Stephanie Yoder lascia il lavoro d’ufficio nel 2010 per dedicarsi alla scrittura e ai viaggi. Nel 2013 Twenty-Something Travel è diventato parte del suo lavoro, ma oltre metà delle entrate arriva da articoli e contenuti realizzati per altre aziende. Stephanie viaggia più lentamente per riuscire a lavorare, mantiene una base negli Stati Uniti e progetta un lungo periodo in Messico e un futuro trasferimento in Italia. La sua esperienza mostra quanto flessibilità, lavoro freelance e capacità di adattamento siano importanti per viaggiare a lungo.
Stephanie Yoder: Twenty-Something Travel e una vita costruita intorno ai viaggi
Stephanie Yoder vive a Washington DC, scrive di viaggi e ha una caratteristica che ammette senza problemi: non riesce a stare ferma molto a lungo.
Fino a qualche anno fa lavorava per un’organizzazione medico-sanitaria no-profit. Era un impiego stabile, ma non la rendeva felice. Quello che desiderava davvero era scrivere e avere abbastanza libertà per continuare a conoscere il mondo.
Oggi quel progetto ha preso forma. Stephanie gestisce Twenty-Something Travel, blog dedicato soprattutto ai giovani che vogliono viaggiare in maniera indipendente, e lavora come travel writer freelance.
In questo periodo è tornata temporaneamente a Washington per organizzare il proprio matrimonio. Dopo, se tutto andrà secondo i piani, la aspettano altri mesi di viaggio.
È il nono appuntamento della nostra rubrica dedicata ai viaggiatori a tempo indeterminato: persone che hanno trovato modi diversi per fare del viaggio una parte stabile della propria vita.

La scoperta del viaggio durante gli studi
Stephanie si innamora davvero del viaggio durante un periodo di studio all’estero.
È la prima volta che si trova lontano dalla famiglia, dagli amici e dalla propria vita abituale. La libertà che prova in quell’esperienza lascia un segno profondo.
Viaggiare da sola, racconta, le permette di conoscere aspetti di sé che difficilmente avrebbe scoperto restando nel proprio ambiente quotidiano.
Dopo l’università continua quindi a cercare occasioni per partire, vivere all’estero e conoscere nuovi Paesi.
Nel 2010 arriva il cambiamento più deciso: lascia il lavoro d’ufficio e sceglie di dedicarsi ai viaggi e alla scrittura.
Twenty-Something Travel diventa un lavoro
Il blog nasce prima ancora che Stephanie possa vivere completamente in viaggio.
Inizialmente è anche uno strumento per mantenere alta la motivazione mentre lavora e mette da parte i soldi necessari per partire. Vuole inoltre mostrare ad altri giovani americani che trascorrere alcuni mesi o un anno all’estero non è necessariamente una scelta irresponsabile.
Nel giro di qualche anno Twenty-Something Travel cresce abbastanza da diventare una parte concreta della sua attività professionale.
Oggi Stephanie riesce a sostenere i propri viaggi attraverso il blog e, soprattutto, attraverso la scrittura freelance.
Il lavoro però è più impegnativo di quanto possa sembrare guardando soltanto fotografie di città, spiagge e aeroporti.
Ci sono giornate, racconta, nelle quali passa molto più tempo a lavorare che a visitare il luogo in cui si trova.

Il blog da solo non paga tutto
Stephanie è fra i travel blogger che sono riusciti a costruire un reddito online, ma tiene a chiarire un aspetto importante: la maggior parte dei suoi guadagni non arriva direttamente dal blog.
Più della metà delle entrate proviene infatti da articoli e contenuti scritti per altre aziende e pubblicazioni.
Twenty-Something Travel funziona quindi anche come una sorta di portfolio: permette di mostrare il proprio lavoro, farsi conoscere e ottenere incarichi esterni.
È una distinzione utile per chi immagina che basti aprire un blog per finanziare automaticamente una vita in viaggio.
Per Stephanie il blog è il centro del progetto, ma intorno ad esso esiste un vero lavoro freelance.
Una vita meno nomade di quanto aveva immaginato
Quando ha lasciato il lavoro, Stephanie pensava di partire per circa un anno e di viaggiare principalmente da sola.
La realtà si è rivelata diversa.
Il viaggio è durato più del previsto, nel frattempo ha iniziato a condividere molti spostamenti con il proprio compagno e ha gradualmente rallentato il ritmo.
Cambiare città ogni tre giorni può funzionare durante una breve vacanza, ma diventa molto difficile quando bisogna anche lavorare.
Per questo Stephanie preferisce fermarsi più a lungo nei luoghi, conoscerli meglio e avere abbastanza tempo per scrivere e portare avanti gli incarichi professionali.
La sua vita assomiglia sempre meno a un viaggio continuo senza punti fermi e sempre più a una successione di periodi trascorsi in luoghi diversi.
