martedì 28 febbraio 2017

Romania in solitaria: imprevisti di viaggio (III parte)

viaggiare in romania
Leggi il racconto dal primo episodio


Il mio unico piano per il nuovo giorno era quello di visitare Arad, cittadina a nord di Timisoara. Avevo deciso di prendere un minivan per arrivarci, ma i ragazzi rumeni conosciuti il giorno prima mi avevano detto che non potevo assolutamente lasciare la Romania senza aver provato l’esperienza irripetibile di prendere uno dei vecchi treni (parole da tenere bene a mente), quindi l’idea era di prendere il treno delle 8.25 dalla stazione di Timisoara.

Mi sveglio alle 8 passate, troppo tardi per arrivare in tempo alla stazione e fare i biglietti: decido allora di fare le cose con calma e prendere il minivan delle 10: niente treno, per questa volta.
viaggio lento
Il canale ghiacciato, Timisoara 

Esco nella mattina gelida e ancora una volta stento a riconoscere la città: fa ancora più freddo, tutto è ricoperto da un manto bianco di brina e sembra stia nevicando, cammino lungo il canale per raggiungere la stazione, ma la strada è trasformata in una lastra di ghiaccio. 
viaggio in romania
I tetti di Arad 

Arrivo al luogo prefissato e c’è un minivan ad aspettarmi, uno di quei piccoli minibus tanto diffusi per viaggiare da una città all’altra in tutti i Balcani e l’est Europa. Faccio i biglietti a bordo, faticando a contare i soldi con le dita congelate, prendo posto e una donna rumena mi si siede accanto e inizia a parlare allegramente in rumeno: mimetizzarmi con la gente del posto, lo sto facendo bene. Mi fa sorridere, di solito mi rendo conto di mimetizzarmi alla perfezione in un Paese quando la gente mi ferma per chiedermi indicazioni. Fuori c’è una nebbia fitta che rende impossibile ammirare il paesaggio, cado in un sonno profondo e mi sveglio a destinazione. Prima di incamminarmi verso il centro della città, a circa 3 km; scrivo un messaggio al ragazzo conosciuto il giorno prima a Timisoara, per sapere se è libero e se ha voglia di mostrarmi la sua città natale.

viaggio in Romania
Arad, mercato 


Ci incontriamo in centro dopo mezz’ora e mi fa fare un tour totalmente alternativo di quella città in cui non vive più da tempo. Per alternativo intendo che siamo andati al mercato, mi ha portata nella sua vecchia scuola in un edificio storico – riuscendo a convincere il custode a lasciarci entrare per visitarla –, siamo finiti in un seminario, in una piccola chiesa interamente di legno in mezzo ai campi, ha letteralmente aperto portoni altrui facendomi fotografare cortili pittoreschi e mi ha raccontato tanto, tantissimo della storia della città: abbiamo in comune la passione per la storia e lui si entusiasma nel vedere il mio interesse per quello che mi racconta. Prendiamo un tè in centro e si fa tardi per riuscire a salire in tempo sul minivan che avevo programmato di prendere. Poco male, dico, c’è un minivan ogni ora, prenderò il prossimo, ma il ragazzo ripete il discorso dell’esperienza extraterrestre dei treni rumeni e, convincente, mi accompagna alla stazione dei treni, faccio i biglietti e resta con me in stazione fino a quando parto. Un abbraccio, la promessa di rivederci presto, e salgo sul treno delle 18 che dovrebbe portarmi a destinazione alle 19.

Romania in solitaria
Arad, cortili


Quando salgo sul treno capisco a cosa si riferivano i miei nuovi amici: non avevo mai visto un treno simile, se non forse in vecchi film sovietici. Sembra d’essere tornata indietro nel tempo, per salire devo abbassare manualmente la scaletta, lontana dal binario; il treno è sgangherato, fa degli strani rumori, puzza di vecchio, la carrozza passeggeri in cui mi trovo è buia, mi ricorda un treno visto nei cartoni animati. Il macchinista è un omino vecchissimo che sembra uscito da un’altra epoca, passa per controllare il mio biglietto e con la lentezza di un bradipo cerca gli occhiali da vista, li inforca, prende il mio biglietto, esce nel corridoio meglio illuminato e lo scruta a lungo fino a quando decide di restituirlo.

Decido di godermi il viaggio, penso che quel treno è talmente vecchio che potrebbe rompersi da un momento all’altro e... il treno si ferma. Apparentemente in mezzo al niente, guardo fuori ma c’è troppo buio per leggere la fermata della stazione – quantomeno c’è una piccola stazione! Dopo anni da pendolare sulla linea Bergamo-Milano, non mi sorprende un treno fermo senza motivo: mi distraggo, leggo.

