lunedì 28 marzo 2016

Buenos Aires tra scoperta e memoria

viaggio lento

Partita per il viaggio.
Il viaggio che ho desiderato nel tempo. Il viaggio in solitaria.
Il viaggio verso una terra che voglio scoprire. Il viaggio che seppur nella sua brevità riveste per me un significato profondo.
Il viaggio verso l'Argentina e Buenos Aires.
Il viaggio che per me rappresenta: scoperta, memoria, intraprendenza e conquista.
Partenza il 20 marzo ore 19 circa dall'aeroporto di Malpensa. Arrivo alle ore 9.20 ora locale (in Italia sarebbero state le 13,20) a Buenos Aires. Due ore di ritardo dovute a problemi di volo sopra la Tunisia.
Viaggio molto lungo.
Arrivo all'aeroporto una coda infinita all'immigrazione per il visto sul passaporto.
Ma eccomi qui. Con le attese e i tempi di un paese nel quale mi sento a casa.
Venire a Buenos Aires per me significa scoprirne la vita. Seguirne le abitudini locali, verificarne bellezza e miseria, nutrirmi di tango argentino, esplorare le mie difficoltà, partecipare alla manifestazione per i 40 anni dal colpo di stato e concedermi tempo.

Non sapevo e non avevo idea di cosa sarebbe stata Buenos Aires per me. L'unica cosa programmata era la partecipazione alla manifestazione del 24 marzo e un corso intensivo di spagnolo che seguirò settimana prossima.
Per il resto nessun programma, nessuna decisione, nessuna scelta preliminare.

viaggio lento


La scoperta

Quando si decide di partire si è già in viaggio.
Questo è ciò che ho sempre pensato; forse perché non passa mai molto tempo tra quando penso di fare una cosa e la sua realizzazione, o quanto meno il primo passo perché le idee non restino sogni, perché i progetti non restino teoria, e le buone azioni non si limitino ad essere buone intenzioni.

viaggio lento

Così quando presi il biglietto aereo il cambiamento era già in atto. Un scelta. La scelta di prendersi del tempo, di affrontare le distanze, di dare gambe ad un proprio desiderio, di conoscere me.
La difficoltà di lasciare mio figlio di 5 anni a casa e accantonare per un periodo le attività professionali e sociali intraprese a Verbania.

Partire sola, senza un viaggio organizzato, senza un programma dettagliato di ciò che sarebbe accaduto, nessun hotel. Solo l'appoggio di un'amica italo-argentina che ha casa a Villa Devoto in Buenos Aires e nella quale sto fino a sabato 26 marzo.
Poi mi sposto a casa di Cristian ed Hernan, cambio zona, ho affittato una stanza in casa loro. Per viverne la vita, le abitudini, l'idioma, e le usanze.

Sono qui. Ogni mattina non so cosa accadrà, ed ogni sera ho scoperto una cosa di questa cultura e di me.


La memoria

viaggio lento

Uno dei motivi per cui sono venuta a Buenos Aires proprio in questo periodo era la partecipazione ai 40 anni dal colpo di stato del 1976, il 24 marzo. La luchas por lo Derechos Humanos: memoria, justicia e verdad.
Mii sono commossa parecchio, non so bene perchè. Forse per la forza, il dolore e la determinazione che ho trovato arrivando verso Plaza de Mayo.
Un popolo in strada che non si stanca di chieder giustizia, che chiede di non dimenticare e non smette di lottare per la verità e i diritti umani.

L'intraprendenza

viaggio lento

Andare sulla strada che sento mia, seguire le mie intuizioni. Nessuna forzatura. Camminare verso e attraverso ciò che mi fa stare bene. Nella direzione di ciò in cui non credevo di poter arrivare con la consapevolezza di potercela fare. Ed è così. Il muoversi verso ciò che si è apre le porte alla buona riuscita di ciò che si fa.

viaggio lentoUna mia grande difficoltà, così credevo fino a questo viaggio, fu l'orientamento spaziale. Forse era più pigrizia mentale, o forse le costruzioni lego con mio figlio in questi anni hanno sviluppato un'area del mio cervello. Fatto sta che qui con mappe e “preguntas” (domande) riesco a muovermi senza ansie e paure. Ritrovandomi spesso in luoghi affascinanti e, a volte, in inaspettate sorprese.

La conquista
Sapere che ce la si può fare, sapere che anche se si parte soli non si è soli. Sapere che se ci si apre al mondo il mondo ti accoglie. Nella consapevolezza che ognuno ha più case, ognuno ha una propria terra da andare a cercare, ognuno ha una patria in cui si sente a casa. Io credo che la mia sia l'Argentina. Un popolo con cui sto bene, un idioma che mi piace molto, una bellezza estesa e naturale che mi affascina, una storia che mi commuove, tradizioni che sento mie.
La cortesia e la semplicità di chi si racconta, di chi ti parla, di chi ti aiuta.


Non voglio dire che non vi sia pericolo o non vi sia da prestare attenzione. Quello è certo, come in ogni parte del mondo, come in grandi città cosmopolite, come spesso accade in zone di degrado sociale e miseria. Nessuna giustificazione, nessuna retorica, la giusta misura tra tranquillo peregrinare e fiducia.
viaggio lento

Cosa mi sta insegnando più di ogni altra cosa l'Argentina?
A non smettere di lottare
A rallentare
Ad avere pazienza
A rivalutare il piacere della convivialità

viaggio lento

E soprattutto quanto sia bella l'ironia. Loro sono un popolo estremamente ironico e simpatico, oltre che gentile e cortese. Magari io sono stata fortunata ma questo è ciò che mi è capitato di osservare.

viaggio lentoHasta luego!
Cristina

Per leggere la parte dei consigli di viaggio lento a Buenos Aires, scritti da Cristina Clicca qui.








mercoledì 23 marzo 2016

Addio Heidemarie



Heidemarie Schwermer, viaggiatrice, scrittrice, insegnante, psicologa ma soprattutto essere umano stupendo, è mancata ieri notte dopo una lunga battaglia con una rara malattia. La sua storia ha ispirato profondamente il nostro blog -così come migliaia di persone- a viaggiare e vivere più liberi dalle possessioni e dai soldi. E' triste sapere che un'anima così gentile se ne sia andata via, soprattutto in tempi come questi. Tempi che necessitano di persone coraggiose, gentili e premurose. Come Heidemarie.

Addio viaggiatrice lenta.

mercoledì 16 marzo 2016

Essere Scrittore Girovago

Essere uno scrittore Girovago

viaggiare e scrivere


Uno scrittore girovago esplora nuove destinazioni e condivide le osservazioni con gli altri utilizzando la parola scritta ed uno dei requisiti più importanti per questo tipo di lavoro è un desiderio di viaggiare e sperimentare nuovi ambienti e culture, ottemperando costantemente la propria resistenza fisica, una mente attenta ed un talento per linguaggio descrittivo – tali qualità sono prettamente necessarie per mantenere la posizione di scrittore girovago.

Essere consapevoli della bassa retribuzione di uno scrittore girovago.


Si potrebbe fantasticare di essere inviati in tutto il mondo su incarichi con notevole commissione, tutte le spese pagate le infinite giornate spese ad incontrare persone con cui scambiare informazioni sul posto mentre si sorseggia la bevanda nel tipico locale favorito ai più.

In realtà, molto poche testate giornalistiche pagano le spese di uno scrittore girovago, soprattutto se lo scrittore girovago è un libero professionista e non un membro del personale della case editrice.

Molti scrittori girovaghi sono liberi professionisti e mantengono un contratto di lavoro “a cottimo”, pagati in base alla quantità e qualità di dati nelle loro cronologie - non si può avere un reddito costante dalla scrittura di viaggio e può essere ostico accumulare un reddito elevato quando si è incaricato di scrivere per una testata giornalistica.

Attualmente, i tassi remunerativi per un articolo di 500 parole possono variare dai 10 euro ai 1000 euro e, di norma, i rodati da anni di esperienza di scrittura per le testate giornalistiche maggiori possono anche superare questo spettro monetario – non ci si illuda però, poiché la maggioranza non guadagna oltre i 25\300 euro per articolo. 

Se si è in grado di atterrare su un piano favorevole tramite una peculiare caratteristica o una storia di copertina pregiata, sarà possibile ricevere un abbono, ma non sempre: anche le storie qualitativamente redditizie hanno spesso un ritorno iniquo ed impari al loro effettivo valore.

viaggiare e scrivere

Comprendere la difficoltà di trovare una posizione a tempo pieno.


Trovare un lavoro a tempo pieno come scrittore girovago per un' importante testata giornalistica richiede anni di esperienza e può essere difficile da trovare anche quando si riesce a costruire una solida reputazione nel settore – considerando anche il quantitativo di testate giornalistiche intente a trasferire la loro redazione su internet per ridurre i costi.

E’ necessario essere disposti a fungere da scrittori mercenari per poter arricchire il proprio portafoglio esperienziale, redigendo articoli per più testate su una base costante e scrivere molti articoli per molto poco denaro, addirittura per molti anni

Come libero professionista, si dovrà anche organizzare il proprio alloggio durante i viaggi, il proprio itinerario e trascorrere alcuni giorni in solitudine.