Dopo il matrimonio, sei mesi in Messico
I prossimi mesi sono già abbastanza definiti.
Stephanie si sposerà a settembre e poi conta di trascorrere circa sei mesi in Messico.
Dopo il Messico c’è un progetto ancora più ambizioso: trasferirsi insieme al marito in Italia per un paio d’anni.
La destinazione che hanno in mente è Bologna.
Tre anni, però, sono un periodo troppo lungo per fare previsioni precise. Stephanie preferisce mantenere una certa flessibilità e vedere come evolveranno lavoro, relazioni e opportunità.
Mettere radici senza smettere di viaggiare
Con il passare degli anni anche l’idea di avere una base stabile sta diventando più interessante.
Questo non significa rinunciare ai viaggi.
Stephanie riesce a immaginare una vita con una casa alla quale tornare e lunghi periodi trascorsi altrove. Dopo anni di spostamenti continui, una base può rendere il viaggio più sostenibile anziché limitarlo.
Bologna è una delle possibilità che sta valutando insieme al marito. Più avanti potrebbe esserci nuovamente un ritorno negli Stati Uniti, magari sulla costa occidentale.
Per il momento non c’è bisogno di decidere.
Viaggiare lentamente per poter anche lavorare
Una delle cose che Stephanie ha imparato è che il viaggio a lungo termine richiede un ritmo diverso da quello di una vacanza breve.
Se bisogna scrivere articoli, rispettare scadenze e gestire un’attività online, non è realistico cambiare luogo continuamente.
Rimanere più a lungo nella stessa città permette di conoscere meglio il territorio e, nello stesso tempo, di mantenere una routine professionale.
È una forma di viaggio che si avvicina molto allo slow travel: meno destinazioni accumulate e più tempo dedicato a ciascun luogo.
Il consiglio di Stephanie: essere flessibili
Per chi vorrebbe viaggiare a lungo, Stephanie insiste soprattutto su un concetto: non aspettarsi che il viaggio segua esattamente il piano immaginato prima di partire.
Lei stessa pensava che sarebbe rimasta via un anno, da sola e sempre in movimento. Nessuna di queste previsioni si è realizzata esattamente come aveva pensato.
Ha imparato invece a viaggiare in coppia, fermarsi più a lungo, lavorare mentre si trova all’estero e modificare continuamente i propri programmi.
La capacità di adattarsi diventa quindi importante quanto il denaro o il tempo disponibile.
Per continuare a viaggiare bisogna sapere che cosa si desidera, ma anche essere pronti a cambiare strada quando la realtà porta altrove.
Twenty-Something Travel
Nel 2013 Twenty-Something Travel è ormai un progetto professionale consolidato e Stephanie lavora a tempo pieno fra blog, collaborazioni editoriali e viaggi.
Il sito è rivolto soprattutto a chi si trova nei vent’anni e vuole capire come inserire il viaggio nella propria vita senza aspettare necessariamente la pensione o il momento perfetto.
Stephanie ha inoltre pubblicato l’eBook A Year Without Makeup e continua a collaborare come scrittrice freelance con diversi progetti editoriali. Una testimonianza contemporanea la descrive proprio come travel writer e blogger a tempo pieno. :chatgpt-content-reference{index=”2″}
Aggiornamento della redazione – 2026.
La vita professionale e personale di Stephanie Yoder è cambiata molto rispetto a quella raccontata nel 2013.
Twenty-Something Travel non esiste più come sito autonomo. Nel 2017 Stephanie spiegò di essere ormai trentaduenne, sposata, con un cane e una bambina, e di aver superato naturalmente il concetto stesso di un blog dedicato ai “ventenni”. Il progetto venne quindi trasformato in Why Wait to See the World. I vecchi articoli di Twenty-Something Travel sono oggi ancora rintracciabili nell’archivio del sito personale di Stephanie. Il vecchio progetto di vivere in Italia si è poi concretizzato, anche se alcuni anni più tardi rispetto ai piani del 2013: nell’ottobre 2017 Stephanie, Mike e la loro figlia si sono trasferiti a Bologna, dove hanno vissuto per circa due anni. Alla fine del 2019 hanno deciso di lasciare l’Italia e nel 2020 Stephanie raccontava di essersi nuovamente stabilita negli Stati Uniti.
Anche il lavoro è cambiato. Stephanie non si presenta più professionalmente soprattutto come travel blogger: il suo portfolio attuale la descrive come content creator, strategist e people manager, con esperienza nella strategia editoriale, SEO e content marketing.
Il suo sito personale, stephanieyoder.com, conserva comunque una parte importante dei vecchi racconti di viaggio e dell’archivio di Twenty-Something Travel.
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Ma che brava questa ragazza! Brava! Viaggia sempre! Questa è la potenza di internet ma piu importante questa è la potenza dei sogni e la dimostrazione che quando si fa cio che si ama, si vive sempre al meglio. Auguri per il matrimonio nomade…:-)