Romania con pochi soldi
Alla stazione del treno di Timisoara


 Il tempo però passa e alle 19, ora di previsto arrivo a destinazione, siamo ancora fermi allo stesso punto. Esco dalla mia carrozza vuota alla ricerca dell’omino del treno e quando lo trovo mi dice in rumeno, con la faccia preoccupata: «Sina rupte». Non capisco. Prova a ripeterlo più lentamente, con la voce più alta: «Siiiiina, ruuptee». Aggiunge gesti, capisco che qualcosa si è rotto, ma non capisco cosa. Parte risoluto alla ricerca di qualcuno che parli inglese e torna quasi trascinando per il braccio un ragazzotto sui 16 anni che in un inglese zoppicante mi dice che si è rotto qualcosa (fin lì c’ero arrivata), che siamo bloccati lì, che potremmo dover aspettare 2 ore, forse 3, forse non la ripareranno proprio. Gli chiedo che fare e mi dice che non ne ha la più pallida idea.

viaggiare in Romania
Corridoio del treno in Romania


Inizialmente pensiamo di dividere un taxi, ma siamo molto lontani da Timisoara, costerebbe una fortuna. Chiedo come si chiami il paese in cui siamo bloccati, mi dicono Sagu, chiedo se ci siano autobus che transitano per Sagu, per quella stazione, e mi dicono di no. Piano piano i pochi passeggeri del treno scendono, attraversano il binario e vanno via, non so dove. Provo a scendere dal treno anche io, per vedere se il paese sia vicino, ma constato che la stazione è in mezzo al nulla, dietro l’edificio minuscolo della stazione solo buio e neve, nessuna luce a illuminare la strada. Torno sul treno, dove almeno si sta al caldo, forse per la prima volta in viaggio non ho davvero idea di cosa fare.

treni rumeni
Il treno è fermo. E ora che si fa?


 L’unica è aspettare, mi dice il ragazzo che parla inglese. «Ma se non lo riparano?», chiedo io. Mi tranquillizza, dice che troveremo insieme il modo di arrivare a Timisoara, di non preoccuparmi, che può succedere. A un certo punto il ragazzo, senza dirmi nulla, scende dal treno, attraversa il binario, oltrepassa l’edificio. Ingenuamente penso che tornerà indietro, del resto mi aveva detto che saremmo arrivati a Timisoara insieme. Ovviamente non torna...

Il resto ve lo racconto nel prossimo post!






[CONTINUA]

domenica 26 febbraio 2017

Dieci differenze fra il viaggiatore e il turista

turisti v.s. viaggiatori
Un aforisma sul viaggio di Paul Theroux


Tratto da: fusiontourism.com


Viaggiatore


               Turista
Un viaggiatore non ha un itinerario fisso e difficilmente fa dei piani in anticipo. Segue il proprio istinto!
Un turista pianifica ogni momento del viaggio: sarà capace di dirti cosa farà esattamente nei prossimi 7 giorni da adesso fino alla fine del suo tour.
Un viaggiatore è sempre pronto a cambiare piani e percorso. La loro flessibilità è invidiabile e incarna il massimo della libertà che i turisti bramano.
Un turista è schiavo del suo programma. Vaga con la lista delle cose da vedere raccomandata da altre persone.
Un viaggiatore non ha regole. Nei suoi viaggi preferisce l’anarchia, talvolta accogliendo tutte le opportunità che gli capitano.
Un turista gioca secondo le regole. Farebbe salti mortali se lo dicesse il tour operator e seguirebbe religiosamente le sue guide turistiche.
Un viaggiatore si immerge nella cultura del posto piuttosto che starne fuori.
Un turista porta con sé in ogni momento la videocamera, la guida, la mappa; inoltre indossa gli stessi vestiti che ha a casa.
Un viaggiatore esplora le zone meno trafficate e esplora luoghi dove il turismo non è arrivato.
Un turista sta nella zona di comfort e si accontenta di visitare le località considerate sicure.
Un viaggiatore interagisce con la gente del posto. L’obiettivo e quello di imparare e far esperienza di nuove cose piuttosto che rilassarsi ogni giorno.
Un turista parla la sua lingua piuttosto che imparare nuove frasi. Si attacca alle maggiori città invece di avventurarsi nei paesi più piccoli e sui sentieri non battuti del posto.
Il viaggiatore considera il viaggio un’esperienza piuttosto che una vacanza.
Un turista sta nelle aree dove i servizi sono simili a quelli che ha a casa. 
Un viaggiatore va nei posti senza alcun pregiudizio o prova ad adattarsi
Un turista ha già preso le sue decisioni e stabilito come metterle in pratica.
Un viaggiatore ha la mente aperta e lascia che le cose accadano.
Un turista porta con sé le sue aspettative con le quali diluisce la sua esperienza.
Un viaggiatore vive ogni momento del suo viaggio. Apprezza ogni centimetro di terra che esplora e ogni cosa attorno a sé.
Un turista sostituisce i comfort di casa con quelli dell’hotel. Non si allontana dalla sua proprietà o viaggia solo in un perimetro sicuro.

