbuchiamo fuori da un lato inaspettato. Ci siamo solo noi.

viaggio in turchia

Dopo un paio d’ore di cammino incontriamo i primi turisti coreani –credo che in questa zona della Turchia, molto turistica, ci siano più coreani che turchi- e chiediamo loro se siamo sulla strada giusta per la Red Valley. Ormai non ci importa più di vedere Goreme: Goreme era solo un punto di riferimento, una scusa per poi tuffarci in quest’immensità. Dunque, i coreani ci dicono di sì, ma ci dicono anche di fare attenzione, perché il tempo sarebbe cambiato. Il cielo splende d’un azzurro incredibile, loro hanno l’aria dei tipici turisti e noi non gli diamo troppa corda. Saliamo, scendiamo, ci arrampichiamo, senza una guida, né una mappa, seguendo i rari segnali che indicano “Red Valley”. Lungo la strada si aggiungono a noi due americane, una ragazza sulla ventina studentessa Erasmus in Spagna e la madre con cui ha intrapreso il viaggio. Sembrano spaesate e decidono di seguirci fidandosi ciecamente, nonostante il fatto che anche noi ci stiamo affidando al destino.

La Red Valley ci si para davanti all’improvviso, ed è meraviglia ancora più forte, ancora più grande. In questi giorni non smetterò mai di trovarmi a bocca aperta e credere d’aver davanti lo spettacolo più bello che io abbia mai visto. Dopo altre ore di cammino, sempre con le fidate americane alle calcagna, giungiamo in una sorta di “punto ristoro” creato ad hoc in mezzo al nulla, a dimostrazione di quanto sia divenuta turistica questa regione un tempo incontaminata. 

viaggio in turchia
Ho scordato di precisare che oggi, in questa stessa giornata, è il compleanno di Thomas, il ragazzo tedesco che sta viaggiando con me. Non un compleanno qualunque, compie 18 anni. Ovviamente non abbiamo una torta, né nulla di simile, e il paesaggio davanti a noi è più che sufficiente come regalo di compleanno, ma ci sentiamo in dovere di inventarci qualcosa. Mi allontano con lui, con la scusa di andare in esplorazione e dico agli altri di escogitare un piano, di improvvisare. Il ragazzo è un viaggiatore curioso, inizia ad arrampicarsi su una parete e non c’è verso di tirarlo giù, ma siamo lontani ormai da tempo, credo che gli altri abbiano avuto tempo a sufficienza per elaborare una sorpresa.
Arriviamo nuovamente al punto ristoro e davanti assistiamo ad uno spettacolo grazioso: attorno al tavolino di legno ci sono i nostri due amici, le americane, altri viaggiatori fermatisi per l’occasione e il signore turco del chioschetto di bibite e frutta lì accanto. Sul tavolo c'è un pompelmo con una sigaretta accesa incastrata al centro, a  mo’ di candelina, poi i pacchetti aperti di biscotti che avrebbero dovuto essere le nostre provviste, e due birre pagate estremamente care (prezzo turista) che ci divideremo in metà di mille. Le americane e i turisti inglesi iniziano a cantargli Happy Birthday. Lui, che non è proprio un fan di queste cose, arrossisce ma accetta di spegnere la “candelina”. Dopo questo surreale banchetto proseguiamo alla volta della Rose Valley. Lungo il cammino incontriamo una piccola chiesa all’interno di una caverna, a cui si accede tramite una scala di legno a pioli. Altro stupore, altra meraviglia. Inizia a soffiare un forte vento, ma proseguiamo, vogliamo arrivare sul tetto del mondo per guardar giù e vedere la valle che abbiamo attraversato che si estende davanti a noi. Continuiamo il cammino, a tratti ci dobbiamo arrampicare, probabilmente ci sarà un sentiero facile, più battuto, e noi abbiamo scelto quello più arduo. Le due americane, in visibile difficoltà, sempre con noi. E’ quando arriviamo in cima che mi trovo con gli occhi sgranati: lo spettacolo che abbiamo davanti è impareggiabile e ci rendiamo conto di quanta strada abbiamo fatto. In lontananza si intravede quella che decidiamo essere Goreme. 

