venerdì 16 dicembre 2016

5000 km di avventure con Blablacar

Bla bla car banner

bla bla car trip
Firenze - Brehan, prima parte del nostro viaggio, 1542 km
Quando nel 2006 il francese Vincent Caron cedette a Frédéric Mazzella il sito Covoiturage.fr probabilmente non immaginava che nel giro di 10 anni e dopo aver cambiato il nome nel più facilmente pronunciabile BlaBlaCar, la sua creatura avrebbe raggiunto un valore di 1,4 miliardi di euro e più di 20 milioni di utenti in 19 paesi. BlaBlaCar infatti è oggi, come molti probabilmente già sanno, la più grande piattaforma web di carpooling o, per dirlo nella sua lingua madre, di covoiturage, ovvero di condivisione di tragitti in auto.


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Si tratta di una forma di sharing economy eticamente e legalmente meno controversa rispetto ad Uber o Airbnb, perché permette a chi offre i passaggi di abbattere i costi del viaggio, ma non di lucrare. I vantaggi del carpooling però non finiscono qui, tra i principali altri vantaggi: si riducono le emissioni di Co2 pro-capite e si conoscono sempre persone nuove. Da bravi viaggiatori all’insegna dell’ecologia e dell’economia, a Novembre e Dicembre di quest’anno, io e la mia ragazza Rita, già utilizzatori di Blablacar come passeggeri, abbiamo deciso di passare 40 giorni in Francia cercando di condividere più tragitti possibile, indossando per la prima volta i panni di conducenti.

La bauliera


Rita e la bauliera quasi piena
Non appena decisa la data di partenza ci siamo cimentati nella pubblicazione dell’annuncio in modo da proporci online il prima possibile. Bisognava comunicare tappe, numero di passeggeri che si era in grado di prendere a bordo, la dimensione del bagaglio per ogni passeggero e soprattutto i prezzi per le singole tratte. Per la nostra tratta Firenze - Torino abbiamo proposto: stop intermedi Lucca e Genova e numero di compagni di viaggio 3, il massimo. Per quanto riguardava i prezzi delle tratte ci siamo fidati di quelli suggeriti da Blablacar. Pochi click e l’annuncio era pubblicato.
La sera stessa ci ha contattato Maria e il giorno dopo ha prenotato il proprio posto Danilo, poi il silenzio fino al giorno della partenza.
Non eravamo riusciti a riempire l’auto: il nostro viaggio ecologico-economico non iniziava come avevamo sperato.
Arrivato il giorno della partenza io e Rita ci siamo trovati davanti alla sua Grande Punto, ognuno con il proprio bagaglio e uno zainetto. Abbiamo aperto la bauliera e dentro ci abbiamo trovato il primo grande limite del covoiturage: bisogna partire leggeri se si vuole poter prendere a bordo altri viaggiatori.
Senza dirci niente abbiamo entrambi ringraziato il cielo di non aver ricevuto la prenotazione per un terzo passeggero, non sarebbe bastato lo spazio per il suo bagaglio, e siamo partiti. A Pisa abbiamo preso a bordo i nostri compagni di viaggio
Maria e Danilo, 34 e 26 anni, lei artigiana che vive in una comune, lui dottorando in ingegneria della finanza. Una compagnia estremamente eterogenea, che proprio per questo motivo si è rivelata spunto di molte conversazioni e molte scoperte. Voi ad esempio lo sapevate perché gli exit poll -soprattutto in USA e Gran Bretagna- sono poco affidabili? Noi grazie a Danilo (all'indomani dell'inaspettata vittoria di Trump) lo sappiamo ma purtroppo non è questo il luogo e il momento per parlarne.

La condivisione delle spese


Il pagamento del viaggio viene fatto dai passeggeri direttamente online al momento della prenotazione e il denaro viene poi trasferito al conducente entro una settimana. Dopo essere partiti alle 9,00 da Firenze, alle ore 15,00 il nostro primo tragitto come conducenti Blablacar si poteva quindi dire concluso piacevolmente e senza imprevisti, se non fosse stato per un piccolo incidente di percorso successo 4 ore prima: Rita aveva ricevuto un SMS dalla madre che le faceva notare, laconicamente, che si era “scordata la patente a casa”. Mi aspettavano quindi migliaia di chilometri di strada e Blablacar come unico guidatore.


