martedì 20 giugno 2017

Mamma sto bene!

Il messaggio del viaggiatore alla sua mamma.

Il profilo Instagram più commuovente dell'anno


mamma sto bene
Fonte: Instagram / Jonathan Quiñonez

Mamma, sto bene! è un account Instagram di successo ma anche il messaggio con cui un giovane uomo sta facendo il giro del mondo.

mamma sto bene
Fonte: Instagram / Jonathan Quiñonez

Da quando ha iniziato il viaggio, Jonathan Kubben Quiñonez, ha visitato 22 paesi in quattro continenti. In ciascuno di questi posti ha mandato alla madre preoccupata lo stesso rassicurante messaggio: mom, I am fine! (Mamma sto bene).

mamma sto bene
Fonte: Instagram / Jonathan Quiñonez


Senza rimorsi

mamma sto bene
Fonte: Instagram / Jonathan Quiñonez

Tutto è cominciato ad Aprile del 2016, quando il giovane si è sbarazzato della sua vita lavorativa presso un'azienda multinazionale in Belgio. A 27 anni ha rinunciato al suo lavoro, ha venduto la sua auto e comprato un biglietto di sola andata, senza rimorsi: direzione Cuba. Viaggia ormai da più di un anno intorno al mondo e non si è ancora stancato.

Un mare di esperienze


Jonathan ha vissuto con minatori in Bolivia. 

mamma sto bene
Fonte: Instagram / Jonathan Quiñonez

Ha fatto amicizia con elefanti in Thailandia, 

mamma sto bene
Fonte: Instagram / Jonathan Quiñonez

e ovviamente... si è lanciato con il paracadute! 

mamma sto bene
Fonte: Instagram / Jonathan Quiñonez

Lezioni di vita


Ma cosa ha imparato dopo un anno?

"Ho appreso che il mondo è molto più bello di quello che ci insegnano". Ha affermato Jonathan davanti alle telecamere della TV belga. "Ho imparato che sorridendo si possono aprire tantissime porte".

mamma sto bene
Fonte: Instagram / Jonathan Quiñonez

Jonathan continua a viaggiare. Adesso, però, ha intrapreso anche attività di promozione sociale. 

mamma sto bene
Fonte: Instagram / Jonathan Quiñonez

Tuttavia non si dimentica mai di sua madre. Lo scorso Natale è tornato in Messico per farle una sorpresa [clicca qui sotto per vedere il video che ha commosso il web].

   

Ovviamente è ripartito subito dopo, ma ovunque andrà, continuerà a dire alla sua mamma la stessa identica cosa:

MOM, I'm fine!




martedì 13 giugno 2017

Inside the Country Inside the People: El Colacho

Baby Jumping - il salto del neonato durante El Colacho

Diavolo, che salti!

Risale al 1620 questa festa tradizionale che si svolge ogni anno fra marzo e giugno la domenica successiva alla ricorrenza del Corpus Domini nella piccola città di Castrillo de Murcia, a nord della Spagna.

Castrillo de Murcia è di fatto una cittadina davvero minuscola con circa 500 abitanti che nella settimana del festival di El Colacho si anima di persone provenienti non solo dalle cittadine limitrofe, ma anche da posti lontani, per assistere incuriosite a questa quanto meno pittoresca manifestazione.
Conosciuta in Spagna con il nome di El Colacho - letterarmente il diavolo - ma più diffusamente denominata Baby Jumping, la festa tradizionale dura una settimana e culmina nell'evento più atteso: il salto del neonato, appunto.

Preceduti da uomini in processione con indosso spessi mantelli e cappelli neri, spuntano di corsa i diavoli, vestiti di giallo e rosso a simboleggiare le fiamme dell'inferno, per affrontare un percorso di salto ad ostacoli, dove gli ostacoli sono grossi materassi con sopra i neonati venuti al mondo nell'anno precedente.

I neonati dell'anno precedente vengono posizionati sopra grandi materassi
A ogni materasso superato con successo vengono gettati sui neonati, ormai salvi dalla furia del diavolo, petali di rosa in segno di benedizione e buona sorte.

salto del neonato El Colacho, il diavolo.  Giallo e rosso a simboleggiare le fiamme dell'inferno
El Colacho, il diavolo.
Giallo e rosso a simboleggiare le fiamme dell'inferno
Terminato il percorso i diavoli si mischiano con la folla simulando un'aggressione a colpi di frustino, mentre la processione degli uomini in nero procede fino alla chiesa del paese, in cima alla collina. Gli uomini in nero sono in realtà i membri della Confraternita del Santissimo Sacramento di Minerva, che da secoli promuovono e mantengono viva questa bizzarra tradizione.
Le origini della festa di El Colacho sono tutt'ora pressoché sconosciute, anche se si può immaginare il suo intento simbolico di purificazione dal peccato originario e di benedizione dei nati nell'anno passato. Tuttavia, nonostante l'impostazione religiosa e l'intento originario positivo, la festa di El Colacho non è mai stata riconosciuta dalla Chiesa, in parte per gli incidenti che nei secoli si sono verificati a danni degli impotenti neonati, in parte perché deve essere il sacramento del Battesimo e non un diavolo salterello a purificare le anime degli innocenti neonati.



