“Pane e Pomodoro è il nome della fattoria. Un nome che richiama la semplicità. Scopriamo che ci sono due case di legno, legno di abeti importati dalla Norvegia. Vi sono poche suppellettili al suo interno, solo lo stretto necessario. Le stanze e le camere sono vuote, per scelta. Al centro dell’ingresso c’è un focolare, lì siamo invitati a sederci per la colazione, per terra, perché non ci sono né tavoli né sedie. Beppe è un falegname, potrebbe costruirsi tutti i mobili che vuole, ma ama la semplicità, una semplicità declinata quasi a vita tribale: prepariamo il fuoco con le mani, ci scaldiamo con la legna raccolta a mano; mangiamo attorno al fuoco, riempiamo il vuoto dato dall’assenza del televisore ascoltando le storie di Beppe; siamo a 1000m sul livello del mare, nel silenzio più assoluto della boscaglia.”
Pastore con bastone e bretelle rosse osserva capre e pecore al pascolo su prato fiorito tra cespugli verdi (Pane e Pomodoro, Basilicata).
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Autosufficienza & pastorizia: l’esperienza di vita a Pane e Pomodoro
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