A Ficulle il punto che i locali chiamano “balcone” è una terrazza naturale affacciata sulla valle del Paglia e sul massiccio del Monte Peglia. Qui capisci al volo perché il borgo è stato un avamposto di controllo: sguardo lungo, crinali puliti, strade che tagliano campi e uliveti. In inverno arrivano spesso foschie basse; quando gira la tramontana l’aria si fa cristallo e le colline sembrano a portata di mano.
È un ottimo punto di partenza per un giro lento: dalle mura si scende su strade bianche verso Parrano, Montegabbione e i poderi che producono olio e i vini dell’area Orvieto DOC. In autunno i frantoi aprono per l’olio nuovo; in primavera i terrazzamenti d’ulivo riprendono colore e la luce del pomeriggio è perfetta per fotografare.
Consigli pratici: parcheggia fuori le mura e raggiungi il belvedere a piedi; panchine e parapetti invitano alla sosta (meglio al tramonto). Rispetta i campi e i fondi privati: il valore di questo panorama è proprio la normalità agricola che continua a funzionare, senza scenografie. Una sosta qui, due respiri profondi, e Ficulle si spiega da sola.
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L’Umbria che non ti aspetti: itinerari non turistici per viaggiatori lenti
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