La Vendemmia in Francia. Seconda parte.

Vendemmia in Francia
Volontari, viaggiatori e vendemmiatori di una fattoria francese

Breve riassunto della prima parte: Il mio viaggio da Torino fino a Marsiglia, e poi da Marsiglia fino a Perpignan, in autostop, ha come fine ultimo la ricerca di un lavoro nella raccolta dell’uva.  A Marsiglia, in particolare, incontro Anna, una ragazza che insegue gli stessi obiettivi e condivide le mie stesse modalità di viaggio. Dopo aver vissuto con lei una serie di avventure, esperienze ed incontri del destino, raggiungo Maury, una piccola cittadina circondata da terreni agricoli, soprattutto vigneti che si perdono a vista d’occhio. A Maury, io e Anna troviamo lavoro presso aziende differenti. [Leggi la prima parte QUI]

IL PRIMO GIORNO DI LAVORO

Come previsto dall’accordo con il datore di lavoro, mi presento l’indomani davanti al laboratorio vinicolo. Incontro gli altri membri della squadra e poi salgo sul grosso camion dove vengo condotto fino ai campi. Qui, mi consegnano una forbice da potatura (in francese, le sécateur) e mi affidano una prima fila di piante piene d’uva. Il tempo non è dei migliori e la mia prima giornata di raccolta non promette bene.
 
Vendemmia
Le sécateur, la cesoia.

Decine di filari

Ci sono decine e decine di filari, talmente tanti che non si riescono a contare. E quanti saranno i campi che dovremo ripulire? Quanti gli ettari dove verseremo sudore e perderemo un po’ della nostra salute (fisica e mentale)?

Non è certo questo lo spirito giusto con cui cominciare, ma sono sincero: io temo il lavoro, soprattutto quello monotono, quello che toglie spazio alla creatività, che ti trasforma in un robot e che quando torni a casa, spogliato di ogni energia e creatività, ti fa diventare pigro, a causa di tutto quel cortisolo (ormone dello stress) prodotto dal corpo. E’ anche per questo che ho scelto di diventare un viaggiatore a tempo indeterminato alla ricerca di stili di vita diversi, possibilmente “più sani”.

I miei primi minuti di vendemmia sono quindi intensi. Li ricordo bene: sono indietro con la raccolta, gli altri sono più avanti di me di una decina di metri e procedono a ritmi serrati. Persino le ragazze sono più avanti di me. Sembriamo tutti macchine nevrotiche, ma io devo sembrare più goffo degli altri.
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Devi essere veloce (!)

Devi essere più veloce, Simon! Se no…”. Il patron mi ammonisce. Il tono, però, non è severo; comprende che è la mia prima volta. Jean-Charles, mi rivela qualche trucco per essere più rapido e per effettuare la raccolta al meglio. Correggo la tecnica, raggiungo gli altri compagni. Si deve restare compatti, come un plotone militare in formazione di guerra. Una guerra contro un nemico non ben identificato: forse i grappoli d’uva che gettiamo dentro ai secchi, forse il tempo che sembra non scorrere mai, forse la pianta della vite, spesso ostile a farsi spogliare dei suoi frutti. Come in una guerra, capita anche che qualcuno si ferisca con le proprie armi.
Vendemmia
In questa immagine: le mani del vendemmiante alla fine della giornata. No, nessuno della mia squadra si è amputato un dito, ma ciò potrebbe capitare, se si usa la cesoia in maniera scorretta.

Una squadra internazionale

vendemmia in francia
L’equipe

Nella squadra ci sono due coppie di giovani studenti francesi (Tony, Sandra, Lolita, Christopher), poi Piero, che è il suocero di Jean-Charles, quindi Michelle un immigrato algerino, infine Selina, moglie del patron. Siamo in pochi, più tardi arriveranno altri rinforzi: Juan (un giovane spagnolo con i rasta), Antonio (un vecchio che ama cantare animando il gruppo con le sue canzoni Andaluse), Mohammed (un padre di famiglia algerino), Carla (ragazza spagnola disoccupata), Nino (un ragazzo siciliano), infine i simpatici portoghesi, Kiko e George, i più veloci raccoglitori d’uva del nostro team, che ora si è fatto internazionale.

