Gli umbrichelli sono la pasta “povera” dell’Orvietano: farina, acqua, un filo d’olio e tanta pazienza. Si arrotolano a mano come piccoli cordoni (parenti dei pici toscani), ruvidi quanto basta per “afferrare” il sugo. L’abbinamento classico di confine è l’aglione, un aglio gigante tradizionale della Val di Chiana: profumo intenso ma dolce e digeribile, privo di quella aggressività che molti associano all’aglio comune.
Il sugo all’aglione non prevede soffritti lunghi: spicchi schiacciati e privati dell’anima si fanno stufare dolcemente in olio extravergine umbro con un goccio d’acqua (o vino bianco), poi si aggiungono pomodori pelati e si lascia sobbollire. Niente cipolla: l’aroma lo porta l’aglione. Peperoncino, se piace, ma senza coprire. Gli umbrichelli, lessati al dente, si ripassano in padella con il condimento e una spolverata di prezzemolo.
Dove assaggiarli? In trattorie di Monteleone d’Orvieto, Ficulle, Città della Pieve e nei paesi della “Umbria che non ti aspetti”; d’estate non mancano sagre dedicate. Abbinamenti semplici: Orvieto Classico se vuoi restare sul bianco del territorio, oppure un rosso leggero (Ciliegiolo/Canaiolo). È cucina che racconta il confine umbro-toscano meglio di tante parole: ingredienti locali, tempi umani, gusto netto.
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L’Umbria che non ti aspetti: itinerari non turistici per viaggiatori lenti
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