Alle porte di Ferla, un giardino di pietra lavica e silenzio. Piccole cappelle, ombra di cipressi, luce che addolcisce ogni dettaglio.
Dal centro di Ferla bastano pochi minuti e la strada si apre tra ulivi e muretti. Il cimitero compare all’improvviso, raccolto e ben curato, protetto da cipressi altissimi. Dentro, la pietra lavica e quella chiara dei Monti Iblei si alternano in cappelle minute, edicole, croci in ferro. La mattina presto la luce scivola sulle cornici e i volumi si fanno morbidi, nel pomeriggio i toni virano al miele.
Non è un luogo “da checklist”, è un pezzo di memoria del paese. Sulle lapidi compaiono cognomi che ritornano, fotografie in bianco e nero, fiori freschi. Passeggiare qui invita a un passo lento e a un tono di voce basso. Meglio evitare il caldo delle ore centrali in estate, portare acqua e un cappello, verificare gli orari di apertura e lasciare l’auto all’esterno del recinto.
Ferla, poco più in là, vive dello stesso ritmo. La piazza luminosa con le chiese in pietra, il corso che sale piano, la pasticceria di mandorla e la brioche col tuppo raccontano un’accoglienza semplice. Da qui si raggiunge in un attimo Pantalica, con i sentieri lungo l’ex ferrovia dell’Anapo e i belvedere sulle necropoli rupestri. È facile unire una visita al cimitero a una passeggiata in paese e a un giro nella riserva, lasciando che sia la luce a dettare i tempi.
Un ultimo invito gentile: niente flash, niente voci alte, nessun passo oltre i camminamenti. La bellezza qui è discreta, fatta di dettagli e di rispetto, e proprio per questo rimane impressa.
Immagine tratta dall’articolo/racconto di Antonella 👇🏻
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