viaggio in turchia


Le due donne americane non si prendono nemmeno 5 minuti per godersi quel panorama dopo tanta fatica: ci salutano velocemente e decidono di scendere. Il tempo sembra cambiare, ci ricordiamo dei turisti coreani. Nemmeno il tempo di decidere quale sia il prossimo passo che inizia una vera e propria tempesta: piove fortissimo, il vento ci impedisce quasi di camminare, siamo troppo lontani da qualsiasi caverna per ripararci e dal punto impervio in cui ci troviamo sarebbe troppo pericoloso cercare di muoverci. Non chiedetemi come, ma nel bel mezzo della tempesta montiamo la nostra minuscola tenda, lanciamo gli zaini dentro e ci sediamo all'interno per cercare di ripararci e soprattutto di non far volare via il tendaggio.

viaggio in turchia


Decidiamo che, non appena la tempesta si sarà placata un poco, ci sposteremo in un punto più riparato. Nel bel mezzo di quella situazione degna di un film di Fantozzi, io decido di uscire dal riparo per scattare qualche fotografia, avvolta in un k-way grande tre volte me e fuori dalla tenda, bagnato fradicio alla mercé delle intemperie, trovo un giovane brasiliano che contempla l’orizzonte. E’ di spalle, non mi ha vista, ma avrà sicuramente visto la tenda arrivando. Non c’è il tempo di consultarmi con gli altri, gli chiedo in inglese, stupidamente, cosa ci faccia lì. E’ stato sorpreso dalla tempesta come noi, ovviamente, ed è arrivato fin qui perché ha visto la tenda. Lo invito ad entrare a ripararsi. Ed ora nella piccola tenda biposto siamo in cinque, bagnati fradici. Il ragazzo, viaggiatore solitario, ci offre dei cereali che ha con sé e quando decide di rituffarsi nella pioggia per tornare a valle io, per sdebitarmi, gli offro un pacchetto di biscotti per affrontare il resto della camminata.

viaggio in turchia

I miei amici ancora oggi mi prendono in giro per quel gesto che per noi si rivelò tragico: quello era il nostro unico pacchetto di biscotti, gli altri erano stati mangiati allegramente dai turisti che avevano banchettato con noi al punto ristoro e che sicuramente quella notte avrebbero dormito in un albergo a Goreme e mangiato ogni sorta di prelibatezze.

Smette di piovere, la pioggia ha ripulito tutto ed ora la Rose Valley ci si presenta davanti come dovrebbe essere: rosa.

viaggio in turchia


E’ ora di levare le tende, letteralmente, e poiché è già  tardi e il sole presto tramonterà decidiamo di non smontare la nostra, ma anzi di spostarla in un luogo più riparato.

viaggio in turchia

La ricollochiamo all’interno di una caverna con vista: siamo nel punto più alto dove vediamo l’intera vallata, comprese le luci della città in lontananza. Pensiamo alle turiste americane che stanotte dormiranno in un fichissimo albergo pagato fior di soldi e di cui ci hanno decantato l’originalità: una stanza ricavata all’interno di una Cave House. Beh, siamo anche noi in una Cave House, sicuramente con meno comfort e bagnati fradici, ma volete mettere la vista?

viaggio in turchia

Ci svegliamo presto la mattina seguente, abbiamo puntato le sveglie prestissimo con la speranza che il punto strategico in cui abbiamo dormito ci garantisca una visione privilegiata del volo delle mongolfiere che ha reso famosa la vallata in tutto il mondo.
Credo che non ci siano parole per descrivere quello che i miei occhi hanno visto quella mattina, aprendo la cerniera della tenda, ma forse le immagini parleranno per me.
mongolfiere turche



La giornata è appena iniziata, il viaggio ancora lungo.

viaggio in turchia
A presto con i prossimi aggiornamenti!

