martedì 4 ottobre 2016

La Vendemmia in Francia. Seconda parte.

vendemmia


Breve riassunto della prima parte.


Il mio viaggio da Torino fino a Marsiglia, e poi da Marsiglia fino a Perpignan, in autostop, ha come fine ultimo la ricerca di un lavoro nella raccolta dell’uva. A Marsiglia, in particolare, incontro Anna, una ragazza che insegue gli stessi obiettivi e condivide le mie stesse modalità di viaggio. Dopo aver vissuto con lei una serie di avventure, esperienze ed incontri del destino, raggiungo Maury, una piccola cittadina circondata da terreni agricoli, soprattutto vigneti che si perdono a vista d’occhio. A Maury, io e Anna troviamo lavoro presso aziende differenti. [Per leggere la prima parte del reportage clicca QUI]

castello cataro
le Chateau di Queribus; lo sguardo oltre ai campi viene rapito dalla vista imponente di questo castello cataro.

Primo giorno di lavoro


Come previsto dall'accordo con il datore di lavoro, mi presento l'indomani davanti al laboratorio vinicolo. Incontro gli altri membri della squadra e poi salgo sul grosso camion dove vengo condotto fino ai campi. Qui, mi consegnano una forbice da potatura (in francese, le sécateur) e mi affidano una prima fila di piante piene d'uva. Il tempo non è dei migliori e la mia prima giornata di raccolta non promette bene. 

Le sécateur, la cesoia.
Ci sono decine e decine di filari, talmente tanti che non si riescono a contare. E i campi. Quanti saranno i campi che dovremo ripulire? Quanti gli ettari dove verseremo sudore e perderemo un po’ della nostra salute (fisica e mentale)? Non è certo questo lo spirito giusto con cui cominciare, ma sono sincero: io temo il lavoro, soprattutto quello monotono, quello che toglie spazio alla creatività, che ti trasforma in un robot e che quando torni a casa, spogliato di ogni energia e creatività, ti fa diventare pigro, a causa di tutto quel cortisolo (ormone dello stress) prodotto dal corpo. E' per questo che ho scelto di diventare un viaggiatore a tempo indeterminato alla ricerca di stili di vita diversi, possibilmente "più sani".

Un momento della raccolta.
I miei primi minuti di vendemmia sono quindi intensi. Li ricordo bene: sono indietro con la raccolta, gli altri sono più avanti di me di una decina di metri e procedono a ritmi serrati. Persino le ragazze sono più avanti di me. Sembriamo tutti macchine nevrotiche, ma io devo sembrare più goffo degli altri. D'altronde è la mia prima volta.

Devi essere più veloce, Simon! Se no…”. Il patron mi ammonisce. Il tono, però, non è severo; sa che è la mia prima giornata. Jean-Charles, mi rivela qualche trucco per essere più rapido e per effettuare la raccolta al meglio. Correggo la tecnica, raggiungo gli altri compagni. Si deve restare compatti, come un plotone militare in formazione di guerra. Una guerra contro un nemico non ben identificato: forse i grappoli d’uva che gettiamo dentro ai secchi, forse il tempo che sembra non scorrere mai, forse la pianta della vite, spesso ostile a farsi spogliare dei suoi frutti. Come in una guerra, capita anche che qualcuno si ferisca con le proprie armi. 

pericoli della vendemmia
In questa immagine: le mani del vendemmiante alla fine della giornata. No, nessuno della mia squadra si è amputato un dito, ma ciò potrebbe capitare, se si usa la cesoia in maniera scorretta.

Nella squadra ci sono due coppie di giovani studenti francesi (Tony, Sandra, Lolita, Christopher), poi Piero, che è il suocero di Jean-Charles, quindi Michelle un immigrato algerino, infine Selina, moglie del patron. Siamo in pochi, più tardi arriveranno altri rinforzi: Juan (un giovane spagnolo con i rasta), Antonio (un vecchio che ama cantare animando il gruppo con le sue canzoni Andaluse), Mohammed (un padre di famiglia algerino), Carla (ragazza spagnola disoccupata), Nino (un ragazzo siciliano), infine i simpatici portoghesi, Kiko e George, i più veloci raccoglitori d’uva del nostro team, che ora si è fatto internazionale.

vendemmia
L'equipe
La prima mattinata si conclude in fretta. Un primo carico d’uva viene portato subito alla cava (la fabbrica dove si produce il vino). Sono soddisfatto, ma non riesco ad immaginare di trascorrere i prossimi giorni con la schiena curva a raccogliere uva... Che fatica!


