Nomade e slow: intervista ad Alessandro Paudice

Fotografia di Alessandro Paudice mentre salta su una vasta distesa salina, identificata con buona probabilità come il Salar de Uyuni, in Bolivia. L'immagine accompagna l'intervista dedicata al suo rapporto con il viaggio lento, la strada e l'America Latina. Sullo sfondo si vedono rilievi andini e il paesaggio aperto dell'altopiano.
Alessandro Paudice sul Salar de Uyuni, in Bolivia, durante uno dei suoi viaggi in America Latina. Il grande deserto di sale dell'altopiano boliviano è uno dei paesaggi più riconoscibili del Paese.

Un viaggiatore lento italiano

Si definisce un camminante e un osservatore nomade, amante della strada e quindi della vita. Un vagabondo che pensa quotidianamente di poter e dover partire per vedere luoghi nuovi.

Alessandro è un giovane slow traveller, sempre in partenza verso nuove mete, spinto dal desiderio di esplorare il mondo per soddisfare la propria sete di cultura, conoscenza, natura e popoli.

Al momento dell’intervista aveva già pubblicato tre libri, due dei quali dedicati al viaggio, e si dedicava anche a un progetto chiamato “Travelling Slowly”, composto da fotografie scattate durante i suoi viaggi on the road. Più che un progetto fotografico, lo descriveva come un inno al viaggiare lento, al rispetto per la natura e per le culture.

Nota della redazione – libri e progetto.

Nelle fonti consultate nel 2026 abbiamo potuto verificare almeno due libri di Alessandro Paudice: Volando sui mediocri (Boopen, 2008) e Intesamente Mexico. Viajando con mi alma por la Carretera (Lampi di Stampa, 2010). Il vecchio progetto YouTube “Travelling Slowly”, citato nell’intervista del 2013, non è stato invece possibile verificare oggi come progetto ancora attivo.

Da cosa nasce la tua passione per i viaggi?

È inspiegabile. Ho sempre avvertito dentro di me la consapevolezza di essere venuto al mondo per camminare instancabilmente. Più che una passione, è una necessità, uno stile di vita.

Quando hai iniziato a viaggiare?

Ho iniziato a prendere un treno da solo all’età di 13 anni, per raggiungere un amico che trascorreva le vacanze con la sua famiglia nel Sud Italia.

Fino ai 18 anni ho esplorato e vagabondato, con amici e da solo, nei luoghi e nelle città più interessanti del Bel Paese; poi ho iniziato a girovagare in lungo e in largo per la vecchia Europa, da ovest a est, facendo anche esperienze di vita in Inghilterra, Spagna e Portogallo.

Intorno ai 22 anni sono partito approfondendo per un po’ di tempo il mio amore per l’America Latina, ripreso poi negli anni successivi, mettendo nel frattempo qualche “bandierina” anche in Asia e in Africa.

Qual è il posto in cui hai viaggiato che ti ha maggiormente colpito?

Ripeto e ammetto di avere un amore particolare per l’America Latina, specialmente per l’Argentina. Adoro molto quei luoghi, la loro musica, i loro colori, il loro vivere lento.

Ma ogni Paese che ho vissuto e visto finora, ben 36, mi ha lasciato tanto, dandomi la possibilità di essere ricco come sono oggi.

Nota della redazione: il numero di Paesi visitati si riferisce al momento dell’intervista, nel 2013.

Dove ti trovi in questo momento?

Sono nella mia città a ricaricare un po’ le energie per il prossimo viaggio. La strada mi attende.

Come si sente un italiano all’estero? Trovi difficile comunicare con gli stranieri, a livello linguistico e relazionale?

Preciso di non sentirmi italiano. Sono napoletano, ma non è un discorso discriminatorio o campanilistico, mi spiego.

Credo molto nel senso di appartenenza di un popolo e do molta importanza alla storia territoriale e alle radici di un luogo. Non credo molto alle barriere politiche stabilite dai governi; infatti, come viaggiatore e nomade, vivo le frontiere come formalità burocratiche.

Avverto però molto le sensazioni e le similitudini dei luoghi e, quindi, devo confessare di sentirmi molto più a mio agio in un qualsiasi angolo dell’America Latina o in un suk del Marocco, piuttosto che in una qualsiasi piazza di Torino o in una strada di Bolzano.

Mi piace vederla così e credo sia giusto, proprio perché amo le culture vere e autentiche del mondo, che non hanno bandiere, territori stabiliti o gusti globalizzati.