E tu da che parte stai? Sei una fusione di entrambi?

differenze fra viaggiatore e turista
viaggiatori vs turisti
differenze fra viaggiatori e turisti

Tradotto da Guido Paoli

venerdì 24 febbraio 2017

Inside the Country, Inside the People: Lòm a Mêrz

lom a merz
Lòm a  Mêrz - Balli attorno al fuoco magico 

Buon venerdì slow travelers! Siete pronti per il weekend? Oggi per la rubrica Inside the Country, Inside the People di Viaggiare con Lentezza, vi porterò a casa mia, in Emilia Romagna, a ballare attorno ai fuochi che faranno il Lòm a Merz, ovvero il “lume a marzo”.

Antica e sentita tradizione Romagnola, i lumi di marzo hanno origini storiche che risalgono ai primi del '900, quando, nelle campagne e nei piccoli centri rurali, le ultime notti a cavallo tra febbraio e marzo si accendevano i “fuochi magici” propiziatori per dare il benvenuto alla primavera, salutare marzo, scongiurare la malasorte e soprattutto abbandonare il freddo rigido dell'inverno.

La mia terra vive da sempre di agricoltura che, per fortuna, è ancora soggetta al volere di madre natura. La tradizione contadina poi è ancora parte della cultura locale e tutto segue un ritmo lento e naturale: lavoro, riposo domenicale, festa, famiglia, affetti, religione e famose strette di mano per consolidare un patto/contratto. L'accensione di questi grandi falò quindi (che in tante tradizioni nel mondo hanno valenza purificatrice) serviva e serve proprio come atto propiziatorio per augurare buoni raccolti ed una buona annata, bruciando i rami secchi ed i resti delle potature.

Falò magico con vecchi tralci e potature 
Per questa occasione, negli ultimi tre giorni di febbraio e nei primi tre di marzo, ci si raduna nelle aie, si intonano canti e si danza intorno ai fuochi, detti fugarèn, mangiando pietanze tipiche romagnole, bevendo vino locale e soprattutto divertendosi calorosamente.

Vi aspetto quindi da domenica 26 febbraio a venerdì 3 marzo 2017, rigorosamente subito dopo il tramonto, in circa 50 aie e case di campagna nei dintorni di Ravenna, Forlì, Ferrara e Bologna. Ecco il programma completo del Lòm a Merz disponibile online. 

Come potete vedere, le iniziative sono davvero tante, ma ovunque troverete i fugarèn a scaldare le vostre serate. Non mancheranno iniziative e incontri sulla tradizione e sulla cultura contadina romagnola, fra balli, spettacoli, mostre, presentazioni di libri, senza che manchi la degustazione di vini e cibi tipici dell’enogastronomia della Romagna.

Balli attorno al Lòm a Mêrz
Tra i tanti, a me piace segnalare il Lòm a Merz che fanno sulle colline faentine, presso la piccola torre medievale di Oriolo dei Fichi (RA), di particolare bellezza per il panorama e per la sua caratteristica festa e degustazioni che fanno alla base della torre.


Ma non temete! Qualunque festa voi scegliate sarà calda e accogliente, ma soprattutto ne rimarrete piacevolmente scottati! 

Torre di Oriolo dei Fichi (RA)

Leggi le puntate precedenti di Inside the Country, Inside the People:

martedì 21 febbraio 2017

Romania in solitaria: vivere la cultura del posto (II parte)

romania in solitaria

La mattina mi alzo presto, voglio godermi la città tutta per me e visitare quei posti che mi sono prefissata di vedere, da sola, perché nel pomeriggio ho appuntamento con una ragazza rumena che mi ha contattata tramite Couchsurfing, dove ho registrato il mio viaggio alla ricerca di persone del posto che avessero voglia di farmi vedere la città con i loro occhi.

romania in solitaria
Piata Libertatii, Timisoara
Il contrasto, nel rivedere gli stessi luoghi già visti la notte precedente, è impressionante: sembra di stare in un’altra città. Visito in fretta i luoghi più turistici del centro storico, chiese e cattedrali, il freddo che mi penetra le ossa. Mi fermo a fare colazione in un bar incontrato per caso, al suo interno soltanto un vecchio che legge il giornale e un ragazzo molto giovane intento a studiare, che prende l’ordinazione quasi senza alzare il naso dai libri. In sottofondo musica rock che stride con il silenzio che c’è fuori e con l’atmosfera di quella mattina, ma mi piace.
A giudicare dalla quantità di alcol che mi circonda, credo d’essere capitata in un locale alternativo più popolato di notte che alle 9 del mattino.

viaggiare in romania
Papillon Cafè, il bar del mattino
Decido poi di abbandonare ogni possibile itinerario, attraverso il canale congelato che divide in due la città e vago senza meta per quella che è una zona certamente più residenziale, interessata a osservare i locali intenti a vivere la loro routine di un venerdì mattina d’inverno e mi trovo davanti, senza averla cercata, l’imponente cattedrale ortodossa Iosefin. Attirata dal nome, lo stesso di mia nonna, decido di entrare, e vengo catapultata in un’atmosfera magica, d’altri tempi, ricca di misticismo.