Come funziona


vendemmia in francia

Dimentichiamoci pure il romanticismo bucolico. Non c’è niente di idilliaco nella vendemmia, almeno non in quella dei giorni nostri. Come funziona? Semplice: i grappoli vengono staccati dai rami, con l'aiuto di cesoie, poi gettati nei secchi o in apposite casse. Si lavora con la schiena china per 6-7 ore, esclusi gli intervalli di riposo, che sono due, o tre, a seconda della politica del datore di lavoro, e durano circa mezzora. Sì, è vero, c’è qualche collega che canta, e qualcuno, mentre raccoglie, trova il tempo per chiacchierare e scherzare. Ed è anche vero che alla fine della giornata ti senti gratificato, per i soldi guadagnati, per la sudata, per il lavoro fisico (palestra gratis), e i quintali d'uva raccolta. Ma la vendemmia è un lavoro molto pesante. Bisogna essere preparati, non solo con il corpo, ma anche con la mente: il giorno dopo la prima raccolta, la maggior parte delle persone lamenta fortissimi dolori muscolari, io non faccio eccezione. Il mal di schiena, per fortuna, passa presto e con l’allenamento quotidiano ci si abitua al lavoro. Durante la prima giornata devo ammettere di aver pensato alla rinuncia. Anni di esperienza con il wwoofing (lavoro volontario nelle fattorie biologiche in cambio di vitto ed alloggio), non mi hanno preparato a questo.

Le donne e la vendemmia


donne che fanno la vendemmia
La vendemmia spesso ci viene raccontata così...

...questa foto, forse, è più vicina alla realtà.
Una “Porteur”, felice.
Per qualche stupida ragione maschilista, vengo sorpreso dalla presenza (e dal successo) nella raccolta di numerose giovani donne: spagnole, polacche e francesi, queste ragazze dimostrano di avere una forza e una resistenza psico-fisica pari (o superiore) a quella dei loro coetanei di sesso opposto. Vengono qui per mettersi soldi da parte, che servono per lo studio, oppure semplicemente per continuare a viaggiare nei loro furgoncini alternativi. Molte sono donne emancipate che vivono di viaggi, che lavorano poco durante l'anno, ma quando lavorano ci mettono tutta l’anima. Come Anna, la mia sopracitata compagna d’autostop.


Quanto si guadagna con la raccolta dell'uva?


Le paghe francesi sono doppie di quelle polacche”, mi spiega Anna. “E' per questo che veniamo qui a lavorare, per metterci da parte dei soldi. Con una sola stagione ci paghiamo un intero anno di studi”. Le cifre che si possono raggiungere sono effettivamente interessanti: si va dai 1500 euro fino a 2000 euro dopo solo un mese di lavoro, a seconda del ruolo all’interno della squadra, delle ore svolte e altre condizioni. Dunque sono circa 10 euro all'ora. Con quei soldi, un viaggiatore a tempo indeterminato può viaggiare per un anno intero; studenti polacchi, ungheresi o ucraini possono permettersi di affittare un appartamento vicino alla propria università, per il periodo di un semestre - almeno secondo alcuni miei amici dell'est europeo.

ragazze francesi alle prese con la vendemmia
Ragazze francesi alle prese con la vendemmia

