martedì 31 maggio 2016

Intervista ad un viaggiatore cieco che ha fatto il giro del mondo.

La straordinaria avventura di Alessandro Bordini


viaggiatori non vedenti
“Il coraggio è subordinato alla volontà che hai. Ci va coraggio a rimanere a casa piuttosto!"


Alessandro Bordini, 28 anni, è una piccola leggenda nel mondo dei viaggi alternativi. Non solo perchè ha fatto il giro del mondo (nonostante la cecità), ma anche perché è in grado di ispirare, commuovere e divertire tantissime persone attraverso i racconti delle sue esperienze. Quello che mi ha colpito di più della sua storia è la sua determinazione: non importa quali siano le difficoltà e gli ostacoli, non esistono scuse che giustifichino l’immobilità, l’indolenzimento dell’animo, che sembrano, ahimè, atrofizzare la maggior parte di noi. Ma Alessandro ha anche altri importanti messaggi da condividere.

viaggiatori ciechiIl giorno in cui chiamo Alessandro Bordini per telefono è un giorno in cui ho particolarmente bisogno d'ispirazioni e di confronto. Fin da subito si mostra entusiasta e disponibile ma -cosa più importante- sembra avere tempo. Comincio con le domande e, man mano che parliamo, scopro presto, non con poca meraviglia, che pur essendo cieco, Alessandro vede il mondo circostante molto meglio di tante altre persone e viaggiatori. No, non è retorica e no, non ha sviluppato dei super-poteri: sono la sua sensibilità, il suo spirito e anche il suo coraggio a guidarlo per le strade del mondo e  fargli avere "nuovi occhi".

Ma cominciamo per gradi.


Alessandro mi racconta di come nel 2007, durante una normale esercitazione di paracadutismo, subisce un grave incidente che gli danneggia totalmente la vista; da allora la sua vita è inevitabilmente cambiata. Nonostante questo, non si perde d'animo: chi lo conosce lo descrive come un ragazzo allegro, entusiasta, sempre con la battuta pronta.

viaggi Come è iniziata l’idea di fare il giro del mondo?



Due anni dopo l’incidente”, mi dice, “andai a visitare l’ospedale dove ero stato ricoverato; quel giorno accadde qualcosa di particolare: dovevo prendere il treno da solo, ma mi ero dimenticato di prenotare il servizio per persone con ridotta mobilità. Subito fui preso dal panico. Poco dopo vidi che la gente si stava facendo in quattro per aiutarmi, così raggiunsi l’ospedale senza problemi”.

Poi che successe?


 "Quell’episodio mi fece riflettere molto. Conclusi che potevo spostarmi ovunque senza aver paura: la gente mi avrebbe dato una mano in caso di necessità. Ho cominciato a fare piccoli viaggi, soprattutto in Italia, poi capii che avrei potuto viaggiare benissimo anche all'estero".

Non hai mai dubitato della gente?


"Se avessi avuto dei dubbi sulla bontà della gente non sarei mai partito. L’uomo è fondamentalmente buono! Le televisioni, in realtà, non fanno altro che spaventarti: il messaggio che prevale è che il mondo sia pieno di pazzi, criminali e malviventi. Se dovessi basarmi su ciò che sento alla TV, mi barricherei in casa e non uscirei più”.

E invece no, al contrario, sei voluto partire.


Certo! La guerra, gli omicidi, la criminalità”, aggiunge, “sono cose reali, non lo metto in dubbio! Ma sono reali anche i gesti gentili, il rispetto, la cordialità delle persone, i doni gratuiti e disinteressati, l’attivismo e la solidarietà di tanti uomini volenterosi. Questi valori prevalgono nella maggior parte dei posti e nella maggior parte delle persone”.

