Museo Archeologico Giovanni Marongiu, Cabras: ingresso e sculture nuragiche

Museo Archeologico Giovanni Marongiu, Cabras: ingresso e sculture nuragiche

Foto scattata davanti all’entrata del Museo archeologico comunale Giovanni Marongiu di Cabras – foto crediti: Davide La Torre

Il Museo Archeologico Comunale “Giovanni Marongiu” di Cabras, situato in Sardegna, Italia, è un museo dedicato a preservare e mostrare la ricca storia archeologica della regione. Fondato in onore di Giovanni Marongiu, un appassionato studioso del patrimonio storico locale, il museo offre un viaggio affascinante attraverso il tempo, mettendo in luce le diverse civiltà che hanno abitato la zona.

Il museo è particolarmente famoso per ospitare i resti delle statue dei Giganti di Mont’e Prama. Queste statue, scoperte negli anni ’70, sono un raro esempio di scultura dell’età del ferro in Italia. Rappresentano guerrieri, arcieri e pugilatori e sono considerate tra le più antiche grandi statue del Mediterraneo. La loro scoperta ha fornito una nuova prospettiva sulla civiltà nuragica e sulla sua capacità artistica.

Field notes
Davanti al Museo di Cabras

Siamo all’ingresso del Museo archeologico “Giovanni Marongiu” di Cabras, porta d’accesso alle scoperte del Sinis. La statua in foto è un’installazione all’esterno, ispirata alla scultura nuragica. Fa da richiamo a ciò che si trova dentro: reperti da Tharros e, soprattutto, i celebri Giganti di Mont’e Prama, statue in arenaria ricomposte a partire da migliaia di frammenti.

I Giganti raffigurano arcieri, guerrieri e pugilatori. Sono alti oltre due metri, scolpiti in arenaria locale, con occhi a cerchi concentrici che catturano subito lo sguardo. Le statue sono datate in genere tra il IX e l’VIII secolo a.C. e rappresentano uno dei massimi esempi di scultura monumentale del Mediterraneo protostorico.

  • Cosa osservare: i dettagli delle armature, gli elmi, i cinturoni e le decorazioni geometriche. L’arenaria mostra segni di lavorazione a scalpello e abrasione.
  • Contesto: l’area di Mont’e Prama è poco distante, tra stagni e colline del Sinis. I frammenti furono rinvenuti nei campi e poi restaurati pazientemente in laboratorio.
  • Altre collezioni: materiali da Tharros fenicia, punica e romana, corredi funerari, iscrizioni e una bella sezione sul paesaggio del Sinis.

Il museo racconta una storia lunga millenni con un linguaggio chiaro. Entrarci dopo la foto di rito all’esterno aiuta a collegare persona, territorio e reperto: le pietre non sono solo “cose antiche”, sono la memoria viva di chi abitava queste coste.

Etichetta di museo
🗿“Dea Madre”: omaggio contemporaneo all’ingresso di Cabras

La figura femminile monumentale davanti a cui si scatta la foto non è un originale antico, ma una scultura contemporanea di benvenuto. Il modello è la cosiddetta Dea Madre, tema diffusissimo nel Neolitico del Mediterraneo e ben attestato anche in Sardegna con piccole statuette in calcare e terracotta (culture di Ozieri e dintorni).

Le Veneri steatopigie non rappresentano “una donna grassa” in senso realistico. Le forme esagerate — fianchi ampi, cosce e ventre pieni, mani che si appoggiano al basso ventre — sono un codice simbolico che rimanda a fertilità, abbondanza, continuità della vita e protezione della comunità. La stilizzazione del volto e il copricapo cilindrico accentuano l’idea di figura archetipica, più che di ritratto individuale.

  • Da notare: il triangolo pubico ben marcato, la posizione compatta del corpo, la seduta stabile che comunica solidità e cura.
  • Legame col territorio: nel vicino Sinis sono note figurine neolitiche da siti come Cuccuru is Arrius; il museo racconta poi anche l’età del Bronzo con i celebri Giganti di Mont’e Prama, un’altra storia e un’altra iconografia.

Questa statua esterna funziona come ponte visivo: richiama le madri antiche della Sardegna e invita ad entrare per incontrare gli originali e il loro contesto.

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