bla bla car



Se i conti non tornano


Dopo due giorni di sosta a Torino per visitare un amico è arrivato per noi il momento di ripartire ed attraversare tutta la Francia, la meta finale infatti sarebbe stata Brehan, in Bretagna. Trattandosi di un viaggio di 1200 km , avevamo previsto di fermarci una notte a Tours. L’annuncio per questo viaggio lo avevamo pubblicato non appena partiti per Torino. Si è rivelato molto facile trovare passeggeri da una delle fermate intermedie, Chambery fino a Tours, ma molto meno da Torino a Chambery: una tratta molto breve, ma estremamente costosa perché prevedeva il pagamento di oltre 45 euro per attraversare il traforo del Frejus. Anche questa volta ci eravamo fidati dei prezzi suggeriti da Blablacar che ci aveva consigliato di pubblicare un prezzo di 11 euro per la prima parte di viaggio. In questo caso il carpooling non è stata una scelta economicamente felice. Se avessimo avuto più flessibilità infatti avremmo potuto varcare il confine al Moncenisio, perdendo un paio d’ore, ma risparmiando i costi del tunnel. Avendo appuntamento alle 11 con altri passeggeri, allungare troppo il viaggio non era possibile. La sera prima di partire comunque abbiamo ricevuto la prenotazione di 2 posti da parte di Bruno, proprio per la tratta da Torino a Chambery e siamo riusciti così ad ammortizzare un po’ i costi. Col senno di poi ci siamo resi conto che avremmo dovuto impostare un prezzo più alto per il tratto che prevedeva l’attraversamento del Frejus, visto che i tempi non ci permettevano strade alternative. Magra consolazione, avuta strada facendo: il passo del Moncenisio era chiuso per neve e anche avendo avuto più flessibilità non ci saremmo potuti risparmiare la gabella di 45 euro per attraversare il confine.

La sorpresa


Quando siamo arrivati in Francia due cose ci hanno ben presto colpito: i prezzi del gasolio sensibilmente inferiori a quelli italiani e l’esistenza di appositi parcheggi per il covoiturage, ovvero aree di sosta create per l’incontro tra passeggeri e conducenti. Infatti, come ci ha poco dopo spiegato Emilien, uno dei viaggiatori che abbiamo caricato a Chambery, in Francia la condivisione di viaggi in auto è molto incentivata ed esiste una forte partnership tra Blablacar e lo stato. Emilien, 24 anni, è uno studente di scienze politiche a Chambery e musicista di un enorme collettivo di musicisti (i Tarace Boulba, ndr) a Tours, si è rivelato un piacevolissimo compagno durante quei 600 chilometri di autostrade.

autostop in francia
L'indicazione di un'area di sosta per il covoiturage
La sorpresa più grande ce l’ha però riservata Sara, che aveva prenotato due posti per questo tragitto. Sara, 18 anni, si è rivelata infatti essere il signor Ahmet, 50 anni, che viaggiava con la madre. Ahmet è Marocchino, ha vissuto 26 anni in Italia, ma negli ultimi 10 anni ha vissuto in Francia. Per noi, nelle molte conversazioni in auto, è stato un fantastico interprete e critico dei diversi stili di vita e di governo nei due paesi.
Dovete sapere inoltre che proprio la sera prima a Torino, avevo avuto un radicale e repentino ripensamento: avevo deciso che andare in Francia non era la scelta giusta, per quei 40 giorni saremmo dovuti invece andare in Marocco (paese di cui sono innamorato, ndr), e provare a vivere in una delle sue città: sarebbe stato più caldo, più economico e più esotico. Per fortuna però Rita mi ha dissuaso e il Marocco, con “Sara” a bordo, ha deciso quindi di venire da noi. Il motivo per cui Ahmet appare con un nome ed un’età diversa sul sito Blablacar? Alla fine tra tutte le belle conversazioni ci siamo scordati di chiederglielo.

