Necropoli di Li Muri, Arzachena: le tombe a circolo del Neolitico sardo

Necropoli di Li Muri, Arzachena: le tombe a circolo del Neolitico sardo

– foto crediti: Davide La Torre

Necropoli di Li Muri, una delle aree funerarie più particolari della Gallura (Arzachena). Non è propriamente “nuragica” ma neolitica, datata attorno al IV millennio a.C., attribuita alla cultura di Ozieri. È un sito unico in Sardegna perché presenta un tipo di tombe detto “a circolo” che richiama modelli diffusi nell’area megalitica europea.

Ogni sepoltura è composta da una piccola cista litica (una cassetta di lastre verticali che conteneva i resti dei defunti) attorno alla quale si sviluppa un anello di pietre infisse, come quello che si vede nella foto. Intorno a queste tombe si trovavano corredi con vasi, monili in steatite e ossidiana, e altri oggetti rituali.

Arzachena · Gallura
🗿Necropoli di Li Muri

Quello che vedi non è un sito nuragico, ma più antico: siamo nel Neolitico finale, IV millennio a.C., nell’orizzonte della cultura di Ozieri. La necropoli di Li Muri è famosa per le tombe a circolo, un tipo raro in Sardegna e imparentato con tradizioni megalitiche diffuse nel Mediterraneo.

Ogni sepoltura ha al centro una cista litica, una piccola “cassetta” di lastre verticali chiusa da una copertura di pietra. Attorno corre un anello di blocchi infissi nel terreno che delimita l’area sacra. In alcuni casi, all’esterno si riconoscono lastricati bassi o piccole piattaforme dove si svolgevano offerte e gesti rituali. La scelta del granito locale e la posa a secco parlano la lingua del paesaggio gallurese: pietre raccolte nelle vicinanze, incastrate con attenzione, niente malta.

Li Muri racconta una comunità che pensa la morte come fatto collettivo. Le ciste ospitavano deposizioni primarie o resti raccolti; i corredi – vasetti sottili, perline in steatite e ossidiana, piccoli ornamenti verdi di serpentino o malachite – erano simboli di status e legami. Il cerchio, semplice e potente, mette insieme vivi e antenati in uno spazio che si riconosce a colpo d’occhio anche oggi.

Passeggiare tra i circoli di Li Muri è come entrare in un calendario di pietra: geometrie minime, luce radente, vento di macchia. Pochi segni, ma chiarissimi, che da migliaia di anni raccontano appartenenza e memoria.

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