martedì 2 febbraio 2016

Viaggio lento in Cappadocia (III Parte)

cappadocia

Dalla Rose Valley a Cavusin e Pasabag, poi Goreme e Ortahisar. 

Paesaggi mozzafiato, esperienze insolite, atmosfere da film e incontri del destino con personaggi strambi, a volte sorprendenti, a volte inquietanti: questa è la terza parte dell'avventura lenta di Valentina Locatelli. Non perdetevela!  

Le centinaia di mongolfiere sono ancora alte nel cielo quando decidiamo di approfittare del timido sole per smontare la tenda, sistemare le nostre cose e scendere a valle. Abbiamo ripreso da poco il cammino quando ricomincia a piovere, molto intensamente. Completamente zuppi ci ritroviamo all’altezza della chiesina nella caverna che abbiamo visitato il giorno prima. Il mio amico si avventura sulla scala a pioli per vedere se sia aperta, ma non lo è. Ci ripariamo sotto una tettoia precaria in quello che è una sorta di ristoro per turisti. Il giorno prima c’era un banchetto con dei cappelli tipici e alcuni souvenir e un uomo vendeva succo di melograno, ora tutto è desolato. Affondiamo affranti in alcune panche, i cui cuscini sono zuppi d’acqua, come noi. E’ mattina presto e siamo gli unici esseri umani in tutta la vallata. Con nostra sorpresa sentiamo in lontananza il boato di qualche motore. Dopo poco sbuca l’uomo del succo di melograno a bordo di un quad: è il custode della piccola chiesa. Con maggiore sorpresa scopriamo che una delle grotte vicine contiene le provviste che l'uomo acquista giù in città e c'è persino una presa di corrente. Come ogni buon turco che si rispetti, nonostante le intemperie e le condizioni decisamente avverse, questo buon uomo si offre di prepararci del cay, ovvero il tè.

tè turco
Finiamo in questa situazione surreale in cui, sprofondati nelle panche dai cuscini zuppi d’acqua, beviamo cay a un tavolo altrettanto zuppo d’acqua per via del temporale in corso. Grosse gocce d’acqua, a intervalli regolari, penetrano dalla tettoia e piovono dritte nel mio tè, schizzando pioggia e tisana tutt’intorno. L’uomo cerca di fare conversazione in turco e si stupisce quando gli raccontiamo di aver passato la notte lì solo poco più in alto; quindi ci spiega che il tempo non è dei migliori (ma va’..?) e che sicuramente per la prossima notte dovremo scendere a valle. Gli chiediamo quale sia il percorso più veloce per raggiungere Goreme. Oltre che fradici siamo rimasti a corto di cibo e, soprattutto, di acqua. L'uomo ci dice che, ormai, da quel lato della vallata, è meglio raggiungere Cavusin. Poi ci dà delle bottiglie d’acqua e mi fa ricaricare la batteria della macchina fotografica. Aspettiamo che smetta di piovere un poco, lo ringraziamo e ci salutiamo con grandi sorrisi e pacche sulle spalle per riprendere il nostro cammino, seguendo alla lettera le sue indicazioni. Continua a piovere, ora meno, ma abbastanza da impedirci di vedere e riempirci di  fango.

viaggio in turchia
coniglioProseguiamo imperterriti finché raggiungiamo un altro “stop obbligatorio” per i turisti, almeno quando fa bello: ora sembra la location surreale di un film di Tim Burton! Un paio di bancarelle coperte malamente a causa del mal tempo, un wc chimico arancione, una motocicletta zebrata davanti alla toilette, una lepre che ci saltella intorno per niente intimorita, due cani sporchi dagli occhi tristi legati ad una catena ed un uomo strano ma molto entusiasta di vederci perché probabilmente non si aspettava di veder passare nessuno quella mattina. Parla tedesco: riusciamo a comunicare. Da quel breve pit-stop ce ne andremo con una collana ed alcuni braccialetti regalatici dall'uomo e tanti, tanti litri di cay in corpo perché "fa freddo" dice, "lasciatevi offrire un cay". Sono sicura che ce lo avrebbe offerto anche se avesse fatto caldo.

