martedì 21 marzo 2017

Benvenuti a Mortara pellegrini sulla Via Francigena!

Mortara: una tappa lombarda della via Francigena



Provenendo da Vercelli e attraversando una pianura ricca di fameliche zanzare d'estate e di nebbie persistenti d’inverno, si incontra in una tappa della Via Francigena, la città di Mortara, capoluogo della lomellina. Un territorio che si estende al confine con la Regione Piemonte tra i fiumi Ticino, Sesia e il Po. Un tempo, negli anni ’70, Mortara era ricca di industrie tessili, ora quasi tutte chiuse e abbandonate. Sopravvive invece -anzi i lomellini lo considerano un vanto- la monocultura risicola che nel quadrante pavese e novarese fornisce una produzione notevole di cereali a livello nazionale. Quando le risaie sono allagate, i mortaresi dicono “questo è il nostro mare” e in effetti l’impressione a volte è proprio quella di abitare in una piccola Venezia. Strade sterrate tutto attorno per il transito dei grossi mezzi agricoli e il profumo in lontananza del Parco del Ticino.

Città accogliente ma anche un po’ chiusa, un po’ pettegola, come forse tutte le piccole città di provincia lontana dall’influenza dei centri culturali più importanti. Da sempre nodo ferroviario di primo ordine, soffre da qualche lustro la sensazione di essere diventata pattumiera della regione Lombardia con il suo concentramento di discariche, inceneritori e altre tristezze. 


Tuttavia come ogni luogo anche questa terra ha un’anima con le sue donne forti e determinate che a tratti ricordano le lotte e la forza delle migliaia di mondariso che giungevano da tutto il Nord Italia sin qui per la monda del riso, con i suoi poeti e i suoi scrittori. Con una figura di sacerdote di grande umanità Padre Nunzio De Agostini che ha in gestione l’ostello romitorio di Mortara in località Sant’Albino e che nonostante i tanti anni sul groppone, al passaggio di ciascun pellegrino pretende di esser chiamato per dare un augurio e per ricevere una storia.

Infine la tappa francigena mortarese, sicuramente meno blasonata di altre, ha la particolarità di godere di ampi spazi aperti dove anche i pensieri di chi cammina sulle strade poderali possono allargarsi e respirare in leggerezza e in libertà. Gli ultimi dati certificati parlano di oltre 700 presenze di pellegrini che hanno sostato qui nell’anno 2016.

Un invito a fermarsi.

Benvenuti a Mortara pellegrini sulla Via!


Benvenuta e benvenuto, amico pellegrino che stai percorrendo la Via Francigena, un cammino che tu conosci bene e che è ricco di storia, di spiritualità, di paesaggi meravigliosi e di cultura. Benvenuti a Mortara. Una città che noi, che qui viviamo e abitiamo, amiamo molto. Dove la nebbia nei lunghi mesi invernali annulla tutto il paesaggio circostante, sempre meno per la verità negli ultimi lustri, dove una fitta rete di cavi e di canali irrigui allagano il riso in primavera e ti sembra quasi di vivere in una piccola Venezia.
Benvenuta/o amico pellegrino in questa città dove in estate le zanzare puniscono tutti coloro che osano esporre anche un solo lembo di pelle, dove alla fine di settembre si svolge un incredibile sagra paesana folkloristica con giochi, sbandieratori, sfilate, concerti, in essa il cibo prediletto risulta essere il salame d' oca che proviene da allevamenti locali. Altri prodotti tipici sono nei paesi attorno a Mortara anche il risotto di Cergnago, gli asparagi di Cilavegna, le cipolle di Breme e le offelle cioè un biscotto dolce di Parona. Nel tuo cammino li troverai e forse li assaggerai dopo averli trasportati nel tuo zaino.