viaggio in romania
Candele alla cattedrale Iosefin
Attira la mia attenzione una ragazza molto giovane che sta prendendo delle candele all’ingresso della chiesa, la seguo da lontano e scopro che fuori dalla cattedrale c’è una piccola cappella dove la ragazza sta accendendo un gran numero di candele. Aspetto che si allontani per entrare a mia volta, e scopro due serie di candele, una per i morti, una per i vivi, da quello che leggo scritto in rumeno, molto simile all’italiano.
Il mio vagare mi porta nel quartiere universitario, poi in una scuola, infine a mangiare cibo tipico in un locale di cui avevo letto prima di partire, che letteralmente si chiama "Casa della nonna", per restare in tema.

begej
Il canale Begej congelato
Torno in ostello ad aggiungere uno strato di vestiti per non morire congelata, mi preparo un tè caldo e poi mi tuffo di nuovo nel gelo per recarmi al mio appuntamento davanti alla cattedrale metropolitana, la più grande e imponente della città: incontro così Adelina, studentessa di Medicina che mi aveva contattata su couchsurfing, e Tudor, suo amico di vecchia data che ora vive a Dublino, ma è passato a visitare la famiglia. Mi portano al Museo del consumatore comunista, che era già sulla mia lista ma non ero riuscita a trovare, e la mia esperienza cambia totalmente: il museo è ricavato nel seminterrato di un appartamento privato, che è anche un bar e occasionalmente ospita spettacoli teatrali. I due chiedono ai baristi di poter visitare il museo e ci autorizzano a scendere nel seminterrato e accendere le luci: il museo, gestito da questi giovani, è un’accozzaglia di oggetti donati da privati cittadini della città, i due ragazzi con me divengono subito nostalgici in quanto tutti quegli oggetti ricordano loro l’infanzia. Sostanzialmente, il museo è la riproduzione di quella che dev’essere, oggi, la cantina di tutte le nonne di Romania. Mi impressiona vedere quegli oggetti così lontani, che mi sembrano così antichi, ma che in realtà appartengono a una trentina d’anni fa, se pensiamo che la rivoluzione è cominciata nel 1989.
Scopro cose che non avrei mai notato da sola, come una fotografia di un giovane e piacente attore, Florin Piersic, che pare sia ancora attivo nel mondo del teatro e ancora aitante, l’Alain Delon rumeno: sorriderò nel riconoscerlo su una gigantografia sul fianco del palazzo dell’Opera in cammino verso l’ostello.
viaggio in romania
Museo del consumatore comunista
Dopo la visita Tudor ci deve lasciare, ma ci scambiamo i numeri poiché è originario di Arad, città che ho in mente di visitare, e restiamo d’accordo di vederci, se capiterò da quelle parti. Rimango con Adelina all’interno del bar, che nel frattempo si è popolato di studenti, e beviamo insieme una birra artigianale. Parliamo di qualsiasi cosa, dai viaggi alla religione, dalla guerra in Siria alla situazione politica della Romania, decidiamo di mangiare qualcosa fino a che la ragazza mi deve lasciare, ma mi invita spontaneamente a unirmi a lei e ad altri amici, quella sera stessa, per conoscere la vera vita di Timisoara nel weekend.
viaggio in romania
La cattedrale Iosefin

Ci incontriamo alle 22.30 davanti al palazzo dell’Opera, giusto dietro il mio ostello, e ha inizio una serata non programmata che riesco a definire solo come "surreale". Chi aveva detto che viaggiare da soli è noioso? Mi lascio letteralmente trascinare all’interno di quello che credevo un palazzo privato, davanti al quale sono passata svariate volte durante la giornata; Adelina apre la porta e dietro c’è un mondo: sembra che tutti i giovani della città si siano riuniti lì. C’è un grande cortile a pianta quadrata, un bar ricavato nel cortile, un altro bar alla sua sinistra, un altro alla destra. Entriamo in quello di destra dove si sta tenendo una jam session di artisti abbastanza ubriachi, il violinista fa virtuosismi inginocchiandosi a terra e si lancia di corsa in giro per il locale, pare sia molto famoso. Mi viene presentata tantissima gente del posto, la couchsurfer sembra un habituée, restiamo per il tempo del concerto e conosciamo dei bizzarri ragazzi di Londra che hanno approfittato della mia stessa offerta Ryanair e sembrano usciti da una serie tv per i loro tentativi disperati di fare colpo con battute fallimentari. Un ragazzo rumeno vaga da solo per il locale offrendo Pálinka da una bottiglia di plastica a tutti quelli che incontra: quello che mi sorprende di più non è la stampa, già di per sé pittoresca, ma il fatto che ci siano sconosciuti che effettivamente bevono da quella bottiglia di dubbia provenienza.

nenea iancu
Birra Nenea Iancu
Usciamo nel cortile e seguo la mia nuova amica su per una scala antincendio che parte dal cortile e ci troviamo in un nuovo bar, un altro, che sembra lì per caso in quello che parrebbe un appartamento: in ogni stanza ci sono poltrone, tutte di forme e fogge diverse, e tavolini altrettanto spaiati. In un angolo il bancone di un bar e ovunque giovani che sembrano a casa loro, mi spiegano che è il ritrovo segreto degli studenti di Medicina. Rientro in ostello troppo tardi per pensare di alzarmi tanto presto quanto speravo, l’indomani, ma contenta di quell'uscita inaspettata.

