lunedì 23 maggio 2016

Viaggio lento in Spagna e Portogallo: due mesi, due paesi

"Una volta un saggio alla domanda "Chi o cosa siamo noi?" rispose così: siamo la somma di tutto quello che è successo prima di noi, di tutto quello che è accaduto davanti ai nostri occhi, di tutto quello che ci è stato fatto, siamo ogni persona, ogni cosa la cui esistenza ci abbia influenzato o con la nostra esistenza abbia influenzato, siamo tutto ciò che accade dopo che non esistiamo più e ciò che non sarebbe accaduto se non fossimo mai esistiti!"
Dal film "Almanya – La mia famiglia va in Germania"
Premessa (parzialmente autobiografica)
Quello che segue non è il risultato di un’invenzione, né la manifestazione per iscritto della follia di chi scrive. Al contrario, si tratta del risultato di una lenta evoluzione personale, iniziata anni fa e assolutamente coerente se vista nel suo insieme: i periodi di studio all’estero durante gli anni di formazione universitaria, la scoperta e la frequentazione delle realtà neo-rurali e cooperative di Barcellona, i viaggi e i piccoli incontri che durante questi periodi di studio (e non solo) hanno avuto luogo, hanno contribuito a dar corpo ad un'indole già naturalmente curiosa e incline all’esplorazione, oltre che sensibile a tematiche ecologiste. Alcuni corsi del Master in Sostenibilità Ambientale, Economica e Sociale dell’Università Autonoma di Barcellona poi, seguiti (per scelta) in qualità di uditore, hanno ampliato e rafforzato le premesse teoriche di questo sviluppo. Grazie a questo, infatti, sono potuto venire a conoscenza di campi del sapere come l’economia ecologica, l’ecologia politica e la decrescita. In questa chiave va letta la piccola avventura che sto per raccontare.
Con questo post inizia il resoconto di un piccolo esperimento: un viaggio esclusivamente in autostop e con budget limitato (5 euro al giorno), alla ricerca di eco-villaggi, comunità neo-rurali e altre esperienze di vita comunitaria e “a basso costo” lungo il percorso. Proverò a spiegare perchè l'ho fatto, come sono riuscito a farlo, cosa ho imparato durante il viaggio, e quali domande sono nate nella mia testa a seguito di questa esperienza: forse più delle risposte sono quello a cui la "buona ricerca" dovrebbe ambire.