Resta il fatto che gli inconsapevoli protagonisti di questo evento non sempre si dimostrano del tutto collaborativi: alcuni piangono alla vista dei diavoli, ad altri proprio non riesce di restare fermi sul materasso in attesa del passaggio dei diavoli. Alcuni al contrario la prendono sul ridere e arrivano a rilassarsi fino addirittura ad addormentarsi, per la gioia di mamma e papà, orgogliosi dei loro bambini saltati dai diavoli cattivi.

salto del neonato
I veri protagonisti della festa "saltati" e purificati da El Colacho
Quando si pensa di averle viste tutte, si scopre che in realtà c'è sempre qualcosa di nuovo e particolare da scoprire e questa tradizione di El Colacho lo dimostra ormai da quasi 400 anni.


Leggi le puntate precedenti di Inside the Country, Inside the People, la rubrica sulle più affascinanti tradizioni e feste nel mondo:

Il capodanno cinese
Carnevali d'Italia
Carnevale di Rio
Lòm a Merz
Maslentitsa
Holi Festival
St. Patrick's Day
Chaharshanbe Suri
Kanamara Matsuri&nbsp
Naghol Land Diving
The New Orleans Jazz & Heritage Festival
Thrissur Pooram Elephant Festival 2017
Stars of the White Nights
Cheese Rolling

venerdì 9 giugno 2017

Mani nei Rovi: un progetto di vita agro-silvestre in Piemonte

Cercasi volontari per condividere uno stile di vita ribelle e montanaro

Mi aiuti a preparare l'orto in montagna? In cambio ti ospito a casa mia!


Marco Fiammengo vive in una vecchia baita in montagna in una piccola borgata vicino a Corio in provincia di Torino. Ha un pezzetto di terra da coltivare e cerca aiuto volontario per realizzare il suo progetto di vita decrescente ma anche per condividere la bellezza incantata del luogo. L'abitazione, infatti, è circondata da folti boschi; nelle vicinanze c'è un torrente dove Marco va spesso a nuotare e vi sono numerosi sentieri dove perdersi e ritrovare se stessi. Un ambiente ideale per chi cerca nuove ispirazioni o desidera cambiare vita, almeno per un po' di tempo.
Le keywords (parole-chiave) di questa esperienza sono:

Autogestione, autoproduzione, decrescita, condivisione, vita lenta, serena e agro-silvestre. 

Pensi che possa fare per te?

scambi alla pari
Marco e la sue montagne

Mettere "le Mani nei Rovi" 


un bicchiere di vino
A casa di Marco ci son tante cose da fare, ma tutto dipende sempre dalla giornata e dalla voglia di fare: c'è da preparare l'orto, il semenzaio e le piantine; c'è da tagliare la legna e pulire i sentieri boschivi, c'è da riparare gli attrezzi e raccogliere le erbe. E' necessario raccogliere e spargere il letame e riparare muretti a secco. Infine c'è da respirare il bosco, e l'aria di montagna, e c'è da guardare le stelle, e camminare e rilassarsi al torrente.

Dopo una lunga giornata all'aria aperta e in mezzo alla Natura, Marco garantisce uno splendido tramonto e un bicchiere di vino.

Requisiti:


Voglia di fare, di usare le braccia e di sporcarsi le mani. E' bene portarsi vestiti e scarpe da lavoro e abbigliamento appropriato per l'ambiente montano. Richiesti, inoltre, sacco a pelo, energie, idee ed entusiasmo.



ospitalità gratuita in montagnaQuando


Dal momento che stai leggendo fino a settembre/ottobre la casa di Marco è aperta a tutti gli interessati.

Un'offerta di ospitalità simile agli schemi WWOOF & Workaway. Ma con uno stile diverso. Marco ha voluto specificare alla nostra redazione che: 

"[...] non faccio parte di Wwoof, Workaway o agenzie similari.

Non offro vitto e alloggio in cambio di lavoro perché fondamentalmente sono contrario al modello di lavoro occidentale basato sul concetto: produci - consuma - crepa. Voglio semplicemente aprire la casa a persone che condividono l’idea e l'istinto del ritorno alla terra. Voglio offrire ospitalità gratuita ma tutto nei termini, a volte molto difficili da comprendere, dell’autogestione e dell'autogestirsi, senza i ruoli del padrone e del dipendente". 

"Ognuno è responsabile di se stesso e delle proprie azioni".

"...Mi interessa incontrare persone che vogliono vivere bene ed in modo semplice, imparare, insegnare, condividere, crescere; prendendosi tutto il tempo necessario per farlo fuori dai ritmi frenetici della vita moderna e dagli schemi pre-costruiti. Persone che vogliono vivere la propria quotidianità in armonia con se stessi, gli altri ed il bosco".

sassi in equilibrio
Al torrente

Marco conclude la sua proposta specificando che potrebbe non essere sempre presente in baita: "la vita offre spesso nuove opportunità di crescita e di viaggio quindi potrei anche partire o essere via di casa per qualche diverso motivo"

couchsurfing
Marco. Foto tratta dal suo profilo CS

Astenersi fighetti


"Sono un caprone di montagna io, un po' burbero, molto rurale e diretto... ma se ci troveremo bene insieme, possiamo pensare persino ad una convivenza. Sono anche disponibile per chi volesse fare una visita breve... questo non è il tuo posto se ti senti un fighetto!"


Contatti


Chi fosse interessato a questo scambio di ospitalità dovrebbe impegnarsi a contattarlo almeno qualche settimana prima dell'arrivo. E' gradita, ma non obbligatoria, una permanenza di circa 7-10 giorni. Periodi più lunghi sono da concordare a seconda delle circostanze. 

Marco sembra essere un couchsurfer ben rodato. Sono ben 18 le referenze lasciate dai viaggiatori che sono approdati a casa sua, tutte molto positive.


referenze couchsurfing

#Mani nei Rovi# non è un progetto 
#Mani nei Rovi# is just LIFE!

