lunedì 29 agosto 2016

Il mio Cammino di Santiago.

Un viaggio nello Straordinario. (Parola di una programmatrice seriale).



Parte I: Doomsday.


Se qualcuno di voi ha un amico che ha camminato per diversi km nelle campagne della Spagna, o ha mai sentito nominare la Via Francigena, sa che il viaggio verso Santiago non inizia nell'esatto istante in cui si mette in spalla lo zaino e si comincia a procedere lentamente, per tappe di 25-35 km, verso la Meta. Chiunque abbia sentito nominare del "Camino", sa che il viaggio vero e proprio inizia molto prima, potenzialmente sul divano di casa tua. Per continuare nella lettura, devi anche sapere che in Spagnolo, la traduzione di "meta" è Destino. Lo scopo principale del Pellegrinaggio è quindi "llegar a destino" - arrivare alla meta, arrivare al tuo Destino.

il simbolo del cammino di Santiago

Il Camino è un'esperienza, prima che un vero e proprio viaggio. Posso dire che i pellegrini si dividono in due macro-categorie:

  1.  chi ha intenzione di provare a se stesso la sua forza d'animo e di fisico, chi ama stare in compagnia ed in aperta campagna, persone nelle quali scorre l'avventura nelle vene, chi ha necessità di staccare la spina.
  2.  chi affronta momenti di buio totale, di estrema insoddisfazione e di scarsissima autostima. Chi ha cominciato a pensare di non essere nessuno, che non potrà mai essere felice e che la sua vita non solo gli sta stretta, ma lo sta inghiottendo dall'interno, provocando un'implosione da Big Bang.

Io faccio decisamente parte della seconda categoria, e mi rendo improvvisamente conto che sì, le implosioni sono devastanti, ma che l'ultima volta che è successo tutti i detriti hanno formato un incredibile, meraviglioso, mondo nuovo: la nostra Terra. 
Senza pensare di essere più grande di una formica in questa immensa Galassia che fa parte di un Universo, ho pensato che anche io potessi provare, potessi cercare di spingermi fino all'estremo (perché per me, 75 kg per 170 cm di altezza, praticante convinta della disciplina olimpica "divaning" dopo essersi distrutta un ginocchio sugli sci, mai nessuna notte in tenda, né in in un ostello in 27 anni di vita) per riuscire a creare una forza interna devastante ma, allo stesso tempo, creatrice.

Questo non è il racconto di un'avventuriera, non è il résumé di una fervente cattolica né il percorso ascetico di una donna in crisi per l'avvicinamento dei 30 anni. Non è un racconto di forza né di coraggio. E' un viaggio lungo 120 km che ho fatto all'interno di me stessa.

120 km, 7 giorni per farli. Tanti dicono che ho provato solo un assaggio, e sono poco degna di essere chiamata "pellegrina", in quanto ho fatto solo 1/7 dei 700 e rotti km che chiamiamo "Via Francigena", la via percorsa nell'antichità da San Giacomo per arrivare alla Cattedrale.
Ma tu non hai idea di quante volte io mi sia guardata nelle mutande ed abbia cercato le palle per farlo.
Non le trovavo da nessuna parte. Così, credo che loro abbiano trovato me. 
Per questo ti dico che il viaggio PER il Cammino di Santiago inizia nell'esatto istante in cui tu capisci che è arrivato il momento.

Mi spiego meglio. So che non capirai se non lo hai fatto, so che ti sembrerò pazza perché anche io credevo che i miei interlocutori mi stessero prendendo in giro.

Sono una lavoratrice. Una vera stacanovista: mi piace lavorare, mi piace(va) essere un Project Manager. 
Un Project Manager è semplicemente colui che detta i tempi per la fine di un progetto, e tutte le varie scadenze intermedie per fare in modo che si arrivi in tal data a tal compito.
Il tempo per me è sempre stato un nemico, non un alleato. 
Abbiamo coniato un mood. In inglese, il termine  "scadenza" si traduce con "deadline"- letteralmente - "linea della morte". Noi ci credevamo, noi capivamo che erano gli inglesi ad avere ragione: tu, alla scadenza, ci arrivi semi-morto.
Prima di fare del mio rigore e della mia precisione un lavoro per il quale mi pagavano, ero una programmatrice anche nella vita privata: all'epoca abitavo con i miei genitori, e sapevo che da lì a poco sarei andata a vivere con il mio ragazzo. Il rapporto con mia madre non era mai stato dei migliori: è una donna meravigliosa e mi adora, ma lo stile "calcolatrice" mi è stato inculcato da lei, e così ho vissuto 27 anni sapendo che alle 8 mi sarei dovuta svegliare, avrei dovuto guidare per 20 minuti fino a recarmi al posto di lavoro, avrei finito alle 19, avrei cenato alle 19.30, avrei studiato per prendere la Laurea Specialistica e sarei andata a letto, per ricominciare daccapo il giorno successivo.
Ho orari scadenziati da quando ero in fasce: per me quindi alzarmi alle 8 del mattino e sapere già perfettamente come sarebbe andata la mia giornata fino al momento di coricarmi, era quasi tranquillizzante.
Ciò che scuoteva l'andamento del mio idillio erano le 8/10 ore lavorative, dove ovviamente il 70% degli eventi che programmi si spaccano in 10 secondi, impattando su tutti gli step successivi che tu avevi preparato.
Non è divertente, per una calcolatrice (nel senso di PERSONA calcolatrice - ma talvolta anche di oggetto, così mi sentivo ogni tanto) sapere che deve ricominciare daccapo un progetto partito 365 giorni prima e già mandato all'aria 7-8 volte, ti insinua un tarlo: mi piace davvero questo lavoro? Ero così felice quando l'ho ottenuto! Non sono più in grado di farlo? Non sono capace?

