Nel cuore dell’altopiano andino, Jonathan si trova su una barca fatta di canne di totora, ormeggiata sulle acque limpide del lago Titicaca, al confine tra Perù e Bolivia. Ai suoi lati, due donne vestite con i colori vivaci della tradizione locale: gonne ampie, cappelli a tesa larga e una dignità silenziosa che parla di radici e identità. Il suo cartello – “Mom, I’m fine” – sembra quasi un messaggio consegnato a mano tra mondi lontani, un ponte tra la cultura occidentale e quella andina, tra l’ironia e il rispetto. Un’immagine che racconta il viaggio non solo come spostamento, ma come incontro.
Il lago Titicaca, situato a oltre 3.800 metri di altitudine tra Perù e Bolivia, è il lago navigabile più alto del mondo. Le barche visibili nella foto sono realizzate con totora, una canna acquatica che cresce lungo le sue rive: vengono ancora oggi costruite a mano dagli Uros, un popolo indigeno che vive su isole galleggianti. Le donne vestono abiti tradizionali andini dai colori accesi, simbolo di identità culturale e orgoglio ancestrale.
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