Alessandro non ha dubbi sulla natura tendenzialmente buona dell’uomo, per questo ha deciso di mettersi in viaggio. Il suo obiettivo principale? Mandare un messaggio positivo all’umanità:

“Il mondo non è così brutto come ce lo descrivono. Io ho voluto dimostrarlo”.


alessandro bordiniIL GIRO DEL MONDO



Il 2 aprile del 2013 parte per la sua grande avventura. Da solo. Ogni tanto qualche amico o amica sono andati a trovarlo per condividere un pezzo di strada con lui. Altre volte ha incontrato nuovi amici e compagni durante il percorso:

“Sì è vero, giravo da solo. Ma è anche vero che dovunque andavo ricevevo l’aiuto disinteressato della gente. In un certo senso non sono stato quasi mai da solo. Ho stretto numerose amicizie e tutt’ora sono in contatto con molte delle persone conosciute per strada”.


alessandro bordini
Ha quindi preso la mappa del mondo e ha tracciato un itinerario ipotetico, lasciando spazio all'improvvisazione. In Africa ha cercato di mantenersi sulla costa, per evitare le zone più interne dove sono concentrati i conflitti; in Egitto sarebbe dovuto passare per l’Arabia Saudita, ma è tornato a casa in Italia per presiedere al matrimonio di un suo amico. Il viaggio è ricominciato subito dopo: Germania, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, Serbia, Bulgaria, Turchia, infine Iran: l’avventura era solo all’inizio. Dall’Iran è stato difficile ottenere i visti per l’India e il Pakistan. Alessandro ha dovuto improvvisare spesso, lasciandosi ispirare dal momento e dalle opportunità offerte dal viaggio.

viaggiatori ciechi
“A proposito di viaggio lento” mi dice, “viaggiare lentamente mi ha sempre affascinato. Per questo, nel nord del Brasile ho raggiunto Manaos utilizzando un mezzo speciale: anziché prendere un volo, che mi avrebbe fatto risparmiare tempo, ho preferito prendere una barca. Il risultato? Ho speso cinque giorni in una barca sul Rio delle Amazzoni per arrivare in questa città situata in mezzo alla foresta Amazzonica. La barca andava ai 18 km all’ora, ma ho stretto legami con la truppa e le altre persone incontrate sulle rive del fiume. Ho avuto tempo per fare cose che chiaramente con un viaggio in aereo non avrei potuto fare”.

Provo un pizzico d'invidia, mentre continuo ad ascoltare i dettagli del suo racconto. Ci va molto coraggio ad avventurarsi in posti del genere, gli dico.

“Il coraggio è subordinato alla volontà che hai. Ci va coraggio a rimanere a casa piuttosto!"


Concordo.


"Sai qual è il vero problema?" aggiunge: "Il problema è quando torni a casa. Il viaggio crea dipendenza. E’ per questo che credo non smetterò mai di viaggiare.  Certo, devo migliorare i metodi e gli approcci. Sai, non fila sempre tutto liscio... Ci sono state volte in cui ho dovuto aspettare giorni prima di conoscere qualcuno. Spesso mi sono sentito solo”.


Gli incontri erano casuali o organizzati? 


“Totalmente casuali. La gente mi trovava per strada e a volte mi invitava nella loro casa. Quando ciò succedeva, per me era il massimo! Il vero successo del viaggio sta proprio qui: la condivisione, lo scambio culturale, la reciprocità, la fiducia. Ti ho incontrato solo 5 minuti fa, ma mi fido di te, ti invito a casa mia e condivido con te il pane”.

Ad Alessandro non importava che le case avessero comfort e comodità. Alcuni si offrivano di pagargli l’albergo, un gesto molto gradito, ma non era quello che cercava.

“In Africa dormivo in capanne, in case rustiche o povere. Questa gente, nonostante la loro povertà, faceva metà del loro pasto con me”.

Alessandro è stato anche a Teheran per dieci giorni e ha trovato altre conferme.

“Non ho trovato persone così tanto amichevoli come a Teheran! Il terrorismo non ha niente a che vedere con l’Islam”.

Incuriosito lo interrompo con una domanda.

viaggiatori non vedenti Ci sono dei paesi che si sono rivelati più solidali di altri?


“Il buon samaritano è dappertutto. Ma ci sono paesi dove la cultura è un pochino più rigida. Ho trovato che in Giappone i passanti non ti aiutano molto, ma non perché siano "cattivi": la loro cultura prevede che debba essere la polizia o altri enti istituzionali a prendersi cura di chi è in difficoltà. Non ho niente da biasimare ai Giapponesi, sono brava gente: il loro stile di vita, però, mi ha lasciato un po’ spiazzato, ma questo è normale”.


