Tra le sepolture del cimitero di Lampedusa c’è quella di Welela, una delle poche tombe con un nome e un volto.
Sulla parete bianca, accanto alla foto, compaiono piccoli segni del mare: un pesce, una stella, un polpo tracciati a mano. Sono gesti semplici che restituiscono dignità a una vita interrotta durante la traversata. Grazie all’impegno di volontari e del Forum Lampedusa Solidale, quando possibile ai defunti viene ridata un’identità, ricostruendo storie attraverso testimonianze e compagni di viaggio. Nel nostro racconto attraversiamo questo luogo di memoria e ascolto, dove i numeri diventano nomi e i nomi tornano persone.
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