autostop

La speranza è che questo racconto possa veicolare idee e concetti di cui si è iniziato a parlare ormai da un po', ma di cui probabilmente non si parla ancora abbastanza. Perché questo sia possibile cercherò di raccontare le mie esperienze collegandole con temi più generali e più importanti, in modo da andare oltre la semplice trascrizione di un diario di viaggio. Talvolta citerò libri che ho letto e mi hanno ispirato, perché chi interessato possa approfondire temi che proverò ad introdurre in maniera spero chiara ma sintetica. E mi farò accompagnare da un compagno di viaggio speciale, il libro "Viaggio in Portogallo" di José Saramago. Lascio a lui, dunque, il compito di iniziare:
[...] Che il lettore [...] si rassegni a non disporre di questo libro come di una normale guida, o di una mappa da tenere sottomano, o di un catalogo generale. Alle pagine che seguono non si dovrà ricorrere come a un'agenzia di viaggi o di turismo: l'autore non è qui per dare consigli, benché ridondi di opinioni. Vi si troveranno, questo è pur vero, i luoghi selezionati del paesaggio e dell'arte, l'aspetto naturale o trasformato della terra portoghese: ma non sarà forzatamente imposto, o abilmente orientato, alcun itinerario solo perchè le convenzioni e le abitudini hanno finito per renderlo obbligatorio a chi da casa propria si allontana per conoscere quello che c'è fuori. L'autore, senza dubbio, è andato dove si va sempre, ma è pure andato là dove non si va quasi mai. [...] Prenda il lettore le pagine che seguono come sfida e invito. Faccia il proprio viaggio secondo un proprio progetto, presti minimo ascolto alla facilità degli itinerari comodi e frequentati, accetti di sbagliare strada e di tornare indietro, o, al contrario, perseveri fino a inventare inusuali vie d'uscita verso il mondo. Non potrà fare miglior viaggio. [...] Insomma, prenda questo libro come esempio, mai come modello. La felicità, che il lettore lo sappia, ha molte facce. Viaggiare, probabilmente, è una di queste. Affidi i fiori a chi sappia badarvi, e incominci. O ricominci. Nessun viaggio è definitivo.
José Saramago - Viaggio in Portogallo
L'itinerario
Già negli ultimi mesi del 2015 cominciò a prendere forma nella mia testa un'idea: fare un viaggio esclusivamente in autostop e con molti pochi soldi. Pian piano l'idea divenne sempre più chiara finchè, a gennaio, avevo un progetto: fare il giro della penisola iberica muovendomi lungo la costa, partendo da Barcellona, dove risiedo. Durata complessiva: 2 mesi. Spesa media massima giornaliera: 5 euro. Oltre alla bellezza e al simbolismo di un percorso circolare che si chiudesse nel punto da cui stavo partendo, sarebbe stata l'occasione per visitare città che non avevo ancora mai visto (ad es. Malaga o Porto) oppure ritornare in città visitate anni fa e che mi avevano lasciato un piacevole ricordo (es. Siviglia o Lisbona).
vuelta a espana
L'itinerario di viaggio pianificato in partenza.
In realtà, come spesso accade quando si è in viaggio, l'itinerario reale si è discostato in parte da quello pianificato. A circa metà del cammino, infatti, dopo aver camminato per un po' lungo la costa ovest del Portogallo, la mia voglia di attraversare centri urbani altamente popolati era parecchio diminuita e il tempo rimasto a mia disposizione (deciso prima della partenza e legato a questioni personali) costringeva a fare una selezione tra ciò avrei potuto vedere e a cosa avrei dovuto rinunciare. In definitiva, mi sentivo un po' come il viaggiatore di Saramago, che, con le parole di Claudio Magris nella prefazione all'edizione Einaudi del libro,
[...] procede, come nella vita, in una mescolanza di programma e causalità, mete prefissate e impreviste digressioni che portano altrove; sbaglia strada, torna indietro, salta fiumi e ruscelli; è incerto su cosa visitare e cosa trascurare, perché anche viaggiare, come scrivere e come vivere, è innanzitutto tralasciare. [...]
Itinerario_reale
L'itinerario di viaggio realmente percorso.
Alla fine, in 58 giorni di viaggio ho percorso circa 4000km in autostop e speso 255.77€, equivalente ad una spesa giornaliera di circa 4.40€. Di questi, 81.05€ sono stati legati al consumo di alcool, tabacco, o semplicemente all'acquisto di caffé in bar vari a causa della necessitá di ricaricare il cellulare. Al netto di queste spese non legate a bisogni strettamente vitali, la spesa giornaliera é stata di circa 3€. E questo ci porta dritti al cuore economico della questione.
Il tempo è denaro
L'idea del viaggio "a basso costo" nacque nella mia testa diversi anni fa, quando ancora ero uno studente di ingegneria in Erasmus presso l'Università di Trondheim, in Norvegia. Lì cominciai a fantasticare su quanto sarebbe stato bello poter viaggiare mantenendomi semplicemente lungo il percorso, e liberarmi dell'ansia di dover accumulare prima una somma sufficiente di denaro da poter poi spendere durante il viaggio. Lì imparai le prime basi di giocoleria e feci la mia prima esperienza in autostop: finiti i corsi e gli esami, arrivai così a Capo Nord. Non mi posi particolari vincoli economici, nè mi impegnai in alcun tipo di attività che mi permettesse di guadagnare denaro lungo il viaggio, ma fu il primo passo in quella direzione. Oggi vedo questo viaggio come un ulteriore tassello di questo mosaico. Ma andiamo con calma, e proviamo a spiegare.
fabio gatti
Chi non ha mai sentito in vita sua l'espressione: Il tempo è denaro? Ebbene, ci ho messo parecchio tempo a capire ciò che significasse davvero: il tempo (di vita) è l'unica cosa che possediamo davvero. Ciò che facciamo quando lavoriamo non è altro che vendere questo nostro tempo a qualcuno che lo utilizza per qualcosa a lui utile. In cambio, generalmente, riceviamo del denaro che ci permetterà di acquistare beni che non siamo in grado di produrre direttamente da noi e che sono, o riteniamo essere, necessari a soddisfare i nostri bisogni. Quindi, in definitiva, all'inizio della vita ciascuno di noi è ugualmente ricco in termini di tempo.
tempo è denaro
La domanda a questo punto è: cosa succede se, invece di vendere il mio tempo di vita in cambio di denaro, quel tempo lo tengo per me o lo scambio con qualcosa di diverso? Divento immediatamente povero? La mia risposta è semplicissima: no. Anzi: forse riappropriandosi del proprio tempo ed eliminando alcune delle necessità fittizie create da una società che vuole il "tempo libero" esclusivamente come un qualcosa di funzionale al recupero di energie vitali da trasformare in produttività ed efficienza nel “tempo dedicato al lavoro", ci si può arricchire. Arricchire di cose che non hanno un valore immediatamente monetario ma sono possibili solo se si dispone, appunto, di tempo.
Pensateci bene: se ho a mia disposizione solamente 2 settimane di ferie e voglio visitare un paese, le spese che sarò “costretto” a sostenere dalla mancanza di tempo e per potermi "riposare" adeguatamente (trasporti, alloggio, etc) saranno molto più alte che se avessi la possibilità di prendermi il tempo di muovermi in bicicletta, camminare o fare l'autostop (che non implicano alcuna spesa); allo stesso modo, nella vita di tutti i giorni, se rientro a casa tardi dopo ore di lavoro la mia priorità molto probabilmente sarà recuperare le energie piuttosto che dedicarle a cucinarmi la cena (con conseguente aumento di spesa - legato al fatto che oltre al cibo dovrò pagare il lavoro di qualcuno che quel cibo lo sta preparando per me - o riduzione della qualità del cibo).