La prima mattinata si conclude in fretta. Un primo carico d’uva viene portato subito alla cava (la fabbrica dove si produce il vino). Sono soddisfatto, ma non riesco ad immaginare di trascorrere i prossimi giorni con la schiena curva a raccogliere uva…
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Come funziona

vendemmia in francia

Dimentichiamoci pure il romanticismo bucolico. Non c’è niente di idilliaco nella vendemmia, almeno non in quella dei giorni nostri. Come funziona?
Semplice: i grappoli vengono staccati dai rami, con l’aiuto di cesoie, poi gettati nei secchi o in apposite casse. Si lavora con la schiena china per 6-7 ore, esclusi gli intervalli di riposo, che sono due, o tre, a seconda della politica del datore di lavoro, e durano circa mezzora. Sì, è vero, c’è qualche collega che canta, e qualcuno, mentre raccoglie, trova il tempo per chiacchierare e scherzare. Ed è anche vero che alla fine della giornata ti senti gratificato, per i soldi guadagnati, per la sudata, per il lavoro fisico, e i quintali d’uva raccolta. Ma la vendemmia è un lavoro molto pesante. Bisogna essere preparati, non solo con il corpo, ma anche con la mente: il giorno dopo la prima raccolta, la maggior parte delle persone lamenta fortissimi dolori muscolari, io non faccio eccezione.
Il mal di schiena, per fortuna, passa presto e con l’allenamento quotidiano ci si abitua al lavoro. Durante la prima giornata devo ammettere di aver pensato alla rinuncia. Anni di esperienza con il wwoof  (lavoro volontario nelle fattorie biologiche in cambio di vitto ed alloggio), non mi hanno preparato a questo.
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Donne e Vendemmia

vendemmia in francia
La vendemmia spesso ci viene raccontata così…
Vendemmia
…forse, però, questa foto è più vicina alla realtà.
Vendemmia
Una “Porteur”, felice.

Per qualche stupida ragione maschilista, vengo sorpreso dalla presenza (e dal successo) nella raccolta di numerose giovani donne: spagnole, polacche e francesi, queste ragazze dimostrano di avere una forza e una resistenza psico-fisica pari (o superiore) a quella dei loro coetanei di sesso opposto. Vengono qui per mettersi soldi da parte, che servono per lo studio, oppure semplicemente per continuare a viaggiare nei loro furgoncini alternativi. Donne emancipate che vivono di viaggi, che lavorano poco durante l’anno, ma quando lavorano ci mettono tutta l’anima. Come Anna, la mia sopracitata compagna d’autostop.

Quanto si guadagna?

Le paghe francesi sono doppie di quelle polacche”, mi spiega Anna. “E’ per questo che veniamo qui a lavorare, per metterci da parte dei soldi. Con una sola stagione ci paghiamo un intero anno di studi”.

Le cifre che si possono raggiungere sono effettivamente interessanti: si va dai 1500 euro fino a 2000 euro dopo un mese di lavoro, a seconda del ruolo all’interno della squadra, delle ore svolte e altre condizioni. Sono circa 10 euro all’ora. Con quei soldi, un viaggiatore decrescente può viaggiare per un anno intero; studenti polacchi, ungheresi o ucraini possono permettersi di affittare un appartamento vicino alla propria università, per il periodo di un semestre – almeno secondo alcuni miei amici dell’est europeo.

vendemmia in francia
Ragazze francesi alle prese con la vendemmia
Vendemmia
Una vendemmiante

Wwoofing o lavoro stagionale?

Il fine settimana conosco un’altra ragazza, francese, di nome Helene. Mi accoglie nel suo furgone mentre faccio l’autostop per andare a visitare il museo della preistoria di Tautavel, vicino a Maury. Helene mi spiega che vive un po’ dappertutto, inseguendo tutte le occasioni di raccolta stagionale durante l’anno. Oggi l’uva, domani le mele, a Novembre sarà la volta delle olive. Per vivere e viaggiare le bastano pochi soldi. La sua casa è il furgoncino hippy, arredato appositamente con materiali riciclati.  Le sue amiche e il suo cane, sono la sua famiglia.

Le parlo del wwoof e le dico che è una forma di volontariato che permette ai viaggiatori di essere ospitati nelle fattorie in cambio di un po’ di lavoro nelle attività del campo.

Le spiego che è un bel modo per vivere la cultura del posto e imparare nuovi mestieri, che il lavoro è faticoso, ma non ha niente a che vedere con la fatica della vendemmia; le spiego anche che fare Wwoof vuol dire offrire aiuto a  piccole realtà agricole che producono cibo con metodi biologici e rispettosi dell’ambiente; infine vuol dire avere più tempo libero ed è per questo che, quando viaggio, lo preferisco al lavoro remunerato.

Ad Helene, però, tutto ciò non interessa. Non le interessa vivere in una fattoria o in una comunità con altre persone, né lo scambio culturale; le interessano di più i soldi, quei soldi che le servono per essere libera di continuare a viaggiare, a modo suo.

