Quello in foto è un telaio Jacquard storico: il disegno del tessuto non si fa a mano, ma tramite una catena di schede perforate che comanda quali fili d’ordito devono alzarsi a ogni colpo di battuta. Ogni foro equivale a un “sì”, l’assenza a un “no”: un sistema binario ante litteram (inizio Ottocento, idea di Joseph-Marie Jacquard) che ha ispirato la logica delle prime macchine programmabili. Con questo meccanismo si producono damaschi, broccati e lampassi complessi, impossibili su un telaio comune.
A Paciano, dentro Palazzo Baldeschi, il telaio è parte della memoria artigiana custodita da TrasiMemo e talvolta viene mostrato in funzione durante visite e dimostrazioni. È un gigante che chiede cura: ordito perfettamente teso, licci allineati, schede in sequenza legate con spago e tanta manutenzione. Se capiti a vederlo lavorare: tieniti a distanza dai funi e dagli ingranaggi, non toccare l’ordito e osserva il ritmo delle schede che scorrono come un nastro. Capisci subito perché qui si parla di “memoria”: ogni foro è un’informazione, ogni colpo di pettine una riga del disegno.
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