giovedì 22 settembre 2016

Il mio Cammino di Santiago. Parte II: Ground Zero.

Il pellegrinaggio di Chiara verso Santiago de Compostela


pellegrinaggio verso Santiago de Compostela

Ormai il volo è prenotato: ho 4 giorni per organizzarmi e non so da dove cominciare.
Maledico la mia idea di averci messo una vita a prendere la decisione, ma essermi tenuta pochissimo tempo per organizzare il tutto. Non ho nemmeno comprato lo zaino (la mia casa portatile per la prossima settimana), e il mio monolocale (leggi sottotetto) straripa di scatoloni da disimballare, che fungono da divano e tavolo da una decina di giorni.
Mi metto d’impegno, esco dall’ufficio e mi reco al Decathlon più vicino. Mi rendo conto che le scarpe che possono più assomigliare a qualcosa di comodo per camminare per diversi km sono un paio di zeppe tacco 5cm. Vorrei insultarmi da sola, ma il commesso ci riesce meglio, compiendo perfettamente entrambi i compiti del giorno: vendermi ciò che stavo cercando, e mazziarmi con savoir faire.

Entrando più nel dettaglio, esco dal negozio dopo 120 minuti con:

a) scarpe da trekking di una misura più grande - “in questo modo l’alluce ha agio, così come quel terribile secondo dito lungo più del primo”-,
b) dei calzini di spugna – “due, non hai posto per metterne di più” -
c) un pile ultralight
d) due ginocchiere – “sei sicura di quello che stai facendo?” -
e) un paio di pantaloni lunghi con la zip a metà polpaccio –“nel caso avessi caldo nel pomeriggio, visto che non puoi portarti 2 paia di pantaloni”-, e due magliette quickdrying.
f) un sacco a pelo ed una mantellina per coprire me e lo zaino dalla pioggia.
g) Uno zaino da 60l – “per me è piccolo però vedi tu” –

il coraggio sotto a brandelli ed un numero di telefono nascosto nella scatola delle scarpe, ma questa è un’altra storia.

Effettivamente, devo fare piuttosto ridere con le collant nere, il vestitino ed il cappellino della mia azienda,  mentre cerco di convincere me stessa che un paio di scarpe comode valgono tutti i soldi che sto spendendo. Torno a casa fiera mostrando gli acquisti alla mia coinquilina, che per tutta risposta mi scatta una foto e la pubblica su Facebook con didascalia annessa:

Ma n’do – intercalare volgare – vuoi annà?

La foto scattata dalla mia conquilina
e la checklist dello zaino affianco.
E voi cosa vi portereste dietro?

Orio al Serio – Santiago de Compostela.


È Venerdì Santo, ed alle 15h30 ho il volo.
L’unico amico che crede in me si offre di portarmi all’aeroporto e di farmi compagnia nelle ore immediatamente precedenti il decollo.
Ho paura dell’ignoto in cui mi sto buttando, ma sono elettrizzata. Non ho pesato lo zaino, ma credo si aggirasse intorno ai 7-8 kg. All’interno c’era tutto ciò che avevo acquistato da Decathlon, un docciashampoo, un accappatoio, 2 cambi di intimo, un paio di leggins, un taccuino – non ho resistito -, una torcia, la Compostela, una sciarpa e un paio di scarpe di ricambio da pochi euro – scoprirò sia stata una delle scelte più stupide abbia mai preso -, ed indossavo un paio di jeans e una maglietta . Sembra poco, ma lo zaino esplodeva ed era pesante come non mai. Ho provato almeno 50 combinazioni per fare in modo che tutto stesse nel migliore dei modi, ma nulla: dall’esterno, la mia casa portatile sembrava sul punto di sparare una zip in testa a qualcuno, talmente era tesa.

cammino di santiago
Foto terribile, ma all’epoca non ero un’amante della fotografia.
Questa immagine rappresenta la nebbia della città di PortoMarin,
(sono Lombarda, quindi la nebbia la conosco bene,
questa è riuscita a stupirmi lo stesso).


cammino di santiagoSupero i controlli ed arrivo al gate. Mi aspettavo altri pellegrini, che pensavo di riconoscere in un lampo, dato che sarebbero stati tutti carichi come dei muli come lo ero io e già immersi nello spirito magico e socievole del cammino.
Controllo meglio: sono quasi tutti anziani che per la Pasqua si muovono verso la Meta delle Mete: Santiago de Compostela.
“Non può essere” – mi dico – “speravo di entrare nel mood immediatamente, scambiarmi opinioni e pacche sulle spalle!”
Mi illumino: vedo uno zaino rosso e un uomo sulla 40ina seduto in disparte. Sento il bisogno dallo stomaco di parlare con qualcuno per stemperare l’ansia, e così conosco GianFranco, il mio primo hermano.
Dopo pochi minuti, ci rendiamo conto che i sedili a noi destinati del volo RyanAir – Santiago de Compostela sono adiacenti. Decidiamo immediatamente che il Cammino avrebbe voluto ci incontrassimo a prescindere: sistemiamo le nostre casette-zaini nella cappelliera e ci mettiamo a sedere.
“Alessia, ti chiami come mia figlia.”

