venerdì 4 marzo 2016

Viaggio lento nei Balcani: da Tirana a Pristina in autobus

viaggio nei balcani

Valentina ci ha fatto vivere il sogno e la bellezza di un viaggio lento grazie ai racconti delle sue esperienze in TurchiaOggi ci propone un nuovo racconto introspettivo, l'inizio di una nuova avventura nella terra dei Balcani. 



viaggiare con lentezza
Mi trovavo a Tirana, Albania, per un Training Course europeo sull’uguaglianza di genere quando ho deciso che avrei approfittato di due giorni liberi a fine progetto per visitare alcuni amici in Kosovo – gli stessi amici con cui ho fatto il famoso viaggio in Cappadocia. La parte più difficile è stata trovare un autobus che effettivamente andasse in Kosovo, essendo le informazioni trovate su internet poco chiare e molto poco corrispondenti alla realtà: fortunatamente alcuni amici albanesi hanno deciso di aiutarmi telefonando alle varie agenzie di viaggio fino a che sono riuscita a trovare un autobus che sarebbe partito alle 14:30 da un punto della città a 10 minuti a piedi dal mio ostello.
Gli amici albanesi mi avvisano di armarmi di pazienza e non spaventarmi se al mio arrivo l’autobus ancora non c’è: siamo in Albania, è perfettamente normale che accada e l’unica cosa da fare è aspettare.

Con mia sorpresa però al mio arrivo l’autobus è già lì, pronto per partire, lascio il mio backpack, mi accomodo nell’autobus sgangherato e ancora vuoto, compro un biglietto di andata e ritorno direttamente in vettura, ritorno che non mi servirà perché scoprirò che i non esiste "il viaggio di ritorno" con quella compagnia di domenica.
Sono molto stanca e il viaggio sarà tutto un susseguirsi di sonno, sogni agitati, risvegli di soprassalto, testate al finestrino e paesaggi mozzafiato. Nessuno sull’autobus parla inglese, nemmeno l’autista. Piove fortissimo, in alcuni tratti la pioggia è mista a neve e fuori dal finestrino si susseguono paesaggi spettacolari: il nord dell’Albania è impressionante, l’autostrada è una strada che taglia le montagne, inserita in un panorama surreale. Attorno a me soltanto montagne, nebbia fittissima, la neve sui picchi e questa strada tortuosa, canticchio tra me e me “...This could be heaven and this could be hell...”

viaggio nei balcani
Dopo alcune ore di viaggio arriviamo al confine tra Albania e Kosovo e qui alcuni poliziotti salgono in vettura. Sono l’unica straniera e il poliziotto prende il mio passaporto e scende dall’autobus per andare ad apporvi il timbro d’ingresso. Il poliziotto non parla però in inglese, nessuno lo parla, e l’autobus non può rimanere fermo ad intralciare il passaggio: le porte si chiudono e l’autobus riparte, senza il mio passaporto: un colpo al cuore. Ci fermiamo però dopo un centinaio di metri ed aspettiamo al lato della strada, dove il poliziotto mi riporterà il passaporto. La vista della frontiera mi emoziona molto, mi fa pensare alla storia recente del paese, ai famosi film nazionali come il recentemente candidato all’oscar "Shock" e al bellissimo "Column", ho gli occhi gonfi di lacrime mentre penso alle persone costrette a lasciare le loro case, allora come oggi.


viaggio nei balcani
 A Prizren ci fermiamo per una sosta. Decido di scendere per comprare qualcosa da mangiare nel vicino supermercato, chiedo un timido “How much?” alla cassa e il cassiere mi guarda come se avesse visto un alieno. Insisto per un po’ fino a quando esasperata ricordo che in questa città la maggior parte degli abitanti parla turco, allora azzardo un “Nekadar?” e finalmente posso pagare e uscire: l’autobus sta già ripartendo, l’impressione è quella che non mi avrebbero aspettato. Piove sempre più forte, si vede a malapena fuori dal finestrino. Ricevo un messaggio dalla Farnesina che mi sconsiglia di andare a Pristina, che è proprio dove sono diretta, ma so già degli scontri in corso. Scopro a mie spese che Vodafone Passport non funziona in Kosovo e mi ritrovo senza soldi nel cellulare diretta a una meta altamente sconsigliata. Dopo 5 ore di viaggio arriviamo a Pristina, riesco in qualche modo mettendo insieme due parole di albanese a spiegare all’autista che non voglio assolutamente fermarmi in centro città, ma voglio scendere all’ultima fermata -la stazione degli autobus, e sembra capire. Quando arriviamo recupero il mio zaino che è zuppo d’acqua e fango, lo indosso a fatica e vengo fermata dal giovane autista che vuole assolutamente dirmi qualcosa. Dopo sforzi immani per cercare di capire cosa mi vuole dire, capisco che mi sta invitando per un caffè e mi congedo con un sonoro –no-.

La stazione degli autobus sembra deserta. Entro nell’unico bar per chiedere di poter usare il bagno e mi dicono di non avere un bagno, tutti sono abbastanza scortesi ma per fortuna trovo un ragazzo che parla inglese e gli chiedo di poter usare il suo cellulare per una telefonata: la mia amica Aurela verrà a prendermi in auto, sono fradicia, stanca e malata ma posso rilassarmi e dare inizio alla mia avventura in Kosovo e tuffarmi nella famigerata nightlife di Pristina, che mi porterà in un appartamento comunitario a bere e  parlare di politica con giovani giornalisti e attivisti politici, a ballare in un locale ricavato in una stazione di treni, ad assistere a una rissa sfiorata in una pizzeria alle 5 del mattino e a correre per strade in discesa con le scarpe in mano. Troppo poche ore di sonno e si riparte, questa volta in auto, alla volta di Prizren, la perla del Kosovo dove si parla turco.


viaggio nei balcaniPer leggere l'avventura di Valentina in Turchia

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