Per leggere la prima puntata di questo racconto clicca qui.

domenica 24 gennaio 2016

L'esperienza di Couchsurfing: ospiti a casa di Chiara.

couchsurfing
Pronti ad uscire dalla vostra zona di comfort condividendo un viaggio o un appartamento con persone sconosciute
(ma con interessi in comune)?
Chiara è una veterana del couchsurfing. Non potendo essere sempre in viaggio per esplorare il mondo ha deciso di accogliere il mondo a casa propria: in questo piccolo reportage ci racconta la sua esperienza come host di couchsurfing.


chiara marra
"Lo scambio si traduce nel vivere la quotidianità dell’altro".
Oggi sentiamo sempre più spesso parlare di sharing economy, ovvero economia della condivisione. Per quanto riguarda il turismo e l'ospitalità, nulla è più invitante del Couchsurfing (letteralmente significa: fare surf sul divano).

Siete pronti ad uscire dalla vostra zona di comfort condividendo un viaggio e un appartamento con persone sconosciute (ma con interessi in comune)? 

Nata nel 2003 la realtà del Couchsurfing (abbreviato CS) offre varie possibilità. La filosofia è quella di viaggiare condividendo alloggi senza pagare in denaro. Potete farlo sia da viaggiatori che da ospitanti (host), in cambio offrite la vostra personalità. 


Cosa è possibile fare con la piattaforma di CS?


couchsurfing
Fare surf sul divano
  • - E’ possibile dormire gratis in un alloggio, ospiti del padrone di casa.
  • - E’ possibile mettere il proprio appartamento a disposizione di turisti e viaggiatori, quindi ospitare gente da tutte le parti del mondo.
  • - Oppure è possibile semplicemente incontrarsi con i nuovi amici per un giro in centro facendo da ciceroni o facendovi guidare. 

PRONTI A SUPERARE LO SCETTICISMO DEGLI SCONOSCIUTI?


couchsurfing
Viaggiatori, ospiti a casa di Chiara


Sembra che a superare meglio le ansie dell'incontro con lo straniero siano i laureati e le persone generalmente curiose nei confronti delle altre culture. Persone che hanno alle spalle anni di viaggi all’estero, esperienze Erasmus, genitori o partner di culture diverse. Un mondo creolo che ama incontrarsi, dunque un mondo più incline agli acculturati piuttosto che a coloro che vorrebbero approfittarsi del ‘gratis’.
ospiti
Due ragazze CS posano con Chiara nel suo appartamento
La filosofia del Couchsurfing, non è basata sullo scambio di denaro ma piuttosto sulle esperienze di vita. Talvolta il couchsurfer che viene ospitato utilizza i soldi che non ha dovuto sborsare per l'albergo o l'ostello, pagando le spese del cibo, oppure offrendo qualcosa come un regalo dal proprio paese. Non di rado si propone come cuoco, portando con sé ricette e spezie dalla propria cultura. E’ un modo per fare turismo sostenibile: chi ti ospita ti dà consigli sui luoghi dove poter fare compere sostenendo l’economia locale, senza perdersi nei luoghi comuni. Non è obbligatorio dover ricambiare ospitalità. 


CONOSCERE BENE CHI SI INCONTRA E’ UN BUON MODO PER DECIDERE SE LA PERSONA FA PER VOI OPPURE NO


I profili degli utenti sono intrisi di vita vissuta: forniscono spesso ricche descrizioni di esperienze professionali, attitudini, passioni, abilità, tanto da sembrare quasi un profilo LinkedIn! In ogni profilo potete trovare i feedback lasciati dagli altri utenti per aiutarvi a capire che tipo di persona incontrerete; ogni scheda, inoltre, è completa con le descrizioni dell'appartamento di chi vi ospita (camere private o spazi in comune da condividere, ma anche possibilità di ospitare fumatori, sedie a rotelle, bambini e animali domestici).