P.S. Ritengo importante specificare che la regola d'oro per una donna che viaggia da sola, e per un viaggiatore solitario in generale, è restare sobrio e voglio insistere su questo punto: se si presenta un'occasione d'uscita come quella appena descritta, sono la prima a coglierla, ma ci si può divertire senza ubriacarsi e perdere il controllo, è una pessima idea in un Paese sconosciuto, con quelli che, seppur simpaticissimi, sono comunque sconosciuti, ed è il modo migliore per cacciarsi in situazioni spiacevoli, che sia un furto, avance indesiderate o banalmente difficoltà a tornare al vostro alloggio. Lasciate le sbornie per quando siete a casa, ma toglietevi lo sfizio di una Nenea Iancu (birra locale).

[CONTINUA...]

domenica 19 febbraio 2017

Viaggio in Francia con 15 euro a settimana - (Seconda Parte)

Yannie sta sgusciando noci ad un'estremità del lunghissimo tavolo della sala, Anna è indaffarata ai fornelli, Anthony sta bevendo una birra dando le spalle al camino e Jane poco distante sta davanti al suo Mac cercando di capire che cosa sia l’HACCP. Sorgin, uno dei gatti di casa, si lecca ozioso sulla panca, senza curarsi di nessuno. C’è un po’ di disordine nell’enorme stanza, ma l’atmosfera è molto calda e accogliente. Sono le 20 passate e io e la mia ragazza Rita siamo appena arrivati dalla Bretagna, dopo un viaggio in auto di 10 ore.

wwoofing

Come ho raccontato in un precedente post su Viaggiare con lentezza stiamo girando la Francia con un budget ridottissimo, muovendoci in covoiturage e facendoci ospitare in cambio di alcune ore di lavoro grazie alla piattaforma online Workaway. Ci troviamo alle pendici dei Pirenei, a 30 km dal confine con la Spagna e quello descritto sopra è il quadretto che ci accoglie appena messo piede a casa di Jane e Anthony. Yannie di Hong Kong e Anna di Tallinn, sono invece due viaggiatrici che stanno facendo Workaway proprio come noi. Siamo arrivati giusto in tempo per unirci alla cena estone preparata da Anna.

Un crocevia di workawayers


Durante la cena cogliamo l’occasione per presentarci, ma soprattutto per conoscere i nostri hosts e le altre due ospiti. Jane e Tony, sulla sessantina, sono originari di Manchester, dove lei faceva l’insegnante e lui il carpentiere. Circa 20 anni fa hanno deciso di mollare tutto e di trasferirsi nel Paese Basco, dove la famiglia di Anthony aveva una grande casa di villeggiatura inutilizzata e malmessa. Oggi l’edificio è completamente ristrutturato, nonostante non abbia perso il suo aspetto rustico e la sua conformazione tradizionalmente basca: travi a vista, un labirinto di scale in legno e persiane rosse. Davanti ha un bellissimo giardino terrazzato, un grande orto biologico, un pollaio e un piccolo teatro. Tony ha allestito anche un laboratorio di falegnameria, dove ha costruito con le sue mani gran parte dell’arredamento della casa.

Per vivere Jane e Tony affittano alcune delle molte stanze, spesso a gruppi che vengono per fare corsi. Jane inoltre guida il pulmino della scuola, dove insegna anche inglese ai bambini in un corso pomeridiano. Ospitano workawayers (viaggiatori che fanno workaway) da molti anni: anche grazie al loro aiuto sono riusciti a ristrutturare la casa tutta da soli e sempre grazie a loro riescono a gestire l’attività turistica. In estate arrivano ad ospitarne fino ad otto contemporaneamente.

La grande casa di Jane e Tony
La nostra “collega” Yannie ha 27 anni, ride quasi tutto il tempo per le cose più incredibili, studia chimica e fa la barista a Hong Kong. Si è presa un anno sabbatico che ha utilizzato per viaggiare attraverso l’Europa. È lì da quasi una settimana quando ci incontriamo.
Anna ha 21 anni, parla un inglese perfetto, studia comunicazione ed è alla fine del suo anno sabbatico in giro per l’Europa. È ospite di Jane e Tony da circa 10 giorni.
La cena estone, composta da un’insalata di barbabietola con maionese, un’insalata di mele e delle patate lesse cosparse di una salsa fatta da Anna, vola tra una chiacchiera e l’altra.
Al termine della cena colgo l’occasione per chiedere ai padroni di casa come ci organizzeremo per il lavoro e in che cosa consisteranno i nostri compiti nei giorni seguenti.

Tony mi risponde che c’è un gruppo di 16 persone in arrivo la settimana seguente e che dovremo dare una mano con la preparazione dei pasti e le pulizie nei 9 giorni in cui saranno ospiti: “Sarà dura” dice e ci suggerisce di prenderci più tempo libero possibile prima dell’arrivo degli ospiti.