Contemporaneamente a queste domande che cominciavano a mangiarmi dall'interno (e che è successo? Mi sono laureata, per che cosa? Perché non mi sta bene quello che faccio con -là fuori- una schiera di coetanei senza lavoro? Io guadagno bene, ma mi lamento...), decido che la mia relazione sentimentale non è come la sognavo e chiudo una storia di 3 anni, nata in circostanze non paradisiache ma che siamo riusciti ad arginare tutto sommato bene, per mancanza di aspettative.

Le due problematiche, ora contemporanee, erodono i miei giorni che annegano nell'alcool delle serate da single. Scopo principale: mettere a tacere quella che ho sempre creduto essere la mia più grande alleata: la mia mente. Il mio cervellone del quale sono sempre andata fiera, la mia àncora, la mia calcolatrice, di poco più di un chilogrammo, mi stava remando contro imponendomi un'apatia, un'insoddisfazione ed una tristezza che non erano mai stati miei.

Ho cominciato a capire che dovevo invertire la rotta, che la mia razionalità ed i miei calcoli mi avrebbero esaurito. Ho aperto altri occhi, e così sono cominciati ad apparire dei segni.

essere se stessi

Passeggiavo nella mia cittadina di provincia e vedevo manifesti riportanti ragazzi in pellegrinaggio verso Santiago, le frecce gialle mi cadevano addosso, su cartelloni che mostravano la direzione per il canile comunale e sui bidoni della spazzatura, sulle emails dei clienti che mi parlavano di conchiglie (<<ma io faccio cosmetici, cosa c'entrano le conchiglie?>>), nelle parole delle persone che incontravo, nelle battute dei commessi di calzature con il tacco (<<potresti camminare per 100 km con queste scarpe e non sentire mai il dolore nei piedi>> - si, sticazzi, parliamone).
Insomma, non che tutto si riferisse con chiarezza a questo, ma io vedevo queste piccole cose come grandi segnali del destino.
Avevo paura di partire da zero a 800 km a piedi, ero preoccupata che assentandomi dal lavoro per 30 giorni sarebbe successo il finimondo ed ero in crisi per me stessa, se mai sarei riuscita a sopportare così tanto dolore fisico e mentale.
La risposta è arrivata qualche giorno dopo, quando sono deliberatamente andata ad una Messa commemorativa per i Pellegrini già tornati dal Cammino.
Gli ex hermanos organizzavano un viaggio di 7 giorni, da Sarrìa a Santiago, proponendo tappe che io reputavo fattibili. Spiegavano come avremmo dovuto interfacciarci alla camminata, quali erano le cose da acquistare, che cosa era ed a cosa serviva la Compostela e benedendo i futuri camminatori folli.
Ripeto: io non sono credente. E a dirla tutta, buona parte di ciò che gira intorno alla Chiesa (che è fatta di entità umane, che, per quanto - nella teoria - possano essere più puri o più inclini ad aiutare il prossimo, rimangono comunque persone con i propri vizi e le proprie prediche talvolta mal riposte). 
Questa festa però è stata il colpo di Grazia. Trovare persone come me, dubbiose se partire o meno, ascoltare le loro storie, scambiare le nostre opinioni, mi ha fatto entrare direttamente in un clima di pace che volevo, DOVEVO, mantenere per salvarmi da questa apatia.

La settimana successiva sarebbe stata quella di Pasqua. Ed io ero più determinata che mai a cercare di morire e risorgere in quegli stessi giorni. Non ascoltavo i miei amici che mi dicevano che non ce l'avrei fatta, non ascoltavo chi mi bollava come un'autolesionista, né chi tentava di farmi credere che se avessi voluto, avrei potuto camminare nelle campagne del cremasco e trovare me stessa senza dover prendere nessun aereo e senza dover dormire in nessun Albergue in mezzo a sconosciuti in un sacco a pelo.

Ho seguito me stessa. Per la prima volta. 

Il giorno successivo ho prenotato un aereo per Santiago, il martedì sono andata a ritirare la Compostela ed il Venerdì Santo sono partita con uno zaino di 7 kg, un cappellino, due paia di mutande, due tutori per le ginocchia ed ho lasciato a casa il mio scudo: il mio mascara, la mia biro ed il mio blocco per gli appunti. 
Non ho calcolato nulla e non volevo nessuno con me, oltre alla me stessa che Dio solo sapeva dove l'avevo lasciata negli ultimi tempi. Ho ritagliato il viaggio proposto dagli ex Pellegrini e l'ho fatto su misura per me, senza prenotare nessun pullman, nessun albergo, nessuna navetta porta-zaini, solo un aereo verso la meta.
Ho solo previsto che tutto sarebbe andato per il meglio, se solo io ci avessi creduto.
Ho solo pensato che, come avevo visto i segnali dell'Universo qui, ne avrei visti di più sul tratto magico che mi separava di 100km da Santiago. 