[leggi questo articolo per approfondire sul wwoofing]

Amici di Vendemmia e Tempo libero

Il fine settimana lo trascorro con qualche nuovo amico della vendemmia: assieme a loro andiamo ai bagni caldi termali di Rennes-Les-Bains, dove restiamo fino a notte fonda. La regione dell’Aude, e la regione dei Pirenei orientali, sono piene di terme naturali, gratis e all’aperto, e i vendemmianti ne approfittano per tuffarcisi e rinvigorirsi dopo una giornata di spossante lavoro. L’acqua calda sulfurea, i vapori, e la cascata scrosciante del fiume, aiutano a ripristinare la circolazione, massaggiare i muscoli ed eliminare l’acido lattico dai tessuti. La pelle diventa liscia e forse anche l’anima si depura: il suono scrosciante del fiume e il calore del vapore acqueo -doni gratuiti della Natura- spazzano via i pensieri tristi e la preoccupazione del futuro incerto che, ahimè, attanaglia molti ragazzi della mia generazione, giovani disoccupati, a volte per scelta di vita, a volte per circostanze ostili.
Vendemmia
La vendemmia, vista dall’alto

Se è vero che in luoghi come questo sia facile fare conoscenze, che diventano poi profonde amicizie, è anche vero che il modo in cui la maggior parte dei vendemmianti trascorre il proprio tempo libero, almeno qui a Maury, è -a mio avviso- abbastanza deludente. Siano essi giovani o adulti, viaggiatori o studenti, immigrati o residenti, ragazzi conformisti o anticonformisti, constato con rammarico che condividono tutti una spiccata passione per gli stessi vizi: quando non sono al bar, a bere, si rintanano nelle loro tende o nei loro furgoncini, a fumare canapa, oppure a giocare a carte. Alcuni si dedicano alla giocoleria. I meno schizzinosi si tuffano nella Piscina artificiale di Maury, in questo periodo decisamente sporca.

La Biblioteca

Trovo molto difficile identificarmi con loro, per questo mi rifugio spesso alla biblioteca del paese, ogni volta che la trovo aperta. Vengo accolto con molta curiosità da Catherine (Cathy), la bibliotecaria che ha studiato italiano e forse proprio per questo è felice di ricevermi. La signora trova interessante il fatto che un giovane vendemmiante s’interessi alla storia dei Catari. E’ anche una guida turistica e dei Catari conosce tutto. Quando è libera dalle scartoffie burocratiche della biblioteca, si siede nello stesso mio banco. Mi mostra mappe, castelli, mi racconta le storie della fortezza di Montsegur, del castello di Peyrepertusa, di Queribus, di Termes, di Carcassone, delle vicende di Simon de Montfort e della crociata Albigese, dei roghi e delle tragedie dell’inquisizione dell’epoca. Mi dice quali sono le cose che non posso assolutamente perdere e mi spiega tutto ciò che è importante sapere sulla storia del posto.

Oltre a questo, credo che Cathy veda in me qualche elemento della personalità di sua figlia, Matilde: giovane venticinquenne che ha lasciato gli studi universitari e il lavoro, per vivere come una vagabonda su una zattera costruita da lei e dai suoi amici hippies. Durante il periodo di vendemmia, la biblioteca è la mia safe room, anche se resta aperta solo poche ore e pochi giorni alla settimana. 

La promozione

Vendemmia
Il lavoro del portatore d’uva

Dopo soli due giorni di lavoro, scopro di non essere più alla raccolta e divento “Porteur”, ovvero portatore d’uva. Mentre gli altri staccano i grappoli dalle ramificazioni della pianta, io mi occupo di svuotare i loro cesti, trasportarli sulle spalle e scaricarli nel camion con quella che una volta veniva chiamata bigoncia o gerla: un contenitore di plastica (un tempo era di legno) di forma cilindrica, che viene riempita dai “Coupeur”(ovvero i tagliatori, cioè i raccoglitori dell’uva). Il lavoro del Porteur è ancora più fisico e consiste, talvolta, nel sollevare pesi importanti. Tuttavia è psicologicamente più sostenibile, almeno per il sottoscritto: senza più il fiato sul collo, senza più l’andatura veloce e senza più la schiena curva, il portatore si gode il panorama circostante e la paga oraria leggermente superiore.

Il Patron

Oltre a questo, mentre scarico i grappoli, ho la possibilità di conversare con il patron che osserva tutti dal suo trattore e che mi aiuta a ordinare le casse. Dopo la vendemmia, da Novembre fino a Maggio, Jean-Charles dovrà mettersi a potare tutte le viti dei suoi circa 20 ettari di terreno. Sarà solo, nessuno lo aiuterà, ma questo non lo spaventa. E anche se mi parla di “passione per il suo lavoro” e di orgoglio per i risultati conseguiti nel tempo, noto nel suo sguardo una certa tristezza quando mi rivela che gli mancano ancora una ventina di anni prima di andare in pensione. 