Per rendere il proprio viaggio come scrittore girovago produttivo è necessario allacciare contatti ed accumulare credenziali nel settore, spendendo anche diversi anni di lavoro da contratto a contratto prima di aver conquistato una certa nomea

Molti scrittori girovaghi lavorano a mezza giornata o giornata piena per altre compagnie in ruoli nettamente differenti, più sostenibili si scriverebbe, per permettersi la costanza nella scrittura mentre stringono la costa oppure biciclettare.

direzioni del viaggio

Ricordarsi dei vantaggi di essere uno scrittore girovago.


Con la bassa retribuzione e la sicurezza del lavoro instabile ci si potrebbe scoraggiare  della scrittura pellegrina, ma molti dei già esistenti scrittori versati in tale arte assumono questa carriera perché permette loro di sperimentare luoghi che non hanno mai visto prima e di incontrare persone che mai avrebbero avuto modo di incontrare se non immergendosi nella storia di un determinato sito e riportarne le facoltà.

Spesso, gli scrittori girovaghi sono molto appassionati del loro lavoro e godono del senso d’avventura e dispiccano della loro carriera.

E' importante che il viaggiatore cronista sia investigativo e curioso: si dovrebbe anche essere disposti ad cambiare le proprie idee ed opinioni, affinché vi sia una costante promozione del proprio operato verso il proprio datore di lavoro, abituato a ricevere contenuto mai statico ma mutevole in forma e struttura.

Come un qualunque cronista girovago amatoriale alle prime armi, è necessario mostrare tramite la propria scrittura talento e un gusto per l'avventura, soprattutto tramite la presentazione di dettagli, informazioni utili relative al sito visitato, curiosità ed informazioni demografiche, culturali e personali – quest’ultimo punto è fondamentale per rendere lo scritto molto più accessibile ed avvincente.

Avvedersi delle riviste avventuriere ben considerate.


Per ottenere un migliore senso del mercato della stampa, leggere molti articoli redatti da testate giornalistiche quotate permetterà di comprendere quali siano gli articoli più considerati e pubblicati - National Geographic , Travels And Free Time , Afar , International Living: solo alcune delle esistenti e di certo le più paganti.

È possibile trovare una rivista di viaggi apprezzabile per cui si potrebbe scrivere, oppure focalizzarsi su qualche testata concentrata su apposite maniere di viaggiare oppure su percorsi alternativi e mete sconosciute ai più descritte al dettaglio.

Leggendo la pubblicazione di un articolo di primo acchito concederà un'idea che vi permetterà anche di meglio personalizzare i propri testi sulla base del tono e lo stile dell’articolo letto – ovvero ne si imita lo stile per poi personalizzarlo.

Partecipare alla redazione di una testata giornalistica amatoriale pioneristica.


Tenere a mente una scelta di nicchia quando si collabora con una testata giornalistica è necessario: bisogna rammentarsi di come i lettori siano alla ricerca di contenuto, prima di tutto sia accessibile (ma anche lievemente converso e quizzarolo, per stuzzicare la curiosità) poi coinvolgente (utilizzo intelligente e contestuale di immagini o video allegati al testo abbelliscono notevolmente la stesura).

Tre elementi principali devono essere focalizzati: professionalità (linguaggio impersonale e grammaticalmente corretto, etica), funzionalità (il sito è strutturato bene e non è dispersivo), personalità (il sito presenta un aspetto piacevole). Rendere il tutto più liliale e gioviale anche con giochi di parole renderebbe il sito più avvincente.











venerdì 4 marzo 2016

Viaggio lento nei Balcani: da Tirana a Pristina in autobus

viaggio nei balcani

Valentina ci ha fatto vivere il sogno e la bellezza di un viaggio lento grazie ai racconti delle sue esperienze in TurchiaOggi ci propone un nuovo racconto introspettivo, l'inizio di una nuova avventura nella terra dei Balcani. 



viaggiare con lentezza
Mi trovavo a Tirana, Albania, per un Training Course europeo sull’uguaglianza di genere quando ho deciso che avrei approfittato di due giorni liberi a fine progetto per visitare alcuni amici in Kosovo – gli stessi amici con cui ho fatto il famoso viaggio in Cappadocia. La parte più difficile è stata trovare un autobus che effettivamente andasse in Kosovo, essendo le informazioni trovate su internet poco chiare e molto poco corrispondenti alla realtà: fortunatamente alcuni amici albanesi hanno deciso di aiutarmi telefonando alle varie agenzie di viaggio fino a che sono riuscita a trovare un autobus che sarebbe partito alle 14:30 da un punto della città a 10 minuti a piedi dal mio ostello.
Gli amici albanesi mi avvisano di armarmi di pazienza e non spaventarmi se al mio arrivo l’autobus ancora non c’è: siamo in Albania, è perfettamente normale che accada e l’unica cosa da fare è aspettare.