Info e contatti: manineirovi@gmail.com

ALTRI ANNUNCI su VCL:


martedì 6 giugno 2017

Fattoria cerca aiuto volontario a Compiano (Emilia Romagna)

Apprendere a fare il formaggio con lo scambio alla pari

wwoof
Cari viaggiatori e cari amanti della campagna. L'estate si avvicina ed è tempo di capire come impiegare il tempo nelle prossime giornate estive. Se l'idea di andare a vivere in campagna in futuro vi ronza per la testa, ma siete ancora insicuri e preferite fare un periodo di prova, questo annuncio potrebbe fare per voi!

wwoof
Voglio andare a vivere in campagna



Paolo Marcato, infatti, ha intrapreso questa scelta di vita con la sua moglie e compagna Giovanna diversi anni fa. I due si sono trasferiti nella campagna emiliana di Compiano e hanno imparato tutto quello che c'è da imparare sulla produzione del latte e dei formaggi, attività principale della loro cascina. Ora Paolo ha deciso di condividere le sue conoscenze con altre persone dalla mentalità simile, ma anche viaggiatori da tutto il mondo e aspiranti agricoltori/allevatori! E' perciò disponibile ad ospitare nella sua fattoria, ad offrire i pasti e l'alloggio, in cambio di una mano part/time nei più disparati lavori di campagna. [Nota bene: questa non è un offerta di lavoro, né un impiego remunerato, ma uno scambio educativo-culturale alla pari!]



wwoof
La famiglia di Paolo è composta da quattro persone, due adulti e due bambini che vi aspettano per condividere con voi le dure giornate in fattoria e lo stile di vita dell'allevatore.
La produzione di latte e formaggio è l'attività cardine dell'azienda familiare. La cascina ospita un centinaio di mucche da latte che devono essere nutrite e curate. Il posto è avvolto da paesaggi boschivi, colline e foreste popolate da caprioli, cervi e altri animali che ogni tanto fanno visita alla cascina.

wwoof

Tipo di aiuto


L'aiuto da offrire spazia dalla pulizia nell'orto (primavera-estate), l'aiuto in casa, la manutenzione generale dell'azienda, la compagnia ai bambini e altre attività tipiche della fattoria. Si allevano soprattutto mucche destinate alla produzione del latte ma presto la cascina accoglierà anche galline e cavalli in pensione. 

Lingue parlate all'interno della fattoria


In fattoria, ovviamente, si parla italiano ma potrebbe non essere raro condividere le attività di volontariato con altre ragazze e ragazzi stranieri, inglesi, francesi, portoghesi, ecc. ecc.

Paolo è un membro di Workaway e Helpx. Non appartiene, però, al circuito Wwoof.

wwoof
L'annuncio di Paolo e Giovanna su Helpx:
"Ciao a tutti alleviamo vacche da latte e produciamo latte per Parmigiano Reggiano.
I nostri giorni sono spesi principalmente a seguire le mucche, soprattutto in inverno.
In estate il lavoro si allarga alla produzione di verdure nel nostro orto e lavori esterni.
E' un azienda a conduzione familiare, qualche volta produciamo yogurt e formaggio fresco per uso personale.
Abbiamo lasciato la grande città e qui abbiamo trovato la pace.
Cerchiamo qualcuno che ci dia una mano a portare avanti questa nostra avventura.
Abbiamo due bimbi di 6 e 3 anni che come possono partecipano anche loro ai piccoli lavori e anche i genitori di mio marito che partecipano attivamente nell'attività".


In fattoria, tempo libero


wwoofDurante il tempo libero i volontari potranno godere della natura circostante andando a piedi o in bici nelle campagne o nelle montagne limitrofe. Potranno anche visitare le città vicine: il posto si trova ad un'ora dalla Toscana, dalla Liguria e dalla Lombardia. A pochi chilometri dalla cascina c'è un oasi naturale, perciò molto spesso molte specie di animali fanno visita alla casa: cerbiatti, caprioli, fagiani e cinghiali selvaggi. 

A dieci minuti di distanza c'è il Planetarium di Bedonia, una struttura a cupola che consiste in un proiettore capace di mostrare tutti quei corpi celesti del firmamento che per diversi motivi non sono visibili ad occhio nudo.

I prodotti tipici dell'area, invece, sono i funghi porcini di Borgotaro, il tartufo nero di Val Ceno e il famoso Parmigiano Reggiano. 

Per saperne di più, contattate Giovanna
MAIL: giovanna.marmoro@libero.it
NUMERO DI TELEFONO:
+393408178775

sabato 3 giugno 2017

World Life Experience: per viaggiare gratis intorno al mondo

World Life Experience selezionerà 12 persone per un anno di viaggi intorno al mondo.

concorso di viaggio

concorso di viaggio1 anno, 12 persone, 40 destinazioni


World Life Experience è un'organizzazione che sta cercando 12 persone da diverse parti del pianeta per farle viaggiare gratis attraverso 40 nazioni; l'obiettivo è scoprire differenti modi di vivere, collaborare con associazioni locali, prendere parte in azioni di cambiamento e condividere pensieri e sensazioni sull'esperienza.


Tutte le spese pagate: un budget di 2500 euro al mese!

