Lo scatto ritrae Isla Aguacate, un piccolo isolotto di fronte a Capurganá e Sapzurro.
Si raggiunge in pochi minuti di barca e offre acque limpide, fondali corallini e pesci tropicali: uno dei punti preferiti da chi fa snorkeling lungo questa costa. La roccia tondeggiante ricoperta di verde emerge dal turchese, mentre le “pangas” dei pescatori e dei barcaioli locali collegano la baia ai villaggi vicini. È un angolo semplice e selvaggio, perfetto per chi viaggia lento e vuole fermarsi a guardare il mare cambiare colore.
L’ultima tappa del viaggio di Rosalinda profuma di salsedine e vento leggero.
Dalla riva, tra le palme, lo sguardo corre verso un isolotto verde che spunta dall’acqua limpida; una piccola barca taglia la baia e disegna una scia luminosa. Il rumore del motore si spegne in fretta e resta soltanto il frangersi delle onde sulle rocce. È la Colombia che si raggiunge senza fretta, spesso in barca, tra calette nascoste e villaggi sospesi tra mare e giungla. Un’istantanea che chiude il racconto con la stessa semplicità con cui è nato: seguendo il ritmo dell’oceano e degli incontri lungo la strada.
Isla Aguacate e dintorni
Davanti a Capurganá e Sapzurro, nel Chocó caraibico, affiora una roccia verde che tutti chiamano
Isla Aguacate. È piccola, tondeggiante, senza spiaggia, e si raggiunge in pochi minuti di barca
con i barcaioli del posto. L’acqua è chiara, il fondale scende piano, tra coralli, gorgonie e nuvole di pesci colorati.
Quando il mare è calmo la visibilità è sorprendente e lo snorkeling regala incontri con pappagallo, chirurgo, angelo,
e a volte con tartarughe di passaggio.
La zona vive al ritmo delle pangas che collegano i villaggi. La frontiera di Panama è dietro la collina:
La Miel è la prima comunità oltre il confine, raggiungibile in barca o a piedi dal sentiero di
Sapzurro. Qui il mare cambia tono durante l’anno; i mesi più secchi tra dicembre e aprile offrono spesso giornate
limpide, mentre nella stagione piovosa il colore si fa più intenso e la costa profuma di foglie bagnate.
Il nome “Aguacate” richiama il verde dell’isola e, secondo qualcuno, la sua forma. Intorno si pesca ancora in modo
artigianale e al tramonto le barche rientrano con cernie e parghi che finiscono nelle cucine dei villaggi. Poco più
a nord, le spiagge dell’Acandí Playona ospitano la deposizione delle tartarughe liuto: un promemoria del
valore naturale di questa costa.
L’isola è fragile: maschera e boccaglio bastano per godersela, senza toccare i coralli né rincorrere gli animali.
Il mare può avere correnti improvvise; i barcaioli forniscono giubbotti e sanno dove ancorare in sicurezza. Il resto
lo fanno il silenzio, la luce che filtra tra le palme e il rumore delle onde sulle rocce: un piccolo mondo di frontiera,
semplice e memorabile.
Leggi l’articolo completo 👇🏽

Leave a Reply