Spero di non essere frainteso. Adoro l’Italia da Nord a Sud, credo che sia tra le nazioni più belle al mondo, ma l’appartenenza è tutta un’altra cosa.

Comunque, ritornando alla domanda, credo che l’essere straniero in terra estera prescinda dalla nazionalità o dall’appartenenza. Penso sia un discorso molto soggettivo.

Sentirsi cittadino del mondo è un passepartout, l’amore per la strada abbatte tutte le barriere. Poi, naturalmente, ci sono lingue più difficili di altre e popoli più o meno chiusi, ma ripeto: dipende molto dal soggetto in viaggio.

Consiglieresti ai tuoi coetanei di viaggiare all’estero?

Naturalmente! Da sempre cerco di invogliare chi mi circonda a uscire dal proprio guscio e attraversare le frontiere.

Ma non siamo tutti uguali e molte persone hanno paura di perdere quelle poche sicurezze che hanno. Così si accontentano di fare una o due settimane di vacanza in un anno, se gli va bene, e al ritorno magari sentirsi anche dei viaggiatori…

Non voglio essere polemico, ma viaggiare è una cosa seria e vivere una vita dedicata al viaggio lo è ancora di più.

Cosa ne pensano i tuoi amici e parenti dei tuoi viaggi?

Ad essere sincero non me ne frega molto. Alcuni forse se ne sono fatti una ragione, altri magari continuano a rosicare…

Cosa significa per te “viaggiare con lentezza”?

Prima di tutto è uno stile di vita. È ritornare al passato.

Proprio per questo il mio progetto “Travelling Slowly” è in bianco e nero, per rievocare qualcosa di antico.

Non bisogna però soltanto ritornare a viaggiare con lentezza, ma anche cercare di vivere lentamente i propri giorni. Credo infatti che entrambe le cose siano indispensabili e servano per curare la quotidiana follia malata del caos e del consumo.

Adoro il viaggiare lento, mi fa assaporare pienamente il paesaggio. Amo camminare, viaggiare in bus o in treno, ma soprattutto in nave. Quest’ultima mi dà un senso di libertà infinita.

Potresti dare qualche consiglio ai lettori per viaggiare a lungo e spendere poco?

Avere un grande spirito di adattamento e scrollarsi subito di dosso, all’arrivo in un Paese estero, la faccia da straniero.

Mischiarsi quanto prima tra la gente del luogo, cambiare dollari o euro in moneta locale, prendere autobus e corriere, fare autostop, dimenticarsi delle proprie abitudini, mangiare per strada e camminare tanto a piedi.

Nota della redazione.

Questi sono consigli personali espressi da Alessandro nel 2013. Costi, sicurezza, norme sui trasporti, cambio valuta e condizioni per l’autostop possono variare molto da Paese a Paese e devono essere verificati prima di partire.

Progetti per il futuro?

Non mi piace pensare al futuro, ma credo che a gennaio ritornerò in Asia.

Nota della redazione: anche questa risposta appartiene naturalmente al 2013 e viene conservata come parte dell’intervista originale.

Chi è Alessandro Paudice

Alessandro Paudice è autore di libri legati alla narrativa e al viaggio. Tra i titoli ancora rintracciabili nei cataloghi librari figurano Volando sui mediocri, pubblicato nel 2008, e Intesamente Mexico. Viajando con mi alma por la Carretera, pubblicato nel 2010.

Intesamente Mexico è un diario personale del suo viaggio attraverso il Messico, dalla costa del Pacifico alla capitale, passando per Chiapas, Caraibi, entroterra e zone desertiche del nord. Il libro racconta il viaggio come esperienza di crescita e osservazione, un approccio che ritroviamo anche nelle risposte di questa intervista. :chatgpt-content-reference{index=”2″}

Il progetto “Travelling Slowly” era invece attivo al momento dell’intervista come raccolta di immagini e materiali legati al viaggio lento. Il vecchio collegamento YouTube indicato nel 2013 non è stato possibile verificare nel 2026 come canale ancora attivo; per questo non lo presentiamo come riferimento attuale.

Scoprite altri contenuti su Africa slow 🌍
About Redazione 864 Articles
Entra nella squadra di viaggiareconlentezza. Condividi con noi i tuoi pensieri, le tue avventure e i tuoi viaggi lenti. Scrivici ✍️😊📝

Ancora nessun commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*