I costi del viaggio saranno coperti: dagli alloggi al cibo, dalle esperienze locali all'assicurazione e i passaporti. Tutte le attività e le esperienze saranno però pianificate dallo stesso gruppo di giovani: c'è dunque la libertà di programmare l'imminente avventura assieme ai nuovi compagni di viaggio; ovviamente il team di reclutamento WLE fornirà ai partecipanti alcuni strumenti necessari e qualche spunto utile per rendere il viaggio più efficiente e produttivo possibile. I programmi verteranno intorno allo scambio culturale, alla responsabilità sociale, allo sviluppo del senso civico e altre attività di tipo ludiche, sociali e di volontariato. Unica condizione è che tutta l'avventura venga condivisa e raccontata attraverso video, scrittura e fotografie negli appositi canali di World Life Experience (siti web e social networks). Lo stipendio in palio è di 2500 euro al mese. Un budget altissimo, che non si era mai offerto prima da nessun altra organizzazione!
Una squadra di esperti nelle discipline più disparate garantirà supporto tecnico al gruppo di viaggiatori 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Per ogni destinazione il gruppo sarà accompagnato da una guida locale. Tutti i partecipanti avranno l'assicurazione alla vita e saranno coperti in caso di infortuni. Durante tutto il tragitto, ogni consumazione, pranzo e trasferta sarà ripartita fra partecipanti in modo da garantire qualità dei pasti e comfort adeguati. In un anno il gruppo di selezionati avrà a disposizione 4 settimane di riposo per tornare a casa e visitare i propri amici / parenti. Alla fine di questo periodo di pausa il giovane incontrerà il gruppo di colleghi viaggiatori nella destinazione successiva.

concorso di viaggio

Gli obiettivi del progetto


Perchè un'organizzazione vorrebbe far viaggiare gratis 12 persone in 40 paesi del mondo? I ragazzi del WLE hanno dichiarato che vorrebbero:
1) promuovere la responsabilità sociale, con donazioni dirette alle ONG locali e attraverso il coinvolgimento con le organizzazioni autoctone;
2) offrire ai partecipanti un'esperienza unica che rimarrà loro impressa per tutta la vita;
3) accrescere la consapevolezza della diversità sociale e culturale nel mondo

Le destinazioni


Siete curiosi di sapere quali saranno i 40 paesi designati per l'avventura? Eccoli elencati qui in questa immagine:

concorso di viaggio


Come iscriversi?


Per partecipare a questo concorso è necessario innanzitutto avere fra i 20 e i 35 anni. E' richiesta una conoscenza dell'inglese di livello INTERMEDIO ed è possibile registrarsi usando l'apposito Form che si trova nel sito di WLE. Bisogna però affrettarsi: il concorso, infatti, scade il 30 giugno.
Dopo la registrazione, i candidati che possiedono i requisiti, saranno invitati a completare l'applicazione. Questa richiede un pagamento di 9 euro (tasse incluse) che comprende:
una donazione di 2,50 euro a una o più liste di NGO globali che lavorano in aree come la lotta per la fame, i Diritti Umani, i Diritti dei Bambini; i Diritti per gli Animali, i Rifugiati, l'Assistenza Medica. Questa donazione andrà direttamente alla NGO selezionata da colui che effettua l'iscrizione e che aspira a essere selezionato. 
4,82euro, infine, coprono i costi dell'applicazione.

concorso di viaggio
Clicca sull'immagine per accedere al form di registrazione.

Quali sono i requisiti?

La squadra di viaggiatori sarà composta da 6 uomini e 6 donne con specifici profili. WLE sta cercando un gruppo variegato che lavorerà come una squadra in tutte le attività pianificate. Durante il mese di luglio 2017, il team di Selezione valuterà i questionari dei partecipanti e cercherà di determinare quali fra loro possiedono valori, skill comunicative e psicologiche adeguate per affrontare questa lunga esperienza. Questo processo è sviluppato da un entità indipendente, la CEGOC, specializzata in analisi, selezione e reclutamento.

Quando comincerà il viaggio?

L'avventura inizierà il 15 settembre del 2017. Che aspettate? Potreste esserci anche voi fra i protagonisti di questa straordinaria esperienza. Ma non fate troppo passaparola!

Per ulteriori informazioni visita il sito (in inglese):
https://www.worldlifeexperience.com

Se hai bisogno di una mano con l'inglese, chiedi a noi!

mercoledì 31 maggio 2017

Perchè viaggio intorno al mondo a 72 anni... a tempo indeterminato!

Una pensionata in viaggio lento.

L'ennesima dimostrazione che si possono vivere straordinarie avventure senza limiti di età. 

nonni in viaggio
Geraldine Forster è una nonna di quattro nipoti che sta viaggiando per il mondo da sette anni. Ai microfoni della Sidney Morning Herald ha raccontato la sua avventura.

Un biglietto di sola andata e una marea di avventure


pensionati avventurosi
Geraldine in Tailandia. Photo: Supplied Image
Quando sono andata in pensione a 65, ho comprato un biglietto di sola andata a Bangkok, ho fatto le valigie e ho detto addio alla mia famiglia. Non avevo piani, sapevo solo che volevo viaggiare. Sette anni dopo, sono ancora in viaggio.
Fino ad ora ho visitato 50 paesi, dall'incontaminato Myanmar alla magica, fotogenica, Republica Ceca, posti completamente differenti dalla mia nativa Essex (contea dell'Inghilterra Orientale). 

Ho abbracciato elefanti in Thailandia, condiviso una Veglia di Capodanno con il proprietario di un ostello e la sua famiglia in China e assaporato prelibate delicatezze locali - come ad esempio uova di formiche in Cambogia o serpenti in Taiwan. Non riesco più ad immaginarmi all'interno di una routine sempre uguale e sedentaria. Fino al momento della pensione non ho mai sognato di lasciare la mia famiglia per una lunga vacanza, tanto meno per diversi anni.

