L’anfora in foto è un recipiente “Sirio” in terracotta alimentare, parte della rinascita delle anfore in enologia.
La ceramica, cotta ad alte temperature, è neutra come l’acciaio ma lascia passare una micro-ossigenazione costante: il vino si evolve senza cedere aromi di legno, mantenendo frutto e tensione. La forma allungata favorisce moti convettivi naturali e una buona sedimentazione; l’inerzia termica aiuta a smorzare gli sbalzi. Si usa per fermentazioni e affinamenti di rossi e bianchi (anche macerati “orange”), in formati tipici 300–800 L. Il tappo con gorgogliatore visto in alto permette la sfogo della CO₂ in sicurezza. La superficie può essere grezza o trattata internamente (cere naturali o vetrifiche alimentari) secondo lo stile del produttore. In Umbria, area storica del cotto tra Città della Pieve e Orvietano, alcune fornaci hanno trasformato la tradizione del laterizio in anfore per vino e olio, visitabili su prenotazione.
Sono strumenti antichi, riletti con precisione moderna, per vini puliti, territoriali e longevi.
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L’Umbria che non ti aspetti: itinerari non turistici per viaggiatori lenti
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