Mari e monti


Effettivamente la prima settimana io e Rita abbiamo un sacco di tempo libero e a parte qualche ora di lavoro nell'orto non facciamo praticamente niente.

Dormiamo nella mansarda sopra la sala di yoga, una sistemazione molto spartana, ma sufficientemente confortevole per noi. Visto che per il momento non siamo necessari ai nostri hosts ne approfittiamo per fare più gite possibile e in quei giorni visitiamo Saint-Jean-Pied-de Port (partenza del cammino di Santiago), Biarritz, Bayonne e abbiamo anche il tempo per fare una bellissima camminata sulle vicine montagne. I dintorni offrono panorami spettacolari: piccoli paesini si alternano a grandi prati dove pascolano animali spesso allo stato brado, soprattutto mucche e pecore.

Un giorno, poco prima che partano, riusciamo anche a fare una gita a San Sebastian, in Spagna, insieme a Yannie e Anna.

Tapas a San Sebastian con le nostre "colleghe"
In quei primi giorni stiamo pochissimo a casa e riusciamo a vedere la regione in lungo e in largo, passando dalle vivaci e assolate città costiere alle montagne deserte e innevate di Roncisvalle. A dire il vero, quando abbiamo trovato l’offerta su workaway.info che parlava di un “centro yoga sui Pirenei atlantici”, ci aspettavamo di finire rinchiusi in un rifugio in mezzo alla neve.

Verde, bianco e rosso


In realtà l’annuncio di Jane e Tony descriveva la regione “molto bella per camminare, a mezz'ora dalla costa (Biarritz) [...] molto interessante storicamente (grotte preistoriche, musei e botteghe di cioccolato.” In effetti il Paese Basco, oltre a riservarci un clima meraviglioso, con giornate di sole e temperature sui 15 gradi a Dicembre, ci ha sorpreso per la sua ricchezza. La forte identità basca poi si avverte in tanti aspetti della cultura e della vita quotidiana, si parla per lo più francese, ma non ci sentiamo né in Francia né in Spagna. Lo stretto legame della popolazione con il proprio territorio è comunque ben rappresentato dalla lingua euskera: popolo basco e Paese Basco si dicono nello stesso modo, euskal herria. Anche i colori della Ikurriña, la bandiera basca, riflettono il territorio e i suoi tratti dominanti: il verde dei prati, il bianco delle case e il rosso delle loro persiane.

La regione offre moltissimi prodotti tipici come formaggi, carni e salumi pregiati e, cosa che non abbiamo perso occasione di provare, finissimo cioccolato. Tony ci ha spiegato che nel territorio basco infatti durante l’Inquisizione si erano rifugiati molti ebrei e che questi avevano portato con sé l’arte cioccolatiera. Non dovendo sottostare alle regole della Chiesa gli ebrei erano tra i pochi che sapevano lavorare il cacao, per lungo tempo un esotico e afrodisiaco “cibo del diavolo” vietato ai cristiani.

Rita alle prese con una salita 

Danze Sciamaniche


Dopo una settimana di relativa pacchia è infine arrivato il gruppo che sarebbe stato ospite fino alla fine del nostro Workaway. Sedici persone tra i 30 e i 60 anni, provenienti da varie parti della Francia si sono trovate da Jane e Tony per fare la prima parte di un seminario sui “Nove Colpi”. L’argomento? Entrare in contatto con se stessi e con il proprio corpo attraverso delle danze sciamaniche, l’inizio di un percorso di consapevolezza, liberazione e felicità. Il corso era tenuto da Ena e Nicolas una ballerina e un ricercatore di scienze cognitive e consiste in nove giorni di canti e balli sfrenati, alternati a momenti di discussione e attività collettive. Spesso, dalla sala yoga due piani più in alto, giunge qualche schianto dovuto a salti e colpi di tamburo, oppure qualche grido e io, Rita e i padroni di casa ci troviamo a guardarci tutti un po’ perplessi, mentre siamo intenti a lavorare in cucina. Dall'arrivo del gruppo il nostro tempo libero è rimasto solo un lontano ricordo e passiamo quasi l’intera giornata nella grande sala da pranzo / cucina al primo piano.

Sguatteri per 70 ore


Il dizionario Treccani definisce sguattero “inserviente di cucina addetto ai lavori più umili e pesanti”. Questa definizione centra esattamente ciò in cui ci siamo trasformati io e Rita a partire dal nostro settimo giorno con Jane e Tony. Dall'arrivo del gruppo e per gli otto giorni successivi la nostra routine è la seguente: alle 10 ripuliamo la sala e i piatti del dopo-colazione e fino alle 12,30 aiutiamo a cucinare e poi ripuliamo nuovamente la sala, che viene usata per la preparazione dei pasti ; alle 12,30 pranziamo con gli ospiti e alla fine sgomberiamo un’altra volta la tavola e puliamo la sala; tempo libero dalle 15 alle 18, quando riattacchiamo nuovamente con lo stesso copione del pranzo; alle 22 solitamente siamo al letto, stanchi morti. Ecco cosa intendeva Tony quando la prima sera ha detto che ci sarebbe stato “lot of hard work to do”. Tagliare verdure, apparecchiare, sparecchiare e pulire diventano presto mansioni così ripetitive e pesanti che desideriamo scappare.