Non sapevo ancora che 100 km dopo non sarei stata più la stessa, tenace, forte, persona che era partita e non potevo immaginare che ogni roccia, ogni scritta, ogni incontro, parlasse di me e fosse così, incredibilmente, lento ed imprevedibile.



domenica 28 agosto 2016

Viaggio Lento in Slovenia e Croazia - Parte IV

Nella maggior parte dei blog si raccontano di viaggi "perfetti", fatti di incontri con personaggi perfetti, in luoghi magici e paradisiaci; i viaggi alternativi e improvvisati, però, possono essere pieni di imprevisti. Bisogna raccontare il viaggio in tutti i suoi aspetti, anche quelli negativi, fatti di disagi, attese, incontri antipatici. Non si vuole certo scoraggiare le persone a viaggiare, ma è corretto essere più obiettivi possibile: i veri viaggi sono incerti e pieni di sorprese, nel bene e nel male, ed è proprio questa incertezza a renderli avventurosi. A questo punto del suo viaggio, Valentina ci racconta della sua disavventura in Slovenia e ci mette in guardia dai rischi cui si può andare incontro a causa di fraintendimenti, problemi linguistici, ecc. ecc.

croazia cartina


[Continua da qui]
...Inutile dire che la nostra impresa fallirà miseramente, pur avendo fatto le cose per bene: arriviamo alla stazione degli autobus di Bled addirittura in anticipo e decidiamo di far colazione nel baretto vicino alla fermata, all'esterno in modo da vedere arrivare l'autobus. Abbiamo già finito, Olalla entra a pagare ed io corro alla fermata dell'autobus che sta arrivando. L'autista scende stizzito ad aprirmi il porta bagagli, carico lo zaino e quando gli chiedo se può aspettare l'arrivo di Olalla -la si vede a pochi metri da noi- mi risponde bruscamente "no". Scarico di nuovo lo zaino, provo a temporeggiare ma lui risale a bordo e quando anche lei mi raggiunge ci liquida con un "c'è un altro autobus tra cinque minuti" e parte. Ovviamente una bugia: sono le 6 di domenica mattina e dovremo aspettare varie ore prima di vedere un altro autobus, in un posto dimenticato da dio in cui è impossibile anche solo pensare di fare l'autostop -non c'è nessuno- e troppo lontane dalla capitale per pensare di avviarci a piedi con la mia caviglia in pessime condizioni. Non so cosa l'abbia spinto a comportarsi così, se sia pura maleducazione o il nostro aspetto di backpackers, stropicciate e infangate, a causa delle disavventure già citate. Non mi era mai capitato nulla del genere.

La sfortuna non arriva mai da sola: ovviamente perderemo la coincidenza da Zadar a Lubiana ma a questo si aggiunge che, una volta in stazione, ci troveremo bloccate per svariate ore, inizialmente senza un piano preciso, a considerare di andarcene a Sarajevo; poi insieme a molti altri viaggiatori abbiamo aspettato sotto il sole un autobus per Zagabria che arriverà con varie ore di ritardo -deviazione inutile nel nostro viaggio verso Zadar, ma almeno ci farà risparmiare moltissimo rispetto all'autobus diretto.

Foto di Olalla Negrete Aguilera
Si sa che in queste situazioni si fa amicizia con tutti ed infatti un ragazzo indiano alla stazione di Lubiana avvisa noi e altri passeggeri sudamericani che l'autobus arriverà da un'altra parte: lo hanno annunciato ai megafoni in sloveno e lui è l'unico che lo capisce. Siamo stanche e doloranti quando finalmente compare l'autobus che ci  porterà a Zagabria, dove prenderemo la coincidenza per Zadar.
Si presenta il problema di trovare un alloggio a Zadar per la notte, arriveremo di sera: il ragazzo indiano ci aveva detto di avere amici a Zadar che potevano ospitarci, ma a Zagabria si dilegua e non riusciamo più a trovarlo. Un altro ragazzo, membro di couchsurfing, ci ha offerto di piantare la tenda nel suo uliveto, ma non abbiamo più il wi-fi per metterci in contatto con lui. La città inizia ad essere più vicina, il tramonto pure e, con un paesaggio così fuori dal finestrino, ci risulta difficile preoccuparci: dopo mille peripezie, siamo arrivate al mare.


Non riusciremo a metterci in contatto con il ragazzo dell'uliveto, che mi sarebbe tanto piaciuto conoscere, ma in ogni caso arriveremo con il buio, dopo una giornata lunghissima, io zoppicante e il suo uliveto a svariati km fuori città: guidate dalle indicazioni dei locali finiremo nel dormitorio di un ostello, fuori dal centro, su letti comodi, probabilmente i più comodi che abbiamo mai provato fino ad allora. Dopo tutte le varie levatacce mattutine, decidiamo di non puntare la sveglia per l'indomani: il viaggio riprenderà il ritmo iniziale, lento.


CONTINUA...

