venerdì 13 gennaio 2017

5000 km di avventure con Blablacar - Seconda Parte

viaggi lenti

Pioveva da circa 10 giorni quando siamo risaliti in auto per lasciare la Bretagna.
Dopo essere stati ospiti alla-pari di un’anziana coppia Britannica (e non bretone!) per un’esperienza di Workaway di due settimane era giunta l’ora di cambiare aria e soprattutto, speravamo, condizioni atmosferiche. Destinazione: Paese Basco francese, alle porte del cammino di Santiago.
Si trattava di un tragitto di soli 750 km, poca cosa rispetto ai 1600 km già percorsi in 3 giorni per arrivare da Firenze a dove ci trovavamo. Come abbiamo raccontato nel precedente post su Viaggiare con Lentezza, il nostro piano di viaggio prevedeva di percorrere la Francia con un budget risicatissimo, utilizzando Blablacar, la più famosa piattaforma per offrire e prenotare passaggi online.


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Scherzi di mezzanotte


Al momento di pubblicare l’annuncio su Blablacar abbiamo cercato di mettere a frutto ciò che avevamo imparato nella prima parte del viaggio in carpooling con la quale eravamo arrivati in Francia.
Oltre ad aver imparato che è importante far pagare le tratte intermedie un po’ di più dei prezzi consigliati da Blablacar, perché entrare ed uscire dalle città porta via un sacco di tempo, abbiamo deciso anche di prendercela con calma. Ci era ormai chiaro infatti che non era necessario pubblicare le offerte di passaggio con grande anticipo, perché quasi nessuno è così tempestivo nel riservare il proprio posto. In caso di cambi di programma entro 24 ore dalla partenza infatti Blablacar permette di cancellare una prenotazione, ma non restituisce la parte di importo relativa ai “costi di servizio”, ovvero la propria fetta.
La prima prenotazione ci è arrivata alle 00,21 del Giovedì e la nostra partenza era per il Venerdì. Francois si era accaparrato un posto per la tratta da Nantes a Bayonne per 33 euro. Purtroppo però l’orario deve avergli fatto un brutto scherzo: la mattina seguente, senza preavviso, ci è arrivata la sua cancellazione. Evidentemente il sito di covoiturage aveva indicato sul nostro passaggio “partenza domani”, ma Francois non deve essersi accorto che era passata la mezzanotte e che l’annuncio si riferiva quindi a Venerdì. Questo scherzetto gli è costato 16,50 euro, ovvero la metà di ciò che ci doveva, più i costi di prenotazione. Spero con tutto il cuore che il povero Francois, si sia reso conto dell’errore prima di uscire di casa e che non si sia presentato alla stazione di Nantes il Giovedì, aspettandoci lì invano e soprattutto al freddo.
Avevamo già 16,50 euro in cassa, ma neanche un passeggero. Da quel momento però la nostra casella Blablacar è rimasta in silenzio. Alle 18 di Giovedì ci eravamo ormai messi il cuore in pace: avremmo dovuto percorrere i 750 km fino a Bayonne in solitaria.

viaggio con bla bla car

Piccoli numeri


In verità e insperatamente, per le ore 20 di Giovedì sera abbiamo fortunatamente ricevuto due prenotazioni. Avrebbero viaggiato con noi Marie, da Nantes a Bayonne, e Mathilde, da Niort a Bayonne.
Alle 10 di Venerdì mattina abbiamo abbracciato i nostri ospiti Patricia e Robert e ci siamo messi in marcia. 2 passeggere, 750 km e 8 ore di strada: piccoli numeri rispetto a quelli del tour de force Toscana-Bretagna, eppure il viaggio con queste due passeggere si è rivelato una delle parti più interessanti e piacevoli dei nostri 5000 km di Blablacar.

Marie


Con Marie avevamo preso appuntamento alle 11 ad una stazione poco fuori Nantes. Tra le persone in attesa lì fuori c’erano altri viaggiatori Blablacar, come abbiamo appurato rivolgendoci inizialmente alla persona sbagliata.
Marie, 25 anni e un’aria molto dolce e pacata era diretta a Bayonne per incontrare il suo ragazzo, con il quale durante lo stesso week-end sarebbe risalita a Bordeaux per aiutarlo a cercare un appartamento in affitto. Lei probabilmente lo avrebbe raggiunto lì l’anno successivo quando le sarebbe scaduto l’assegno di ricerca.
Marie infatti aveva fatto la prima parte dei suoi studi in informatica e la seconda parte in biologia e adesso lavorava all’ospedale universitario di Nantes per il progetto UMD.
UMD sta per Universal Mutation Database ed è un archivio collettivo di 16 laboratori di analisi francesi con il quale si cerca di raccogliere e mettere in relazione le variabili, specialmente genetiche, tra moltissimi casi di tumore. Marie ci ha raccontato che anche in Francia come in Italia la carriera da ricercatori non è facile: era piuttosto sicura che il suo assegno a Nantes non sarebbe stato rinnovato, motivo per cui era pronta a rimettersi in gioco a Bordeaux.

