E’ britannico il primo uomo al mondo ad aver visitato 201 nazioni senza mai prendere l’aereo


Foto: ODYSSEY EXPEDITION/PA
Il globetrotter Graham Hughes ha certamente fissato un nuovo record: durante i suoi viaggi ha sempre tenuto saldamente i piedi a terra. Il giovane avventuriero di 33 anni, nato a Liverpool, è diventato il primo uomo ad aver visitato tutti i 201 paesi del mondo senza mai prendere l’aereo. Hughes è salito su autobus, taxi, treni, ed ha usato le gambe, percorrendo 160.000 miglia in esattamente 1.426 giorni – il tutto spendendo la ridottissima cifra di 100 $ a settimana. Ha attraversato l’oceano aperto su un’imbarcazione che caricava acqua da tutte le parti. Ha raggiunto Capo Verde, ha passato una settimana in prigione in Congo perché accusato di spionaggio, è stato arrestato per aver cercato di passare la frontiera russa illegalmente, è stato salvato dai fondamentalisti islamici da un travestito filippino di nome Jenn. Si è così concluso questo epico viaggio durato quattro anni con l’arrivo a Juba, capitale del Sudan del Sud, un paese che, al momento della partenza, il giorno di capodanno del 2009, sulle mappe ancora non esisteva “Amo viaggiare e l’ho fatto per dimostrare che era un’impresa realizzabile con pochi soldi”, ha detto al Christian Science Monitor. “Ho anche voluto dimostrare che il mondo è pieno di persone disposte ad aiutarti, anche se sei un estraneo.”

Tutti i mezzi terrestri dovevano essere su ruota o trainati da animali o, quando si trattava dei suoi piedi, dotati di robuste suole di gomma. I tratti a lungo raggio sono stati percorsi per lo più grazie a passaggi su navi da cargo. E’ persino riuscito a scroccare un passaggio su una nave da crociera diretta verso la Repubblica Dominicana. I momenti più memorabili del viaggio comprendono una danza con gli highlanders della Papua Nuova Guinea, l’amicizia con gli orango del Borneo, una traversata dei calanchi in Kenya su un camion con 18 ruote, l’incontro con il primo ministro di Tuvalu e una lezione a una scolaresca afghana su ‘come stare alla larga dagli uomini con la barba’.
La parte più difficile è stata quando ha dovuto trattare con gli indigeni di piccole nazioni insulari come Nauru, nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico, le Maldive e le Seychelles “dove è stato persino minacciato dai pirati”. Racconta anche di aver avuto momenti di sconforto, come quando era seduto in una stazione di autobus in Cambogia all’una del mattino o si trovava su qualche camion lungo strade dissestate, “in quei momenti ho pensato: perché lo sto facendo?” Il momento più drammatico è stato la perdita della sorella Nicole, morta di cancro a soli 39 anni. Ha interrotto il viaggio e si è precipitato a casa da lei. “Ero arrivato a 184 paesi e me ne mancavano solo 17; ho pensato di abbandonare l’impresa ma lei mi ha detto: non fermarti”. Al rientro, ha dichiarato che per il momento un viaggio in aereo non è nei suoi piani. Intende mantenere vivo lo spirito di avventura che ora lo anima. Viaggerà ancora un po’ per l’Africa prima di prendere il traghetto che lo riporterà a casa dall’Irlanda, poco prima di Natale.
ARTICOLI SIMILI SU VCL:
- Expedition 196: un viaggio da Guinness dei primati
- Perchè viaggio intorno al mondo a 72 anni
- Viaggiare con lentezza: boicottiamo gli aerei!


Leave a Reply