ospiti couchsurfing
Il messaggio del giorno dopo. "Cara Chiara, grazie per questi giorni, sei molto gentile, abbiamo trascorso dei bei momenti con te a Bologna. Speriamo di rincontrarci presto in Taiwan. Joice & Mimì"



FARE L’OSTE, ANZI L’HOST


couchsurfing
Due ospiti dal Giappone
chiara marraLa mia esperienza come host di couchsurfing? Ho cominciato ospitando nel mio bilocale a Bologna ragazze da tutto il mondo. Ricevo circa 4-5 richieste al giorno e ho avuto con me persone da Taiwan, Argentina, Marocco, Francia, Malesia… ospitare può essere anche più bello di viaggiare, perché non sai mai quale sarà la prossima meta che incontrerai.
Il che è terra fertile anche per i miei studi di Sociologia e Relazioni Internazionali. Ospitare è il più bel dono che potete farvi: si tratta spesso di persone rispettose della vostra casa (se sapete ben scegliere), che vi aiutano a scoprire la vostra città in maniera diversa e a valorizzare le vostre passioni e inclinazioni.

couchsurfing
Chiara fa da guida turistica a due ragazze nordiche 

In Italia, dico la verità, negli ultimi anni il Couchsurfing sta un po’ tramontando a favore di Air B&B che permette di affittare alcune camere della vostra casa. Il Couchsurfing resta però un revival di questo modo di viaggiare nato ormai più di 10 anni fa. Secondo i dati del 2013 ci sono oltre 5,5 milioni di profili registrati su CS. Circa il 20% dei membri vive negli Stati Uniti. Le altre nazioni con molti membri sono: Germania Francia, Canada e Regno Unito.

Un incontro di couchsurfing


La città con il maggior numero di utenti è Parigi. L'inglese è parlato dal 71% dei membri, il francese dal 18%, lo spagnolo dal 17%, il tedesco dal 15%. L'età media è circa 28 anni. Di solito, in Italia, l’età media degli utenti è leggermente più alta perché si raggiunge più tardi l’indipendenza per quanto riguarda vivere da soli; in compenso vi troverete in casa ventenni asiatici molto più maturi.

guida turistica gratuita
Fare da guida turistica al mondo
guida turistica gratuita


Lo scambio culturale di questo sito è unico. Qualche problema può essere riscontrato dalle viaggiatrici solitarie: generalmente le donne non ospitano altre donne e i ragazzi a caccia di flirt potrebbero approfittarne. Se siete giovani donne in viaggio e volete stare più tranquille leggete sempre bene il profilo e i feedback ed eviterete spiacevoli situazioni.

ospitare viaggiatori
Una maniera alternativa di Viaggiare: ospitare gente da tutte le parti del mondo

LA PRIMA VOLTA

Ci sono molte ansie e punti interrogativi al momento della prima volta. Nulla vi chiarificherà e rilasserà più della prima esperienza. Pensate a tutto il bene che questa esperienza potrebbe donarvi, troverete persone in cui specchiarvi in questa filosofia.
Di solito il tipico couchsurfer non si ferma più di 3 notti e percorre l’Italia in treno. Se siete voi che viaggiate, cogliete anche la possibilità di essere ospiti di un migrante in un altro paese: capiterà di incrociare iraniani in giro per Londra o Turchi a Madrid, insomma un viaggio nel viaggio! Ricordate che il couchsurfing non è un albergo: non si chiede di alloggiare con qualcuno solo per avere un giaciglio su cui dormire se siete in trasferta lavorativa: in questo modo la vostra richiesta verrà molto probabilmente declassata.

couchsurfing
Un'uscita fra couchsurfers



In conclusione: il couchsurfing è fatto per persone che vogliono incontrare l'anima della città di cui si diventa ambasciatori, e alla fine lo scambio si traduce nel vivere la quotidianità dell’altro.

couchsurfing bologna
Incontro fra couchsurfers a Bologna

Raggiungi Chiara nel suo gruppo facebook dedicato all'ospitalità CS a Bologna:
https://www.facebook.com/groups/805776989475569/

couchsurfing bologna
Chiara Marra








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sabato 23 gennaio 2016

Viaggio lento in Turchia da Gaziantep a Goreme

autostop

Questo è il racconto introspettivo di un viaggio lento in Turchia, scritto dalla ventenne Valentina Locatelli. Un viaggio mozzafiato che vi farà venire voglia di prendere e partire per vivere una grande avventura come la sua! Brava Valentina!