Ma dopo trent'anni di duro lavoro come parrucchiera in un salone di bellezza, e dopo altrettanti anni di sostegno ai miei tre ragazzi (ora 40enni) come genitore single, mi sento finalmente libera.

Sento la mia famiglia in maniera regolare su Facebook o su WhatsApp. E ho un blog, così i miei cari possono seguire i miei progressi e sapere dove mi trovo. Di solito mi fermo a dormire negli ostelli della gioventù (perchè sono più economici e sto viaggiando soltanto con la mia pensione) e spesso scrivo delle persone che incontro lì. Un vero guazzabuglio di incontri.

L'ostello può essere scomodo a volte, soprattutto quando le persone entrano nel dormitorio alle tre del mattino e decidono di rifare le valigie nel bel mezzo della notte. Ma amo l'atmosfera comunitaria che si respira negli ostelli e ho imparato a essere aperta di mentalità.

Libera dai tabù


Una volta ho cenato con un backpacker spagnolo a Bangkok che mi sembrava una brava persona; poi, però, mi ha raccontato delle sue avventure erotiche in alcuni club fetish intorno al mondo. Ho pensato che fosse divertente raccontarlo sul blog la mattina seguente, ma mio figlio, quello più giovane, mi ha chiamato il giorno stesso, furioso.

pensionati in viaggio
La mia nipote di otto anni infatti aveva letto l'articolo. "Mamma!" mi ha scritto "Non riesco a credere che tu stia parlando di pornografia sul tuo spazio web! Pensavo che stessi facendo un semplice giro turistico intorno al mondo!" Non avrei mai pensato che sarei diventata così tollerante e libera dai tabù.

Momenti difficili


Il viaggio più pericoloso vissuto finora è stato quello nel Kashmir, in Asia meridionale, giusto l'anno scorso. Il paesaggio montano è mozzafiato, come il set di un film ma il posto non è molto sicuro, a causa del terrorismo.

pensionati avventurosi
"I don’t think anyone should be limited by age". Photo: Stocksy

Un paio di volte sono stata molestata da uomini, in un area musulmana molto conservatrice e, essendo io una donna bionda che viaggia da sola, non sono certo passata inosservata. Sono alta solo 1,55cm ma mi considero una donna abbastanza forte. Se un uomo mi minaccia, non ho paura ad affrontarlo e chiedergli di lasciarmi sola, e sono pronta a colpirlo con la mia fotocamera se non rispetta la mia richiesta.

Famiglia


Manco molto alla mia famiglia. Vorrebbero che fossi una nonna "normale", presente e amorevole nei confronti dei suoi nipoti. Gli voglio molto bene ma per il momento sento che questa è la mia vita. Abbiamo tutti il diritto di realizzare i nostri sogni - e poi ho ancora 101 posti da visitare, inclusa l'Argentina, per imparare il Tango! Spero che mio nipote, quello di 14 anni, si unirà presto a me in questo viaggio, almeno quando sarà abbastanza grande.

Molte volte, anzi spesso, la gente mi dice "Non pensi di essere un po' vecchia per fare questa vita?" la mia risposta è sempre la stessa: sono in salute e piena di energie. Penso che nessuno dovrebbe lasciarsi scoraggiare o limitare dall'età.

Articolo tradotto come raccontato da Geraldine a Laura Silverman.

Segui le avventure di Gerardine qui.

TRATTO DAL Sidney Morning Herald.
http://www.smh.com.au/lifestyle/life-and-relationships/real-life/as-a-singlemother-this-is-why-im-backpacking-around-the-world-at-72-20170328-gv83m7.html

martedì 23 maggio 2017

Inside the Country, Inside the People: Stars of the White Nights

Scarlet Sail solca il fiume Neva durante lo Stars of the White Nights
Famose e diffuse in tutto il mondo, le notti bianche sono da qualche tempo eventi immancabili anche nel nostro Paese, quando le calde serate estive fanno venire voglia di stare all'aria aperta e tirare tardi per le vie delle nostre città, in compagnia degli amici e della famiglia. Che si tratti di bancarelle colorate e illuminate a giorno sul lungo mare o di un centro storico coi negozi aperti, le notti bianche fanno riversare centinaia di persone in strada anche grazie a spettacoli e momenti di intrattenimento appositamente organizzati.

spettacolo pirotecnico durante lo Stars of the White Nights a San Pietroburgo

E se una notte bianca durasse per quasi due mesi e diventasse un vero e proprio festival? Accade a San Pietroburgo, in Russia, dove da metà a maggio a metà giugno si svolge lo Stars of the White Nights. Tutto inizia con l’evento di apertura nella piazza centrale dell’Isola Vassiliyevsky, in presenza di ospiti importanti ed eventi di portata internazionale, come il Cirque de Soleil. Il vero spettacolo avviene però lungo le rive del fiume, dove la notte bianca si tinge di rosso e tutto si illumina a giorno grazie ai meravigliosi fuochi d’artificio che esplodono in un tripudio di luci e colori.

spettacolo di danza durante il festival Stars of the White Nights


Il veliero solca le acque del fiume e mostra orgoglioso le sue vele tinte di rosso dallo spettacolo dei fuochi d’artificio. La Scarlet Sail è una tradizione popolare che risale al secondo dopo guerra come tributo all'omonima favola russa per bambini di Alexander Grin ed è ormai diventata simbolo di questo particolare festival russo.