Teniamo duro, perché sappiamo che Jane e Tony contano su di noi. È evidente che hanno sottovalutato la mole di lavoro, anche considerando le particolari esigenze dietetiche del gruppo: c’è l’ospite con la dieta paleo, c’è chi non mangia grassi, chi non mangia zuccheri, chi è vegetariano. I padroni di casa cercano di usare quasi esclusivamente i prodotti del loro orto e scelgono sempre comunque prodotti biologici e locali. Non badano al risparmio in quanto a qualità, anche se spesso si trovano a contare delle porzioni così precise per l’intero gruppo, che al minimo errore di calcolo si trovano costretti a dividersi una pietanza tra loro. Inoltre, cercano di sfruttare più possibile gli ingredienti, utilizzando gli scarti per zuppe e torte salate.

Io durante una delle non-troppo-entusiastiche ore di lavoro 

Zucca e Peperoni


A essere sinceri infatti la parte più difficile del nostro soggiorno sui Pirenei non è stata il lavoro. Dovete sapere che io e Rita scegliamo i nostri hosts, anche e soprattutto in base ai commenti sul cibo che i workawayers lasciano sul sito. Nonostante le verdure biologiche e a filiera cortissima provenienti dall'orto il rancio è stato per noi un tasto dolente. Tutti i giorni pranzo e cena venivano presi gli stessi ortaggi e mischiati insieme, anche se magari in modo diverso: un giorno in una zuppa, un giorno in una torta salata, un giorno gratinati al forno.

L'orto di Jane e Tony 
Uno degli ultimi giorni però, in assenza di Jane, c’è stata una novità nel menù. Anthony, lasciato da solo ai fornelli, osa dove nessuno avrebbe mai osato: scongela una ratatouille di verdure estive e per renderla più abbondante la cosparge di una crema di zucca appena passata. Non posso evitare di pensare al famoso cliché secondo il quale gli inglesi hanno la peggiore cucina del mondo e al fatto che io e Rita dobbiamo leggere più attentamente le recensioni su workaway.info.

Un bicchiere mezzo pieno


Dagli ultimi dettagli raccontati potrebbe sembrare che la nostra esperienza da Jane e Tony non sia stata facile e in effetti devo dire che gli ultimi giorni non vedevamo l’ora di scappare. La rifaremmo? Probabilmente sì. Abbiamo fatto e visto cose nuove, sia a casa dei nostri hosts che fuori nelle nostre gite. Inoltre le ore di lavoro non sono state così eccessive, ma solo distribuite male: il workaway prevede di lavorare circa 24 - 30 ore a settimana, noi ne abbiamo lavorate 70 in 17 giorni, quindi non molte più del pattuito. Abbiamo speso pochissimo in quei giorni: 58 euro in totale, 15 euro a testa a settimana, per comprare dei panini, due cioccolate calde, della frutta,fare un pranzo fuori a Bayonne e mangiare delle tapas a San Sebastian. A dire il vero poi alcuni dei clienti a cui, alla partenza ,abbiamo dato dei passaggi in città, ci hanno anche dato una “mancia”. Con i soldi risparmiati ci siamo fatti una settimana di vacanza in Spagna. Inoltre Jane e Tony non sono stati dei cattivi hosts. Sono persone molto interessanti, con uno stile di vita semplice e si sono preoccupati spesso per le lunghe ore di lavoro che ci siamo trovati a fare…

ma forse sto dicendo così solo perché alla nostra partenza Jane ci ha corrotto con una crema spalmabile di una famosa cioccolateria locale.

Io, Rita, Jane, Tony e Yannie (a capotavola)

[ Le avventure di Stefano e Rita continuano. nel frattempo, per leggere i racconti precedenti visitate la loro pagina su VCL o il loro profilo facebook]

venerdì 17 febbraio 2017

Inside the Country, Inside the People: Rio Carnaval



Care Lumachine, bentornate al nostro appuntamento con Inside the Country, Inside the People”, la rubrica del venerdì che parla di tradizioni da tutto il mondo.
Questa settimana vi porterò in Brasile, dove, a partire dal 24 febbraio, si ballerà il grande, maestoso Rio Carnaval 2017.

Un vero e proprio mito, il carnevale per eccellenza da tutti sognato e raccontato, ma soprattutto un momento molto atteso per tutta la popolazione carioca perché riesce a coinvolgere persone appartenenti ad ogni classe sociale, dalle Favelas ai quartieri più chic come Leblon, Ipanema e la meravigliosa Copacabana.