Seguiamo per Cavusin, ormai siamo vicini a quello che dovrebbe essere un allegro paesino, almeno quando c'è il sole: ora infatti ci accoglie con un’atmosfera spettrale. Ha l'aspetto turistico ma tutto sembra abbandonato: l’hotel ricavato nella caverna –forse quello delle turiste americane?-, i ristoranti, le bancarelle di souvenir lasciate a prendere la pioggia, le piccole mongolfiere in miniatura di cattivissimo gusto che presto finiranno nella casa di qualche turista. File di tombe affiancano la strada che percorriamo per completare il tour. E’ ancora mattina, piove, per strada non incontriamo nessuno ed i negozi sembrano deserti. Riempiamo le borracce ed attraversiamo inosservati quel luna-park fantasma. Il cielo è nero quando arriviamo a Pasabag, per ammirare i famosi Camini delle Fate dalla forma molto peculiare. 

turchia
I camini delle fate
E’ a Pasabag che incontriamo il personaggio certamente più singolare che io abbia mai incontrato in mesi di Turchia, ma forse anche in tutti i miei viaggi. Stiamo morendo di fame perché tra una cosa e l’altra abbiamo esaurito le provviste, ma troviamo un ristorante all’aperto su  una terrazza, un locale turistico con fotografie di cibi appese dappertutto. Con il bel tempo dev’essere un posticino piacevole, ma in questa situazione ha qualcosa di sinistro. Decidiamo di cedere, i prezzi scritti sulle fotografie sono "ok" per le nostre tasche. Ci sediamo su queste seggioline fradice, io non mi levo la coperta dalle spalle, quindi compare lui: non capiremo mai se fosse il proprietario, un cameriere, un fantasma. Uno di quei personaggi riusciti di Wes Anderson troppo assurdi per essere veri, con dei baffi infiniti a tendina tanto lunghi e tanto folti che non possiamo vedergli la bocca quando parla e ci interrogheremo, ridendo, su  come faccia a mangiare o fare qualsiasi altra cosa, con quel sipario tremolante che gli copre tutto il mento. Si muove a scatti, parla inglese correttamente, ma al rallentatore, e sembra un sacco "fatto".
Ci chiede che cosa vogliamo mangiare, ci fa un lungo elenco di cibi, ordiniamo alcune cose tra quelle che ci ha appena elencato e ci dice che non ci sono. Tentiamo di nuovo, sempre con cibi che ci ha appena elencato a voce, e ci dice che nemmeno quelli ci sono: esaurite le opzioni, gli chiediamo che cosa ci sia. Si assenta smarrito senza risponderci e torna dopo un poco dicendoci che c’è la pizza. Va bene, che pizza sia. Gli chiedo cosa ci sia sulla pizza perché tre di noi sono vegetariani. Si assenta di nuovo, torna dicendoci che non c’è carne sulla pizza. D’accordo, prendiamo la pizza. Ci  sorge il dubbio che quando si assenta consulti se stesso come in una commedia dell’assurdo, perché non c’è cucina, c’è una sorta di gazebo dietro al quale sparisce, ma dubitiamo ci sia qualcun'altro.
Unica muta compagnia è quella di due cani che si aggirano lì intorno, uno enorme e l’altro minuscolo.