Grandi fuochi d'artificio che colorano il fiume Neva durante lo Stars of the White Nights


La Stars of the White Nights è oggi metafora del senso di libertà che caratterizza il momento di conclusione degli studi da parte dei liceali, facilmente riconoscibili dalla tipica sciarpa rossa e dal sorriso smagliante. Più che una semplice notte bianca, si tratta di un vero e proprio festival con spettacoli all'aperto ed eventi di ogni tipo lungo le rive del fiume, che attrae ogni anno oltre 3,5 milioni di persone impazienti di assistere allo spettacolo dei fuochi d’artificio e alle importanti performance di artisti famosi locali e internazionali. Uno dei momenti più attesi è l’apertura notturna del ponte sul fiume Neva che avviene da aprile a novembre per consentire il passaggio delle navi più grandi verso il Mal Baltico.

apertura notturna del ponte sul fiume Neva


Musica per le strade, feste e balli per le strade e coppiette che camminano mano nella mano in mezzo ai monumenti barocchi della città. Durante il periodo della notte bianca i bar tengono aperto fino all’alba e i locali pompano musica euro-pop e house fino alla mattina. Nello Stars of the White Night ce n’è per tutti i gusti e per chi non ama le feste per le vie della città ci sono premier di artisti russi e concerti di musica classica. E se ancora questo non bastasse sono disponibili anche nicchie dedicate al jazz, ai film, alla danza, alla scultura. Insomma, recarsi a San Pietroburgo durante il periodo estivo, permette di godere di un’atmosfera magica e di esplorare una città molto ricca e particolare e che con lo Star White Nigths diventa un vero e proprio epicentro per la Russia.

Cattedrale di San Basilio a San Pietroburgo, illuminata di rosso, colore tipico dello Stars of the White Nights


Leggi le puntate precedenti di Inside the Country, Inside the People, la rubrica sulle più affascinanti tradizioni e feste nel mondo:
Il capodanno cinese
Carnevali d'Italia
Carnevale di Rio
Lòm a Merz
Maslentitsa
Holi Festival
St. Patrick's Day
Chaharshanbe Suri
Kanamara Matsuri&nbsp
Naghol Land Diving
The New Orleans Jazz & Heritage Festival
Thrissur Pooram Elephant Festival 2017

sabato 20 maggio 2017

Viaggio lento in Cambogia – le farfalle di Siem Riep

cambogia
Riflessi all'Angkor Wat
Prom, 54 anni, occhiali da sole specchiati e abbigliamento alla moda in pieno stile occidentale. Nonostante il caldo torrido intorno ai 37 gradi indossa in scioltezza una giacca di pelle nera, perché – ci spiega – è comunque inverno visto che è dicembre. Prom parla un inglese praticamente perfetto e indossa un sorriso smagliante, sempre, ogni giorno, tutto il giorno.

Prom in cambogiano significa nonno, e lui i nonni se li è visti uccidere davanti agli occhi insieme ai genitori e a cinque fratelli e sorelle.

1975, Phnom Penh – Cambogia. Di anni Prom allora ne aveva 12, quando i soldati di Pol Pot rastrellarono la città per portare nei campi di lavoro tutti coloro che possedevano un minimo di cultura. Insegnanti, professionisti, commercianti, donne, uomini, giovani, anziani e bambini, senza distinzione alcuna. Era sufficiente indossare gli occhiali per essere trascinato fuori dalla propria casa, caricato su un camion e portato in uno dei centinai campi di lavoro forzato o, peggio, in uno dei campi di tortura e sterminio. I rastrellamenti durarono su per giù quattro giorni, quattro giorni per svuotare le città e dare inizio a una pagina terribilmente oscura della storia cambogiana e del mondo intero. Prom ci racconta che dopo aver ucciso tutta la sua famiglia, i soldati di Pol Pot cercarono di farlo arruolare nell’esercito dei Kmer Rouge, ma lui si rifiutò. E così lo torturarono per dieci giorni con una poltiglia di peperoncino negli occhi, nel naso e nella bocca. Dieci giorni, in cui gli occhi rischiarono di uscirgli dalle orbite e lui chiedeva di essere ucciso.

Cambogia, oggi. Prom è il nostro autista per i quindici giorni di permanenza in questo spettacolare Paese del Sud Est Asiatico e ci racconta la sua storia mantenendo sempre quel suo splendente sorriso.

Dopo un lunghissimo viaggio da Milano Malpensa, con scalo al Cairo, per arrivare a Bangkok e con un volo interno raggiungere Siem Riep, la nostra prima meta è l’Angkor Wat, un complesso archeologico imponente, affascinante, unico. Le rocce intrecciate alle radici degli alberi, in un abbraccio secolare, indissolubile, una simbiosi che permette a entrambi di sopravvivere, di rimanere in piedi. Le strutture di roccia sono così perfettamente integrate con la natura da sembrare essere nate esattamente così, un groviglio che ha senso nella sua assoluta casualità.

viaggio in cambogia
Angkor Wat
Passiamo tre giorni interi a visitare i templi dell’Angkor Wat e sembra che il tempo non basti mai per vedere tutto. L’Angkor Wat oggetto anch’esso della follia distruttiva e omicida dei Kmer Rouge oggi continua a vivere anche grazie ai contributi e alle donazioni di diversi Paesi occidentali che ne hanno compreso il valore storico artistico.

