Nel restauro delle arcate in cotto rosato (tipico dell’area umbro-toscana) la parola chiave è compatibilità.
Si usano mattoni artigianali con piccole irregolarità e malte di calce (NHL o grassello+sabbia), evitando cementizie rigide che bloccano la traspirazione e creano fessure. Per ricostruire un arco si lavora su centina in legno, si posa il cuneo di chiave e si controllano i giunti (8–12 mm) con stilatura a calce. Cornici e piccoli gocciolatoi in laterizio proteggono l’intradosso dall’acqua; se necessario si inseriscono cuciture puntuali in inox/basalto per riprendere i tagli. Prima della finitura: pulitura neutra (niente acidi), eventuale trattamento antisale e, a chiusura, cere o saponi tradizionali che non sigillano il poro. La muratura mista pietra-cotto resta traspirante, lavora bene con le escursioni termiche e si può manutenere nel tempo con semplici lavaggi e ritocchi di malta.
Un restauro corretto valorizza il colore caldo del materiale e prolunga la vita dell’opera senza snaturarla.
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