Era il 26 dello scorso giugno quando con alcuni amici decisi di raggiungere la Cappadocia in autostop da Gaziantep, città del sud della Turchia dove vivevo al momento, svolgendo il Servizio Volontario Europeo con l’associazione turca "Gaziantep Egitim ve Gençlik Dernegi", grazie all’associazione italiana d’invio Scambieuropei.

viaggio in turchia


L’idea iniziale era quella di partire e tornare in autostop, con un folto gruppo (circa 15 persone), separandoci per macchine durante il tragitto come avevamo già fatto altre volte e dandoci un meeting point finale: Nevsehir. Come è facile che capiti quando si tenta l’impresa di un viaggio in autostop “di gruppo”, qualcosa andrà storto e perderemo presto il resto della squadra, che non rivedremo se non una volta rientrati a casa, a Gaziantep. Non avrebbe potuto andare meglio, perché da quell’imprevisto nascerà una grandiosa avventura.


autostop

Ci alziamo dunque presto, zaini in spalla contenenti il minimo indispensabile, pochi, pochissimi soldi per comprare cibo, nessuna connessione internet e in mano una mappa decisamente sommaria del percorso da compiere, giusto per avere un’idea della città dove andare soprattutto nell'ottica di chiedere un passaggio a qualcuno con la nostra misera conoscenza della lingua turca. Io e i miei amici abbiamo una tenda in quattro, una minuscola tenda due posti, che decidiamo di portare con noi per ogni eventualità; non abbiamo nessun programma se non quello, vago, di raggiungere, Nevsehir, in Cappadocia, e da lì proseguire per Göreme quindi improvvisare affidandoci alla seconda mappa, molto sommaria, disegnata sul mio taccuino di viaggio, con i camini delle fate e vari luoghi di interesse, disegnati in maniera abbozzata, perchè no, non sono una grande artista.
Dopo esserci incamminati a piedi in direzione dell’autostrada, iniziamo con la nostra mission impossible: fare l’autostop in città. Sappiamo già quanto sia lungo il percorso per raggiungere l’autostrada e trovare un buon punto strategico per fare l’autostop e sappiamo che nei prossimi giorni cammineremo molto, moltissimo. Partiamo anche con uno svantaggio: nel mio gruppo siamo in quattro, due ragazze e due ragazzi, di cui due minorenni: decidiamo di non separarci pur sapendo che sarà più difficile ottenere passaggi con un gruppo così numeroso.

autostop

All’inizio della nostra avventura abbiamo però fortuna: quasi subito si ferma un pick-up e con un giubilo di entusiasmo collettivo, quando mi avvicino al finestrino abbassato per chiedere se stiano andando verso l’Otoban, l’autostrada, notiamo che l’uomo ha già caricato 3 autostoppisti e che sono alcuni dei nostri amici.
Appena il tempo di lanciare gli zaini nel rimorchio e aiutarci a vicenda per saltare su che l’uomo turco di mezza età è già in partenza. In autostrada le nostre strade si separeranno dagli altri amici, a cui decidiamo di lasciare un vantaggio per compensarli del favore che ci hanno appena fatto chiedendo al loro autista di caricarci. Quindi dopo esserci salutati il mio gruppo si incammina a piedi lungo l’autostrada, per lasciare un po’ di spazio tra noi e gli altri e non ostacolarci a vicenda. Dopo qualche km a piedi li vediamo sventolare le mani mentre ci superano con un’auto sportiva, in cui, questa volta, non c’è posto per noi.