Le puntate precedenti:
viaggio lento in slovenia e croazia parte III
viaggio lento in slovenia e croazia parte II
viaggio lento in slovenia e croazia parte I

giovedì 25 agosto 2016

Visitare Le Rovine Antiche: Consigli

orientarsi



Le rovine antiche sono luoghi storici in cui un viandante può apprendere il simbolismo religioso e cronologico di una determinata civiltà attuale o defunta.


Si trattino delle rovine maya di Tulum, Palenque o Chichen Itza, oppure i vestigi di Pompei oppure Atene, sino alle imponenti Machu Picchu, senza ignorare gli ancora ben mantenuti palazzi imperiali e nobiliari Coreani, Giapponesi e Cinesi (sebbene non rovine tecnicamente), questi capisaldi dell'umanità possono essere goduti appieno ancor più grazie a questa essenziale e contenuta guida.

consigli per visitare le rovine antiche

1) Non premere, non toccare, non calpestare


È necessario essere molto attenti a dove si cammina e dove ci si sposta, perché le rovine sono antiche migliaia di anni e possono infragilirsi ulteriormente - ricordiamoci che sul nostro corpo, anche dopo una lavata assoluta, rimangono miliardi di batteri, e questi, quando entrano a contatto con roccia o papiri, agiscono col tempo sulle loro strutture molecolari, devastandole.

E 'importante seguire i consigli e le istruzioni trovate lungo il cammino e non porsi in luoghi che non sembrano sicuri - per esempio, nei pressi di una colonna in procinto di cascare da un giorno all'altro.

Inoltre, ricordarsi di stare in luoghi segnati come pubblici dove si può camminare senza problemi: a Pompei, nonostante la massiccia presenza di 66 ettari di foresto (area disabitata) esplorabile, soltanto un ridotto scoperto (area aperta) di 12 ettari è aperto al pubblico - i restanti 44 ettari sono attualmente supervisionati dai ricercatori e dagli archeologi.

indiana jones

2)Entrata, uscita, entrata, uscita... mi son perso.


Cercare di rispettare gli ingressi e le uscite individuate nei siti archeologici - l'ingresso sarà ad una estremità delle rovine e l'uscita all'antipode (esatto opposto), così da facilitare l'accesso per i turisti e viaggiatori.

Nonostante questa raccomandazione è dato ad esempio che se si lascia la propria borsa o zaino presso l'ingresso principale (se vengono adibiti appositi cabinetti), per visitare le rovine comodi e scaricati, si consiglia di retrocedere lungo il sito archeologico verso l'ingresso da cui si è acceduti.

Questo perché vi sono svariate rovine di dimensioni considerevoli ed è possibile perdere l'orientamento nonostante i numerosi cartelli che ci guidano verso determinate aree.


3) Sole soletto, che assillamento...



rovine di tharros
Le aree archeologiche spesso si trovano a minuti di distanza dalle città e spesso in luoghi con poca ombra. Raggiunte le piramidi od altri resti archeologici africani, difficilmente troverete palme sotto cui potervi meriggiare..


Pertanto, si consiglia di applicare la protezione solare prima di effettuare la visita e durante il viaggio, soprattutto se si suda. Inoltre, indossando occhiali da sole, un cappello per proteggere la testa e, soprattutto, bevendo molti liquidi per idratare, si evitano problemi e fastidi di vario tipo.

Se avete intenzione di spendere un sacco di tempo in viaggio, è possibile includere nella vostra borsa qualcosa da mangiare, perché di solito vendono prodotti alimentari a siti archeologici, ma spesso rincarati.

Ricordarsi di non portare un grande zaino: anche se è necessario inserire la fotocamera, bevanda, cibo e qualcosa di caldo (nel caso sia inverno), in molti luoghi non si permetterà di entrare con massicci invogli, quindi sarà richiesto solo il minimo necessario da portare a mano.


4) Non dimentichiamoci le comodità!


Quando si raggiungono luoghi ignoti si camminerà a lungo, quindi portarsi appresso un paio di scarpe adeguate ed un ricambio è una scelta intelligente - non è gradevole trovarsi con delle voglie sui piedi.

Evitare i sandali ed infradito poiché in molte rovine vi sono delle pietre, terriccio testuggineo, scalinate e sali-scendi continui.

Se vi sono disturbi di mobilità, si consulti il tipo di accesso alle rovine prima di visitarle, poiché non tutte quante le rovine dispongono di accessi o percorsi alternativi per chi detiene una sedia a rotelle.


5) Bimbi ed animali innanzitutto


Come per tutte le escursioni o attività in cui è richiesta una certa concentrazione e molto tempo occupato, anche ai bambini la scoperta di rovine misteriose ed affascinanti, può risultare una fantastica esperienza.

Di solito, i bambini non amano camminare a lungo e potrebbero lamentarsi durante il tragitto. E' consigliabile chiedere sempre se sia possibile spingere un passeggino in cui far coricare i bambini più piccoli.

Inoltre, è raccomandabile includere qualche giocattolo con cui intrattenere il bimbo nei momenti più noiosi, oltre che fornirgli da bere e mangiare. Nel caso i bambini siano più grandi, si può spiegare loro la storia del posto o raccontargli qualche racconto ispirato alla mitologia del luogo, come se fosse una favoletta, così da intrattenerli ed educarli al contempo.