Con mia sorpresa però al mio arrivo l’autobus è già lì, pronto per partire, lascio il mio backpack, mi accomodo nell’autobus sgangherato e ancora vuoto, compro un biglietto di andata e ritorno direttamente in vettura, ritorno che non mi servirà perché scoprirò che i non esiste "il viaggio di ritorno" con quella compagnia di domenica.
Sono molto stanca e il viaggio sarà tutto un susseguirsi di sonno, sogni agitati, risvegli di soprassalto, testate al finestrino e paesaggi mozzafiato. Nessuno sull’autobus parla inglese, nemmeno l’autista. Piove fortissimo, in alcuni tratti la pioggia è mista a neve e fuori dal finestrino si susseguono paesaggi spettacolari: il nord dell’Albania è impressionante, l’autostrada è una strada che taglia le montagne, inserita in un panorama surreale. Attorno a me soltanto montagne, nebbia fittissima, la neve sui picchi e questa strada tortuosa, canticchio tra me e me “...This could be heaven and this could be hell...”

viaggio nei balcani
Dopo alcune ore di viaggio arriviamo al confine tra Albania e Kosovo e qui alcuni poliziotti salgono in vettura. Sono l’unica straniera e il poliziotto prende il mio passaporto e scende dall’autobus per andare ad apporvi il timbro d’ingresso. Il poliziotto non parla però in inglese, nessuno lo parla, e l’autobus non può rimanere fermo ad intralciare il passaggio: le porte si chiudono e l’autobus riparte, senza il mio passaporto: un colpo al cuore. Ci fermiamo però dopo un centinaio di metri ed aspettiamo al lato della strada, dove il poliziotto mi riporterà il passaporto. La vista della frontiera mi emoziona molto, mi fa pensare alla storia recente del paese, ai famosi film nazionali come il recentemente candidato all’oscar "Shock" e al bellissimo "Column", ho gli occhi gonfi di lacrime mentre penso alle persone costrette a lasciare le loro case, allora come oggi.


viaggio nei balcani
 A Prizren ci fermiamo per una sosta. Decido di scendere per comprare qualcosa da mangiare nel vicino supermercato, chiedo un timido “How much?” alla cassa e il cassiere mi guarda come se avesse visto un alieno. Insisto per un po’ fino a quando esasperata ricordo che in questa città la maggior parte degli abitanti parla turco, allora azzardo un “Nekadar?” e finalmente posso pagare e uscire: l’autobus sta già ripartendo, l’impressione è quella che non mi avrebbero aspettato. Piove sempre più forte, si vede a malapena fuori dal finestrino. Ricevo un messaggio dalla Farnesina che mi sconsiglia di andare a Pristina, che è proprio dove sono diretta, ma so già degli scontri in corso. Scopro a mie spese che Vodafone Passport non funziona in Kosovo e mi ritrovo senza soldi nel cellulare diretta a una meta altamente sconsigliata. Dopo 5 ore di viaggio arriviamo a Pristina, riesco in qualche modo mettendo insieme due parole di albanese a spiegare all’autista che non voglio assolutamente fermarmi in centro città, ma voglio scendere all’ultima fermata -la stazione degli autobus, e sembra capire. Quando arriviamo recupero il mio zaino che è zuppo d’acqua e fango, lo indosso a fatica e vengo fermata dal giovane autista che vuole assolutamente dirmi qualcosa. Dopo sforzi immani per cercare di capire cosa mi vuole dire, capisco che mi sta invitando per un caffè e mi congedo con un sonoro –no-.

La stazione degli autobus sembra deserta. Entro nell’unico bar per chiedere di poter usare il bagno e mi dicono di non avere un bagno, tutti sono abbastanza scortesi ma per fortuna trovo un ragazzo che parla inglese e gli chiedo di poter usare il suo cellulare per una telefonata: la mia amica Aurela verrà a prendermi in auto, sono fradicia, stanca e malata ma posso rilassarmi e dare inizio alla mia avventura in Kosovo e tuffarmi nella famigerata nightlife di Pristina, che mi porterà in un appartamento comunitario a bere e  parlare di politica con giovani giornalisti e attivisti politici, a ballare in un locale ricavato in una stazione di treni, ad assistere a una rissa sfiorata in una pizzeria alle 5 del mattino e a correre per strade in discesa con le scarpe in mano. Troppo poche ore di sonno e si riparte, questa volta in auto, alla volta di Prizren, la perla del Kosovo dove si parla turco.


viaggio nei balcaniPer leggere l'avventura di Valentina in Turchia

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