Inquadrata frontalmente c’è la grande stele centinata della Tomba di Giganti di Coddu Vecchiu. È in granito locale, composta da due elementi sovrapposti: il pannello rettangolare con la cornice incisa e, sopra, l’arco tondeggiante che dà il profilo caratteristico. In basso si apre il piccolo portello, passaggio simbolico tra mondo dei vivi e spazio dei defunti, che introduce al lungo corridoio funerario retrostante.
Davanti alla stele si estende l’esedra, oggi leggibile nelle lastre infisse che si aprono a ventaglio. Qui la comunità si riuniva per i riti di commiato, per offerte e ricordi condivisi. La semplicità delle forme è ingannatrice: blocchi scelti e messi in opera a secco, proporzioni controllate, superfici lavorate che ancora mostrano colpi di scalpello e licheni del tempo.
Guardarla così, a tutta altezza, rende chiaro il progetto: guidare lo sguardo verso il centro, accompagnare il passaggio verso il corridoio e trasformare una tomba collettiva in un luogo di identità. Poche linee, molta pietra, un legame fortissimo con il paesaggio gallurese che la circonda.
La Tomba dei Giganti di Coddu Vecchiu, situata ad Arzachena in Sardegna.
È composta da due fasi costruttive distinte: inizialmente, era una tomba megalitica a galleria dell’età del Bronzo Antico (1800-1600 a.C. circa), poi trasformata in una tomba dei giganti nell’età del Bronzo Medio (1600-1400 a.C. circa) con l’aggiunta dell’esedra, una struttura semicircolare con una grande stele centinata alta 4,40 metri, la più alta rinvenuta in Sardegna. La camera funeraria, di forma rettangolare, è costruita con blocchi di granito.
Gli studiosi ritengono che la tomba potesse accogliere i defunti del vicino villaggio di La Prisgiona. È stata inclusa in un grande tumulo di terra e pietrame, delimitando uno spazio cerimoniale per riti in onore degli antenati, come dimostrano i numerosi recipienti ceramici trovati nell’area.
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