L’uomo torna con delle pizzette... con i wurstel! Gli dico che avevamo chiesto che non ci fosse carne, mi risponde che non ce n’è. Gli dico che ci sono i wurstel e lui guarda sorpreso la pizza che tiene in mano, con la carne dentro, come se la vedesse per la prima volta senza sapere chi ce l'abbia messa e stupito chiede “is it there?”. Capiamo che c’è poco da fare con lui. I miei amici si accontentano e decidono di scartare i wurstel, io non mangio. Nel frattempo l’uomo si siede al tavolo con noi ed inizia a farci strane domande, indagando se siamo due coppie -non lo siamo- e facendo strane allusioni. Nel frattempo è arrivata una famiglia di turisti olandesi, tutti molto grassi, che si siedono nel tavolo vicino al nostro. L’uomo non accenna minimamente a servirli e rimane seduto a chiacchierare con noi. Ci dice che non possiamo assolutamente campeggiare quella notte, con quel tempo, che ci può ospitare lui e deve solo fare un paio di telefonate per confermarci che ci ospiterà. Proviamo a dissuaderlo, ma sta già parlando al telefono. Nel frattempo il bambino grasso ride sguaiatamente indicando i due cani, ci giriamo e il cane enorme si sta accoppiando con quello minuscolo in mezzo ai tavoli del ristorante. L’uomo riattacca il telefono, si sofferma a guardare la scena e con tranquillità ci dice che quando rientra a casa la sera, il cane fa lo stesso con la sua ciabatta, mentre la indossa, e che a lui piace molto –non al cane, proprio a lui- e ci dice che sì, potrà ospitarci quella notte. A casa sua, con lui, con il cane, con la ciabatta... Questa volta decliniamo l’invito, rimettiamo gli zaini in fretta e furia e riprendiamo il cammino, destinazione Goreme. Piove ancora più forte, proviamo a fare l’autostop ma siamo stanchi e sporchi e gli autisti sono restii a fermarsi. Poi il miracolo: si ferma un minibus carico di turisti, a cui dobbiamo aver fatto pena, e ci porta a Goreme senza farci pagare. E' una cosa che mi ha aiutato molto, nei miei viaggi in Turchia: spesso gli autisti degli autobus si fermano a caricare gli autostoppisti e backpackers e quasi non c'è bisogno di dir loro "para yok", non abbiamo soldi, perché già lo sanno e non hanno intenzione di chiederti di pagare. L'ho fatto spesso nelle lunghe distanze, ma è certo insolito che capiti in una località così turistica.  Abbiamo un po’ di vergogna a salire a bordo in quelle condizioni. I turisti ci guardano malissimo. Arriviamo a Goreme che piove ancora, è il luogo più turistico che abbiamo visto fino ad ora: ristoranti, hotel, altri ristoranti, agenzie per prenotare un volo in mongolfiera, noleggio motorini, noleggio quad ecc... 
La Cave House
Ci avventuriamo alla ricerca di un alloggio per la notte, questa volta i  nostri eroi cedono: abbiamo disperatamente bisogno di una doccia calda e di dare una ripulita agli zaini e a tutto il resto, o non avremo più nessuna speranza di riuscire a fare l’autostop l’indomani. Arriviamo davanti a un ostello e leggiamo il cartello "Ali's Guest House - Room Available", ricavato dentro una Cave House, in cui paghiamo il corrispettivo di 6 euro con pernottamento e colazione. Sei euro, soltanto sei euro, eppure ci sentiamo turisti di lusso perché dormiremo al caldo, con lenzuola pulite, faremo una doccia! Ci sembra quasi un tradimento nei confronti dell’Avventura, ma è una scelta obbligata, siamo letteralmente ricoperti di fango e tremanti dal freddo, con alcuni giorni di viaggio senza doccia davanti a noi.

cave house
L’ostello è pulito, facilmente raggiungibile, con wi-fi, un prezzo super economico per una notte in dormitorio con bagno condiviso e una colazione abbondante (se capitate da quelle parti ve lo consiglio). C’è inoltre la possibilità di lasciare i backpack in custodia una volta effettuato il check out.
Ci sistemiamo, facciamo una doccia (esperienza trascendentale ed insperata) e approfittiamo del poterci liberare del peso degli zaini e della pioggia leggermente diminuita per recarci ad Ortahisar. L’autostop è ovviamente impossibile, ci arriviamo a piedi costeggiando una strada trafficata per poi, una volta arrivati in cima,  ridiscendere dal lato della vallata, quindi attraversarla e raggiungere di nuovo a piedi Goreme. Ortahisar è molto turistica, ci sono più negozi di souvenir che altro, ma il panorama da lassù merita certamente una visita.


Tornati a Goreme si sta facendo sera, compriamo qualcosa per la cena in un piccolo supermercato, facciamo una passeggiata per renderci conto che intorno a noi ci sono solo turisti americani e coreani che cenano in ristoranti costosi e decidiamo di tornare in ostello dove approfitterò per svuotare la memoria della reflex in una chiavetta, grazie al pc prestato da un viaggiatore, per scrivere un po’ e per andare a dormire presto: domani, forti delle previsioni del tempo in via di miglioramento abbiamo deciso di lasciare l’ostello all’alba per tentare l’impresa impossibile dell’autostop alla volta dell’Ihlara Valley, in cui vogliamo fare trekking ed eventualmente campeggiare. 

viaggio in Turchia

Nella sala comune dell'ostello, stupiti, rivediamo una faccia nota, una ragazza londinese, viaggiatrice solitaria incontrata nella Rose Valley. Questi incontri del destino - per una serie di coincidenze - diventeranno una costante ricorrente durante i nostri viaggi in giro per il paese. Ma anche questa è un'altra storia.
E’ stata un’altra giornata intensa, mi addormento in un luogo asciutto con il sorriso sulle labbra, gli occhi chiusi pieni di tutta la bellezza vista in quei due giorni, pensando a tutto quello che ancora mi aspetta.

Restate sintonizzati per il resto della storia!
Per leggere la prima parte e la seconda parte, clicca qui.