Benvenuto nella città dei supermercati, tanti sono quelli esistenti, due in costruzione, territorio pieno di istallazioni inquinanti, discariche , inceneritori fanghi sparsi nei campi coltivati ma anche ricca di abbazie generose di storie e di leggende come quella in cui ti trovi ora e di chiese importanti come quelle di San Lorenzo e di Santa Croce che ti consigliamo se hai ancora un poco di energia di visitare. Sono le chiese che probabilmente hai già incontrato sulla tua strada, arrivando fin qui. Se non sei troppo stanco il nostro consiglio è di uscire stasera, tornare sui tuoi passi, cercare viale Parini e alla fine fermarti un poco nelle panchine del Municipio oppure nell'adiacente piazza di San Lorenzo, poi proseguire verso la Piazza del Teatro e sostare nella grande piazza con le palle di cemento e osservare il passeggio dei giovani, la sera.
Se infine vuoi conoscere le piccole e grandi storie di questo territorio compra il settimanale Informatore Lomellino che esce ogni mercoledì e portalo con te in ricordo di questo lembo di terra che hai attraversato. Sulle sue pagine troverai cronaca e cultura, ritratti di luoghi e di gente che abita la lomellina, le loro storie, i loro sogni, le loro idee. Se con le spalle alla chiesa di Sant'Albino guarderai verso destra troverai un salice giovane ed un cartello. Sono dedicati a una nostra amica giornalista, si chiamava Savina , che sta percorrendo un altro cammino e che avrebbe desiderato compiere proprio quest'anno anche lei un tratto della francigena. 

La Lomellina, come sai dalle tue guide, è una terra che ha la fortuna di essere attraversata da una delle tre grandi strade storiche che portavano i pellegrini verso i centri della cristianità, da Canterbury a Roma, dal San Bernardo a Santiago de Compostela, da Roma a Gerusalemme. La Via è ormai ovunque conosciuta come la lunga via che parte da Canterbury e giunge fino a Roma alla tomba di San Pietro.
Strada millenaria, fu camminata nei secoli da mercanti, sovrani, religiosi e pellegrini che si recavano a Roma e poi proseguivano per la Terra Santa o che, in un percorso inverso, risalivano, verso Santiago de Compostela. Negli ultimi mesi in tanti l'abbiamo percorsa nel tratto lomellino che porta da Robbio a Tromello e poi al Santuario delle Bozzole, in inverno e in primavera, da soli o in compagnia e possiamo dire che ogni volta la strada ci ha regalato la “dolcezza” dei suoi paesaggi, la bellezza delle sue albe, la tenerezza della vita che si rinnova continuamente.
Perché tu sai del resto molto bene che la Via permette di recuperare il senso della frugalità, dell'essenzialità, della lentezza, la possibilità di fare un turismo che non sia mordi e fuggi, di unire insieme storia, ambiente naturale, cultura materiale ed immateriale, radici. E perché no, camminare crea anche incontro, relazione, in un territorio dove i paesi piccoli che avrai trovato giungendo sin qui sono sempre più spopolati, dove il pendolarismo verso Pavia e Milano svuota i centri abitati più grandi e dunque aiuta a ricucire gli effetti della disgregazione sociale, generare inclusione e partecipazione.

Per chi lo desidera la Via, e dunque anche questo tratto che stai percorrendo, può dare senso e valore a una visione autenticamente spirituale della vita in un mondo secolarizzato, pieno di falsi miti. Una full immersion nella natura per soddisfare un bisogno autentico, un contatto con tempi e ritmi naturali. Puoi abbracciare gli alberi, perderti guardando le stelle.
Creare una cultura dell'accoglienza. Celebrare la bellezza del paesaggio come valore. La Via inoltre può avere una funzione educativa verso le nostre scuole e ci piacerebbe per questo invitare gli studenti lomellini a sperimentare il piacere della strada. Per questo stiamo lavorando, per promuovere un centro di educazione ed etica ambientale, realizzare un festival diffuso sul tema del pellegrinaggio inserendo la Via in una rete di agriturismi, di luoghi storici, oasi naturalistiche, eventi culturali, musei popolari. Nella convinzione che pur non possedendo la Lomellina montagne o spiagge, la Via è comunque capace di offrire molto ad un turismo attento e non distruttivo, di cui sempre più in futuro gli abitanti delle grandi megalopoli sentiranno il bisogno.
Il trend dell'inurbamento e del consumo di suolo prosegue infatti ogni anno, creando il bisogno di una immersione in luoghi autentici. 
Ci chiediamo anche se la Francigena possa essere oltre che una strada fisica anche un percorso capace di far nascere nuovi modi dell'abitare (cohousing), nuovi stili di vita, nuove forme partecipative, nuovi modelli di consumo con orti sociali e gruppi di acquisto solidali. E come sta avvenendo in altre realtà giungere alla creazione di un vero e proprio distretto di economia solidale.

