mercoledì 10 febbraio 2016

Viaggio lento in Cappadocia, Turchia (IV parte)

viaggio lento
E’ mattina prestissimo quando suonano le sveglie e senza fare troppo rumore, nel buio totale, scendiamo dai letti a castello e con gli zaini facciamo la gincana tra gli altri viaggiatori cercando di non svegliare nessuno. Facciamo colazione e ci mettiamo in cammino: il nostro obiettivo è la tanto attesa Ihlara Valley, più lontana e fuori dal convenzionale itinerario dei turisti. L’idea è quella di raggiungerla in autostop, ma come già anticipato non sempre l’autostop in Cappadocia funziona.
Dopo moltissimi chilometri a piedi, qualche chilometro in auto con brevi passaggi e altri, tanti, chilometri a piedi, si ferma un’auto sgangherata, di quelle vecchissime, guidata da un anziano. L’auto è minuscola, senza bagagliaio, noi siamo in 4 con 4 zaini ma ancora una volta riusciamo in qualche modo ad entrare nella vettura, uno sopra l’altro, e decidiamo di sopportare la scomodità del viaggio: ci porterà in direzione Guzelyurt, fino a Derinkuyu!

indicazioni stradali
Il viaggio, anche se scomodo, scorre tranquillo con l’anziano allegro che cerca di fare conversazione, quando in una strada in salita l’auto comincia a rallentare. Pensiamo sia dovuto al nostro peso, che la piccola auto non può reggere; ben presto inizia ad uscire fumo dalla parte anteriore, un sacco di fumo, e l’uomo inizia a dirci in turco “Araba Problem! Cok Araba Problem!”, ovvero qualcosa come “Macchina Problema! Macchina grosso problema!”. Morale della favola, scendiamo tutti e ci troviamo a spingere la macchina fino al primo paesino, dove l’anziano conosce un meccanico. A questo punto una persona dotata di buon senso, saluterebbe con un bel sorriso e proseguirebbe a piedi alla ricerca di una nuova auto, ma non noi: abbiamo preso in simpatia l’anziano, oltre al fatto che su quella strada non abbiamo visto passare auto neanche con il binocolo! Cominciamo quindi a bere cay all’interno dell’officina mentre il meccanico aggiusta la macchina - proprio così, gliela aggiusta sul momento-.
Non so quanto tempo abbiamo passato in quell’officina, fatto sta che, riparato il guasto, ci rimettiamo tutti in macchina e proseguiamo allegramente il viaggio fino a quando arriviamo a Derinkuyu, ma l’uomo non ci lascia sulla strada, in un punto strategico dove tentare l’autostop o proseguire a piedi verso Guzelyurt, no: ci porta nel baretto del paese dove ci sono altri suoi amici, chi legge il giornale e chi gioca a backgammon. Diciamo che siamo di fretta ma ovviamente ci ritroviamo seduti a bere cay e una partita di backgammon non ce la toglie nessuno.

baretto
Salutiamo gli uomini, decidiamo di sacrificare la visita della città sotterranea di Derinkuyu in nome della nostra destinazione. Ci rimettiamo in marcia e vediamo un cartello: Guzelyurt 51 chilometri.
A Guzelyurt ci arriviamo a piedi e sono i 51 chilometri più lunghi della mia vita: nessuna macchina all’orizzonte, un caldo tremendo perché sono già le ore centrali del giorno e le gambe che iniziano a risentire del viaggio. Le uniche forme di vita che incontriamo sono delle bambine dirette alla scuola di corano, quando raggiungiamo Guzelyurt. Quei chilometri sono stati i più difficili, con il sole insistente che filtrava dai copricapi, la pelle scottata e la frustrazione non solo di non veder passare nessuna macchina, ma anche di impiegare tutte le forze che ci sarebbero servite per il canyon. Da Guzelyurt proseguiamo in direzione di Selime, in una strada in mezzo ai campi, in direzione di Selime dove abbiamo intenzione di entrare nell’Ihlara Valley per attraversarla tutta, passando per Belisirma ed uscendo ad Ihlara, appunto. Ovviamente nessun’auto per fare l’autostop, si ferma soltanto un trattore che ci porta per un breve tratto. Seguiamo in mezzo ai campi quando all’improvviso accade l’inaspettato: un’auto!

passaggio in autostop
Siamo stanchi, probabilmente abbiamo preso un’insolazione, ci sembra un miraggio. L’auto si ferma, dai finestrini suona Hotel California degli Eagles, a bordo una ragazza brasiliana che sembra uscita da una rivista di moda e il suo Couchsurfing host, ragazzo turco della nostra età: abbiamo le lacrime agli occhi. Ci portano fino a Selime dove ci salutano, non prima di averci dato dei pazzi per la nostra impresa. E’ già pomeriggio, ma non ci dissuadono: andremo fin dove riusciremo, campeggeremo nella valle e proseguiremo l’indomani.

selime

E’ quando imbocchiamo il canyon da Selime che ci troviamo ricompensati del nostro sforzo: non me ne abbiano gli amanti della Turchia, ma ho apprezzato di più la selvaggia Ihlara Valley del resto delle mete più gettonate come Pasabag e la Rose Valley. Monoliti e camini delle fate si susseguono a perdita d’occhio; c’è una strada battuta dove vediamo le tracce di motociclette, ma ben presto decidiamo di esplorare ed arrampicarci. Incontriamo dei ragazzi finlandesi in bicicletta con la pelle scottata, di un'insalubre gradazione arancione, poco più tardi li incontreremo mentre tornano indietro affranti, verso la città, accompagnando le biciclette a mano.

canyon

Insieme a Thomas decido di arrampicarmi in cima ad una vetta, gli altri sono troppo stanchi e si riposano all’ombra. La vista da lassù è impagabile, si vede il bosco che attraverseremo di lì a poco, si vede la città che raggiungeremo l’indomani.

paesaggio turco

Scendiamo, raggiungiamo gli altri, attraversiamo una prima parte del bosco fino a che arriviamo ad una radura, vicino a un ruscello, e decidiamo che è il posto perfetto per accamparci. Montiamo la tenda, poi vado con il mio amico a cercare della legna per accendere un fuoco prima che il sole tramonti. Ricorderò per tutta la vita quella notte spensierata passata intorno al fuoco, unici abitanti di quel canyon imponente. Ci addormenteremo fuori dalla tenda, con gli occhi rivolti alle stelle, per poi essere svegliati di soprassalto da un violento temporale. Dormiremo fradici nella tenda che si inonda, uno vicino all’altro per non dormire congelati.

accendere un fuoco
Al mattino, con un tempo terribile e senza cibo -perché tutto il cibo che abbiamo si è riempito di insetti-, saremo costretti a rinunciare all’impresa di arrivare fino ad Ihlara ed usciremo dalla vallata a Belisirma, città fantasma, per poi macinare infiniti chilometri a piedi; oltre che ad essere nel mezzo del nulla piove pure a dirotto e non c’è verso che qualcuno passi di lì. La nostra salvezza dopo molte ore, a temporale passato, saranno degli operai che accetteranno di darci un passaggio in cambio di una mano ad asfaltare la strada, fermandosi ad ogni buca: il passaggio più lento di tutti.


Altre, troppe avventure ci capiteranno sulla via del ritorno, ma anche questa è un’altra storia.


Per leggere le precedenti avventure di Valentina
clicca qui sotto:

terza parte del racconto
seconda parte del racconto
prima parte del racconto

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