Ballerina di Samba durante un desfile
al Sambodromo di Rio de Janeiro
E' davvero una grande festa quella di Rio de Janeiro, che celebra il suo Carnaval come un vero e proprio rito in cui tutti i partecipanti si dimenticano per pochi giorni delle proprie difficoltà e ballano al ritmo di samba in preda ad una vera e propria estasi collettiva.
Certo, una festa del genere richiama anche tanti turisti da tutto il mondo, ma, nonostante questo, vi consiglio di andare e scatenarvi ai più frenetici ritmi brasiliani, lasciandovi travolgere da quella magia ormai sacra e simbolica per la Nazione carioca.
Dunque, se avete voglia di saltare su un volo un last minute per Rio, ecco le date del Carnaval:
Venerdì 24/02/2017 : si esibiscono le scuole del Gruppo di Accesso, o d'Oro - giorno 1
Sabato 25/02/2017 : si esibiscono le scuole del Gruppo di Accesso, o d'Oro - giorno 2
Domenica 26/02/2017 : la popolare Parata di Samba del Gruppo Speciale - giorno 1
Lunedì 27/02/2017 : la popolare Parata di Samba del Gruppo Speciale - giorno 2
Martedì 28/02/2017 : la tradizionale Parata dei Bambini
Sabato 4/03/2017 : i campioni del Gruppo Speciale sfilano al sambodromo

Se invece, come me, dovrete rimandare all'anno prossimo, ma non volete perdere l'occasione di allestire casa in un sambodromo, ecco per voi una lista di TV brasiliane che trasmettono in diretta o in streaming le varie parate mascherate:

Ma come funziona il Rio Carnaval ?
Esistono diversi modi per partecipare alla grande festa, dipende da voi e da cosa vi attrae di più. A mio avviso, uno dei modi più belli è uscire in strada e lasciarsi trasportare dall'eccitamento comune lasciando che sia il Carnaval a decidere per voi.

Tuttavia, potete scegliere se andare diretti al Sambodromo ed assistere ai Desfiles, dove le scuole organizzate di quartiere o comunità si sfidano a colpi di samba, piume e paiettes.

Il Sambodromo si trova sulla avenida Marquês de Sapucaí e lì potrete assistere alla più importante gara tra le scuole di samba, ovvero il “Desfile das Escolas Campeãs” in cui si esibiscono le prime classificate e che si svolge l'ultimo sabato di carnevale.

Desfile das Escolas Campeãs






Oppure, potete prendere parte ai famosi “blocchi carnevaleschi” che riempiono la città da cima a fondo di musica e colori. Questi Blocos” rappresentano delle vere e proprie istituzioni di quartiere, l'anima più autentica del Carnevale e, a loro modo, fanno concorrenza ai desfiles.
Si possono contare più di 300 blocchi sparsi per Rio, la loro caratteristica si distingue in base al tema, al costume e al genere musicale scelto.  


Blocco carnevalesco
Leggi le puntate precedente di Inside the Country, Inside the People:
Il capodanno cinese
Carnevali d'Italia

giovedì 16 febbraio 2017

Viaggio esperienziale in Sicilia: cercasi volontari presso struttura ecologica

forte san jachiddu

Se state programmando un viaggio in Sicilia, ma non volete che sia il solito viaggio turistico, sia perché non avete molti soldi a disposizione, sia perché vorreste conoscere in maniera più profonda la cultura del posto, allora continuate a leggere, questa potrebbe essere l'occasione che fa per voi!

wwoof
parco ecologico s. jachiddu

Infatti, nella bellissima isola della Sicilia, vicino a Messina, il Parco Ecologico del forte S. Jachiddu, è alla ricerca di volontari! Si tratta di uno spazio prezioso dove si elaborano "idee per un cammino di crescita comune". 

vita naturale
volontariato in mezzo alla natura

L'associazione che si occupa del parco è aperta ad ospitare chiunque voglia vivere in maniera più semplice e nella natura.

parco ecologico

Gli Amici del Fortino, questo è il nome dell'organizzazione, provvederà offrendo vitto e alloggio in cambio di una mano su base volontaria.

associazione di volontariato

All'interno del parco si trova un forte Umbertino del 1890, appartenente ad una serie di fortificazioni militari costruite a difesa dello stretto di Messina.

forte san Jachiddu

Il parco si estende per 20 ettari, e all'interno vi sono degli orti, dei sentieri da trekking, animali come volatili da cortile, galline, oche e anatre e altre particolari attrazioni ecologiche.

parchi ecologici

 Offre inoltre bellissimi panorami dello stretto.

panorami siciliani

Cosa puoi fare per l'associazione di volontariato del parco

Gli amici del fortino hanno generalmente bisogno di mezza giornata di collaborazione volontaria, per cinque giorni alla settimana. Le mansioni sono:
  • aiuto negli orti, 
  • pulizia dei sentieri, 
  • lavori di giardinaggio, 
  • cura della casa, 
  • manutenzione generale.

parchi ecologici d'Italia

La casa per i volontari si trova all'interno del parco, assieme ad un responsabile che coordinerà e assisterà i volontari nelle faccende quotidiane. 

Per maggiori info:
3496180498 / 3207026232
Pagina facebook dell'associazione: 
https://www.facebook.com/fortesanjachidduparcoecologico/

Nota bene: per essere ospitati è necessario essere iscritti alla rete wwoof, o Workaway, per ulteriori info contattate i soci dell'organizzazione.

viaggio alternativo

 

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