All’inizio del viaggio uno dei membri del gruppo ci fa giurare che cercheremo di fermare il meno possibile i camion, che sono super-confortevoli ma anche molto, molto lenti. Dopo un bel po’ di passaggi in auto molto brevi (e tanti, tanti chilometri a piedi sotto il sole), decide di arrendersi anche lui e per mia grande gioia mi lascia fermare un Tir: io adoro viaggiare in camion, sia per godermi il panorama da un’altezza privilegiata se non ho sonno, che per farmi una dormita nel letto dietro quando sono stanca morta se sto viaggiando con altre persone. Sono convinta che il camion sia il mezzo di trasporto ideale per un autostoppista: c’è sempre posto, perché il guidatore viaggia generalmente da solo. C’è il letto dietro o, come in questo caso, ce n’erano addirittura due! E poi i camionisti turchi sono adorabili. Abituati a macinare tanti chilometri in completa solitudine, quando ne hanno l’occasione caricano autostoppisti perché gli facciano compagnia. Mi è capitato di tentare di fare grandi chiacchierate in turco quando già lo parlavo un po’; mi è capitato di farmi capire a gesti; e mi sono capitati autisti che non hanno mai smesso di parlarmi per tutto il viaggio, pur rendendosi conto che non capivo una parola di quello che mi raccontavano. Chissà forse avevano solo bisogno di qualcuno che li ascoltasse.

Fatto sta che ci adagiamo quando scopriamo che il camionista ci porterà fino a Nigde, nella giusta direzione. Il camionista in questione è minuscolo, oltre che giovane: ce ne rendiamo conto soltanto quando alla prima piazzola ci fermiamo e scendiamo dal camion per fare “merenda” con lui: è alto la metà di me. Durante i miei numerosi viaggi in Turchia ho sempre notato questa particolarità: ogni volta che una persona ti offre un passaggio, puoi star certo che ti offrirà anche acqua e cibo, cibo in abbondanza. Certo, ci sono anche autisti che offrono altro, ma questa è un’altra storia.
Una volta giunti a Nigde però, quando ci lascia al lato della strada, mentre seduti a terra ci rimettiamo le scarpe che avevamo tolto nel camion, ci guardiamo e rendiamo conto che il suo passaggio ci ha si risparmiato un bel po’ di chilometri a piedi tra un passaggio e l’altro in auto, ma ha anche richiesto molto più tempo: il sole sta già tramontando.
Normalmente evito di fare l’autostop con il buio ed è off-limits se sono da sola. Non siamo attrezzati, abbiamo solo una torcia non troppo potente e la cosa più sensata da fare sarebbe fermarsi e trovare un posto dove campeggiare per la notte. Il fatto è che siamo ancora lontani dalla città, siamo in autostrada e non possiamo campeggiare qui. Per non dimenticare, poi, che il nostro punto d’incontro è a Nevsehir con il resto del gruppo, anche se in questo momento sta diventando secondario.
Ci avviamo quindi a piedi con la speranza di raggiungere la città e poter uscire dall’autostrada per trovare un posto dove passare la notte, nel mentre cerchiamo comunque di fare l’autostop, almeno fino alla prima uscita. Camminiamo moltissimo e iniziamo a demoralizzarci e preoccuparci perché c’è ormai buio pesto quando si ferma un altro camion. Con nostro stupore l’autista ci dice che è diretto a Nevsehir: decidiamo di salire.
Una volta arrivati a Nevsehir, siamo per strada stanchi e stralunati e fermiamo la prima persona che troviamo per chiedere di poter fare una telefonata con il suo cellulare: chiameremo uno degli amici turchi del gruppo per capire dove sono. Ci risponde e ci dice che in realtà l’intero gruppo, noi esclusi, si è trovato, si è perso, e di nuovo ritrovato durante il percorso, decidendo di comune accordo di fermarsi a passare la notte a Nigde quando hanno visto imbrunire.
Siamo arrivati per primi, fantastico. Ed ora? C’è già buio, non abbiamo preso accordi con nessuno perché ci dia ospitalità a Nevsehir, abbiamo una tenda, ma in pieno centro città ce ne facciamo poco… Rincorriamo l’uomo che ci aveva prestato il telefono, che insolitamente parlava inglese, per chiedergli se ci sia un parco nelle vicinanze dove poter piantare la tenda. Ci guarda come fossimo degli alieni e ci dice di seguirlo. Lo seguiamo. Arriviamo ad una fermata del pullman, lui parla per un po’ in arabo al telefono –scopriremo che non è turco ma iracheno- e ci dice poi in inglese che alcuni suoi amici ci possono ospitare per la notte.
Arrivano questi ragazzi più o meno della nostra età, c’è buio, l’uomo ci dice che ci deve lasciare ma che possiamo seguirli. Potrebbero essere trafficanti di organi, terroristi, serial killer... Beh, li seguiamo. Non parlano una parola d’inglese e a gesti ci fanno segno di seguirli. Uno dei due ragazzi che viaggia con me mi sussurra all’orecchio che fingeremo di essere sposati, così per scrupolo. Per strada l’unica cosa che continuano a dire è UNHCR e la ragazza kosovara che è con me lo interpreta come un tentativo di spiegarci che lavorano per l’UNHCR: sono vestiti bene e l’uomo che abbiamo fermato era molto distinto. Arriviamo a casa loro, una casa piccola, modesta, e troviamo altri 3 ragazzi. Nessuno di loro parla inglese, a gesti ci chiedono qualcosa, forse se abbiamo fame. Lungo la strada si sono fermati a comprare del pane ed altre cose e crediamo siano per noi. Ci sediamo a terra su un tappeto in questa stanza disadorna, esitanti, senza capire bene cosa accada intorno a noi fino a quando arriva un ragazzo molto giovane, con un sorriso da orecchia a orecchia e uno smartphone in mano: non sarà un granché, ma in questa situazione Google Translator è stato di immenso aiuto. I ragazzi sono iracheni, hanno perso tutto e si trovano a Nevsehir dopo aver richiesto asilo politico. Uno tira fuori un pezzo di carta attestante il suo status di rifugiato, in alto la sigla UNHCR e ora capiamo cosa cercavano di dirci.