Alessandro ha provato sentimenti contrastanti anche nei confronti degli Stati Uniti:

“Le persone tendono a essere molto individualiste negli U.s.a, ma un giorno un tizio mi ha incontrato per strada, mi ha parlato un po’ e dopo 5 minuti ero già a casa sua. Per tre giorni non mi ha fatto mancare nulla portandomi anche in giro per la città, dove ci siamo svagati insieme. In America del nord, tuttavia, la gente cammina poco, si sposta in macchina o altri mezzi, e questo limita molto le possibilità degli incontri. Da questo punto di vista, il Sudamerica è esattamente l'opposto".

Vanno tutti a piedi lì?

“Sì! Negli Stati Uniti non c’era quasi mai nessuno per strada e questo ha influenzato molto il mio umore. In compenso in Sudamerica e in Africa, tutti camminano, perciò ogni giorno era più facile fare nuovi incontri e nuove amicizie. Che bei posti! Tornerei lì anche domani”.

E la tua famiglia cosa ne pensa dei tuoi viaggi?


“La mia famiglia era molto in ansia. Quando sono finalmente rientrato a casa dal mio primo viaggio, dopo 5 mesi di viaggio in Africa e 25 paesi alle spalle, i miei amici e parenti mi hanno finalmente riabbracciato e si sono convinti che stavo facendo una cosa straordinaria. Alla successiva partenza erano decisamente più tranquilli e rilassati. Certo, sono stati sempre in pensiero per me, ma non come quando sono partito per la prima volta”.

Per ammortizzare le preoccupazioni e l’ansia della sua famiglia, ogni giorno Alessandro pubblicava online le foto del suo viaggio, molte delle quali scattate da lui di persona o dagli amici del posto.

viaggiatore cieco
Una foto di Alessandro Bordini rilasciata su facebook.

Uno dopo l’altro, il giovane viaggiatore cieco ha visitato nazioni e paesi, completamente al buio, riuscendo comunque a cogliere l’essenza del posto e vivere esperienze di viaggio decisamente più autentiche e profonde di quelle della maggior parte dei turisti.

“Il viaggiare turistico delle persone è una fuga dalla realtà. Se uno lavora per 355 giorni all’anno è lecito che scelga di trascorrere la sua settimana di libertà, il più lontano possibile da casa. Ma andare a Zanzibar in un villaggio turistico dove ci sono solo italiani e dove tutto quanto è progettato per essere esattamente come quando sei a casa, non ha molto senso. Avrebbe più senso andare a 40 km dal tuo paesino a conoscere le persone dei villaggi limitrofi, piuttosto che andare così lontano senza nemmeno vivere la cultura del posto”.

Alessandro ha collezionato mete e ricordi, uno dopo l’altro, senza fretta. Ha impresso nella sua memoria una mappa di ricordi fatta di sapori, odori, profumi, parole, suoni, risate, accenti, strette di mano, abbracci, carezze, momenti di tenerezza ma anche momenti di nostalgia e malinconia; ha voluto conoscere più persone possibili, provenienti dalle culture più disparate, cercando di capire quali fossero i loro sogni, le loro speranze, la loro storia, per chi o per cosa battesse il loro cuore.  In questo senso, Alessandro, non solo si è fatto aiutare, ma ha anche aiutato: ovunque abbia messo piede ha profondamente condizionato il modo di vedere delle persone che si sono offerte di dargli una mano e che si sono lasciate stregare dal suo esempio coraggioso, dalla sua simpatia e dalla sua capacità di ascoltare.

viaggiatore cieco

Prossimi viaggi?


“Ricevo spesso proposte da parte di amici, conduttori, giornalisti che mi chiedono di raccontare la mia esperienza per ispirare persone ugualmente abili o diversamente abili a superare le loro paure e le loro difficoltà, e raggiungere i loro sogni nonostante le loro circostanze. Le opportunità e i progetti sono tanti e li valuterò di volta in volta”.

alessandro bordini
Alessandro Bordini al TEDx di Verona

Saluto Alessandro, ma prima di congedarmi gli chiedo di lasciare un messaggio rivolto ai lettori.
“La vita è sofferenza e gioia”. Mi dice “Oggi pensate a gioire, a soffrire ci penserete domani”.