E gli animali? Purtroppo, spesso non è possibile portarsi appresso il proprio beagle, bassotto, gatto siamese, pesciolino rosso o canarino, siccome agli animali è vietato l'accesso alle rovine. Se viaggiate con qualche animale ma non volete rinunciare alla scoperta dei siti archeologici potreste essere costretti ad affidarlo a qualche amico, ai tizi della reception o ad altre persone adulte del posto in grado di occuparsene fino al termine della vostra esplorazione.


6) Foto, foto, foto a volontà


Le foto saranno il modo migliore per ricordare la vostra visita a questi luoghi carichi di storia (è anche possibile stendere un diario di viaggio), ma ricordate che si può scattare foto solo ove è consentito.

Non cercare, ad esempio, di salire fino alla cima della piramide a Chichen Itza per autoscattarsi: è vietato! Però è possibile scattarne, di foto alla piramide, in quantità pressappoco illimitata, ma dall'esterno.

Le foto sono fondamentali per rammentare e tenere presenti certi dettagli sfuggenti alla memoria.

rovine antiche

7) Orientamento e tragitto nel labirinto


Se si è abituati a perdersi e non ci si orienta facilmente nei nuovi posti visitati, converrà investigare prima di raggiungere una data rovina archeologica, siccome molte di esse possono essere tanto maestose quanto dispersive.

Si può scegliere un itinerario, anche di dimensioni contenute, segnalando su una carta diversi riferimenti e luoghi da non perdere. O, se si preferisce, ci si può aiutare prendendo in prestito un'autoguida cartacea nella propria lingua, grazie alla quale si verrà a sapere molto su ciò che si sta osservando.

In alternativa, se si preferisce ascoltare la voce di un essere umano, è possibile richiedere una guida, sebbene vi sarà probabilmente una certa somma da sborsare. Una buona cosa è diventare amici della gente del posto, che solitamente si rivela ben disposta a condividere le proprie conoscenze storiche e culturali sulle antiche vestigia presenti nel territorio.

E con questo concludiamo questo post e vi auguriamo una buona visita alle rovine antiche!

li lolghi
Rovine antiche: le tombe di Giganti in Sardegna

martedì 23 agosto 2016

Viaggio Lento in Slovenia e Croazia - Parte III

torrente Radovna
La terza parte del viaggio lento in Slovenia e Croazia, di Valentina L.

[CONTINUA DA QUI]

La Gola del Vintgar, situata all'interno del parco nazionale del Triglav, è una gola scavata tra le rocce dal torrente Radovna: una passerella di legno costeggia la roccia della montagna e numerosi ponti attraversano il torrente lungo tutto il suo percorso. Lungo il percorso notiamo un viaggiatore che si è avventurato nel silenzio fino alla costa del torrente e sta facendo stone balancing, ovvero una forma di meditazione che consiste nel creare sculture con i sassi presi dal fiume, facendoli stare in equilibrio uno sull'altro, a formare una piccola piramide. Dopo alcuni metri di cammino decidiamo di imitarlo, quindi scendiamo lungo le coste in un punto abbastanza isolato, ci prendiamo del tempo per goderci la natura circostante e creare la nostra scultura di sassi, sperando che sarà ancora lì al ritorno, quando torneremo indietro.
cascata Šum

Il percorso, reso estremamente semplice dalla presenza delle passerelle, prosegue serenamente fino a che il torrente sfocia nell'immensa cascata Šum. Le piogge torrenziali dei giorni precedenti alla nostra visita ci portano fortuna: a detta dei locali difficilmente ci si trova davanti allo spettacolo della forra così piena d'acqua.

parco nazionale del Triglav
Al ritorno veniamo colte di sorprese: ci ritroviamo infatti nel punto esatto in cui avevamo lasciato la nostra piccola piramide di pietra, ma ci è impossibile riconoscerla perché nel corso di mezza giornata tanti, tanti viaggiatori sono passati di lì e pare abbiano deciso a loro volta di imitare l'uomo che avevamo osservato la mattina stessa. Forse facendo stone balancing, forse pensando sia una tradizione da turisti, la verità è che il luogo, così solenne, ispira tutti ad una serena meditazione.

torrente Radovna


Torniamo verso il nostro camping a Bled, attraversando di nuovo i campi, il villaggio di Podhom, la natura, vedendo la cima del campanile al centro dell'isola del lago dall'alto mano a mano che scendiamo e ci avviciniamo alle sue acque, che costeggiamo appena in tempo per vedere un meraviglioso tramonto su lago. Sembra il racconto del volgere a termine di una giornata perfetta, ma quando si viaggia nulla è mai come sembra e gli imprevisti sono sempre dietro l'angolo: dopo cena lasciamo la tenda e altre cose all'aria aperta e ci troviamo dalla parte esattamente opposta al campeggio -un campeggio molto grande- quando improvvisamente scoppia un tremendo temporale. In pochi minuti si trasforma in Woodstock, la pioggia è così fitta che non si vede nulla, la gente corre verso le tende ed il fango rende il terreno incredibilmente scivoloso; vedo gente cadere in una scena tra l'apocalittico e il fantozziano, la macchina fotografica nascosta sotto i vestiti in un disperato tentativo di non bagnarla. Olalla è già corsa lontana verso la tenda, io in infradito smetto di correre un po' rassegnata; dei ragazzi al riparo della veranda del loro furgoncino hippie ascoltano "Three Little Birds" di Bob Marley e mentre passo mi osservano e cantano "Every little thing... is gonna be alright" e io canto con loro. Riprendo a correre e l'ironia della sorte mi fa inciampare, poco dopo quelle note, nel picchetto di una tenda atterrando di faccia nel fango, fresca di doccia, di bianco vestita e prendendo una storta che maledirò per il resto del viaggio. Zoppicante, infangata, un po' insanguinata e amareggiata -perché i ragazzi di prima hanno visto la scena senza correre in mio aiuto- raggiungo la tenda. Per fortuna, poco dopo, riacquisto fiducia nel genere umano: quando Olalla raggiunge la tenda, uno sconosciuto, sotto la pioggia, la richiude per noi, non prima di aver messo tutto al riparo all'interno.