viaggio in turchia
Dopo poco sbuca nuovamente il ragazzone che ci aveva accompagnati fin lì con un vassoio e quattro piatti pieni di una sorta di pasta e ce lo mette davanti: siamo molti di più, ma ci sono solo quattro piatti. Google Translator ci dice di mangiare, che è per noi. Quella notte giochiamo a carte con loro, senza capire molto le regole del gioco. Uno di loro, sempre con Google Translator, ci spiega che è così che passano il loro tempo: aspettano. Che la situazione cambi, che possano tornare a casa, sempre che una casa ancora ci sia, che finisca la guerra.


valentina locatelli
Dormiamo in una camera che ci hanno mostrato e soltanto la mattina ci rendiamo conto che 3 ragazzi hanno dormito per terra, su quello stesso tappeto dove abbiamo mangiato, per lasciare i loro letti a noi. La mattina ci fanno il tè, ci lasciano usare il loro bagno per fare la “doccia”, un getto d’acqua sgangherato in una stanza che si allaga non appena lo apri, e ci danno pacche sulle spalle e augurano buona fortuna per la nostra avventura, perché la sera prima gli ho mostrato la mappa e i disegnini dei posti che andremo a vedere. Abbiamo deciso di proseguire da soli, zaini in spalla e ci avviamo lungo una strada polverosa per tornare alla strada principale per ricominciare a fare l’autostop e raggiungere Göreme, là dove avrà inizio l’Avventura, ma mi rendo conto che l’avventura è già iniziata da un bel po’.


Restate sintonizzati per il proseguimento dell'avventura!

Valentina Locatelli


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