Ma Siem Riep non è solo l’Angkor Wat. Siem Riep è anche la città del Museo delle Mine. Gestito da reduci della dittatura di Pol Pot il museo sorge in un bello spazio verde e silenzioso, quasi nascosto, intimo. Lungo il perimetro della struttura diversi pannelli mostrano immagini dure e originali: bambini e adulti, uomini e donne pesantemente mutilati dalle mine antiuomo. Quello che colpisce di queste foto, oltre alla crudezza della realtà che rappresentano, sono gli sguardi dei protagonisti, sguardi vuoti, rassegnati che stridono con i lineamenti armoniosi del popolo cambogiano. Non ci sono solo foto nel Museo delle Mine: ovviamente ci sono anche le mine. La nostra guida inizia a illustrarci le varie tipologie di ordigni custoditi nel museo: ci sono le mine che saltano in aria alla sola pressione e quelle che si innescano solo una volta sollevato il piede. È un sistema di sicurezza, ci spiega, così se uno dei soldati ne avesse malauguratamente calpestata una avrebbe avuto almeno una possibilità di evitare l’innesco. C’è silenzio: solo le parole della guida e il cinguettio degli uccellini fra le chiome degli alberi. È surreale, nessuno riesce a fiatare guardandosi intorno e prendendo coscienza di come l’uomo riesca a creare strumenti così devastanti per ferire e uccidere altri uomini. La guida ci chiede scusa e si siede visibilmente affaticata, tira su il gambale destro del pantalone per mostrarci la sua protesi che parte da sopra il ginocchio e finisce in una nuovissima scarpa sportiva calzata sul piede finto. L’altra gamba non è passata indenne al periodo dei Kmer Rossi: diversi frammenti di mine sono ancora lì, nella sua carne, ormai fanno parte di lui. Ci racconta anche lui sorridendo che il suo soprannome è il gatto, perché lui è morto nove volte su altrettante mine. Sorride ancora e ci indica una mina in particolare: la chiamano Butterfly, farfalla, perché il suo effetto devastante è dato da leggerissimi ma infiniti frammenti che a raffica colpiscono le vittime nel raggio di esplosione della mina. Le farfalle di Siem Riep, perché intorno alla città le mine erano tutte di quel tipo lì.
Il Museo delle Mine è autofinanziato e gestito interamente in modo privato anche grazie a donazioni spontanee e ha il preciso obiettivo di non permettere a nessuno di dimenticare. Il territorio è stato per gran parte bonificato, ma le mine ci sono ancora: non lasciate mai i sentieri battuti, raccomandano le guide, c’è ancora gente che muore calpestando vecchi ordigni mai disinnescati. Durante tutto il viaggio è capitato praticamente ogni giorno di incontrare persone mutilate e chi non lo era fisicamente parlando portava comunque nello sguardo una mutilazione se possibile ancora più profonda e dolorosa.

fiume mekong


Una volta lasciata Siem Riep ci dedichiamo a una intera giornata di navigazione lungo il Mekong. Ci imbarchiamo da un molo pieno di gente del posto. In barca con noi tra gli altri, una ragazza giovanissima, 16 anni su per giù, con in braccio un frugoletto di non più di un mese. Con lei una signora più anziana, immaginiamo sia la madre della ragazza visti gli sguardi pieni di amore che le rivolge in continuazione.

cambogia con lentezza
Mini-market galleggiante


La navigazione è lenta e silenziosa nonostante la barca sia piena di persone, il caldo sole dell’inverno cambogiano ci accompagna per tutto il tragitto. Dopo un paio d’ore iniziamo a incontrare i primi villaggi galleggianti: tante piccole, poverissime abitazioni costruite su altrettanto piccole piattaforme di bambù che permettono a queste costruzioni di innalzarsi insieme al livello dell’acqua durante la stagione delle piogge. Scorgendo il nostro piccolo gruppo in mezzo alle persone del luogo, dai villaggi galleggianti tutti ci salutano e ci sorridono. I bambini si buttano nel fiume pur di provare a guardarci più da vicino. Queste, ci spiega il nostro simpatico nostromo, sono fra le persone più povere di tutto il Paese perché non hanno un campo di riso da coltivare. Il Mekong segna, nel bene e nel male, la vita di tutti gli abitanti dei Paesi che tocca, dai più famosi eventi della guerra del Vietnam a quelli più quotidiani di chi sul Mekong ci vive ogni giorno, sfidando le forze della natura e l’alternanza delle stagioni. Una fonte di vita, grazie ai pesci che offre, ma anche un elemento pericoloso che può spazzare via intere famiglie con la sua furia.

Arriviamo a Badtambang, un villaggio piccolissimo che ci ospita solo per una notte e ci offre i migliori noodles con gamberi mai mangiati, al costo di un dollaro e mezzo a testa. La tappa a Badtambang ci fa da ponte verso il tempio di Preah Vihear, al confine con la Thailandia. Una gradinata di 1.242 gradini in mezzo alla foresta si frappone fra noi e questo tempio perennemente conteso fra i due Stati. Il confine è costantemente presidiato da soldati con tanto di famiglie al seguito che vivono lì, in una vera e propria trincea, onde evitare che la Thailandia di notte prenda l’iniziativa di spostare il confine.
Il giorno dopo ritroviamo il nostro amico Prom che ci ha raggiunti con il suo pulmino per continuare il nostro tour. Lungo il tragitto, di prima mattina, incontriamo un mercato e ci fermiamo perché capiamo che è frequentato solo da gente del posto.