Wwoof v.s. lavoro stagionale


ragazze vendemmia
Il fine settimana conosco un’altra ragazza, francese, di nome Helene. Mi accoglie nel suo furgone mentre faccio l’autostop per andare a visitare il museo della preistoria di Tautavel, vicino a Maury. Helene mi spiega che vive un po’ dappertutto, inseguendo tutte le occasioni di raccolta stagionale. Oggi l’uva, domani le mele, a Novembre sarà la volta delle olive. Per vivere e viaggiare le bastano pochi soldi. La sua casa è il furgoncino hippy, arredato appositamente con materiali riciclati.  Le sue amiche e il suo cane, sono la sua famiglia. Le parlo del w.w.o.o.f. e le dico che è una forma di volontariato che permette ai viaggiatori di essere ospitati nelle fattorie in cambio di un po' di lavoro in attività del campo. Le spiego che è un bel modo per vivere la cultura del posto e imparare nuovi mestieri, che il lavoro è faticoso, ma non ha niente a che vedere con la fatica della vendemmia; le spiego anche che fare wwoof vuol dire offrire aiuto a tutte quelle piccole realtà agricole che producono cibo con metodi biologici e rispettosi dell’ambiente; infine vuol dire avere più tempo libero dal lavoro ed è per questo che, quando viaggio, lo preferisco al lavoro remunerato. Ad Helene, però, tutto ciò non interessa. Non le interessa vivere in una fattoria o in una comunità con altre persone, né lo scambio culturale; le interessano di più i soldi, quei soldi che le servono per essere libera di continuare a viaggiare, a modo suo.

vendemmia
Una giovane vendemmiante francese.











Amici di vendemmia e tempo libero


Il fine settimana lo trascorro con qualche nuovo amico della vendemmia: assieme a loro andiamo ai bagni caldi termali di Rennes-Les-Bains, dove restiamo fino a notte fonda. La regione dell’Aude, e la regione dei Pirenei orientali, sono piene di terme naturali, gratis e all'aperto, e i vendemmianti ne approfittano per tuffarcisi e rinvigorirsi dopo una giornata di spossante lavoro. L’acqua calda sulfurea, i vapori e la cascata scrosciante del fiume, aiutano a ripristinare la circolazione, massaggiare i muscoli ed eliminare l’acido lattico dai tessuti. La pelle diventa liscia e forse anche l’anima si depura: il suono scrosciante del fiume e il calore del vapore acqueo -doni gratuiti della natura- spazzano via i pensieri tristi e la preoccupazione del futuro incerto che, ahimè, attanaglia molti ragazzi della mia generazione, giovani disoccupati, a volte per scelta di vita, a volte per circostanze ostili.

filari
La vendemmia, vista dall'alto
Se è vero che in luoghi come questo sia facile fare conoscenze, che diventano poi profonde amicizie, è anche vero che il modo in cui la maggior parte dei vendemmianti trascorre il proprio tempo libero, almeno qui a Maury, è abbastanza deludente. Siano essi giovani o adulti, viaggiatori o studenti, immigrati o residenti, ragazzi rasta o punk, constato con rammarico che condividono tutti una spiccata passione per gli stessi vizi: quando non sono al bar, a bere, si rintanano nelle loro tende o nei loro furgoncini, a fumare canapa, oppure a giocare a carte. Alcuni si dedicano alla giocoleria. Trovo molto difficile identificarmi con loro, per questo mi rifugio spesso alla biblioteca del paese, ogni volta che la trovo aperta. Vengo accolto con molta curiosità da Catherine (Cathy), la bibliotecaria che ha studiato italiano e forse proprio per questo è felice di ricevermi. La signora trova interessante il fatto che un giovane vendemmiante s’interessi alla storia dei Catari. E' anche una guida turistica e dei Catari conosce tutto. Quando è libera dalle scartoffie burocratiche della biblioteca, si siede nello stesso banco, mi mostra mappe, castelli, mi racconta le storie della fortezza di Montsegur, del castello di Peyrepertusa, di Queribus, di Termes, di Carcassone, delle vicende di Simon de Montfort e della crociata Albigese, dei roghi e delle tragedie dell’inquisizione dell’epoca. Mi dice quali sono le cose che non posso assolutamente perdere e mi spiega tutto ciò che è importante sapere sulla storia del posto. Oltre a questo, credo che Cathy veda in me qualche elemento della personalità di sua figlia: Matilde, giovane venticinquenne, ha lasciato gli studi universitari e il lavoro, per vivere come una vagabonda su una zattera costruita da lei e dai suoi amici hippies. La biblioteca diventa la mia safe room, anche se resta aperta solo poche ore e pochi giorni alla settimana.