Il Compagnon, Mathilde


150 chilometri dopo ci siamo fermati a Niort per prendere a bordo Mathilde. Questa passeggera aveva un profilo di Blablacar molto spartano: nessuna foto, nessun feedback, nessuna descrizione. Quando siamo arrivati al punto di incontro abbiamo trovato ad attenderci una giovane coppia con una signora. Sul momento mi è balenato che il passeggero potesse essere la signora anziana, forse la madre o la nonna della giovane coppia. In realtà la signora, dopo essersi presentata si è limitata a raccomandarsi e a baciarci. Mathilde ha soli 23 anni e da 4 anni nel tempo libero fa Woofing come forma di volontariato: in cambio di vitto e alloggio aiuta le persone che non possono permetterselo a sistemare la propria casa. La signora che l’aveva accompagnata quella mattina non era sua madre o la madre del suo ragazzo, era un’anziana che non aveva potuto permettersi di mettere il riscaldamento in casa, finché non ha incontrato Mathilde.
Di lavoro Mathilde infatti fa la muratrice. Se già questa non fosse una cosa abbastanza rara, sia in Italia che in Francia, bisogna aggiungere che fa la muratrice con i Compagnons.
Per chi non lo sapesse, ed io non lo sapevo, i Compagnons du Tour de France sono una sorta di confraternita di muratori e altri artigiani che vivono in comunità e si tramandano conoscenze e segreti. Si definiscono “du Tour de France” perché gli apprendisti artigiani per poter diventare membri effettivi dell’organizzazione devono girare per diversi anni tra varie comunità di compagnons. Ovviamente una delle prime cose che le abbiamo chiesto è stato come fosse vivere in un ambiente così “maschile”. Ci ha allora raccontato che i compagnons esistono sin dal medioevo e che in effetti era un’organizzazione esclusivamente maschile fino a non molto tempo fa. Nonostante oggi ci sia qualche donna all’interno della confraternita la vita non è facile. Lei aveva potuto iniziare ad avere voce in capitolo solo da pochissimo tempo e questa conquista le era costata molta pazienza e metà dei suoi capelli: Mathilde infatti aveva la metà destra della propria capigliatura rasata, mentre l’altra era lunga fino alla schiena. Da ciò che ci ha detto si tratta di una citazione celtica, per affermare da un lato il suo accesso ai privilegi della cerchia maschile e dell’altra mantenere la sua fiera femminilità. Stava tornando a Bayonne a prendere il camion, che le sarebbe servito per portare avanti i lavori a Niort.

Una scampagnata in autostrada


Il viaggio è durato molto più delle 8 ore preventivate da Google e Blablacar, un po’ perchè abbiamo trovato traffico in uno snodo importante a Bordeaux e un po’ perché ce la siamo presa con calma. L’idea non è stata mia e di Rita: il viaggio era diventato così piacevole che abbiamo tutti spontaneamente deciso di fare più pause del previsto. Una lunga sosta per un panino intorno alle 13, una pausa sigaretta per le nostre passeggere intorno alle 16 e nel mezzo una “pausa-bagno”. Non abbiamo smesso di parlare un attimo, se non per masticare: un clima così conviviale non lo abbiamo mai più ritrovato durante i nostri 5000 km di viaggio. Un cenno di plauso va fatto allo splendore e all’efficienza delle aree di servizio francesi. Pulitissime, con wi-fi gratuito, con grandi spazi verdi, aree picnic e prezzi ragionevoli. La legge francese è molto precisa sull’argomento e cerca di incentivare soste regolari da parte degli automobilisti anche grazie alla cura e alla frequenza delle aree di servizio: almeno una ogni 20 chilometri sulle autostrade, poco più sulle strade nazionali. Infine onore al merito anche a Rita che durante il viaggio, mentre io guidavo, mi ha fatto continuamente da interprete con le nostre passeggere.

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Un bilancio


Il nostro piacevole viaggio è durato circa 10 ore e ci è costato 54 euro percorrere gli 810 km da Brehan ad Helette. Di euro però, considerando la cancellazione del povero Francois, ne abbiamo incassati ben 73,5. Nel pieno rispetto delle regole e della filosofia di Blablacar non era nostra intenzione guadagnare con il covoiturage. I prezzi che abbiamo pubblicato erano solo di 1 euro più alti rispetto a quelli suggeriti da Blablacar ed erano in linea con i costi stimati da  ViaMichelin. Un colpo di fortuna, un omaggio dal cuore, anzi dal serbatoio, della nostra Punto che ha consumato pochissimo.  
Nonostante i ridottissimi consumi, secondo il sito di covoiturage, per questa tratta abbiamo emesso nell’aria 153 kg di CO2, circa 38 kg a testa. Secondo CityFactor, se fosse esistito un treno per il nostro percorso, di kg di anidride carbonica ne avremmo emessi molti di meno: 4,6 kg per passeggero; peccato che di Venerdì un treno da Rennes a Bayonne (l’unica tratta coperta) in seconda classe costi 145 euro per persona.
In un bilancio di questo viaggio ad ogni modo bisogna contare degli elementi che i numeri non possono raccontare. Abbiamo passato quasi tutto il tempo chiusi all’interno dell’abitacolo di un’auto e i panorami fuori dal finestrino erano suggestivi, ma sicuramente non esotici. Di imprevisti ed avventure non ce ne sono stati, di grandi emozioni forse nemmeno. Il tutto è stato anche piuttosto comodo. Raramente, nella mia definizione di “viaggio”, avrei mai messo anche uno solo dei suddetti elementi, anzi è sempre stato tutto ciò che non cercavo. Eppure, grazie a Marie e Mathilde, gli 800 km dalla Bretagna al Paese Basco sono per me stati un viaggio ricchissimo.
Tiziano Terzani una volta ha scritto¹: Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare. Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè a osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l'amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare.” Anche nell'abitacolo di una Punto, aggiungerei.

¹ da “Un indovino mi disse” cap 15, pag 241, Longanesi, 1995




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