croazia
Giuro che quando avevamo deciso di passare una notte in più a Bled, è stato perché le previsioni promettevano bene; per lo stesso motivo, il giorno prima all'atto di montare la tenda, avevo deciso poco diligentemente di non usare i picchetti per fissare il corpo esterno della tenda, che ora però rischia di volare via: sotto il diluvio che non accenna a smettere, il vicino di tenda, a cui chiediamo di prestarci un martello, esce dalla sua e ci aiuta a fissare gli ultimi picchetti. Fuori è un disastro ed è meglio non uscire, dentro pure perché ho portato un sacco tutto sporco di fango! Comincio a sentire dolore ovunque e non so se ridere o piangere... Molti mi hanno chiesto le foto che mi ritraggono in quest'infelice frangente, ma purtroppo non ne ho scattata neanche una!

viaggio in croazia
L'indomani per la notte dovremmo trovarci a Dugi Otok, isola di fronte a Zadar, in Croazia, dove ci aspetta la ragazza di un piccolo camping a conduzione familiare: nei nostri piani iniziali dovevamo già essere a Lubiana su un autobus notturno diretto a Zadar! Per arrivarci in tempo, dovremmo ora prendere un autobus diretto a Zadar da Ljubljana, alle 7 di mattina, ma ciò vuol dire anche prenderne un altro da Bled (città) almeno un'ora prima e ritrovarsi dalla parte opposta del lago, a un'ora di cammino; oltre a questo bisogna smontare la tenda con le prime luci del giorno nello scenario fangoso già descritto: tenteremo l'impresa? Questo, magari, ve lo racconto nel prossimo post.

viaggio lento in slovenia e croazia parte II
viaggio lento in slovenia e croazia parte I

giovedì 18 agosto 2016

La via Francigena in Italia

via francigena

Nel post precedente sulla via Francigena ho provato a spiegare perché potrebbe essere terapeutico viaggiare come si faceva un tempo: ovvero lentamente, a piedi. In breve, vivere portandosi dietro solo l'essenziale e viaggiare contando sulle proprie forze fisiche (in particolare le proprie gambe) può avere una serie innumerevole di effetti positivi sul nostro corpo ma anche sulla nostra mente. Ritrovare entusiasmo per le cose piccole, lasciarsi ispirare dalla Natura, accogliere con meraviglia tutte le sorprese di cui il cammino ci fa dono, sono solo alcuni di questi aspetti. In questo post vorrei condividere tutto ciò che ho imparato sulla via Francigena (Italiana) sperando di incuriosirvi e di ispirarvi a vivere la vostra personale avventura a piedi (o in bici).

via francigena
Un tratto della via Francigena italiana.

Innanzitutto che cos'è la via Francigena? 


ostello pellegrini
Abbazia di Sant'Albino
La v.f. è un cammino Europeo che, se percorso nella sua interezza, risulta essere lungo circa 1800 km. Il primo personaggio storico a descriverlo è stato Sigerico, arcivescovo di Canterbury, il quale, 990 anni dopo Cristo, la percorse in 79 tappe, dall'Inghilterra fino alla città Eterna, Roma. Se oggi conosciamo la via francigena lo dobbiamo proprio grazie agli appunti del diario di Sigerico, conservato presso la British Library di Londra.  Il vescovo descrisse tutte le tappe (di cui 44 sono italiane) compreso il suo incontro con il pontefice di allora che gli consegnò il Pallium: il mantello dell'investitura vescovile.
All'epoca di Sigerico, in realtà, non esistevano veri e propri sentieri fissi; si trattava più che altro di direzioni suggerite dai locali o improvvisate a seconda delle condizioni geografiche e dei mutamenti politici.  Inoltre, la Via Francigena non collegava solo Canterbury con Roma. Essa infatti si incrociava con altri due cammini diretti verso i luoghi sacri del cristianesimo: Gerusalemme a est, e Santiago de Compostela a Ovest, quest'ultima divenuta ormai un'inflazionata meta turistica.

Oggi la via Francigena è un percorso sicuro, tutelato da numerose associazioni Europee e italiane, laiche e religiose. In alcuni paesini è possibile soggiornare gratuitamente negli ostelli del pellegrino; letti e docce vengono messi a disposizione dei camminatori e dei ciclisti e spesso vengono serviti anche cibo e bevande, servizi per i quali è suggerito lasciare un'offerta al comune o alla chiesa che li mette a disposizione. Per avere più informazioni riguardo il percorso pedonale ufficiale potete visitare la pagina web "www.francigenalibrari.beniculturali.it" oppure www.viafrancigena.eu.