La promozione


bigoncia
Il lavoro del portatore d'uva
La settimana successiva, dopo soli due giorni di lavoro, scopro di non essere più alla raccolta e divento “Porteur”, ovvero portatore d’uva. Mentre gli altri staccano i grappoli dalle ramificazioni della pianta, io mi occupo di svuotare i loro cesti, trasportarli sulle spalle e scaricarli nel camion con quella che una volta veniva chiamata bigoncia o gerla: un contenitore di plastica (un tempo era di legno) di forma cilindrica, che viene riempita dai “Coupeur” (ovvero i tagliatori, cioè i raccoglitori dell’uva). Il lavoro del Porteur è ancora più fisico e consiste, talvolta, nel sollevare pesi importanti. Tuttavia è psicologicamente più sostenibile, almeno per il sottoscritto: senza più il fiato sul collo, senza più l’andatura veloce e senza più la schiena curva, il portatore può godere della vista del panorama circostante e la paga oraria, leggermente superiore.
Oltre a questo, mentre scarico i grappoli, ho la possibilità di conversare con il patron che osserva tutti attentamente dal suo trattore e che mi aiuta a ordinare le casse. Dopo la vendemmia, da Novembre fino a Maggio, Jean-Charles dovrà mettersi a potare tutte le viti dei suoi circa 20 ettari di terreno. Sarà solo, nessuno lo aiuterà, ma questo non lo spaventa. E anche se mi parla di “passione per il suo lavoro” e di orgoglio per i risultati conseguiti nel tempo, noto nel suo sguardo una certa tristezza quando mi rivela che gli mancano ancora una ventina di anni prima di andare in pensione.

Non tutti ce la fanno


Alla fine è anche vero che la vendemmia non è per tutti. Come non lo è stata per Chela, una giovane ragazza cilena che mi racconta di essere stata esclusa dal suo patron perché, secondo lei, è stata troppo lenta; il datore di lavoro ha però dovuto trovare una scusa: il passaporto cileno, a suo dire, non è valido ai fini del contratto lavorativo. Oltre a questo, credo che i datori di lavoro possano ingannare i vendemmianti promettendo loro un lungo periodo di impiego, ma facendogliene svolgere poi molto meno.

I comportamenti scorretti, a dire la verità, vengono perpetuati da ambo le parti: appena il patron sparisce, i lavoratori calano il ritmo, raccolgono l’uva con meno attenzione, saltano le piante dei filari per stare al passo con gli altri, oppure, al momento della retribuzione, tendono a dichiarare di aver lavorato più ore di quelle effettivamente svolte. Comportamenti scorretti ma tipici di un ambiente di lavoro precario e diviso da interessi privati. E’ stato interessante notare come nei momenti più tesi della giornata, i lavoratori diventino più aggressivi e si assistano, spesso, a scene di nervosismo e tensione (talvolta per motivi futili). Al contrario, mentre si avvicina l'ora dell'intervallo, tutti diventano improvvisamente più docili e amichevoli. 

Vendemmianti in un momento di pausa

La vendemmia è finita

Doveva essere per me solo un'esperienza di pochi giorni ma alla fine ho voluto viverla tutta. Tutto sommato non è stato poi così male. Quando la vendemmia giunge al termine, la città è in festa e non manca del buon vino servito nei banchi e nelle tavole del paese. Io, però, non vi ho partecipato: col pensiero e con lo zaino ero già in cammino verso la fortezza di Montsegur, per cercare il suo tesoro nascosto.

La festa di fine Vendemmia

Nonostante la fatica, consiglio a tutti i giovani di provare l'esperienza della vendemmia. E’ un buon modo per fare soldi, ma anche per vedere posti nuovi, e farsi dei nuovi amici.

Se avete domande, non esitate a scrivermi (scrivete "vendemmia" come oggetto dell'e-mail).

Clicca qui per la prima parte di racconto dove trovate qualche contatto per fare la vendemmia durante la prossima stagione.

La mia ombra  e le mia gerla



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