Autori e cammino


Ma perché tanti dicono che è così bello e “dolce” camminarci sopra? Scrittori e viaggiatori l'hanno narrata a lungo. Nelle loro parole c’e’ il senso profondo della vita. Ti regaliamo alcuni passi.
David Le Breton ne “Il mondo a piedi” diceva: camminare significa aprirsi al mondo. “L'atto del camminare riporta l'uomo alla coscienza felice della propria esistenza, immerge in una forma attiva di meditazione che sollecita la piena partecipazione dei sensi. È una esperienza che talvolta ci muta, rendendoci più inclini a godere del tempo che non a sottometterci alla fretta che governa la vita degli uomini. Camminare è vivere attraverso il corpo. Trovare sollievo nelle strade, nei sentieri, nei boschi non ci esime dall'assumerci le responsabilità che sempre più ci competono riguardo ai disordini del mondo, ma permette di riprendere fiato, di affinare i sensi e ravvivare la curiosità. Spesso camminare è un espediente per riprendere contatto con se stessi.” .
Roland Barthes annotava che camminare è forse, mitologicamente il gesto più comune, e quindi il più umano che da millenni, e ancora oggi in molte parti del pianeta, l'uomo si serve dei piedi per trasferirsi da un luogo all'altro. “Sicuramente mai come nelle società contemporanee si è fatto così scarso uso della mobilità e della resistenza fisica individuale. L'energia umana in senso stretto viene stimolata di rado nel corso della vita quotidiana. Il bagno nei fiumi come ancora si usava negli anni sessanta, non si fa quasi più, non si usa più la bicicletta nè tanto meno le gambe per andare al lavoro o svolgere le incombenza quotidiane. Nonostante gli ingorghi del traffico nelle città, l'automobile oggi è regina del quotidiano e ha reso il corpo un elemento accessorio per milioni di nostri contemporanei. Camminare oggi è come una forma di nostalgia e di resistenza. I camminatori sono persone singolari, che accettano per qualche ora o qualche giorno di uscire dall'automobile per avventurarsi fisicamente nella nudità del mondo”.
E infine la cultura del passo, dice Regis Debray placa i tormenti dell’effimero. “Nel momento in cui si getta lo zaino sulle spalle e la scarpa appoggia sui ciottoli della strada, la mente si disinteressa delle ultime notizie. Quando percorro a piedi trenta km al giorno, calcolo in anni il mio tempo, quando in aereo ne faccio tremila calcolo in ore la mia vita. Il cammino scandisce la nozione del tempo, il viaggiatore si ritrova in un tempo rallentato a misura del corpo e del desiderio. L’unica fretta a volte, è quella di arrivare prima del calare del sole. L’orologio cosmico è quello della natura e del corpo, non quello della cultura con la sua meticolosa divisione del tempo”.

Informazioni e contatti 


A Mortara c'è una piccola Associazione culturale che si chiamo Il Villaggio di Esteban, ci piacerebbe organizzarci e venire fino a te, amico pellegrino, la sera per raccontarti dei questi luoghi, di poesia locale , di musica, per scambiare storie e narrazioni di vita. Ci stiamo organizzando per il prossimo anno, nel frattempo se ti va scrivi sui social di te e se lo desideri, mettici foto, posta commenti, raccontaci da dove vieni e dove vai e i tuoi ragionamenti.
Grazie e buon cammino. Ultreja!

P.s: Abbiamo aperto una pagina su Facebook dal nome "pellegrini della francigena a Mortara" . Se hai piacere posta foto del tuo passaggio, commenti, raccontaci da dove vieni e quale è la tua meta, se hai piacere anche le tue motivazioni, le cose che ti hanno reso felice e quelle che ti hanno lasciato perplesso. Raccontaci cosa hai apprezzato del cammino e di come si potrebbe migliorarlo, raccontaci le storie degli altri pellegrini che hai trovato sulla Via Francigena, metti una tua foto in jpeg e una tua mail. Se raccoglieremo molto materiale interessante faremo un e- book e te ne manderemo una copia.