mercato della cambogia
Un mercato tradizionale lungo la strada



Colori, odori, sorrisi, bancarelle ovunque, con cibo di ogni genere, insetti fritti compresi, pentolame, vestiti usati e ciarpame vario. Bellissimo. Risaliamo sul pulmino per raggiungere un villaggio con case palafittate e tanti, tantissimi bambini che ancora una volta ci regalano i più bei sorrisi mai visti, ci vengono incontro, ci salutano e guardano i miei capelli biondi come se fossero la cosa più strana del mondo. Forse non li avevano mai visti.

bambini che giocano

Ci aspetta un lungo tragitto per raggiungere la provincia di Kampong Chang e approfittiamo per fare due chiacchiere con Prom che ci racconta ancora della dittatura di Pol Pot. A volte, ci dice, quando moriva un neonato lo si nascondeva e ce lo si divideva per sfamarsi. A volte i soldati se ne accorgevano e uccidevano tutti. Tutti. Nessuno poteva avere nulla, né cibo, né pentole, né vestiti. Il regime aveva addirittura abolito la moneta: tanto nessuno poteva compare nulla. Non si poteva avere una famiglia, gli uomini e le donne erano stati divisi fin da subito, i figli sottratti alle madri con il preciso intento di disgregare le famiglie. Il regime uccideva senza pietà chiunque venisse considerato di troppo per un qualunque, banale motivo. E uccideva brutalmente, non con le armi da fuoco – i proiettili erano costosi – ma con gli stessi strumenti usati per coltivare: chi non moriva di stenti, veniva colpito a morte e buttato in una fossa comune, a volte ancora agonizzante.

prigionieri

Prom ride fragorosamente. E io gli chiedo come ha fatto a superare un tale trauma, come fa a raccontare tanto orrore, mantenendo quel sorriso. Prom, con il suo inglese sempre perfetto, mi sorride ancora e mi dice che lui è un uomo fortunato, perché è vivo, perché non è mutilato e perché nel campo profughi dove è stato portato dopo a liberazione vietnamita ha conosciuto quella che ora è sua moglie e madre dei sui cinque figli. Oggi lui ha un lavoro che gli permette di mantenere al meglio la sua famiglia. Oggi lui è vivo.

Arrivati a destinazione dopo una breve navigazione arriviamo su un’isoletta che visiamo affittando delle biciclette. L’isola è un gioiellino, con una scuola piena di bambini dai 3 ai 12 anni che ci salutano in inglese con lo sguardo pieno di orgoglio per la bella figura fatta con le maestre. Ogni famiglia ha il suo piccolo appezzamento di terra per coltivare riso e ortaggi, ci sono alcune piccole guest house che possono ospitare i turisti che vogliono fermarsi sull’isola per godersi il silenzio di questo posto.

scuole nel terzo mondo
A scuola per imparare a scrivere in cambogiano


Sulla strada che ci porterà alla prossima tappa, ci fermiamo a visitare un piccolo villaggio famoso per le tessitrici della seta: alcune donne intrecciano con leggerezza fili colorati per creare complesse fantasie floreali su drappi di seta lucida e compatta, destinata alle migliori sartorie del Paese che ne faranno meravigliosi abiti tipici.

Proseguiamo il viaggio verso Kep e il suo famoso Crabs Market per un giorno di relax al mare e per mangiare per l’appunto i granchi arrostiti. L’Isola dei Conigli è una perla tropicale, mare cristallino, palme e una sabbia bianca morbida e fresca. Lasciamo questo angolino di paradiso e di dirigiamo a Phnom Pehn dove visitiamo il Toul Sleng Prison Museum, il museo delle torture, il luogo che per migliaia di cambogiani ha coinciso con l’ultima tappa della propria vita. Si parla di oltre 20.000 persone trucidate in questo posto. Un’audio guida racconta stanza per stanza quello che succedeva ai prigionieri. Le foto delle persone torturate e uccise in quel luogo arrivano come un pungo nello stomaco a ricordarci quanto l’umanità possa perdere il lume della ragione se manipolata e guidata dalla follia e dalla smania di potere. Il regime di Pol Pot ha ucciso tre milioni di innocenti dal 1975 al 1979, ha disseminato 16 milioni di mine su tutto il territorio e ha sottratto al suo popolo l’identità e la dignità, con l’obiettivo di realizzare il suo perverso sogno di uno Paese autonomo, staccato dal resto del mondo, basato esclusivamente sull’agricoltura.


viaggiatrice lenta

Il mio viaggio in Cambogia si conclude con una breve tappa di un giorno a Bangkok per poi prendere il volo di rientro. Il passaggio dalla Cambogia alla Thailandia mi fa sentire strana: per 15 giorni ho vissuto in mezzo alla gente del posto, ho mangiato con loro e cercato di cogliere la semplicità della loro vita. Se devo pensare a una cosa che mi ha affascinato in modo particolare di questo Paese è il silenzio che caratterizza molti dei posti in cui sono stata. A Bangkok tutto corre e tutto urla.
Lasciamo la Thailandia e rientriamo in Italia.

viaggio in cambogia
  
Oggi la Cambogia è un Paese che vuole rinascere, che vuole tornare a far parte del mondo e che può farlo proprio grazie ai sorrisi della sua gente, grazie a un immenso patrimonio storico-artistico riconosciuto non a caso anche dall’UNESCO e grazie a un preciso impegno per promuovere la conoscenza di questo Paese, del suo popolo e della sua storia e provare a dare nuovo impulso a un’economia per troppo tempo ferma.
Prom è un uomo fortunato perché oggi i suoi figli possono studiare l’inglese e un domani potranno lavorare come lui e contribuire a far conoscere il proprio Paese al resto del mondo.