Non tutti ce la fanno

 Alla fine è anche vero che la vendemmia non è per tutti. Chela, una giovane ragazza cilena mi racconta di essere stata esclusa dal suo patron perché, secondo lei, è stata troppo lenta; il datore di lavoro ha però dovuto trovare una scusa: il passaporto cileno non è valido ai fini del contratto lavorativo. I datori di lavoro possono ingannare i vendemmianti in mille altri modi: possono promettere loro un lungo periodo di impiego, ma poi fargliene svolgere molto meno.
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Ambienti di lavoro 

I comportamenti scorretti, a dire la verità, vengono perpetuati da ambo le parti: appena il patron sparisce, i lavoratori calano il ritmo, raccolgono l’uva con meno attenzione, saltano le piante dei filari per stare al passo con gli altri, oppure, al momento della retribuzione, tendono a dichiarare di aver lavorato più ore di quelle effettivamente svolte. Comportamenti scorretti ma tipici di un ambiente di lavoro precario (e del mondo del lavoro retribuito in generale?).
E’ stato interessante notare come nei momenti più tesi della giornata, i lavoratori diventino più aggressivi e si assistano, non di rado, a scene di nervosismo e tensione (talvolta per motivi futili). Al contrario, mentre si avvicina l’ora dell’intervallo, tutti diventano improvvisamente più buoni e amichevoli.
Credo sarebbe bello poter scegliere il proprio team di lavoro!
vendemmia
Vendemmianti in un momento di pausa

LA VENDEMMIA E’FINITA

Vendemmia
La festa di fine Vendemmia
gerla
La mia ombra e le mia gerla

Doveva essere per me solo un’esperienza di pochi giorni ma alla fine ho voluto viverla tutta. Tutto sommato non è stato poi così male. Quando la vendemmia giunge al termine, la città è in festa e non manca del buon vino servito nei banchi e nelle tavole del paese. Io, però, non vi ho partecipato: col pensiero e con lo zaino ero già in cammino verso la fortezza di Montsegur, per cercare il suo tesoro nascosto.

 Consiglio a tutti i giovani di provare l’esperienza della vendemmia. E’ un buon modo per fare soldi, ma anche per vedere posti nuovi, e farsi dei nuovi amici.

Per approfondire…

Se avete domande, non esitate a scrivermi (scrivete “vendemmia” come oggetto dell’e-mail).

Clicca qui per la prima parte di racconto dove trovate qualche contatto per fare la vendemmia durante la prossima stagione.

Domanda di disoccupazione e MODULO U1

A seguito delle richieste di informazioni che ricevo in privato, aggiungo quest’ultimo ma importante paragrafo sulla vendemmia. È possibile fare la domanda di disoccupazione in Italia dopo la vendemmia in Francia? Pare proprio di sì!
Praticamente -da quello che ho capito- a seconda della regione in cui ci si trova, si va all’ufficio d’impiego nel capoluogo della stessa regione. Ci si porta dietro il contratto rilasciato dal viticoltore e i propri documenti, infine si richiede il modulo U1.
Al ritorno in Italia ci si iscrive al centro per l’impiego del proprio paese, si fa richiesta di disoccupazione al patronato portando i documenti presi in Francia e, se tutto in ordine, si ottiene una disoccupazione che va dai 1000€ ai 2000€ in sei mesi. Naturalmente bisogna essere disoccupati.
Io la disoccupazione non l’avevo richiesta perchè non sapevo di questa possibilità. Spero queste informazioni vi saranno d’aiuto.
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Viaggiatore, wwoofer e ragazzo curioso da Torino. In viaggio dal 2009, amo scrivere articoli su paesi, comunità, famiglie e villaggi ecologici dove si vivono culture e stili di vita diversi. Per saperne di più sfoglia il blog, oppure cercami su Facebook.

1 Commento

  1. bel racconto, ora sono di fretta non posso essere prolisso, ma ritengo tu faccia una buona e completa analisi, ma comunque gradevole da leggere, senza troppo finta poesia e raccontare un viaggio idilliaco pagato per non fare niente XD.
    ovviamente sono qui per cercare informazione che questo settembre vorrei andare, tuttavia preferirei zone più vicine all’italia e zone più fresce perche potrò partire dall italia intorno al 5 sett.
    saluti a risentirci.

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