Apprendo che la figlia di 9 anni è affetta da una malattia molto rara che la rende disabile al 100% e completamente dipendente dai genitori.
Gian si sente in colpa per aver lasciato la moglie sola, ma doveva farlo. Doveva farlo perché la bimba ha espresso il desiderio di camminare con il padre immersa dalla magia del Camino, ma in cuor suo sapeva che non avrebbe mai potuto farlo. Compito di Gian: fare più foto possibile, da mostrarle al rientro. Mi domanda di riflesso quale è il motivo che mi spinge a camminare per diversi km fino alla Meta. Non so cosa rispondere e quindi decido di non farlo. La mia infelicità mi sembrava così fuori luogo e stupida che non volevo dedicarle un momento di più.

foto cammino di santiago

Chiedo di più sull’associazione della quale è, per il suo impegno, Membro Onorario ed il viaggio passa veloce, “allietati” dalla voce squillante di uno steward simpatico come le vesciche sotto i piedi (è un paragone disgustoso, lo so, scusate, ma è il primo che mi sia venuto in mente ed è in tema col cammino).

Atterriamo, e sono le 19 circa del Venerdì prima di Pasqua, in Spagna, a Santiago de Compostela.

Google-iamo pullman, taxi, Uber, cerchiamo orari di treni: su ogni sito appare una scritta in spagnolo che il servizio riprenderà regolarmente il Martedì successivo, mentre, nei 3 giorni di festa, il personale sarà ridotto e così anche le corse.
Ci parliamo da Italiani: preoccupati, gesticolanti e un tantino audio-molesti.
Vincenzo ci urla da lontano che sarà il caso che la smettiamo di struggerci alla ricerca di qualcosa che non c’è: se avessimo voluto, nella sua Panda 4x4 parcheggiata giù, nel parcheggio dell’aeroporto, c’erano 2 posti liberi. Direzione: Lugo, 30 km a nord di Sarrìa, l’inizio della nostra prima tappa.

Accettiamo: non abbiamo alternative, e comunque ci sembra di poterci già immergere nel clima solidale che abbiamo letto essere parte integrante del Camino.

Sulla Panda, Vincenzo, Tarantino ex-gestore di un Albergue a PortoMarin, Carmen, la sua compagna di Lugo e Luna, il Labrador ben sistemato nel baule, ci aprono le porte della loro vita e ci raccontano il meglio che incontreremo sulla strada.

cammino di santiagoCi parlano del Polpo di Melide – reato non fermarsi a mangiarlo - , di non perdere la birra del Pellegrino, (ehehehe, anche se è un pellegrinaggio non è mica detto che non devi divertirti, o no?) della magia di Finisterre, (la mia preferita) che se ci troviamo un corso d’acqua ai lati della strada dobbiamo aspettarci una salita e subito dopo una discesa, (consiglio saggissimo che serve ovunque, anche al di fuori del cammino) ci mostrano la nostra prima freccia gialla, ci danno alcune indicazioni per la sopravvivenza dei nostri piedi, (i pozzi d’acqua sparpagliati sul cammino per i pellegrini hanno più o meno lo stesso effetto che hanno le oasi nel deserto per i beduini) ci offrono un aperitivo e ci trovano un posto dove dormire la nostra prima notte in Spagna, ma soprattutto, mi insegnano a fare lo zaino –“li devi arrotolare su loro stessi i vestiti: tengono meno spazio e non si stropicciano. Il sacco a pelo MAI sul fondo, la cintura dello zaino deve essere portata chiusa, in maniera tale che esso gravi sui fianchi e mai sulla schiena”

Poi tutti a nanna. Oggi ho imparato tanto, anche e soprattutto su me stessa. Non avevo mai dato fiducia ad uno sconosciuto e non avevo mai riposto tanta sicurezza nella bontà altrui.

foto cammino di santiago

C’è davvero così tanta bellezza nel mondo, ma perché non mi ero mai fermata a pensare che incontrare persone meravigliose potesse capitare anche a me?
Domani si comincia.

[CONTINUA]

Leggi il primo episodio di questo racconto: