Molla la banca e viaggia senza aerei alla ricerca della felicità. Trip Therapy, il progetto terapia di Claudio Pelizzeni.

Trip Therapy intervista a Claudio Pelizzeni
La mappa del giro intorno al mondo percorsa senza aerei per Trip Therapy, il progetto terapia di Claudio Pelizzeni.

44 Paesi visitati, 1000 giorni, 0 aerei, 20€ al giorno, 20 kg di bagaglio, 1 solo compagno di viaggio: il Diabete.

Vi presentiamo Trip Therapy, il progetto terapia di Claudio Pelizzeni:

“Non potevo permettermi di avere paura del prossimo, se avessi avuto paura il mio viaggio sarebbe terminato presto. E’ stato uno sforzo mentale imprescindibile per un viaggio di questo tipo e, forse, anche il più complesso per la zona di comfort in cui siamo abituati a vivere.”

Ho conosciuto Claudio verso il giorno 800 della sua avventura, quando ormai mancava poco al suo arrivo, ma questo non mi ha impedito di appassionarmi alla sua Trip Therapy. Qui, seduti in un bar di Piacenza, Claudio Pelizzeni è esattamente come me l’aspettavo. Voce, corporatura, barba, ma soprattutto cuore e tante avventure da raccontare. Partito in solitaria lo scorso maggio 2014, all’età di 32 anni, per il giro del mondo a piedi, i numeri di Claudio sbalordiscono da subito: 44 Paesi visitati, 1000 giorni, 0 aerei, 20€ al giorno, 20 kg di bagaglio, 1 solo compagno di viaggio – il Diabete.

Claudio Pelizzeni due versioni a confronto
Claudio bancario prima della partenza e Claudio viaggiatore durante il viaggio.

Gli chiedo come si fa prendere una decisione così folle.

Toccare il fondo per trovare se stessi?

A questa domanda Claudio risponde con una fragorosa risata, lui sa perfettamente cosa significa mollare tutto e rimettersi in gioco, uscire dalla zona di comfort per affidarsi al proprio istinto e alle correnti universali. Chiamato il Boria dagli amici d’infanzia proprio per il suo modo esplosivo e vulcanico di vivere la vita, prima della partenza Claudio era infatti un bancario in carriera, con una laurea alla Bocconi che pesava come un macigno sulla sua testa per le aspettative che la società rivestiva in persone come lui:

C: “no, non serve toccare il fondo, serve interrogarsi. Serve farsi le domande giuste su quello che realmente ci rende felici e su quelli che sono realmente i nostri sogni. La società attuale ci porta a dimenticarci dei sogni e anch’io stesso me ne sono dimenticato tante volte. Per questo sono arrivato a 32 anni con la necessità di dover realizzare il sogno della mia vita per poter provare ad agguantare questa felicità che a tratti è davvero sfuggevole.”

La domanda giusta per Claudio in realtà fu una domanda molto semplice, che tutti almeno una volta ci siamo fatti.

Se vincessi al SuperEnalotto che cosa farei con quei soldi?”

Dalla risposta nacque Trip Therapy, un progetto di viaggio low budget finalizzato alla riconquista delle culture, delle distanze, dei confini, delle frontiere, come terapia di anima e corpo, affrontando un limite fisico che lo ha condizionato fin dall’età di 9 anni, il diabete.

C: “Non cercavo una guarigione, diciamo che il viaggio mi ha aiutato ad avere maggior consapevolezza sulle mie ideologie, sui miei pensieri e mi da dato la certezza di poter contare su me stesso e sugli altri. Il diabete ce l’ho ancora, certo, sinceramente credo anche che non ci sia la volontà da parte del sistema di risolvere la malattia, è un business troppo grosso.”

Claudio Pelizzeni sul Golden Gate
Claudio a San Francisco, nella classica foto rito che ha per sfondo il magnifico Golden Gate Bridge

Mi spiega che il suo rapporto con il diabete è di profonda accettazione, mi dice che ormai è parte integrante della sua vita come l’insulina lo è di sé, per cui non può essere interpretata né come antagonista né tanto meno come amica, semplicemente senza di essa non potrebbe sopravvivere, un po’ come senza l’acqua o senza il cibo. Tuttavia la sua Trip Therapy è stata senza dubbio la scelta più “folle e sensata che abbia mai fatto”, nonostante Claudio sostenga di non credere nel viaggio redentore per risolvere i propri problemi:

C: “ Non credo nel viaggio redenzione, credo che i problemi vadano risolti prima di partire, perché quando sei in viaggio e le cose vanno bene sei al top, su in cima al Monte Everest, ma quando vanno male ti ritrovi in fondo alla Fossa delle Marianne e, anche se il mondo non ti lascerà mai solo, devi poter contare solo ed esclusivamente su di te. La cosa essenziale, quindi, è essere tranquilli con se stessi, perché poi il problema te lo porti in viaggio.”

Naturalmente non tutti e 44 i Paesi visitati da Claudio Pelizzeni sono stati semplici da vivere e attraversare e, anche se da casa può sembrarci tutto facile o acquistabile, ci sono frontiere dove ancora non è consentito il passaggio, ci sono culture in cui non è gradito lo straniero, ci sono popolazioni in cui manca completamente il senso del rispetto e ci sono religioni, molte e diverse religioni, a volte incompatibili le une con le altre. Finiamo così per parlare di buon senso, un pregio che evidentemente non ha trovato nei compaesani occidentali:

C: “Il buon senso molti occidentali non ce l’hanno! Forse la peggior classe di turisti che ho incontrato sono proprio gli italiani, gli spagnoli e i russi. Una volta, a Sharm el-Sheikh, in pieno Ramadan, sono capitato su una barca di turiste italiane, mio fratello, allora istruttore di Sub, gli disse chiaramente: guardate siamo in periodo di Ramadan, il che vuol dire che dall’alba al tramonto non si può bere, non si può mangiare e non si possono avere pensieri impuri. Nonostante tutto, queste ragazze si misero in topless sulla barca, rivendicando il diritto di potersi mettere a seno scoperto in un paese arabo. L’italiano è turista non è viaggiatore, anche se le cose stanno cambiando. Io non voglio dire che uno è meglio e uno è peggio intendiamoci, però sono due mondi completamente diversi, e nei turisti, proprio perché tali,  c’è molta più arroganza e molto meno rispetto per la cultura locale.”

Mentre saluto e ringrazio Claudio per l’intervista, la luce rossa di un sole calante si dirama da dietro i palazzoni cittadini che ci sovrastano. I mille giorni sono scaduti diversi mesi fa, tuttavia il viaggio di Claudio sembra proseguire ancora verso nuovi orizzonti, quelli di cui ci parla nel suo libro, L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là, disponibile su Amazon da Febbraio 2017 scorso e presto finito nei best sellers. Il tramonto caldo attorno a noi mi suggerisce l’ultima domanda:

Claudio, l’orizzonte è per te un’alba o un tramonto?

C: “nooo, non è ne l’uno né l’altro! L’orizzonte è la conquista, è la felicità, è la metafora per me stesso della vita, il fatto di guadagnarsela ogni giorno, ogni ora, il fatto di non rimanere fermi, di essere sempre in costante cambiamento. L’orizzonte volendo è dappertutto, il problema è che qua non c’è, non lo vedi perché c’è il cemento. E’ quello che più ti manca della natura.”

L'Orizzonte ogni giorno un po' più in là
nuova uscita edita dalla casa editrice Sperling & Kupfer per il libro di Claudio Pelizzeni

In effetti, in quel punto della città di Piacenza l’orizzonte proprio non si vedeva. Capii più tardi, tornando in treno verso casa, il significato delle sue parole e l’importanza che per lui aveva avuto quella sottile linea naturale distante 12 miglia, ovvero quell’Orizzonte ogni giorno un po’ più in là.

 

Ascolta l’intervista completa, una vera e propria mini-guida ai viaggi lenti creata da Claudio Pelizzeni proprio per gli amici di Viaggiare con Lentezza.

 

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About Silvia Tamburini 15 Articles
Il mio obiettivo è conoscere. Il punto non è vedere posti lontani, ma assaporarne la vita, la cultura, la quotidianità e annusarne il profumo anche a km di distanza. Viaggiare è la mia scuola, la condivisione il mio strumento.

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