Giraffe di Dabous: misure, scoperta e tutela delle incisioni giganti del Niger

Giraffe di Dabous: misure, scoperta e tutela delle incisioni giganti del Niger

A Dabous, sul bordo del deserto del Ténéré, la roccia racconta una scena enorme e precisa: due giraffe incise a grandezza quasi naturale, una più grande (maschio) e una leggermente più piccola (femmina). L’animale maggiore misura circa 5,4–6 metri “dalla testa agli zoccoli”, tra i più grandi petroglifi di animale mai trovati. Le figure occupano la sommità di un affioramento di arenaria orientato est-ovest, un panettone di roccia grande più o meno 90×60 metri. Attorno, la superficie è piena di altre incisioni: oltre 800 immagini tra fauna, figure umane e anche iscrizioni in tifinagh, la scrittura tradizionale tuareg.

La lavorazione è di grande finezza. Gli autori hanno tracciato contorni profondi e continui, hanno raschiato e levigato il fondo e hanno punteggiato il corpo con piccoli incavi per suggerire il manto maculato. In alcuni punti gli incavi scendono per un paio di centimetri, a metà tra bassorilievo e incisione. Il risultato è una pelle che sembra vibrare alla luce obliqua del deserto.

Le giraffe appartengono a un Sahara diverso da quello di oggi: un periodo umido dell’Olocene, tra 6.000 e 8.000 anni fa, quando in queste vallate c’erano erbe alte, pozze stagionali e grandi erbivori. L’arte di Dabous è figlia di quel paesaggio e di una frequentazione umana intensa, testimoniata dalla varietà di specie rappresentate e dai resti di legni pietrificati nei dintorni.

La “storia moderna” del sito comincia nel 1987 con la prima segnalazione archeologica; nel 1997 il fotografo David Coulson documenta a fondo le incisioni e da lì parte un progetto di tutela con TARA e Bradshaw Foundation. Per proteggere l’opera dall’erosione e dal calpestio è stato realizzato un calco: la fusione in alluminio è oggi visibile all’aeroporto di Agadez, mentre l’originale resta sul suo terrazzo roccioso, esposto a vento e sabbia.

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