Pentedattilo, Melito di Porto Salvo: il borgo fantasma arroccato in Calabria

Pentedattilo, Melito di Porto Salvo: il borgo fantasma arroccato in Calabria

Pentedattilo: storia e curiosità

Pentedattilo è un piccolo borgo rupestre della costa ionica reggina, frazione di Melito di Porto Salvo, incastonato sotto una rupe che ricorda una mano. Il nome viene dal greco “penta daktylos”, cinque dita, eredità delle antiche presenze elleniche che hanno lasciato tracce in tutta l’area grecanica dell’Aspromonte.

Per secoli il paese visse all’ombra del suo castello, tra uliveti e crinali battuti dal vento. Alla fine del Settecento una serie di forti terremoti innescò lo spopolamento verso la pianura e la costa. Nel Novecento l’esodo continuò e le case, scavate nella roccia o costruite con pietra locale, vennero abbandonate una a una finché Pentedattilo divenne un borgo fantasma. Il profilo della rupe si è trasformato con l’erosione, ma l’immagine della mano resta il suo segno distintivo.

Tra le storie che circolano ancora oggi c’è la tragica “strage degli Alberti” del 1686, vicenda di faide e amori contrastati che segnò la vita del castello e alimentò leggende popolari. Le sere di tramontana, raccontano i locali, il vento sembra risalire i vicoli come una voce che viene dalla montagna.

Negli ultimi decenni Pentedattilo ha conosciuto una lenta rinascita. Alcune dimore sono state recuperate come botteghe e spazi culturali, in estate si aprono cortili e terrazze e il borgo ospita rassegne e un festival dedicato al cinema breve che richiama viaggiatori, fotografi e curiosi. Dalle scalette che si arrampicano verso la rupe, nelle giornate terse si distinguono lo Ionio, la Sicilia e, all’orizzonte, la sagoma dell’Etna.

Visitare Pentedattilo significa camminare dentro un paesaggio modellato dal tempo. I fiori di macchia tra le pietre, le porte sbilenche, i ruderi del castello e l’odore del timo raccontano un Sud antico che ha saputo trasformare l’abbandono in memoria e poi in nuova energia.

Mi chiedo se fra quelle case di pietra qualcuno abbia bisogno di una mano -solita scusa per me, per andare a viverci, senza soldi, senza fare rumore: il mio aiuto in cambio di vitto e alloggio, in una nuova comunità, una nuova, temporanea, famiglia. Forse no, forse questi paesani non hanno bisogno di aiuto, forse gli stranieri non sono graditi. Potrebbero turbare l’equilibrio del luogo; potrebbero divulgare i segreti, i tesori, le meraviglie arcane che essi preservano con gelosia…

Immagine tratta da 👇🏻

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