Come al tempo di Sigerico, è ancora forte, oggi, il senso d'avventura, di meraviglia e di spaesamento che si respira per le vie e i sentieri della Francigena; atmosfere storiche di territori antichi nei quali echeggiano le imprese di viandanti, monaci, commercianti, cavalieri, uomini d'affari, soldati e altri avventurieri del passato.
Anche i pellegrini moderni sembrano provenire da ambienti e nazioni molto differenti fra loro: ci sono viandanti religiosi, viandanti sportivi, passeggiatori domenicali o viaggiatori spirituali alla ricerca di se stessi; s'incontrano pensionati e studenti, turisti americani, australiani, inglesi, giovani scout oppure vagabondi giramondo che non si stancano mai di macinare chilometri: alcuni sono individui senza casa perché il viaggio è la loro casa. All'abbazia di Sant'Albino, ad esempio, ho conosciuto Sebastian, un giovanissimo eremita belga che da più di una decina di anni gira per l'Europa con il suo flauto, chiedendo ospitalità ai comuni dei paesi che visita.

abbazia sant'albino
Un eremita sempre in viaggio: Sebastian

villaggi ecologici
La cascina che aspira a ospitare viaggiatori da tutto il mondo.
Ne parlerò in uno dei prossimi post.
Per quanto mi riguarda, ho deciso di percorrere solo un pezzettino di questo cammino, ovvero il tratto che da Pavia (Lombardia) raggiunge i laghi d'Ivrea (Piemonte). Ho deciso che è saggio iniziare da percorsi brevi, per mettermi alla prova e magari ripetere l'esperienza in futuro, nei diversi tratti di strada della Via Francigena. Il viaggio mi è piaciuto così tanto che -ne sono certo- riprenderò molto presto il cammino, magari fino a Canterbury. Durante il percorso però, mi piacerebbe fermarmi a vivere fra le comunità locali, quelle più autentiche, ma anche quelle moderne, che combattono la frenesia e il consumismo. Se possibile, come sempre, condividerò con voi i racconti di questi stili di vita lenti e alternativi. (Affianco la foto di un'aspirante comunità in stile kibbutz a Dorzano, vicino ad Ivrea, in cui sono stato ospitato per una settimana).

ostelli per i pellegrini
Un ostello "gratuito" della via Francigena. Nicorvo.
In questo post invece, Adriano vi racconta una tappa imperdibile della via Francigena se state camminando o pedalando nel nord Italia: la città di Mortara, capoluogo della lomellina.

basilica di sant'andrea
Basilica Sant'Andrea (Vercelli)

ostelli della via francigena italiana
L'ostello di Cavaglia è gratuito e messo a disposizione dal comune: è buon costume, tuttavia, lasciare un'offerta.

martedì 16 agosto 2016

Viaggio Lento in Slovenia e Croazia - Parte II

slovenia
[continua da qui] ...Arriviamo a Bled appena in tempo per montare la tenda con le ultime luci del sole e ridere del contrasto tra la nostra situazione al risparmio -tenda biposto in backpacker pitch, no elettricità "perchè ho una torcia da testa e ho intenzione di usarla", cena consistente di pane e formaggio sedute su  una kefiah multiuso usata come tovaglia da picnic- e quella dei vicini di piazzola, la tipica numerosa famiglia nordica superorganizzata con tenda più grande di casa mia, che cena comodamente seduta a tavola con pasti effettivamente cucinati.


slovenia tour
Scende la sera su Bled, cambiano i colori delle acque del lago che riflettono il cielo. Con una mappa dotata di annotazioni a mano, illuminata dalla mia fidata torcia da testa, organizziamo la tappa del giorno seguente: la gola del Vintgar.


La mattina ci svegliamo presto, ci rendiamo conto di quanto organizzato (forse troppo) sia il campeggio rispetto alle nostre abitudini -siamo abituate a fare campeggio libero- e scopriamo che c'è un ragazzino che gira tutto il camping con un carretto a pedali a vendere dolci caldi di un panificio vicino: ci concediamo lo sfizio e dopo aver fatto colazione decidiamo di comune accordo che il nostro piano di tornare a Lubiana in serata toglierebbe troppo tempo all'escursione: rinnoviamo la piazzola per un'altra notte per non doverci portare dietro zaini e tenda e partiamo leggere a piedi alla volta di Vintgar, a 5 km circa dal nostro camping.

couchsurfing
Passeggiare ai piedi delle alpi slovene è incredibile, l'impressione è di essere le sole persone nell'arco di chilometri, intorno a noi la natura ed un silenzio irreale. Il cielo coperto rende più agevole la camminata e ci troviamo a non parlare per non rovinare quell'incanto. Lungo il cammino vediamo molte arnie ed altri elementi del paesaggio che ci ricordano i racconti della nostra amata guida a Lubiana. Lungo il percorso attraversiamo il villaggio di Podhom, che ha l'aspetto di un villaggio delle alpi, con case che ricordano il non lontano Sud-Tirol. L'impressione è quella di un villaggio deserto; non incontriamo nessuno lungo il nostro percorso e ci addentriamo nei cortili delle case per scattare qualche fotografia. La camminata è piacevole e segue senza intoppi fino all'ingresso della gola del Vintgar. Il costo dell'ingresso è irrisorio, una cifra simbolica per la manutenzione del luogo, ridotto ulteriormente per gli studenti e ne vale assolutamente, assolutamente la pena.