Prenderla con filosofia


Dopo una notte di sosta a Tours, siamo ripartiti la mattina alle 7,00: appuntamenti Blablacar con Sylvain e Nordin. Il primo preso a bordo ad un centro commerciale nella periferia, non lontano da dove avevamo dormito, il secondo recuperato con 15  minuti di ritardo al parking minute della stazione di Tours. I parking minute sono parcheggi a sosta brevissima e gratuita, usati dai carpooler francesi per incontrarsi. Appena arrivati all'appuntamento non sapevamo se sentirci in colpa o preoccuparci: Nardin, nel suo paltò nero, spiccava all’interno dell’area di sosta per la sua aria cupa (e intirizzita). Il giovane attore e insegnante di teatro per bambini ci ha poi spiegato che doveva partire il giorno prima, ma purtroppo il conducente con cui aveva fissato l'accordo lo aveva lasciato a piedi a mezz'ora dalla partenza: non avendoci visti arrivare aveva quindi pensato ad un deja-vu. La stesso tipo di disavventura era stata raccontata il giorno prima da Ahmet, che era stato "lasciato a piedi" a Chambery, ma né il marocchino né il francese ci sono apparsi eccessivamente frustrati per l’accaduto. Evidentemente, nell'uso quotidiano del covoiturage, questo tipo di episodi sono abbastanza frequenti da costringerti a prenderli con filosofia.

Le “Vide de la France”


Le quasi 4 ore di viaggio da Tours a Brehan sono trascorse senza imprevisti, ma anche senza grandi conversazioni. La stanchezza e la voglia di arrivare alla meta iniziavano a farsi sentire. Inoltre non eravamo certo resi più loquaci dal cielo grigio e la pioggia fine, lungo 350 km di niente. Fatto salvo l’attraversamento  di Rennes per lasciare Nordine e  Sylvain e prendere a bordo Cecile e il suo ragazzo, la strada per arrivare in Bretagna è un’enorme distesa di prati, foreste ed animali allo stato brado. Proprio questi ultimi hanno catturato la nostra attenzione per tutto il tragitto: in Italia ormai non se ne vedono molti di allevamenti all'aperto, mentre in Francia ci è stato difficile percorrere più di qualche chilometro senza incrociarne almeno uno.
La Francia è infatti il primo produttore di carne in Europa, ma i suoi allevamenti, al contrario di quelli italiani, sono per lo più estensivi o semi-estensivi, caratterizzati da piccole gestioni familiari. Questo è possibile anche grazie alla bassa densità di popolazione della Francia, che è in media di 117 abitanti per km quadrato, contro i 203 dell’Italia. Nella “Diagonal du Vide” (la “diagonale del vuoto”), un’ampia fascia obliqua che percorre la Francia da Metz a Bayonne e che noi abbiamo attraversato nel tratto da Clemont-Ferrand a Tours, per ogni chilometro quadrato ci vivono addirittura meno di 30 persone. Proprio in queste sterminate assenze di esseri umani ed urbanizzazione trovano posto grandi spazi incolti, interrotti solo raramente da qualche bosco e  punteggiati costantemente da mucche, pecore e cavalli che pascolano all'aperto. Sotto un cielo che diventava sempre più grigio a mano a mano che ci addentravamo in Bretagna, il verdissimo vuoto della Francia ci ha riempito gli occhi fino alla nostra meta.

Uno dei moltissimi pascoli che abbiamo incontrato sulla nostra strada

Un bilancio


Alle 14,00 di Sabato 12 Novembre siamo finalmente arrivati a Brehan, dove ci aspettavano Patricia e Robert, che ci avrebbero ospitati per 2 settimane di workaway (quest'avventura ve la racconterò in un altro post).
In queste 18 ore di guida abbiamo percorso 1600 km, conosciuto 11 persone, emesso nell’aria 330 kg di CO2, speso 333 euro ed incassato 191 euro di rimborsi Blablacar. Arrivare da Firenze a Brehan ci è quindi costato circa 70 euro a testa. Per dare un’idea Flixbus, la più grande compagnia di autobus low-cost in Europa, con lo stesso budget ci avrebbe portato solo fino a Lione in circa 12 ore.
Certo, guidare per così tante ore è stato stancante, come lo è stato entrare, e a volte perdersi, nelle varie città per prendere a bordo gli altri viaggiatori. Inoltre, come ho già avuto modo di raccontare, i vari appuntamenti Blablacar limitano molto la flessibilità durante il tragitto e comportano un po’ di stress per arrivare in orario.
Tutti questi aspetti negativi sono però ampiamente ripagati non solo dal risparmio economico, ma anche dai tanti incontri e dalle tante interessanti conversazioni. Onestamente in 3 giorni di viaggio all'estero quante volte vi è capitato di conoscere ben 11 persone?

Inoltre, penso che sia giusto rendere a Blablacar e al covoiturage un altro grande merito: passando così tante ore in auto insieme tra sconosciuti, conversando, confrontandosi e anche sopportandosi a vicenda, ci si allena a fare una cosa che con i modi e i tempi del ventunesimo secolo cercano di farci dimenticare: si impara a stare insieme.