Arrivi in piazza e la chiesa ti viene incontro con calma. La pietra è chiara, quasi miele, e trattiene il calore come una memoria. Le curve della facciata non sono un esercizio di stile: accompagnano lo sguardo verso l’alto, fino al campanile che punteggia il cielo.
Sedersi un attimo sul bordo della piazza aiuta a cogliere il ritmo del paese. Passa una bici, qualcuno saluta, il barista trascina le sedie all’ombra. Intanto si notano i particolari: le nicchie, il gruppo scultoreo sopra il portale, le cornici che fanno danzare la luce. Ogni ora cambia qualcosa. Al mattino tutto è chiaro e netto, nel tardo pomeriggio compaiono rosa e arancio.
Entra se trovi il portone socchiuso. Dentro si respira fresco e odore di cera. È un luogo semplice, raccolto, dove il silenzio ha un suono. Non servono grandi parole, basta un passo lento e un po’ di attenzione. All’uscita, una granita o una brioche col tuppo chiudono il cerchio con semplicità.
Piccolo promemoria gentile: abbigliamento rispettoso, voce bassa, nessun flash. La bellezza qui è discreta e quotidiana. Ferla la offre senza fretta, come un invito a restare qualche minuto in più.
Immagine tratta dall’articolo/racconto di Antonella 👇🏻
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