Il giorno è ancora lungo e ci accingiamo ad iniziare il percorso all'interno della Gola, una passerella di legno che la attraversa nella sua interezza.


Viaggio Lento in Slovenia e Croazia - Parte I

viaggio in Slovenia

E' una mattina qualunque di luglio e grazie a una fortunata offerta Flixbus ci troviamo a partire da Bergamo su un autobus verde diretto a Ljubljana: città nuova, paese nuovo e una settimana a disposizione, con zaino e tenda in spalla e nessun programma particolare se non quello di andare alla scoperta.

viaggio lento
Alla stazione degli autobus di Ljubljana ci aspetta la nostra host trovata su couchsurfing, una donna sulla settantina che ha iniziato ad ospitare viaggiatori qualche anno fa quando il figlio si è trasferito all'estero: sarà la migliore esperienza di couchsurfing che io abbia mai avuto fino ad ora. La donna, ex insegnante, ci dice fin da subito che ci farà scoprire la Lubiana segreta, quella che i turisti  non vedono, quella di chi lì ci  è nato e ci ha passato una vita. Sul cammino verso casa ci si ferma in un luogo incredibilmente verde (come tutta Lubiana del resto) lungo il fiume, appena fuori dal centro città, dove i locali si trovano per rilassarsi o per fare sport: il classico luogo che sulla classifica "10 cose da fare a.." non trovi.


viaggio lento

 Il tragitto verso casa si trasforma in una lezione di storia e già iniziamo a riconoscere le case bifamiliari costruite subito dopo la guerra. La nostra host ci  offre molto più di un divano, abbiamo una stanza ed un bagno tutto per noi in un piano separato della casa, luogo incantevole. Aiutiamo a preparare la cena e ci accorgiamo che le verdure vengono dall'orto, che il  cibo è fresco, saporito. Restiamo in piedi fino a tardi per parlare della storia recente dei Balcani.

La mattina ci alziamo presto con l'idea di visitare la città in compagnia della nostra nuova amica slovena e poi dirigerci nel primo pomeriggio a Bled, dove campeggeremo per la notte. La prima tappa della nostra visita è un luogo surreale: il quartiere Metelkova vicino alla stazione, centro culturale alternativo della capitale, ex squat, luogo di aggregazione per giovani e alternativi della città. E' mattina presto e lo troviamo deserto, ma ci stupisce positivamente trovare questo luogo, con le sue case colorate ricoperte di graffiti, estremamente pulito. Alcuni ragazzi volenterosi stanno raccogliendo i  pochi rifiuti rimasti dalla sera prima, l'idea è che la comunità si prenda cura collettivamente di questo luogo magico a cui è affezionata. Passiamo un sacco di tempo  incantate a Metelkova a scattare fotografie, è uno dei quartieri alternativi più  colorati io abbia visto viaggiando.

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Viaggiare con qualcuno del posto significa scoprire più di quello che gli occhi vedono, e scopriamo ad esempio che i pannelli che ricoprono uno degli edifici sono stati dipinti da bambini rom in un progetto di inclusione, che i giovani organizzano a turni per prendersi cura di questo quartiere; difficilmente qualcuno la sera lascerà una bottiglia di birra per terra o un mozzicone di sigaretta, perché il senso del bene comune, qui, è sviluppatissimo.

viaggio lento


La nostra giornata prosegue con una serie di tappe obbligatorie tra cui il castello, in cui ci imbattiamo però in un'esperienza inattesa: quando la signora ci dice che all'interno del castello è ospitata una mostra sulle api e ci chiede se ci interessi vederla, non sappiamo bene cosa rispondere, ma alla fine si rivelerà un'esperienza altamente formativa in cui apprendiamo, grazie alle sue parole, tantissimo sull'apicultura e la tradizione delle api in Slovenia, argomento a me completamente estraneo. Dopo la mostra ci dirigiamo nella parte bassa della città e facciamo tappa al mercato locale, per poi pranzare insieme. Io e la mia compagna di viaggio siamo grandi appassionate di fotografia e la nostra host riserva per il pomeriggio la sorpresa migliore: ci porta ad una mostra di Sebastiao Salgado a cui via messaggio le avevo detto di voler partecipare. Il pomeriggio trascorre rapido, alla scoperta di portici e cortili segreti dietro a porte che la donna apre con nonchalance nelle cicerone in giro per la città. Nonostante aver già macinato molti chilometri, si offre spontaneamente di accompagnarci a Bled in auto, a 1 ora e mezza da Lubiana, e prima di lasciarci al nostro campeggio ci porta in un antico cafè con vista sul lago dove si dice venga prodotta la miglior Cremschnitte -un dolce tipico- di tutta la Slovenia.

Dopo una giornata così, la mia fiducia nel genere umano non può che crescere all'infinito. Quasi facciamo fatica a separarci una volta arrivate al campeggio, con il desiderio di  passare più tempo con lei.

viaggiare lentamente

CONTINUA...